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Gazzetta d'Alba, n. 9 del 27 gennaio 2007

n. 9 del 27-2-2007
Questa settimana
scelti per voi...

Se Rossetto torna in campo...
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Dipendente sotto accusa
di FU.LO.

Apro sull’orlo del baratro
di
MARIA GRAZIA OLIVERO

La formazione che volle don Gianolio
di
MARIA GRAZIA OLIVERO

Mussotto posa la prima pietra
di GIULIO SEGINO

Tre compleanni da ricordare
di CORRADO OLOCCO

Canzone copiata a Sanremo
di ALBERTO GIORDANO

La refurtiva era in Francia
di
GIORGIA BARILE

Soccorso? Senza fretta
di A.C.

Asl: Giovanni Monchiero
confermato alla guida

di G.S.

Un giornale per i giovani
di
A.G.

San Nicola: destino segnato
di PIETRO IVALDI

Ancora un ricorso al Tar
dei vicini della "Città di Bra"
di D.L.

Parte la raccolta dell'alluminio
di
DIEGO LANZARDO

Chiude il sottopasso-cloaca
di DIEGO LANZARDO

Fuoristrada, via dalle rocche
di ANDREA AUDISIO

Natale (Talin) Cordero,
il capocantiniere della Calissano

di RAOUL MOLINARI

«L’Asti-Cuneo non c’è più»
di G.S.

Di Pietro: «Non ci sono problemi»

Virtuosi berlinesi in concerto
di PAOLO RASTELLI

 

 

 

NOVELLO - La cappella settecentesca, costruita a strapiombo su un dirupo, è abbandonata e sta crollando

San Nicola: destino segnato

di PIETRO IVALDI
 

 

Ancora qualche anno e della cappella di San Nicola da Tolentino non resteranno che poche righe sparse nei registri dell’Archivio vescovile di Alba. In bilico sullo strapiombo di cinquanta metri delle rocche di Novello, la cappella, costruita a inizio ’700, vive i suoi ultimi malinconici giorni, dimenticata dal mondo circostante e pure dai rinnovati sentieri della fede che passano per la stessa collina senza però toccarla.

Tra gli alberi, sul dirupo, la cappella settecentesca di San Nicola.
Tra gli alberi, sul dirupo, la cappella settecentesca di San Nicola.

L’occhio attento può osservare la sua agonia dalla provinciale che collega Monchiero a Monforte, subito dopo la prima salita. La cappella, una piccola macchia bianca tra gli alberi spogli dell’inverno, si distingue appena dalle rocche, su cui appare sospesa in una posa irreale. La collina si è sciolta per l’erosione del terreno, prima scoprendo parte delle fondamenta e poi ingoiando un pezzo di muro, quello che guardava Novello, precipitato nel dirupo non troppi anni fa. La cappella, abbandonata già dal dopoguerra, è andata deteriorandosi rapidamente negli ultimi trent’anni; il tetto è crollato sotto il peso di qualche abbondante nevicata e la struttura è giunta al collasso in diversi punti, tanto che i muri di pietre e mattoni potrebbero afflosciarsi sul margine della collina prima ancora di finire risucchiati dall’erosione che avanza.

Ma com’era fatta? La descrizione più interessante è quella redatta dal parroco di Novello, l’arciprete don Gerolamo Virginio, in una relazione del 22 novembre 1770: «In notabile distanza dalla chiesa parrocchiale si ritrova la cappella dedicata a San Nicola delle cui fondazioni e benedizioni non vi è memoria. Questa è in forma ovata più larga che longa, ha due navate a volta con portico avanti, in buon stato, non patisce umidità, non ha bisogno di riparazione, è alquanto oscura, le finestre sono munite di ferrata, due delle quali sono nella facciata, basse, come ho detto sopra. L’altare è alla romana unito al muro con pietra portabile al piano della Mensa, non vi è pittura indecente, né reliquia, né indulgenze, è provveduta di suppellettili tutte convenienti. A lato Epistola vi è la sacrestia, la quale ha per dote 5 lire annue da pagarsi dagli eredi del fu Gio Batta Bovero. (...) Non ha sacrestano, si raccoglie comein tutte le altre cappelle la limosina, e del grano all’estate, quali i redditi si amministrano fedelmente dai massari, che sono Bartolomeo Brazo e Giuseppe Finasso, rendonsi i conti annualmente e si cambia secondo il bisogno».

Negli anni a venire la cappella divenne meta di pellegrinaggio, in un percorso della fede più ampio che interessava, a Novello, anche la cappella di Santa Lucia e il santuarietto della Crocetta. Si apprende dalla relazione dall’arciprete don Giò Michele Pesca (10 settembre 1792) che nella cappella era stata portata una reliquia del Santo, «approvata dal Vicario Capitolare Canonico Benevelli». «Era tempo, fu assai considerata anche dai forestieri», riportava don Bernardo Graneris il 25 gennaio 1930, nell’ultima relazione redatta sulla cappella. «È situata a mezzogiorno di Novello sulle rocce omonime che rose dal tempo ne hanno ormai scoperto parte della fondamenta, per cui il che è divenuta pericolosa. Oggi per il pericolo si celebra appena più la Messa nel giorno della festa. (…) Non ha pregi di sorta», concludeva don Graneris.

La cappella ha comunque i suoi motivi di interesse, a cominciare dal nome del santo a cui è intitolata, San Nicola da Tolentino. Nella zona non si hanno notizia di altre cappelle dedicate a questo santo originario delle Marche, venerato assieme ai ben più conosciuti San Rocco e San Sebastiano, come protettore degli appestati. Pur non conoscendo il motivo preciso per cui la cappella di San Nicola sia stata costruita in quel luogo impervio e lontano da abitazioni, si può avanzare l’ipotesi che ciò fosse dovuto a qualche epidemia. Quel tratto di collina viene detto "della Còlera", nome che può derivare da colèra (tra l’altro nelle vicinanze si tramanda ci fosse un lazzaretto). Più semplice, ma non meno suggestiva l’ipotesi formulata da G. B. Maiolo, che nella sua Monografia di Novello del 1894 scriveva: «Essa fu costruita nel 1700, sull’orlo di esse rupi, quasi a custodio dei passeggeri, perché non abbiano a cadere nel sottostante precipizio. Ed in verità, per quanto il passaggio sia qui pericoloso, non si ha memoria che siavi mai accaduta disgrazia veruna».

Si ringrazia Enzo Drocco per il paziente lavoro di ricerca della documentazione svolto all’Archivio storico della Curia vescovile di Alba.

Pietro Ivaldi


      

   
Ancora un ricorso al Tar dei vicini della "Città di Bra"

di D.L.
 

Le vicende legate all’ampliamento della clinica "Città di Bra" si arricchiscono di un nuovo capitolo.

Nei giorni scorsi la Giunta comunale ha affidato un doppio incarico allo studio legale dell’avv. Andrea Comba di Torino per resistere in giudizio contro il ricorso presentato dall’avv. Gian Mario Giolito e da Maria Cristina Contini.

I ricorrenti risiedono nelle immediate vicinanze della clinica, in via Piroletto, e ritengono che l’ampliamento della clinica leda i loro interessi di "vicini di casa".

L’avv. Giolito si era già opposto al rilascio di una concessione edilizia nel 1999, ma il ricorso presentato al Tar era in seguito decaduto. Il legale braidese aveva dato nuovo impulso al ricorso presentando una serie di "motivi aggiunti" e nei mesi scorsi aveva impugnato anche le delibere adottate dal Consiglio comunale all’inizio del 2006.

La clinica "Città di Bra" svolge anche servizi in convenzione con l'Asl.
La clinica "Città di Bra" svolge anche servizi in convenzione con l’Asl.

«Con le due delibere che voteremo questa sera si trova una soluzione a quanto di non corretto accadde nel passato, con un miglioramento dei servizi offerti dalla clinica "Città di Bra" sul territorio», aveva spiegato lunedì 30 gennaio 2006 il vicesindaco di Bra Gianni Comoglio in Consiglio. I due provvedimenti all’attenzione dell’assemblea prevedevano la possibilità di regolarizzare volumetrie costruite nel passato e non conteggiate correttamente e una deroga al Piano regolatore vigente che avrebbe permesso un ampliamento della casa di cura.

Nelle scorse settimane Gian Mario Giolito e Maria Cristina Contini hanno presentato nuovi "motivi aggiunti" per ottenere l’annullamento del permesso di costruire (la vecchia concessione edilizia) rilasciato il 29 novembre scorso con il quale si regolarizzavano le maggiori volumetrie del passato e un altro permesso di costruire in sanatoria riferito a lavori sul muro di cinta della clinica.

L'avv. Gian Mario Giolito.
L’avv. Gian Mario Giolito.

Nel nuovo ricorso l’avv. Giolito ha evidenziato anche i timori per la stabilità del sito vicino alla propria abitazione a seguito degli sfondamenti avvenuti nella "cantina del Russi" (sottostante via Piroletto) dovuti a interventi di palificazione effettuati dalla "Città di Bra".

La parola passa ora al Tribunale amministrativo regionale, chiamato a sbrogliare l’intricata matassa.

d.l.