Gazzetta d'Alba online Logo San Paolo
 

 
Gazzetta d'Alba, n. 9 del 27 gennaio 2007

n. 9 del 27-2-2007
Questa settimana
scelti per voi...

Se Rossetto torna in campo...
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Dipendente sotto accusa
di FU.LO.

Apro sull’orlo del baratro
di
MARIA GRAZIA OLIVERO

La formazione che volle don Gianolio
di
MARIA GRAZIA OLIVERO

Mussotto posa la prima pietra
di GIULIO SEGINO

Tre compleanni da ricordare
di CORRADO OLOCCO

Canzone copiata a Sanremo
di ALBERTO GIORDANO

La refurtiva era in Francia
di
GIORGIA BARILE

Soccorso? Senza fretta
di A.C.

Asl: Giovanni Monchiero
confermato alla guida

di G.S.

Un giornale per i giovani
di
A.G.

San Nicola: destino segnato
di PIETRO IVALDI

Ancora un ricorso al Tar
dei vicini della "Città di Bra"
di D.L.

Parte la raccolta dell'alluminio
di
DIEGO LANZARDO

Chiude il sottopasso-cloaca
di DIEGO LANZARDO

Fuoristrada, via dalle rocche
di ANDREA AUDISIO

Natale (Talin) Cordero,
il capocantiniere della Calissano

di RAOUL MOLINARI

«L’Asti-Cuneo non c’è più»
di G.S.

Di Pietro: «Non ci sono problemi»

Virtuosi berlinesi in concerto
di PAOLO RASTELLI

 

 

 

Diario di ordinaria sanità. Dalle 14 alle 22 con la febbre a 40 per una visita al Dea del San Lazzaro

Soccorso? Senza fretta

di A.C.
 

 

Visitato 5 volte dal medico di base, dopo 14 giorni approda in ospedale. Ma non tutto fila liscio. Pure ad Alba la salute si destreggia tra carenze di spazi, privacy, umanità e forse di personale.
  

Mercoledì 21 febbraio, un’ordinaria giornata di lavoro per il pronto soccorso di Alba. Alle 14, arriva una trentenne che regge per le spalle il padre, un omone di novanta chili. «Stamattina è svenuto, è 14 giorni che ha la febbre alta, ora è a 40°. Non tocca cibo almeno da tre giorni, ha perso sei chili», dichiara la ragazza all’infermiera dello sportello. «Cure?», le chiede l’infermiera. «Tachipirina e aspirina», risponde la trentenne. L’infermiera sgrana gli occhi. «E basta?». Sì, solo quello. «Nessun antibiotico?». No, perché il suo medico di base, che lo ha visitato a casa cinque volte, non ha avuto l’accortezza di prescrivergliene uno. E lo ha pure invitato a farsi una doccia. La moglie, che denuncia gli stessi sintomi da 13 giorni, in forma più attenuata, segue la stessa, blanda terapia. Ordinata da un medico di base.

Rivolgersi al pronto soccorso talvolta può diventare un'odissea.
Rivolgersi al pronto soccorso talvolta può diventare un’odissea.

L’infermiera scuote il capo, neanche fosse colpa della figlia, e inserisce il nominativo nella lista d’attesa. Non c’è molto da attendere, anche perché il pronto soccorso è stranamente deserto. Comunque, una buona mezz’ora trascorre e infine si entra. E comincia l’inferno.

Sono d’obbligo le analisi del sangue; all’uomo, inoltre, viene applicata una flebo, visto lo stato di denutrizione in cui versa. Sono le 14.45, forse le 15. Il paziente viene sistemato in un lettino, lungo uno stretto corridoio che costituice il reparto di degenza temporanea. Le camere, neanche a dirlo, sono tutte occupate. Ce ne sono tantissimi, davvero, e tra l’uno e l’altro solo un separé di plastica. Chi accompagna i degenti sta pure lì, in quel corridoio, pestandosi i piedi con gli infermieri. Dignità e riservatezza, nell’emergenza, sembrano passare in secondo piano. Si assiste, senza difficoltà, all’inserimento frettoloso e maldestro di un catetere da parte di un’infermiera, alle lacrime del povero anziano che soffre le pene dell’inferno e all’inevitabile successivo bagno di orina. Nel frattempo, finisce la flebo del nostro paziente. La ragazza si rivolge a un’infermiera per cambiarla, ma questa le risponde seccata: «Un momento solo». Passano cinque minuti, la flebo finisce e la ragazza chiude il rubinetto. Dopo mezz’ora di richieste, un’infermiera si degna di cambiare la flebo, ma, stizzita, esprimeil suo inopportuno commento: «E certo! Per l’influenza la gente non va dal dottore, viene qua!». Il nostro paziente non ha voglia di spiegare che dal medico ci è già andato, e tace.

Alle 17.30, arriva finalmente il risultato delle analisi. La diagnosi parla di una broncopolmonite. Si profila l’eventualità di un ricovero, ma non si sa nulla: bisogna aspettare la visita di un medico.

Nel frattempo, il pronto soccorso si è riempito. Da due ore un ragazzo, forse nordafricano, aspetta di essere visitato. Uscirà alle 23. Un altro si è bruciato entrambe le mani immergendole nella vernice nitro. È nervoso, bestemmia, ha la pelle color fuoco. Lo visiteranno alle 20. Un altro ancora aspetta un medico; forse è un tossicodipendente. È dalle 15 che è lì e sarà visitato intorno alle 19. Un’anziana, durante l’attesa, rilascia i suoi bisogni organici. La visiteranno alle 20, dopo tre ore di attesa.

I tempi si allungano e la gente comincia a innervosirsi. «Eppure, di infermiere ce ne sono», commenta qualcuno. In effetti è così, ma pare che il medico sia uno soltanto. La figlia del nostro paziente chiede spiegazioni. «Appena c’è un medico le diciamo che cosa fare». Sono le 19.30; pochi minuti dopo, un’infermiera irrompe nel "corridoio degenza". «Tutti fuori! I parenti tutti fuori!». Nel trambusto, mandano via anche una degente con un eritema sul braccio, che non protesta. Verso le 20.30, si può rientrare: il nostro paziente non è più sul lettino, ma su una sedia a rotelle. L’hanno fatto scendere perché i lettini erano finiti. «Ti hanno detto qualcosa?», gli chiede la figlia. «Le infermiere mi dicono che mi diranno qualcosa in pochi minuti, ma per ora niente». Il medico, l’unico medico, che saltella da un’emergenza all’altra, non c’è ancora. Le infermiere hanno la bocca cucita e ti liquidano con «un attimo di pazienza» o «non si possono fare miracoli». Il diritto a farsi curare presso una struttura pubblica in tempi dignitosi non è un miracolo. Ma alle 22, il nostro paziente aspetta ancora di sapere se deve restare e dove deve andare. Alle 22.15, arriva la visita del medico. «Lei sarebbe da ricoverare, ma non c’è posto. Le consiglio di andare a casa e curarsi lì». Così, il nostro paziente si porta a casa una broncopolmonite di 14 giorni, 40° di febbre, valori ematici stravolti, sei chili in meno e una giornata frustrante ma educativa. Chi fa da sé, fa per tre.

a.c.


      

   
Dopo un anno da commissario, ora è direttore

Asl: Giovanni Monchiero confermato alla guida

di G.S.
 

Conferma, anzi promozione ai vertici dell’Asl 18 Alba-Bra. Giovanni Monchiero a partire dal 1° marzo sarà il direttore generale dell’azienda sanitaria (fino al giorno precedente sarà "solo" commissario straordinario) con un contratto valido fino al 2010. Lo ha deciso la Giunta regionale lunedì 19.

La conferma di Monchiero era nell’aria da tempo e l’autonomia dell’azienda sanitaria albese e braidese era messa nero su bianco nella più recente stesura del Piano sanitario regionale, datata 28 settembre e che in questo periodo è all’esame della Commissione consiliare sanità.Giovanni Monchiero.

«La scelta di confermare i vertici attuali – spiega l’assessore alla sanità Mario Valpreda – nasce da una valutazione complessivamente positiva dell’opera fin qui svolta dai commissari. A loro viene ora chiesto di proseguire nell’importante azione di riqualificazione dell’assistenza e di riequilibrio economico-finanziario avviata in questi mesi e, a metà mandato, è prevista una verifica degli obiettivi raggiunti».

L’ipotesi di unire le tre Asl di Cuneo, Mondovì e Savigliano e l’Aso "Santa Croce" sotto la guida di un direttore unico non si è verificata, ma Fulvio Moirano lascia l’azienda ospedaliera di Cuneo per passare a dirigere le tre aziende destinate a diventare una super-Asl che in precedenza erano affidate al commissario Stefano Silvano. Al posto di Moirano, per molti anni alla guida dell’ospedale di Cuneo, è stato designato Giorgio Gatti, ex direttore generale della Provincia di Torino. Conferme anche nelle Asl che "confinano" con quella albese: ad Asti resta Luigi Robino e a Carmagnola (Asl 8) Giovanni Caruso.

g.s.


      

   
Enrico Bosca ed Enrico Di Palma sono gli editori di Dawn in absinth, testi e disegni di creativi albesi

Un giornale per i giovani

di A.G.
 

Dawn in absinth: questo il titolo del coraggioso progetto partorito dalle menti creative di Enrico Bosca ed Enrico Di Palma, due diciannovenni albesi iscritti al primo anno dell’Università di lettere a Torino. «Volevamo creare una piattaforma, senza filtri, per ospitare le creazioni dei giovani artisti albesi: poeti, scrittori, disegnatori, fumettisti e chi più ne ha più ne metta», questo il nobile proposito dei due omonimi.

Il primo passo è stato quello di creare un blog letterario dove i nostri si sono cimentati in composizioni molto apprezzate dai navigatori del web: «In un anno abbiamo ricevuto migliaia di visitatori. Siamo soddisfatti anche per i commenti positivi lasciati sul sito. Tuttavia, volevamo allargare ancora di più la cosa, fare in modo che tutti potessero davvero partecipare e fare conoscere le proprie capacità artistiche».

Il gruppo di Dawn in absinth durante la presentazione del secondo numero del giornale.
Il gruppo di Dawn in absinth durante la presentazione del secondo numero del giornale.

Così è nata l’idea del giornalino. Un’idea che si portava dietro tanti ostacoli: costi per la stampa, distribuzione, grafica; nodi che, grazie all’entusiasmo e alla volontà dei due universitari, sono stati superati. A dicembre, grazie all’aiuto di alcune amiche del Liceo artistico e all’arruolamento di un nutrito nucleo di artisti della penna, è stato pubblicato il numero zero: sedici pagine che fanno bene agli occhi e al cuore, un tripudio di disegni e di creatività, poesie toccanti e viscerali, come solo le creazioni di un gruppo di ragazzi ventenni potrebbero essere. Questo numero ha mosso le acque: nuovi creativi hanno inviato le loro idee agli ideatori di Dawn in absinth, l’Informagiovani si sta muovendo per ottenere fondi comunali per finanziare la pubblicazione e la piattaforma si allarga. Così oggi arriva il numero 1 della rivista, presentato allo Scorribanda sabato 24 febbraio, in una serata all’insegna dell’arte, tra band sul palco e scatti fotografici in mostra. Il giornalino, gratuito, sarà distribuito nelle scuole superiori e nei luoghi frequentati dai giovani.

Per contattare i due creatori, ci si può recare sul loro blog, disponibile all’indirizzo dawninabsinth.splinder.com. Qui, fra una rima e l’altra, si può vivere l’euforia di due ragazzi che, senza alcuna finalità economica, hanno deciso di fare qualcosa per la loro città.

a.g.