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Gazzetta d'Alba, n. 38 del 10 ottobre 2006

n. 38 del 10-10-2006
Questa settimana
scelti per voi...

At-Cn: un inverno di attesa
di GIULIO SEGINO

Stop alle auto, dal 6 novembre
di GIULIO SEGINO

Il mondo in nero e rosa di
Carolina Invernizio

di PAOLO RASTELLI

Il Politeama di Bra rilancia
con grande prosa e musica

di GIANLUCA ODDENINO

"Alba Pompeia": un premio
a mons. Gianfranco Ravasi
di P.R.

Ti cambio piazza San Paolo
di M.G.O.

Via i camini della centrale Egea
di M.G.O.

I minori possono ancora bere
di GIULIO SEGINO

Le proteste del mondo del vino

Caccia al vendemmiatore
clandestino. Grossi rischi
di C.I.

Bra, una città in crescita
di DIEGO LANZARDO

250 anni di Provvidenza
di FRANCO BURDESE

I sistemi di controllo navali
nascono in mezzo ai vigneti

di CORRADO OLOCCO

Felice Casorati: rassegna a Cherasco 
di C.L.

Il Giro del Piemonte si concluderà
ad Alba dopo molti saliscendi sui colli
di Langa e Roero
di CORRADO OLOCCO

Meno bus per gli studenti
di ALESSANDRO CASSINELLI

Adolfo Sarti, «protagonista (signorile) senza eredi»
di RAOUL MOLINARI

In campo le imprese
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Parla il sottosegretario Tampieri: «Signori, in Italia non c’è più grasso intorno all’osso». Rossetto e il paradosso albese
di M.G.O.

Finanziaria. Lacrime e sangue?
di
MARIA GRAZIA OLIVERO

Non temo 193 euro in più

Siamo migliori dei politici

Marito, moglie e precario

La stangata. Roma ladrona

100.000 per la Notte bianca
di V.P.

 

 

 

 

GENTE DI CASA NOSTRA

Adolfo Sarti, «protagonista (signorile) senza eredi»

di RAOUL MOLINARI
 

 

La travagliata storia dell’autostrada Asti-Cuneo non ha ancora esaurito tutte le puntate del suo faticoso iter realizzativo. Dopo i nuovi rallentamenti dell’impresa, molti lamentano lo scarso potere politico della nostra provincia e anche di quella di Asti nei confronti del Governo e delle istituzioni preposte alla realizzazione. Gli albesi poi, in particolare, si rammaricano per il modesto interesse dimostrato dai parlamentari cuneesi, e non solo da oggi, per tutto quanto riguarda il nostro territorio. A questo proposito mi torna in mente una nota di Carlo Benigni, che, presentando la figura di Adolfo Sarti, così concludeva: «Ha lasciato un vuoto tuttora da colmare sulla scena politica della nostra provincia di cui, per una lunga stagione, è stato protagonista senza eredi».

Personalmente conservo di Sarti un’immagine sofferta pochi giorni dopo che i giornali, con grande evidenza, l’avevano inserito nell’elenco dei politici in odore di P2. Nella domenica Adolfo Sarti. successiva, si svolgeva a Cuneo il congresso provinciale della Democrazia cristiana. L’allora dimissionario ministro Sarti, quando entrò nella sala di riunione, ebbe dai suoi compagni di partito un’accoglienza glaciale. Mi pare di ricordare che l’unico ad alzarsi per salutarlo fosse stato Piero Fraire. Adolfo Sarti, solitamente brillante anche nell’atteggiamento fisico, era pallido e ingobbito. Mi avvicinai a lui (anche se di pensiero avverso non mi aveva mai rifiutato la sua personale amicizia) e lo invitai per la mattina successiva a un’ intervista televisiva. Si presentò puntualmente presso la sede dell’emittente: ancora più prostrato del giorno precedente, era letteralmente sostenuto dalla sua signora. Dalla conversazione emerse tutta la sua umanità e il suo modo di interpretare la politica; da buon gentiluomo, non colpevolizzò nessuno, ma fece una severa autocritica. Sebbene abbandonato da molti amici, che, tra l’altro, lui aveva gratificato, non fu invece abbandonato dagli elettori dell’albese e del braidese, che lo riconfermarono alla Camera nel 1983 e nel 1987. Morì il 2 marzo 1992, alla vigilia delle elezioni politiche.

Adolfo Sarti si impegnò in politica si può dire fin dall’adolescenza. Pur essendo originario di Torino, dove era nato nel 1928, per scelta e per carriera può essere considerato cuneese Doc.

Dopo gli studi al "Pellico", conseguì la laurea in giurisprudenza e fu per due anni segretario della Cassa di risparmio di Cuneo. Il suo impegno politico ebbe inizio nel 1945 come delegato provinciale del Movimento giovanile della Democrazia cristiana del quale fu, in seguito, presidente nazionale. Eletto deputato nel 1958, mantenne ininterrottamente il mandato parlamentare fino al 1992. Fu senatore del Collegio di Alba-Bra dal 1976 al 1982. Legato alla corrente di iniziativa democratica guidata da Aldo Moro e da Antonio Segni, fu responsabile della Spes (il settore studi e propaganda del partito). Nel Governo, fu ripetutamente sottosegretario al turismo, al tesoro, agli interni e, da ultimo, alla Presidenza del Consiglio con Mariano Rumor. Nei Governi di Francesco Cossiga, fu ministro per i rapporti con il Parlamento, ministro della difesa, della pubblica istruzione e, con Arnaldo Forlani, fu ministro della giustizia. Si dimise dall’incarico nel 1981 per difendersi dall’accusa di piduista, che, poi, risultò infondata.

Fu uomo illuminato, di profonda cultura (appassionato fra l’altro di Proust) e, pur essendo anticomunista convinto, non disdegnò mai il confronto e il dialogo democratico. Fu tra i primi a denunciare l’appiattirsi della Dc locale e nazionale sugli interessi corporativi...

Gli eventi nazionali del 1994 erano alle porte: lui li aveva previsti e, fortunatamente, non li ha vissuti.

Raoul Molinari


      

Il presidente di Confcommercio Carluccio Sangalli chiede al Governo di dar fiato alle aziende

In campo le imprese

di MARIA GRAZIA OLIVERO
 

E a chi accusa gli autonomi di non pagare le tasse risponde: « Il sommerso somma a 200 miliardi e tocca tutto il Paese. Non guardiamo solo il nero dell’evasione, ma anche il rosso dell’elusione».
   

Di finanziaria scriviamo – per i diversi aspetti che ci toccano da vicino – in questa e nelle pagine successive. Qui cogliamo le occasioni giunte dall’inaugurazione della Fiera del tartufo, venerdì 6. In quel contesto il sindaco Giuseppe Rossetto ha rivolto al rappresentante del Governo, il sottosegretario all’agricoltura Guido Tampieri, un chiaro appello, che l’ex Assessore all’ambiente e allo sviluppo della Regione Emilia non ha mancato di cogliere (vedi articolo a lato). Ben poco noto agli albesi, Tampieri ha sorpreso per la schiettezza, certo figlia delle sue esperienze e della laurea in giurisprudenza.

Da destra: Alberto Cirio, Giuliana Manica, Giuseppe Rossetto, Carluccio Sangalli e Tomaso Zanoletti.
Da destra: Alberto Cirio, Giuliana Manica, Giuseppe Rossetto, 
Carluccio Sangalli e Tomaso Zanoletti.

Il taglio del nastro al cortile della Maddalena è toccato a Carluccio Sangalli, neopresidente nazionale di Confcommercio ed ex deputato Dc. A lui abbiamo rivolto alcune domande.

  • Come valuta la finanziaria, Presidente?

«Siamo fortemente contrari, perché fa leva sulle entrate piuttosto che sulla riduzione delle spese. L’esatto contrario di quanto occorreva fare per rilanciare i consumi, rafforzare la "ripresina" e affrontare la probabile difficoltà che s’incontrerà nel 2007 per la prevista diminuzione della crescita».

  • Dove bisognava tagliare?

«Sulla spesa pubblica, cosa che non è stata fatta in maniera significativa. Per questo la finanziaria è sbagliata e iniqua e richiede agli autonomi maggiori tasse e contributi. Questa finanziaria, inoltre, decreta la fine della concertazione. Si è imboccata una corsia preferenziale e a senso unico. Il Governo parla solo con i sindacati e non con le forze sociali, in particolare con la Confcommercio, che rappresenta il sistema dei servizi, cioè il 65 per cento del prodotto interno lordo e dell’occupazione del Paese».

  • Parliamo di evasione. Siete accusati di alimentarla.

«Abbiamo sempre sostenuto e lo ribadiamo con forza che la strada maestra è quella di un contrasto forte non solo all’evasione ma anche all’elusione fiscale. Il "nero" in Italia assomma oggi a 200 miliardi di euro. È un fatto che investe tutta la società, non una parte».

  • Respinge l’accusa?

«Non solo, dico che è un’accusa operata forse per non colpire l’elusione. Non tocchiamo solo il nero dell’evasione, ma anche il rosso dell’elusione».

  • Che cosa proponete?

«Abbiamo affrontato in dieci punti il rilancio dell’economia. Sintetizzando, per fare sviluppo occorre mettere al centro il mondo dei servizi. Oggi è una partita difficile quella che stiamo giocando? Ok. Allora bisogna far scendere in campo giocatori che sappiano trattare con la palla. Bisogna mettere in moto le risorse che in questo Paese ci sono. E le risorse sono le imprese, in particolare le piccole e medie, che costituiscono il 98 per cento dei 6 milioni di attività italiane. Queste imprese devono essere incoraggiate. Se invece si mortificano, se non si dà loro possibilità di fare reddito e occupazione, non c’è dubbio che l’economia non andrà avanti, anzi tornerà indietro».

  • Le parole del sottosegretario Guido Tampieri l’hanno rassicurata?

«Non ho difficoltà a dire che ha dimostrato attenzione, senso di responsabilità e che sono stato favorevolmente impressionato. Quando dice a nome del Governo: "Siamo pronti a dialogare", sono soddisfatto dell’intenzione. Ma vigileremo».

Maria Grazia Olivero


      

 
Parla il sottosegretario Tampieri: «Signori, 
in Italia non c’è più grasso intorno all’osso». 
Rossetto e il paradosso albese

di M.G.O.
 

Nel suo appassionato intervento al Sociale Giuseppe Rossetto ha toccato temi di cui spiace non poter dar conto per esigenze di spazio e ha lanciato al sottosegretario Guido Tampieri una provocazione. «I problemi si protraggono da anni e non voglio affrontare la finanziaria con uno sguardo ideologico. Qualche elemento positivo c’è, ma segnalo un paradosso che ci tocca. Abbiamo svolto una politica virtuosa di riduzione del debito e il risultato è che nel 2007 potremo finanziare nuove opere solo per 500 mila euro, il 2,6% in più. Un’assurdità che punisce e che chiedo di correggere».

Il sottosegretario all’agricoltura Guido Tampieri al Sociale per l’inaugurazione della Fiera del tartufo; accanto a lui l’assessore Giuliana Manica.
Il sottosegretario all’agricoltura Guido Tampieri al Sociale 
per l’inaugurazione della Fiera del tartufo; accanto a lui l’assessore Giuliana Manica.

«La ricchezza non si crea sul debito, abnorme in Italia e non finalizzato allo sviluppo. Dobbiamo partire di qui», ha replicato Tampieri. «L’Europa ci chiede di far rientrare il deficit e servono equità, sviluppo e opere (tra cui anche l’Asti-Cuneo, antica questione a cui dare risposte). I tagli? La discussione si aprirà in Parlamento rispetto alle istanze di enti locali e categorie, ma siamo di fronte a una manovra straordinaria, simile a quella del ’92. Allora, però, c’era ancora grasso intorno all’osso. Oggi non più. Signori, abbiamo venduto tutto! Anche le caserme dei Carabinieri e gli ospedali e ora dobbiamo pagare gli affitti. Abbiamo pensato una finanziaria difficile in modo virtuoso. Mi auguro a nome del Governo che questo avvio di confronto possa portare a un perfezionamento».

m.g.o.