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Gazzetta d'Alba, n. 16 del 18 aprile 2006

n. 16 del 18-4-2006
Questa settimana
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L’Abet ricorre al Tar
di DIEGO LANZARDO

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 Bottiglie e vignaioli più sicuri

 

 

 

Respinge la definizione di inceneritore data all’impianto di strada Falchetto

L’Abet ricorre al Tar

di DIEGO LANZARDO
 

 

L'Abet laminati ha presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il provvedimento della Provincia che classifica l’impianto di combustione di località Falchetto come un inceneritore. 

«Sì», conferma l’assessore comunale all’ambiente Gian Marco Gallo, «l’Abet si è rivolta al Tar. Ritengo che Provincia e Comune abbiano dato le giuste interpretazioni alla normativa vigente e quindi attendiamo con serenità la pronuncia dei giudici amministrativi».

Secondo l’azienda, l’impianto di combustione dei rifiuti industriali in questione non sarebbe soltanto un inceneritore, ma anche un impianto di produzione di energia. La questione ha risvolti pratici: se infatti il forno in questione viene classificato come inceneritore tout court, l’azienda dovrà pagare una Tassa per lo smaltimento dei rifiuti e inoltre sarà soggetta a maggiori obblighi per quanto riguarda la gestione (monitoraggi, controlli, ecc.).

Intanto giovedì scorso a Cuneo si è riunita la Conferenza dei servizi per analizzare le richieste di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) presentate dall’Abet e dall’Arpa (l’altra industria di laminati).

L’Aia riguarda tutti gli aspetti dell’impatto ambientale che una produzione industriale ha sull’ambiente (acqua, aria e suolo), ma anche l’utilizzo delle fonti di energia. Mira insomma a far sì che le aziende assumano tutte le iniziative necessarie per ridurre al minimo l’incidenza sul territorio circostante.

«Si è trattato del primo incontro sull’argomento», spiega l’assessore Gallo. «Abbiamo sentito le osservazioni della Provincia e dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Su questa base faremo le nostre riflessioni e avanzeremo richieste alle aziende».

Diego Lanzardo


      

  
MONTÀ - Adottato il Piano acustico, che impone severi limiti alle emissioni sonore

Il Comune abbassa il volume in paese

di GIORGIO BABBIOTTI
  

Il Comune di Montà, tra i primi nel Roero, ha adottato un Piano acustico, finanziato dalla Comunità collinare, approvando il relativo regolamento durante l’ultimo Consiglio comunale.

«Si tratta di una partita impegnativa», ha esordito il sindaco Silvano Valsania, «che paradossalmente doveva già essere attuata nel 2003 ma che è stata disattesa un po’ da tutti i Comuni. Avendo già approvato il Piano di zonizzazione acustica, cioè della suddivisione del territorio comunale sulla base delle emissioni sonore e rumorose, questo ne costituisce il completamento. In questo modo ci auguriamo di tutelare adeguatamente la quiete domestica e nello stesso tempo di dare valide indicazioni per l’attività edilizia».

Nel corso della discussione è stato inevitabile l’accenno al campo di motocross presente in paese e all’impatto sonoro che questo comporta per le case vicine. In attesa dell’adozione del nuovo Piano regolatore – è stato detto nella seduta consiliare – che dovrebbe definire l’area per lo svolgimento di questa pratica sportiva e per la quale l’Amministrazione ha fatto proposte alternative, è fondamentale che si vigili con attenzione sul rispetto degli orari e delle norme proprio per venire incontro alle esigenze di riposo e di quiete degli abitanti della zona.

Sempre in riferimento alle cosiddette "zone di rispetto", ovvero quelle aree dove per la presenza di particolari strutture sono vietati i rumori molesti in certe fasce orarie (ad esempio l’area vicina alla casa di riposo, fonte di reiterate proteste dei residenti dovute al ritrovo di ciclomotori e schiamazzi anche a tarda notte), dal consigliere di maggioranza Domenico Morone è arrivata la proposta di abbassare la soglia d’orario (dalle 22 alle 20), che è stata favorevolmente accolta dai colleghi e dal Sindaco.

Giorgio Babbiotti


      

  
Liquidati i creditori, chiuso l’ultimo bilancio: ora incombe l’inchiesta giudiziaria

Enoteca Piemonte, ultimo atto

di ROBERTO BUFFA
  

La partecipazione a ottobre alla Fiera del vino di Torino può essere considerata come l’ultimo canto del cigno dell’Enoteca regionale del Piemonte, che entro breve tempo è destinata a scomparire definitivamente, lasciandosi alle spalle un grave dissesto finanziario, stimato un "buco" da circa un milione e mezzo di euro, e una spinosa vicenda giudiziaria.

Proprio mentre la Procura di Asti (autrice dell’indagine che aveva tolto il velo da una gestione "allegra" dell’ente) trasmetteva gli atti alla competente Procura di Torino, i soci dell’Enoteca si ritrovavano per approvare l’ultimo bilancio. Un documento finanziario particolare, che arriva al termine di un anno esatto di amministrazione controllata e che di fatto sancisce la fine dell’Enetoca regionale.

«In questi mesi», spiega il dott. Roberto Berzia, commissario nominato dalla Regione, «l’ente è ricorso a un concordato stragiudiziale per risarcire gli oltre duecento creditori versando loro il 40% delle somme dovute. Si tratta di un’operazione che ha dato ottimi risultati e che ora è pressoché terminata». Sono pochissimi, infatti, i creditori che ancora non hanno accolto la proposta, ma è solo questione di tempo perché la questione si chiuda, viste anche le ridotte risorse finanziarie che ancora rimangono nelle casse dell’ente. «Nei prossimi mesi, quindi, probabilmente entro giugno», conferma Berzia, «l’Enoteca verrà messa in liquidazione».

Nell’assemblea tenutasi mercoledì 12 aprile, però, i presidenti delle diverse enoteche piemontesi, sono stati chiamati ad affrontare un’altra questione, ovvero quella relativa alla loro rappresentatività all’interno dell’Ima, l’Istituto marketing agroalimentare a cui la Regione Piemonte ha affidato il compito di promuovere il prodotto nostrano d’eccellenza, ovvero il vino. «A differenza di quanto accadeva all’interno dell’Enoteca regionale del Piemonte, il cui Consiglio di amministrazione era composto dai presidenti delle diverse enoteche in esso rappresentate», spiega Berzia, «l’Ima è un ente controllato dalla Regione, nel quale le enoteche non hanno voce in capitolo».

Proprio a tale scopo, con il placet dell’Assessorato regionale all’agricoltura, prossimamente verrà costituita la Consulta delle enoteche, un organo puramente consultivo (privo quindi di portafoglio) che dovrà coordinare l’operato delle undici enoteche piemontesi e fornire alla Regione e all’Ima stessa indicazioni e suggerimenti circa le attività promozionali da realizzare.

Sul tutto, infine, incombe l’inchiesta giudiziaria, che dovrà chiarire il destino dell’ex presidente dell’Enoteca Pier Domenico Garrone e degli altri indagati.

Roberto Buffa