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Gazzetta d'Alba, n. 16 del 18 aprile 2006

n. 16 del 18-4-2006
Questa settimana
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Registro Coni, questo sconosciuto: 
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I 650 mila euro non ci sono...
di VALERIA PELLE

Uniti contro la flavescenza
di ALESSANDRO CASSINELLI

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Oggi, senza un impianto di erogazione,
è difficile cambiare. Le considerazioni
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 Bottiglie e vignaioli più sicuri

 

 

  Il finanziamento per migliorare la viabilità sulla Alba-Cairo non è mai stato messo a bilancio

I 650 mila euro non ci sono...

di VALERIA PELLE
 

 

Si torna a parlare dei famosi (o famigerati) 650 mila euro per lo studio di fattibilità per migliorare la strada Alba-Cairo. A tornare sull’argomento è Enrico Pregliasco, presidente della comunità montana Langa delle Valli: «È necessario fare chiarezza sullo stato dei fatti e sulla posizione della Giunta della Comunità montana. Forse lo stesso Angelo Bogliacino, che molti interrogativi ha posto qualche settimana fa dalle colonne di Gazzetta, è anche la persona più titolata a dare le risposte alle sue stesse domande, poiché l’assegnazione dei 650.000 euro per lo studio di fattibilità risalgono al 2003, quando egli era vicepresidente dell’ente montano».

Ora, il fatto (accertato anche attraverso un autorevole parere legale chiesto dalla Giunta) è che, precisa Pregliasco, «purtroppo, nonostante quei fondi siano stati destinati dal Ministero dell’economia nel 2003, non sono mai stati impegnati nel bilancio ministeriale entro il 31 dicembre 2003, a causa della documentazione non completa. Mancava infatti la convenzione con le Province di Cuneo e Savona».

Continua Pregliasco: «È vero che lo stesso Dipartimento per le politiche di sviluppo affermava, in una nota del 18 settembre 2003, che la domanda di ammissione al contributo poteva essere presentata con riserva di produrre successivamente la convenzione, ma è anche vero che il medesimo Dipartimento non aveva assunto alcun impegno circa il fatto che una simile domanda "incompleta" sarebbe stata ammessa al contributo e che quindi il relativo impegno nel bilancio ministeriale sarebbe stato assunto entro il termine utile. Poi, per effetto del decreto legislativo del 12 luglio 2004, che prevede il taglio dei residui non impegnati in bilancio entro il 31 dicembre (detto non a caso "decreto tagliaspese"), tali fondi non possono più essere impegnati a bilancio».

A sinistra: il presidente della "Langa delle Valli" Enrico Pregliasco; a destra, l'ex vicepresidente dell'ente montano Angelo Bogliacino.
A sinistra: il presidente della "Langa delle Valli" Enrico Pregliasco;
a destra, l’ex vicepresidente dell’ente montano Angelo Bogliacino.

«Attraverso questo parere legale si chiarisce definitivamente che quei 650 mila euro non sono bloccati o "congelati", ma non sono mai stati messi a bilancio dal Ministero. Abbiamo presentato un ricorso al Tar, per cercare di recuperare un qualche risarcimento per la carente comunicazione del Dipartimento del Ministero nei confronti della Comunità montana, che ha determinato la complessa situazione attuale. Non penso sia giusto, oggi, attribuire colpe a qualcuno, anche perché se ci sono state colpe e ritardi, questi risalgono al 2003. Forse, se davvero si poteva fare qualcosa per avere quei fondi, bisognava farlo prima della fine del 2003, soprattutto da parte di chi aveva ben chiaro il problema e che invece se ne è tirato fuori dimettendosi dall’ente», sottolinea Pregliasco.

Conclude il Presidente dell’ente montano: «La Comunità montana ha svolto pienamente il suo ruolo, tant’è che ha impegnato quei fondi a bilancio entro il 31 dicembre 2003, mentre il Ministero non ha proceduto in modo analogo e ha creato confusione con le sue comunicazioni poco chiare. La vicenda dei 650.000 euro è nata e si è conclusa nel 2003, quindi ben prima che l’attuale Direttivo della Comunità montana fosse eletto». La Langa delle Valli, annuncia il Presidente, ha avviato diverse azioni per riprendere il progetto di riqualificazione della viabilità lungo la provinciale 429-variante Valle Uzzone, anche grazie alla spinta dell’assessore (e sindaco di Castelletto Uzzone), Anna Maria Molinari. «Abbiamo chiesto un finanziamento al Ministero dell’economia per dare avvio agli studi di fattibilità per gli interventi utili a migliorare la scorrevolezza ed eliminare i pericoli su quella tratta».

Identica determinazione viene posta dalla Giunta nella realizzazione di altri interventi per migliorare la viabilità, a cominciare dal passaggio a livello di Cengio. Precisa Pregliasco. «Non vedrei nulla di sbagliato se la Comunità montana prendesse una posizione per eliminare anche questa barriera ai collegamenti viari di valle».

Valeria Pelle


      

   
La Comunità collinare effettuerà una mappatura delle aree a rischio, da sottoporre a costante controllo

Uniti contro la flavescenza

di ALESSANDRO CASSINELLI
 

Si è svolto martedì 11 aprile, presso l’Enoteca regionale del Roero, un incontro importante, forse decisivo, per studiare strategie di lotta al problema della flavescenza dorata della vite. Nel corso dell’ultima assemblea della Comunità collinare del Roero era emersa infatti l’esigenza di una politica coordinata fra i 22 Comuni del Roero, con l’obiettivo di monitorare la situazione nelle campagne e di prevenire la diffusione dell’insetto vettore responsabile della malattia. All’incontro hanno partecipato tutti i sindaci e le Commissioni agricoltura dei Comuni del Roero; hanno relazionato Ivano Scapin, dirigente del Settore fitosanitario della Regione Piemonte, coadiuvato dal tecnico Paola Gotta, oltre ai responsabili di zona incaricati dalla Provincia di Cuneo Giovanna Canale e Giovanni Viglione.

Dalle relazioni è emerso che il Roero è zona ad alto rischio di esplosione del morbo, che ha un’incubazione piuttosto lunga, che può durare per anni. «Occorre pianificare una radicale e capillare campagna di informazione e di controllo», ha sottolineato Ivano Scapin, «con la flavescenza si deve imparare a convivere, come hanno fatto in Francia o in Veneto».

Occorre tuttavia fugare alcuni dubbi, che si insinuano anche fra i tecnici di settore. «Le più recenti ricerche dimostrano in maniera inconfutabile che la flavescenza colpisce in via esclusiva le viti e si diffonde solo grazie a esse. Non c’è pericolo per i boschi e per i terreni lasciati a gerbido», ha dichiarato Scapin. Non occorre dunque (per fortuna) radere al suolo ogni manifestazione vegetale spontanea, ma tenere sotto controllo ogni spanna di vigneto.

Anna Becchis, presidente della Comunità collinare, ha commentato: «Non è problematica la situazione per la viticoltura professionale, dove vi è stata informazione e dove il livello di preparazione degli operatori è molto elevato, quanto piuttosto mi preoccupano i non professionisti, che magari hanno lasciato perdere la coltivazione del loro piccolo appezzamento».

Ricordiamo che la lotta alla flavescenza dorata è obbligatoria per legge: i trasgressori commettono dunque un reato penale e sono puniti con ammende da 500 a 2.000 euro. Occorre dunque grande attenzione da parte dei privati cittadini. Le soluzioni sono l’estirpo o il trattamento: per entrambe, è consigliabile rivolgersi prima ai tecnici del proprio Comune, per avere indicazioni più precise sulle normative vigenti, su eventuali aiuti e sulle modalità di somministrazione dei fitofarmaci.

«L’anno scorso la Comunità collinare è intervenuta con i manifesti informativi. Quest’anno faremo di più», ha dichiarato Anna Becchis. Di concerto con i 22 Comuni del Roero, infatti, si concorderà una vasta operazione di monitoraggio del problema, una sorta di mappatura del territorio con l’indicazione dei siti più a rischio. Non sono ancora chiare le modalità: si parla, solo a titolo informale, di affidare l’operazione a una società di screening del territorio, anche se ciò comporterebbe una spesa non indifferente per le casse della Comunità collinare. La fase sanzionatoria, in questo caso, spetterebbe in un secondo momento alla Regione Piemonte. I tempi, però, sono piuttosto brevi (a maggio si iniziano i primi trattamenti).

«Ci dobbiamo muovere insieme con grande senso di responsabilità e unità di intenti», ha concluso la Becchis. «C’è da salvare una grande economia e un patrimonio inestimabile di territorio».

Alessandro Cassinelli