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Gazzetta d'Alba, n. 27 del 6 luglio 2004

n. 27 del 6-7-2004
Questa settimana
scelti per voi...

Storico complesso passa di mano 
Polemica su casa Govone-Caratti

di MARIA GRAZIA OLIVERO

Brogli nelle elezioni comunali?
di RO. BU.

Mabitex: mobilità per 80 lavoratori 
Ma si opera per ridurne il numero...

di DIEGO LANZARDO

I risultati dell’esame di maturità
di ALBERTO MENEGOTTI

Dopo il metanolo, vino al concime
di GIANCARLO MONTALDO

Roero Doc sulla soglia della Docg
di GIANCARLO MONTALDO

Povera nocciola Piemonte, quanti strafalcioni le dedica Internet!
di CLAUDIO SONNATI

Treiso: è arrivato il Commissario
di CORRADO OLOCCO

Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco Alberto Francone
di RO. BU.

Pinot Gallizio, Tribaleglobale
di RAOUL MOLINARI

La cimice dell’olmo invade Alba
di M.G.O.

Ada Neri, l’ugola d’oro di Langa che conquistò l’Italia del 1930
di RAOUL MOLINARI

 


 

Video sul pittore. Sarà proiettato nelle sedi della rassegna organizzata per Genova, capitale della cultura

Pinot Gallizio, Tribaleglobale

di RAOUL MOLINARI
 

  L'affermazione dell’idea di "Villaggio globale", volenti o nolenti, ci coinvolge. Il successo di Internet, la cui consultazione è diventata un’abitudine quotidiana, ci ha inseriti in questo nuovo modo di rapportarci col mondo. In contrapposizione, però, ci attacchiamo sempre più alle nostre origini, alle nostre appartenenze e andiamo cercando strumenti non solo di difesa, ma di inserimento per evitare un’omologazione culturale. I mezzi più efficaci e coerenti sono quelli della storia e dell’arte.

Con l’istituzione dell’Accademia aleramica abbiamo voluto evidenziare una storia locale che, già nel Medio Evo, aveva stretti collegamenti con la Sicilia, la Sardegna, la Corsica e addirittura con il Medio Oriente.

Abbiamo considerato, grazie ad autorevoli interventi di nostri associati, di superare i confini di "marca" per andare alla ricerca di nuovi confronti e di collaborazioni, avventurandoci in uno spazio universale come quello dell’arte.

Con questo obiettivo ci siamo inseriti nel progetto della nostra collegata savonese, la Cooperativa degli Accesi, che ha ideato e sta organizzando un evento con un eloquente titolo programmatico, Tribaleglobale, dalle Alpi del mare all’isola di Atlante. Questa manifestazione, con il patrocinio del Parlamento europeo, della Regione Liguria, della Regione Sardegna e del Consolato d’Italia in Corsica, è stata inserita nel quadro degli eventi per Genova 2004, capitale europea della cultura. Il progetto prevede sedi coerentemente scelte per collegamenti storici che hanno coperto un’ampia epoca e che coinvolgono antiche popolazioni di liguri, sardi, corsi e occitani. Tribaleglobale, infatti, si articolerà in sedi artistiche di prestigio come Savona, Albisola, Bastia, Castelsardo e Nizza, esponendo opere di grandi autori contemporanei e, in particolare, i più "globalizzati" e di un buon numero di coloro che maggiormente sono stati contagiati dal mal d’Africa. Nelle sedi delle mostre, ai nostri grandi del Novecento vengono affiancate opere d’arte africana di alta epoca.

Pinot Gallizio.
ARTISTA ALBESE. Pinot Gallizio.

Una particolarità che ci coinvolge da vicino è l’apertura ad Albisola della casa di Ansger Jorn e, quindi, un forte collegamento artistico con la figura di Pinot Gallizio.

Queste connessioni, grazie all’intervento del Comune di Alba e per specifico interessamento del sindaco Giuseppe Rossetto, del nuovo assessore alla cultura Ivana Brignolo Miroglio e con il contributo della cantina Terre del Barolo, verranno concretizzate con la realizzazione di un’animazione multimediale su supporto informatico dvd legata alla figura di Pinot Gallizio e alle sue correlazioni artistiche con Ansger Jorn e i movimenti che con loro hanno preso vita. Il video, della durata di trenta minuti, corredato dalle immagini, ricavate dal catalogo generale delle opere di Pinot Gallizio, opera omnia voluta e realizzata dalla fondazione Ferrero, sarà proiettato, oltre che nella casa di Ansger Jorn, nelle sedi nelle quali si articola la rassegna. In particolare sarà evidenziata la via della ceramica che condusse Gallizio a sperimentare materie tecnico-pittoriche praticate nel laboratorio albese e successivamente ad aprire spazi progettuali fino alla costituzione della Bauhaus immaginista. Di qui nasce quel collegamento, nell’estate del 1955, con la manifattura di Giuseppe Mazzotti e la generazione dei Futuristi rappresentati da Tullio Albisola e Farfa con gli ex Cobra, Appel, Corneille e Lucio Fontana. Scrive Nalda Mura che Gallizio si trovava a suo agio nella scanzonata atmosfera albisolese, a contatto con quello straordinario mondo di artisti provenienti da ogni dove. L’inserimento dell’uomo di Alba nel mondo Tribaleglobale gli spetta di diritto.

Fortemente attaccato alla sua terra, un grande anticipatore dell’arte intesa in modo globale, vedeva, infatti, la sua città non come un’isola felice, ma come un porto di mare aperto ai più disparati incontri e confronti in una visione universale. Il video, prima di iniziare il suo iter previsto per il 15 luglio, verrà proiettato ad Alba, in anteprima, durante una conferenza stampa di presentazione di Tribaleglobale.

Raoul Molinari


      

  
Il Comune ha dichiarato guerra all’insetto nei corsi Coppino, Bixio e Bandiera. Istruzioni per l’uso

La cimice dell’olmo invade Alba

di M.G.O.

La "cimice dell’olmo" invade i corsi albesi? Niente paura. Il Comune è pronto a combatterla. Un piccolo insetto, l’arocatus melanocephalus, soggiorna sui balconi, sui davanzali delle finestre, tra gli infissi e gli arredi, s’infila tra le lenzuola e negli armadi, pronto a reagire con odori sgradevoli, se si tenta di stanarlo.

Non punge l’uomo e non è portatore di malattie. Ma è fastidioso trovarsi la piccola maschera rossa e nera ovunque, per casa.

Lo ammette l’assessore Alessandro Pelisseri: «Da alcuni anni, nel periodo estivo, le abitazioni dei corsi Coppino, Bixio e Bandiera sono invase dall’emittero ligeide, simile a una colorata maschera africana. È innegabile che quando si supera la soglia dell’indifferenza dell’uomo, l’insetto diventa un inquilino scomodo, da sfrattare o eliminare».

 L’insetto è lungo 6 mm circa. Il capo e lo scutello sono neri, mentre il protorace, le antenne, le zampe, le ali anteriori presentano disegni rossi e neri.
ROSSO E NERO. L’insetto è lungo 6 mm circa. Il capo e lo scutello sono neri, mentre
il protorace, le antenne, le zampe, le ali anteriori presentano disegni rossi e neri.

Che si fa, allora? «È meglio non usare troppo spesso insetticidi spray, che possono essere pericolosi e di scarsa utilità. Meglio eliminare l’arocatus in modo meccanico», spiega Pelisseri.

Anche il Comune si muove. «Abbiamo effettuato un trattamento a inizio primavera, contro gli adulti svernanti sugli olmi. Ora stiamo avviando una nuova campagna, con l’impiego di prodotti insetticidi a lungo effetto, irrorando le alberate».

L’emittero trascorre l’inverno nelle fessure dei muri, tra i rottami, sotto i rivestimenti e gli infissi, persino sotto la corteccia degli alberi.

«A primavera, poi, gli adulti raggiungono gli olmi per nutrirsi e riprodursi, deponendovi le uova», prosegue Pelisseri. «Oltre ai trattamenti del Comune, è opportuno che i privati intervengano con insetticidi appropriati, laddove si accorgano dell’invasione. In prossimità delle abitazioni, ad esempio, se l’insetto ha trovato ripari graditi per riprodursi, meglio essere drastici».

m.g.o.


      

  
GENTE DI CASA NOSTRA

Ada Neri, l’ugola d’oro di Langa
che conquistò l’Italia del 1930

di RAOUL MOLINARI

La nostra terra, oltre a buoni frutti, ha dato uomini lavoratori, contadini, operai, artigiani, ottimi professionisti, qualche eccezionale personaggio di cultura e di scrittura, rarissimi divi dello spettacolo. Vi è una ragione di fondo, di mentalità, di modo di intendere il lavoro e il professionismo. Coloro, infatti, che hanno tentato di uscire da questo canovaccio di vita erano considerati dei "balacanta", gente senza arte né parte e, se si trattava di personaggi femminili, venivano subito tacciati di essere di dubbia moralità.

Rita Cerretto.Così la pensava anche lo zio di Rita Cerretto (foto), nata a Santo Stefano Belbo il 1° settembre 1895, quando dovette interessarsi della nipote rimasta orfana di papà e mamma.

Un giorno l’affascinante fanciulla, dotata di una voce incolta, ma splendida, espresse allo zio la sua intenzione di dedicarsi al canto. La reazione del tutore fu dura e senza mezzi termini: «Le donne devono stare in casa, imparare a cuocere il risotto, rammendare calze e far figlioli a tempo debito. Non so chi ti abbia messo in testa queste idee, ma sarebbe utile che te le togliessi al più presto. La gente di teatro è tutta poco di buono».

Vinta, nonostante tutto, la riluttanza dello zio, Rita Cerretto, dopo aver compiuto gli studi di canto sotto la guida del maestro Veneziani, istruttore dei cori alla Scala, terminato il Conservatorio, iniziò la carriera di soprano, interpretando con successo due celebri opere come La Bohème e Faust al "Balbo" e al "Chiarelli" di Torino. In seguito calcò con successo le scene dei più importanti teatri lirici. Nel 1928, per motivi finanziari e anche, si dice, di cuore, cambiò genere ed entrò nel mondo della rivista assumendo il nome di Ada Neri. Il suo nome, a caratteri cubitali sulle locandine, faceva affollare i teatri e le sue canzoni giravano il mondo. Si sospirava al suo Parlami d’amore, Mariù; i soldati che partivano per l’Africa cantavano Faccetta nera e portavano la sua fotografia nel portafoglio accanto a quella della mamma; i maggiori impresari teatrali se la contendevano a fior di bigliettoni da mille. «La voce carezzevole e smagliante, la dicitrice eccezionale, l’ugola d’oro, l’usignolo del varietà», dopo aver calcato i palcoscenici di tutto il mondo, mantenendo il nome di Ada Neri, passò nuovamente alla lirica, dimostrando una notevole ecletticità e ottenendo nuovi successi soprattutto nei teatri dell’Emilia Romagna, notoriamente frequentati dai più severi intenditori.

Per sua scelta si ritirò in un modesto appartamento di Milano, dove gelosamente conservava le testimonianze della sua gloria che con dignità attaccò al chiodo. Qui morì nel 1978, sempre come Ada Neri.

Me ne parla commosso il nipote novantenne che conclude: «È stata grande, pur mantenendosi umile. Amò profondamente la sua professione ed ebbe un grande rispetto per il pubblico. Non mirò mai al successo pecuniario. Interpretò soltanto le canzoni che sentiva».

Nonostante le previsioni dello zio, rimase profondamente legata ai valori imparati in una casa e in un paese di provincia.

Rimase fedele all’unico amore della sua vita, pur essendo stata corteggiata da personaggi di primo piano e di fama internazionale.

Un aneddoto su tutti: durante una tournée in Svizzera, riuscì a portare a Messa l’intera Compagnia, anche se il suo cagnolino legato fuori per ovvi motivi abbaiò per tutto il tempo della funzione.

Per Santo Stefano Belbo un altro motivi di orgoglio, un personaggio da rivalutare, anche se solo nel ricordo.

Raoul Molinari