Gazzetta d'Alba n. 16 del 22-4-2003 - «Pia speculazione» a San Cassiano
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Prima della grande guerra, don Alberione progettò una parrocchia dove ora sorge il Divin Maestro

«Pia speculazione» a San Cassiano

di GIANFRANCO MAGGI
   

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Con l’inizio del conflitto, si pensò di erigere un tempio votivo per i combattenti.

Ritenendo di aver bisogno di un aiuto per sviluppare i suoi grandiosi progetti, don Alberione, appena poche settimane dopo l’avvio della Scuola tipografica, si associò con un religioso della congregazione dei Giuseppini di Asti (che in Alba avevano, ed hanno, la cura pastorale della parrocchia della Moretta), don Giuseppe Rosa.

Con il sostegno morale e materiale del canonico Chiesa, del teologo Giuseppe Priero (insigne innovatore nel campo della catechesi) e di don Sibona, i due cominciarono a pensare sempre più in grande. Ascoltiamo cosa scrive lo stesso don Alberione nel 1924: «Vi era una regione di Alba, detta di San Cassiano, assai mal provvista religiosamente, perché piuttosto appartata dal centro e dalla chiesa, e specialmente perché non curata. Varie volte si era tra alcuni sacerdoti parlato del bisogno di erigervi colà una chiesa e stabilirvi un sacerdote per funzionarla, tanto più che la città tendeva ad estendersi e svilupparsi in quella direzione. Anzi si era venuti a questa conclusione che bisognava acquistare mediante mutui vari terreni non ancora occupati da case, erigervi in mezzo la chiesa, poi rivendere i terreni stessi che colla chiesa vicina sarebbero cresciuti di prezzo, e col guadagno da effettuarsi si sarebbero pagate le spese stesse per la costruzione della chiesa ed i mutui fatti per i terreni e gradualmente provvisto anche l’abitazione per il clero, prevedendo la formazione di una parrocchia».

Il progetto dell’edificio sacro che si voleva costruire in regione San Cassiano.
MONUMENTO. Il progetto dell’edificio sacro
che si voleva costruire in regione San Cassiano.

Già nel dicembre del 1914 veniva così acquistato, con diversi atti, un terreno di circa 7 ettari, che dalla strada per Barolo risaliva le falde della collina fino a comprendere anche la villa di Moncaretto. Che la «pia speculazione» – come l’avrebbe poi definita mons. Re – non fosse campata in aria ce lo dimostra una notiziola riportata da Luigi Rolfo nella sua biografia di Alberione: «A circa sei mesi dall’acquisto, un signore di cui non conosciamo il nome aveva offerto a don Alberione, per il terreno e il palazzetto di Moncaretto, una somma superiore di sedicimila lire a quella che era stata spesa, lasciandogli lo spazio più che sufficiente per la costruzione della chiesa».

L’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915 introdusse nell’operazione difficoltà impreviste. Don Alberione ed il suo socio don Rosa vi intravidero però anche un’altra possibilità d’azione. Nell’agosto sottopongono l’idea al Vescovo, che rilascia loro questo documento: «Approviamo il progetto di edificare una chiesa al Cuore Sacratissimo di Gesù nella regione di San Cassiano, suburbio di Alba, tanto più che essa, oltre ad essere di grande utilità spirituale agli abitanti della regione distanti dalle chiese della città, dovrà sorgere come tempio votivo per la salvezza dei soldati e per ottenere una pace gloriosa alla Patria, e per suffragi ai caduti».

Forti di questa benedizione, i due iniziano la raccolta delle offerte. Stampano anche un bollettino intitolato Per i soldati e loro famiglie; come scrive il Vescovo alla fine del 1924, «si lusingavano di avere lire duecentomila dalle offerte dei soldati».

Ma, come continua la relazione di mons. Re, «s’ingannarono grandemente. Passato circa un anno, l’autorità militare proibì di spedire i bollettini ai soldati, ed aggravandosi le necessità dal prolungarsi della guerra, il Sindaco di Alba mi pregò di far sospendere la colletta anche nelle nostre province, per provvedere alle necessità interne, delle vedove, orfani, vecchi, ecc. Ho prescritto che si sospendessero le collette per un tempio votivo fin dopo la guerra, essendo più urgente dar da mangiare ai vivi, che non fare monumenti ai morti».

Intanto, però, i rapporti tra don Alberione e don Rosa si erano rapidamente guastati, finendo per dare origine ad una lunga vertenza, di cui non è qui il caso di occuparsi, ma che si trascinò penosamente per quasi un decennio tra istanze ecclesiastiche e tribunali civili. E la costruzione della chiesa a San Cassiano dovette ancora attendere un bel po’.

Gianfranco Maggi
6, continua

Segue: Mostra di Anna Peretta sui santi del Piemonte

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