Gazzetta d'Alba n. 16 del 22-4-2003 - Cambierà il diritto di famiglia: separazioni e divorzi a Cuneo?
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Con la riforma del diritto di famiglia, la competenza passerebbe a Cuneo. L’avv. Ternavasio però dice...

Cambierà il diritto di famiglia: separazioni e divorzi a Cuneo?

di C. P.
  

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Un’altra polemica sulla giustizia, che stavolta spacca pure la Casa delle libertà. Il guardasigilli Roberto Castelli perora la riforma del diritto di famiglia, con l’assegnazione della competenza in materia ai soli Tribunali dei capoluoghi di provincia. Insomma, per separazioni e divorzi occorrerebbe andare da Alba e Bra a Cuneo. Il presidente dell’Ordine degli avvocati, il braidese Mario Ternavasio, fa il punto della situazione e chiarisce che, forse, si troverà il modo per salvaguardare gli uffici giudiziari "minori".


C'è poco da fare: in Italia il tema della giustizia è destinato a essere un costante campo di battaglia politica e non solo. Come se non bastassero le ormai stucchevoli diatribe già note, ne sta emergendo un’altra, capace addirittura di spaccare la Casa delle libertà, che di solito sulla questione, avendo il dente avvelenato con la Magistratura, si mostra compatta, almeno nelle dichiarazioni pubbliche.

Non è così per la riforma del diritto di famiglia perorata dal guardasigilli Roberto Castelli. L’intenzione è di istituire Tribunali specializzati basati solo nei capoluoghi di provincia, che sottrarrebbero competenze agli uffici giudiziari minori. Detto in soldoni, se passasse la proposta, albesi e braidesi per le cause di separazione e divorzio dovrebbero recarsi a Cuneo.

La cosa non è piaciuta a diversi parlamentari del centrodestra, che nella Commissione giustizia della Camera si sono opposti al progetto, suscitando la ferma reazione del Ministro, il quale ha detto che è deciso ad andare avanti a testa bassa, ma nel contempo ha offerto una scappatoia, affermando che potrebbero essere create delle sezioni itineranti, per cui sarebbero i giudici a spostarsi da una sede all’altra.

Il dibattito romano ha avuto un immediato riverbero locale. Nella nostra zona magistrati, avvocati e amministratori si sono posti una serie di domande. Possiamo elencarle così: il Tribunale di Alba perderà la competenza in materia di separazione e divorzio? A che punto è la riforma legislativa? Come mai Alba è tornata nel novero dei cosiddetti piccoli Tribunali? Si è fatto qualcosa per non perdere la competenza dei nostri uffici giudiziari in materia di diritto di famiglia?

Abbiamo "girato" questi quesiti all’avvocato braidese Mario Ternavasio, presidente dell’Ordine degli avvocati del Foro di Alba. Ecco il testo della sua presa di posizione.

L’avvocato braidese Mario Ternavasio.

PRESIDENTE. 
L’avvocato braidese 
Mario Ternavasio 
guida l’Ordine forense di Alba. 
L’abbiamo interpellato 
sulla questione della riforma
del diritto di famiglia.

«Esiste un disegno di legge per la riforma dell’ordinamento giudiziario. Esso riguarda anche la revisione delle circoscrizioni, cioè dei territori su cui gli uffici giudiziari esercitano la competenza. Negli ultimi anni, a prescindere dalla colorazione politica, i governi che si sono succeduti hanno sempre manifestato l’intenzione di ridurre il numero dei Tribunali. Per raggiungere tale scopo, le strade sono due. La prima prevede l’eliminazione di Tribunali che abbiano uno scarso bacino d’utenza; la seconda, la trattazione di alcune materie solo presso gli uffici giudiziari più importanti, in genere situati nei capoluoghi di regione e di provincia. È evidente che, nell’un caso come nell’altro, a essere sacrificati o svuotati d’importanza sarebbero i Tribunali minori. A ciò si è sempre opposta l’avvocatura, perché la soppressione di uffici o la riduzione delle materie da essi trattate si tradurrebbero in denegata giustizia per una gran massa di cittadini. Si aggiunga che, se esiste qualche raro esempio di funzionamento del processo secondo medie ritenute accettabili in ambito europeo, questo si riscontra presso i Tribunali minori, dove i problemi dei cittadini trovano attenzione e maggior celerità di soluzione. Né l’operazione di soppressione può essere attuata con manovre di svuotamento delle competenze, poiché non avrebbe senso mantenere in vita strutture che servano a rendere servizi puramente marginali. Sono state così sollecitate le Commissioni giustizia della Camera e del Senato, affinché sospendano ogni decisione riguardante le circoscrizioni giudiziarie, in attesa che un comitato di studio compia un’indagine scrupolosa sul territorio, sui carichi di lavoro degli uffici, sul loro funzionamento, sulle realtà sociali ed economiche, sulla diffusione della criminalità, ecc. Il sollecito è stato accolto. Anche con riferimento all’istituzione dei Tribunali di famiglia o di altri tribunali specializzati, l’avvocatura ha consigliato di non sopprimere gli uffici giudiziari che abbiano modesti bacini d’utenza e di costituire "sezioni itineranti" composte da magistrati che si rechino là dov’è necessario rendere giustizia, senza obbligare i cittadini ad affrontare gravose trasferte. In tal modo, anche la presenza dello Stato su tutto il territorio nazionale sarà più avvertita. Aggiungo, da ultimo, che verbalmente l’attuale Ministro della giustizia ha espresso l’intenzione di istituire sezioni specializzate in non meno di 130 Tribunali e sezioni itineranti che operino presso i rimanenti. La relazione tecnica al disegno di legge per la riforma dell’ordinamento giudiziario prevede però la copertura finanziaria per non più di cento uffici. Come si può comprendere, di definitivo non c’è ancora nulla e ogni proposito di soppressione di sedi giudiziarie incontra sempre forti ostacoli da parte dei rappresentanti politici delle popolazioni interessate. Così delineati sinteticamente i problemi d’ordine generale, per quel che riguarda in particolare Alba, mi pare che il nostro Tribunale, da sempre considerato "minore" perché non situato in un capoluogo di regione o di provincia, sia tuttavia importante per ampiezza di territorio, numero di utenti e di cause trattate. Non credo, quindi (e in tal senso si è espresso di recente il sottosegretario di Stato alla giustizia Michele Vietti), che esso rientri tra le sedi giudiziarie destinate a subire sacrifici».

c.p.
    

Presto il nuovo Presidente del Tribunale

Negli ambienti giudiziari albesi e braidesi da tempo circola il nome del nuovo presidente del Tribunale. Entro breve, il Consiglio superiore della Magistratura e, in seguito, il Guardasigilli, dovrebbero assegnare l’incarico di sostituire Luciano Panzani, promosso l’estate scorsa alla Corte di cassazione, a Roma, al dottor Agostino Triminì, attualmente applicato presso il Tribunale di Torino, come procuratore generale, dopo essere stato a Saluzzo.

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