Gazzetta d'Alba n. 12 del 25-3-2003 - Scomparso il comandante Poli, il “Nord” del Partigiano Johnny
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Scomparso il comandante Poli,
il "Nord" del Partigiano Johnny

di ANDREA ICARDI
   

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A guardarlo camminare, il vecchio Poli, sembrava un attore che si avvia umbratile dietro le quinte di un teatro, al termine di una grande interpretazione. E in quella lunga storia che è la vita, Piero Balbo, morto la scorsa settimana ad Asti, aveva avuto un ruolo di primo piano. Comandante della seconda divisione autonoma "Langhe", coi suoi partigiani, Poli difese il territorio che da Murazzano scende fino a Nizza Monferrato.

Piero Balbo con Margherita Fenoglio.
NEL 2002, A MANGO. Piero Balbo con Margherita Fenoglio (foto Murialdo)

«Aveva allora trent’anni scarsi – scrive Beppe Fenoglio ne Il partigiano Johnny – aveva cioè l’età in cui a un ragazzo appena sviluppato come Johnny la maturità trentenne appare fulgida e lontana, ma splendidamente concreta come un picco alpestre. L’uomo era così bello quale mai misura di bellezza aveva gratificato la virilità, ed era così maschio come mai la bellezza aveva tollerato d’esser così maschia. Il suo aquilino profilo aveva quella giusta dose di sofficità da non renderlo aquilino, ed era quel profilo che quando scattò, later on, su un fondo oscuro, davanti a una triade di prigionieri fascisti, tutt’e tre crollarono ai piedi di Nord (soprannome dato a Poli da Fenoglio, nda), in un parossismo di sgomento e di ammirazione. L’aurea proporzionale del suo fisico si manifestava fin sotto la splendida uniforme, nella perfezione strutturale rivestita di giusta carne e muscolo».

Un’immagine di Poli tratta dal libro di Franco Vaccaneo "Beppe Fenoglio, una biografia per immagini".
Un’immagine di Poli tratta dal libro di Franco Vaccaneo
"Beppe Fenoglio, una biografia per immagini".

Piero Balbo era nato 86 anni fa a Cossano Belbo, dove è stato sepolto giovedì scorso e dove aveva dato vita alla prima formazione di patrioti alla fine del ’43. «Era dotato di un ascendente personale non comune – ha spiegato il cugino Adriano Balbo, anch’egli partigiano – e quando tornò, già ufficiale, dalla missione in Istria, suo padre Pinin e io sapevamo già che sarebbe stato un perfetto comandante: era un fatto naturale». Così come naturale è stata la scelta di prendere in mano le armi e combattere per la libertà, affinché, come diceva lo stesso Piero Balbo ai suoi uomini, «la guerra che andiamo a combattere sia l’ultima guerra!».

Andrea Icardi

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