Gazzetta d'Alba n.9 del 27-2-2002 - I bersaglieri piemontesi si ritrovano a Cherasco
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Sabato 2 e domenica 3 marzo si terrà il congresso regionale dell’Anb

I bersaglieri piemontesi
si ritrovano a Cherasco

di CRISTIANO LANZARDO
   

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Il 2 e 3 marzo gli ex bersaglieri confluiranno da tutto il Piemonte a Cherasco per partecipare al congresso regionale indetto dall’Associazione nazionale bersaglieri (Anb), nella ricorrenza del 120° anniversario della morte del colonnello Giuseppe Vayra, cheraschese, primo bersagliere d’Italia.

«La scelta della nostra cittadina quale sede del congresso non è casuale», spiega Gian Carlo Ciberti, presidente regionale Anb. «Prima di tutto volevamo ricordare adeguatamente la figura del nostro concittadino, eroe militare, inoltre abbiamo ottenuto un notevole sostegno all’iniziativa da parte dell’Amministrazione comunale e in particolare dal sindaco, Giovanni Avagnina».

Il programma. Sabato 2, nel cimitero di Cherasco, i rappresentanti dell’Anb e le autorità renderanno omaggio alla tomba monumentale del colonnello Vayra (ore 16.20); alla cerimonia farà seguito la Messa nel santuario della Madonna del popolo (ore 17) e gli onori militari presso il monumento ai caduti.

FANTI PIUMATI. Bersaglieri moderni.
FANTI PIUMATI. Bersaglieri moderni.

Le cerimonie proseguiranno nel salone municipale dove, alle 18, il Consiglio comunale accoglierà il medagliere dell’Anb Piemonte; saranno resi gli onori al gonfalone della città di Cherasco e verrà presentato il congresso. La giornata si concluderà con una cena sociale presso il ristorante "L’allea" (ore 20).

Il teatro comunale "Graziana Salomone" aprirà in anteprima i battenti domenica 3 per ospitare i lavori del congresso (inizio alle 9) con i saluti del presidente nazionale Anb Marcello Amicucci, del presidente regionale Gian Carlo Ciberti e del sindaco di Cherasco, Giovanni Avagnina. Al termine, dopo una breve relazione del professor Bruno Taricco sulla figura di Giuseppe Vayra, si succederanno gli interventi dei vari dirigenti dell’associazione. Il momento di convivialità sarà rappresentato dal pranzo presso il ristorante "L’escargot" (ore 12.45).

Durante le due giornate del congresso presenzieranno le fanfare bersaglieri di Asti e Settimo Torinese.

Sarà inoltre visitabile, nella chiesa di San Gregorio, la mostra "Storia del tricolore", cu-rata dall’Associazione nazionale bersaglieri.

Cristiano Lanzardo
   

Giuseppe Vayra, il primo

Quando il generale Alessandro La Marmora creò nel 1836 un corpo di truppe scelte adatte alle lunghe marce e abili nel tiro, ne volle presentare la divisa a re Carlo Alberto facendola indossare ad un soldato del reggimento "Granatieri di Lombardia", Giuseppe Vayra. Nacque così la leggenda del "Primo bersagliere d’Italia": Vayra, nato nel 1813 a Cherasco da Michele e Margherita Gallo, appartenente a una famiglia numerosa ma benestante, entra nel Regio esercito come volontario nel 1830, dove inizia una fulgida carriera militare, costellata di onorificenze e promozioni di grado.

 Il generale Alessandro La Marmora presenta la nuova divisa, indossata dal cheraschese Giuseppe Vayra, al re Carlo Alberto. È il 1836.
 Il generale Alessandro La Marmora presenta la nuova divisa,
 indossata dal cheraschese Giuseppe Vayra, al re Carlo Alberto. È il 1836.

Partecipa alla prima ed alla seconda guerra d’indipendenza, ricevendo due medaglie d’argento al valore militare per essersi distinto nella battaglia di San Martino (1859) e nella presa di Perugia (1860); durante la terza campagna contro l’Austria (1866) per il coraggio dimostrato nella battaglia di Custoza viene decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, che si aggiunge a quella di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1864). Congedatosi col grado di colonnello, Giuseppe Vayra trascorre gli ultimi anni tra Torino e la dimora paterna di Cherasco, il palazzo Gotti di Salerano (l’attuale sede del Museo civico). E la sua esistenza ha termine qui, il 26 ottobre 1882, quando viene colto da "repentino morbo", come cita l’iscrizione tombale (il colera): un destino che lo accomuna di nuovo con La Marmora.

c.l.

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