Gazzetta d'Alba n.21 del 23-5-2001 - Ora siamo l’America degli argentini
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Nipoti e bisnipoti degli emigranti piemontesi vorrebbero trasferirsi qui. E a Neive s’intensificano i rapporti d’interscambio

Ora siamo l’America degli argentini

di DONATO BOSCA
   

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Uno strano fenomeno, dovuto alla crisi economica che da anni soffoca ogni tentativo di sviluppo in Argentina, si sta registrando sulle colline di Langa e Roero. Si tratta del "ritorno" di emigranti piemontesi che affidano a figli o nipoti il sogno mai realizzato di rientrare nei paesi d’origine.

È successo a Castino, dove una giovane laureata ha dimostrato di avere diritto alla cittadinanza italiana; sta succedendo a Priocca, dove la "Migrantes" di don Paolo Rocca cerca di ottenere una sistemazione provvisoria in attesa di cittadinanza per piemontesi di terza generazione tornati nei paesi dei propri antenati; succede a Canale, dove hanno preso residenza i parenti argentini dei titolari della "Mtg" di Alba, ditta specializzata in automazioni, assistenza tecnica e ricambi. Ma succede anche a Neive, dove si è domiciliato Damian Mellano, vincitore della borsa di studio "Nidi di rondine", patrocinata dall’"Arvàngia", da mesi in lotta contro la burocrazia italiana che non lo riconosce come italiano "per diritto di sangue" a causa di una doppia consonante che va e viene nei documenti di nascita e di morte del bisnonno. A questo giovane, perseverante nella battaglia con i mulini a vento e nella ricerca di un lavoro stabile e sicuro in Piemonte, domenica 27 maggio verrà assegnato un attestato di benemerenza a Conzano (Alessandria), in occasione della Festa del Piemonte.

Ma l’Argentina e le vicende dell’emigrazione sono tornate di attualità ovunque.

Il prof. Donato Bosca ha "riscoperto" il tema e le problematiche dei tanti emigranti piemontesi in Argentina fin dagli anni Ottanta.
Il prof. Donato Bosca ha "riscoperto" il tema e le problematiche
dei tanti emigranti piemontesi in Argentina fin dagli anni Ottanta.

A Pinerolo, presso la chiesa di Sant’Agostino, per iniziativa del locale Museo civico di archeologia e antropologia, lo studioso José Carlos Depetris, di origine albese, amico di albesi emigranti appartenenti alla famiglia Cagnasso, ha allestito e aperto la mostra "Bronsin" con il sottotitolo: "Antropologia e storia della Pampa india nell’incontro con gli emigranti piemontesi in Argentina". Contestualmente ha tenuto la conferenza "Los rostros de la tierra" (i volti indios della Pampa argentina), che prende spunto dal titolo di un suo libro omonimo.

L’autore è diventato il referente nazionale sui problemi della minoranza etnica india della Pampa ed è stato vicepresidente di società storiche e di associazioni di scrittori della sua provincia. L’amore per le radici e la terra d’origine dei nonni lo ha portato, con sessanta amici, a fondare, alcuni anni orsono, la "Gent dël Piemont", una delle più giovani associazioni piemontesi nel mondo.

Ma l’esperienza di José Carlos Depetris non è unica. Qualcosa di analogo lo sta facendo in zona la professoressa Marina Cornaglia, insegnante di lettere alla scuola media di Monticello. Di recente è stata intervistata dagli alunni della classe 3A della scuola media "Eugenio Montale" di Neive sui risvolti culturali del gemellaggio che da oltre dieci anni ha avvicinato Monticello e Sastre Ortiz, comunità argentina della provincia di Santa Fe. E proprio Neive sembra interessato a consolidare il rapporto d’interscambio già esistente con alcune istituzioni scolastiche di Rosario, la città dove lavora l’ex preside della locale scuola media, professor Giovanni Manzo.

Ecco cosa hanno scritto dall’Argentina la professoressa Maria Rosa Latorre, direttrice del Dipartimento di italiano, e la professoressa Maria Cristina Santoro, a proposito di una recente visita ai plessi scolastici dell’istituto comprensivo "Beppe Fenoglio": «Un ringraziamento di cuore perché ci siamo sentite a casa nostra. Non ci avete mai fatto sentire la nostalgia della nostra terra, aiutandoci a sistemare tutte le idee raccolte durante l’esperienza e a trasformarle in futuri progetti. Il soggiorno è stato proficuo per la nostra formazione professionale, ma ancor di più perché sentiamo di aver costruito un ponte di amicizia e di vero interscambio culturale».

Donato Bosca

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