Periodici San Paolo - Home Page

Il fondatore del gruppo Abele ha preso parte all’assemblea del Classico e dell’Artistico di Alba

Don Ciotti: «Sognate grande!»

di BATTISTA GALVAGNO
     

   Gazzetta d'Alba n. 21 del 23-5-2001 - Home Page

I consigli ai giovani: il male peggiore è l’indifferenza. Bisogna saper incontrare le persone.

«È stata la più bella assemblea di istituto degli ultimi anni»: è il commento di parecchi studenti del liceo classico "Generale Govone" e di due classi del Liceo artistico, dopo l’incontro con don Luigi Ciotti di venerdì 11 maggio: un bel complimento e un ringraziamento sia al dirigente scolastico, professoressa Anna Maria Alessandria, che ai rappresentanti degli studenti: Stefano Montaldo, Marco Cerrato e Paola Stroppiana. È raro vedere 250 studenti di una scuola superiore reggere oltre due ore di confronto e di dibattito serrato, in silenzio, senza perdere la concentrazione, con un coinvolgimento crescente, come evidenziato dalle domande a cui alla fine non è stato possibile rispondere.

Don Ciotti ha toccato le principali tematiche giovanili del momento.

Dietro il disagio giovanile c’è il disagio degli adulti, il disagio di una società del benessere che non riesce ad accettare la normale fatica di vivere (lo scorso anno, in Italia, sono state vendute 153 milioni di confezioni di pillole antidepressive a ansiolitiche, per non parlare del fumo!), il clima generalizzato di violenza che domina in televisione e nei videogiochi e un orizzonte culturale secondo cui ciò che conta è l’immagine, l’apparire, la ricchezza, il potere.

Di fronte a tutto questo, l’unica alternativa reale è avere il coraggio di essere inadeguati, di essere alternativi.

AFFASCINANTE COMUNICATORE. Don Luigi Ciotti con tre studenti del Classico di Alba: Marco Guarene, Stefano Montaldo e Marco Cerrato.
AFFASCINANTE COMUNICATORE. Don Luigi Ciotti con tre studenti
del Classico di Alba: Marco Guarene, Stefano Montaldo e Marco Cerrato.

I bisogni dei giovani d’oggi sono quelli di sempre e sono trasversali alle classi sociali: il bisogno di affettività, di amicizia e di amore che chiede di essere espresso, non bruciato; il bisogno di comunicazione, di dialogo che vorrebbe risorse maggiori, se è vero che, mentre nel 1987 i giovani, per comunicare, usavano mediamente 1.600 vocaboli, oggi ne usano 600; il bisogno di esprimere le proprie risorse e capacità, non solo in campo intellettuale, ma anche manuale: oggi abbiamo bisogno di buoni contadini, di bravi muratori, di meccanici...; il bisogno di dare un senso alla vita, in un Paese come l’Italia in cui, l’anno scorso, si sono registrati quasi 200.000 casi di bulimia/anoressia!

La malattia più grave oggi, in Italia, è l’indifferenza, la superficialità: è la diagnosi del gruppo "Abele", che pure non ignora i cambiamenti in atto, con le nuove emergenze scatenate: le nuove droghe e la schiavitù. L’intervento del gruppo "Abele" si organizza attorno a tre filoni: 1) l’accoglienza delle nuove forme di sofferenza: le prostitute-schiave, i malati di Aids, le coppie in crisi, gli alcolizzati; 2) l’uso del lavoro come strumento di riscatto e di crescita (a Torino 120 persone si guadagnano da vivere con la raccolta differenziata e la divisione dei rifiuti); 3) la cultura, l’università della strada, la ricerca, condotta sul campo, per capire le nuove emergenze.

Alla fine degli anni ’80 abbiamo vissuto un cambiamento epocale: non solo la caduta del comunismo, ma l’avvento della musica tekno, di una nuova cultura giovanile, di linguaggi fatti più di gesti che di parole, di un modo di intendere il divertimento che implica, tra l’altro, il riappropriarsi della notte. È cresciuto il rischio di un corto circuito tra ciò che viene proposto e la realtà, fatta di fatica, di concretezza: di qui la tentazione di fuga nelle nuove droghe: l’ecstasy (la droga "giusta"!), senza dimenticare la non meno preoccupante offensiva del fumo e degli psicofarmaci.

La fatica di sognare e di coltivare ideali è stata denunciata da diversi studenti: una condizione di vita che si accompagna a un rapporto problematico con la religione. Un adulto, anche se prete – ha concluso don Ciotti, raccontando la sua vocazione e la nascita del gruppo "Abele" – non può comunicare sogni, ideali e tanto meno Dio: è Dio che fissa gli appuntamenti con gli uomini; noi dobbiamo solo dargli una mano. La strada indicata, una sorta di consegna ai giovani, è questa: uscire da se stessi, lasciarsi provocare dalle situazioni, cercando sempre di incontrare le persone e di risolvere i problemi. Non accontentarsi di essere i notai del presente, ma sforzarsi di diventare i profeti dell’aurora.

Battista Galvagno

   Gazzetta d'Alba n. 21 del 23-5-2001 - Home Page