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Un documento della diocesi di Bolzano

«IN CAMMINO CON LORO»

di ALBERTO BOBBIO
    

   Famiglia Cristiana n.44 del 7-11-1999 - Home Page Dice il vescovo Egger: «Dobbiamo accompagnare le persone, ascoltando domande e sofferenze».

È il primo vescovo in Italia ad aver affrontato il problema. Monsignor Wilhelm Egger di Bolzano, nel 1992, in un testo intitolato Ricordatevi dei cinque pani. Lettera pastorale da completare nelle comunità, scriveva: «La comunità dei credenti non può emarginare ed escludere dal suo seno le persone separate, divorziate, risposate, ma deve stare loro vicino e aiutarle nei limiti del possibile». Un anno fa Egger ha promulgato come documento della diocesi la trascrizione di un colloquio con i divorziati risposati in cui si dà conto della complessità della situazione, non si nascondono i problemi e le discussioni teologiche e canonistiche.

Da anni a Bolzano l’argomento è all’ordine del giorno della diocesi e delle comunità. E un poco è anche merito di Elio Cirimbelli, separato divorziato e risposato, uno di quelli che hanno elaborato il documento. Gli piacciono i paradossi: «Benedico la mia separazione, perché attraverso questa triste esperienza ho riscoperto il Signore e assieme a mia moglie Helga e a mia figlia Roberta ringrazio lo Spirito Santo che è entrato nella nostra casa». Adesso Roberta riceverà la Cresima. Ma né lui né la moglie potranno accostarsi all’Eucaristia: «È difficile dare una risposta a una bambina senza far vedere la Chiesa come una istituzione che punisce. È difficile capire perché mia moglie, che ha sposato un divorziato, non possa ricevere l’Eucaristia. Però già il fatto di trovarmi in chiesa ogni domenica con la mia nuova famiglia mi fa pensare che il Signore non mi ha abbandonato. Accetto, ma non significa che condivido».

Il documento racconta queste sofferenze. C’è la moglie di un divorziato che confessa di aver provato il desiderio di «dire addio a questa madre Chiesa che non sa amare quelli come me» e che racconta del figlio adolescente che urla in casa: «Questo Papa e i suoi vassalli con me hanno chiuso! Voi genitori ufficialmente siete peccatori peggio degli assassini!». E lei, la madre, che paziente si mette a spiegare la differenza tra la legge e la Grazia.

Dice monsignor Egger: «A mettere d’accordo misericordia e verità riesce solo nostro Signore. Quello che noi possiamo fare per far valere questa misericordia è accompagnare le persone nel loro cammino, come Gesù che accompagna i suoi discepoli verso Emmaus. La Chiesa acquisterà autorità ascoltando le persone: avrà autorità se condivide i loro cammini, se è attenta alle loro domande. Occorre imparare il linguaggio delle persone e accettare i loro doni, ascoltare, capire le storie personali, le sofferenze. Le diocesi devono dire anche pubblicamente che c’è questa volontà di accompagnare le persone».

Il documento della diocesi di Bolzano contiene le testimonianze dei parroci e nota come molti sono "scoraggiati", tendono a "evitare il colloquio" indirizzando, piuttosto, verso "altri esperti". Ma ciò è sbagliato: «I fedeli che cercano il dialogo con il sacerdote hanno il diritto di essere ascoltati», aiutati a «trovare delle proprie motivate convinzioni e a saper prendere una decisione di coscienza». Gli operatori pastorali, si legge nel sussidio, devono comunicare che «la decisione ultima riguardante la propria disposizione interiore a ricevere la Comunione viene presa sempre secondo la coscienza personale. È questa infatti che conosce i molteplici aspetti del problema e decide di conseguenza».

Egger, nella presentazione del sussidio, ricorda le parole della Costituzione pastorale Gaudium et spes: «La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria».

a. bo.

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