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L’INTERVISTA - Alessandro Del Piero, il fuoriclasse della Juve

«NON CI CREDERETE MA MI DIVERTO»

di PAOLO PERAZZOLO
    

   Famiglia Cristiana n.34 del 29-8-1999 - Home Page

Se non fosse per quei dieci miliardi l’anno d’ingaggio; se ogni suo tocco di palla non fosse vivisezionato dalla televisione e dai giornali; se il suo viso sorridente non campeggiasse nei manifesti pubblicitari di tutt’Italia, Alessandro "Alex" Del Piero, alias Pinturicchio (così parlò l’Avvocato), sarebbe un ragazzo normale. Con i gusti e le passioni di un ragazzo nato 25 anni fa a Conegliano Veneto, provincia di Treviso.

Stipendio e notorietà a parte, qualcosa di straordinario in Alex c’è, ed è la determinazione con cui si è buttato alle spalle il 1998, uno degli anni più brutti della sua carriera: prestazioni deludenti nella finale di Coppa Campioni e ai Mondiali, le allusioni sullo sviluppo della sua muscolatura e, infine, l’infortunio di novembre che l’ha tenuto fuori dai campi per 10 mesi.

  • Come hai vissuto questo lungo periodo?

«Come tutte le altre esperienze della mia vita: cercando di ricavarne il massimo, di trarne degli insegnamenti».

  • E qual è l’insegnamento più importante che hai tratto da questi dieci mesi?

«Ho imparato la pazienza. Avrei voluto tornare in campo prima ma non potevo».

  • Hai ricevuto molte critiche, sportive e non: quali ti hanno ferito di più?

«Nel mondo del calcio le critiche sono all’ordine del giorno. Alcune sono costruttive ed è giusto che vengano fatte. Altre sono gratuite. Ma alla fine la verità viene fuori: sono uscito del tutto pulito dalle accuse di doping».

  • A che cosa ti sei appigliato nei momenti difficili?

«A me stesso e alle persone che mi stavano vicine. Grazie a loro ho affrontato nel modo giusto l’infortunio: mi sono messo il cuore in pace, ho accettato di non poter giocare. Non è stato sempre facile, ho avuto alti e bassi».

  • Hai avuto paura di non tornare più quello di prima?

«No, se non negli attimi immediatamente successivi all’infortunio. Ma già quella sera i medici mi avevano garantito che sarei guarito perfettamente...».

  • Un calciatore del tuo livello è sempre in giro per il mondo. Con che frequenza riesci a tornare a San Vendemiano (Treviso) per vedere la tua famiglia e i tuoi amici d’infanzia?

«Due o tre volte l’anno, e per pochi giorni. Per fortuna i miei genitori, come pure mio fratello e la moglie, vengono a trovarmi a Torino. È così da quando avevo 13 anni, ho vissuto poco a casa».

  • Non credi che i giovani talenti, stretti tra tante pressioni e stipendi da favola, rischino di essere bruciati?

«È un pericolo: è difficile non solo diventare campioni, ma anche, semplicemente, ritagliarsi lo spazio per essere considerati una promessa».

  • Nel calcio d’oggi ti diverti ancora?

«Certo, è la mia passione. Al di là di tutto, quando scendo in campo sono felice».

  • Che cosa fai quando non giochi a calcio?

«Ascolto musica, incontro amici. La mia è una vita normalissima, senza pazzie».

  • Pensi mai a quello che farai alla fine della carriera?

«Molto raramente. Per fortuna: perché quando cominci a pensarci spesso, significa che è ora di smettere».

  • Il calcio è la cosa più importante della tua vita?

«Di sicuro è fra le cose più importanti. Ma non l’unica: sono importanti la famiglia, la propria donna, gli amici».

  • Sei bravo, ricco, famoso. Ti manca qualcosa?

«No. Soprattutto adesso che mi sono riavvicinato al calcio dopo un’assenza forzata. Faccio il lavoro che mi piace e che mi permette di vivere bene. Che cos’altro posso chiedere?».

  • Hai ottenuto un ingaggio da 10 miliardi l’anno. Non ti sembra un po’ poco?

(Del Piero s’irrigidisce, si stringe nelle spalle e prima di rispondere lascia passare qualche secondo). «Se una squadra ti dà tanto, significa che ha anche certi introiti e...».

  • La domanda era ironica, mi stai rispondendo come se ti avessi detto che guadagni troppo. Evidentemente sei abituato a sentirtelo rinfacciare, quel contratto...

«Sì... Ma quella cifra è il frutto della legge del mercato, non bisogna meravigliarsi. Con i diritti televisivi e gli sponsor è cambiato tutto».

  • Dev’essere una bella responsabilità essere il giocatore più pagato del mondo. Tutti si aspetteranno un capolavoro a ogni partita...

«Accadeva già prima, le mie responsabilità sono sempre le stesse. E poi io mi sono sempre impegnato al massimo: come lo facevo prima, così continuerò a farlo adesso. Certo, so che è un contratto di altissimo livello, questo mi sprona ad andare in campo e dare sempre di più».

  • Come hai reagito alla frecciata di Gianni Agnelli: «Del Piero è diventato esoso»?

«Con simpatia. L’Avvocato è un personaggio di grandissima classe, che ammiro molto. Quando viene a visitare la squadra, nell’aria si respira il suo carisma. È piacevole essere punzecchiati da lui: significa che ti tiene d’occhio. E poi ha fatto capire chiaramente che voleva che restassi alla Juventus».

  • La coppia Vieri-Ronaldo sembra insuperabile...

«Sono due grandissimi giocatori. L’Inter ha acquistato un fortissimo attaccante, Vieri, e il portiere più forte del mondo, Peruzzi».

  • Ma la coppia Vieri-Ronaldo è davvero più forte della coppia Del Piero-Inzaghi?

«Lo sapremo solo alla fine del campionato».

  • Ti piace la nuova Juve?

«È molto competitiva. E in più ci vogliamo rifare dopo una stagione deludente».

  • Come va con Ancelotti?

«Lo conoscevo già in Nazionale: è un allenatore che sa stare molto vicino alla squadra, forse perché fino a poco tempo fa è stato lui stesso giocatore. Comunque, stiamo ancora assimilando i suoi principi di gioco».

  • Chi vincerà il campionato?

«Ci sono almeno sette candidate. È presto per fare pronostici, sono tante, persin troppe le squadre che hanno potenzialità enormi».

Paolo Perazzolo

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