Se
non fosse per quei dieci miliardi lanno dingaggio; se ogni suo tocco di palla
non fosse vivisezionato dalla televisione e dai giornali; se il suo viso sorridente non
campeggiasse nei manifesti pubblicitari di tuttItalia, Alessandro "Alex"
Del Piero, alias Pinturicchio (così parlò lAvvocato), sarebbe un ragazzo normale.
Con i gusti e le passioni di un ragazzo nato 25 anni fa a Conegliano Veneto, provincia di
Treviso.
Stipendio e notorietà a parte, qualcosa di straordinario in Alex
cè, ed è la determinazione con cui si è buttato alle spalle il 1998, uno degli
anni più brutti della sua carriera: prestazioni deludenti nella finale di Coppa Campioni
e ai Mondiali, le allusioni sullo sviluppo della sua muscolatura e, infine,
linfortunio di novembre che lha tenuto fuori dai campi per 10 mesi.
- Come hai vissuto questo lungo periodo?
«Come tutte le altre esperienze della mia vita: cercando di
ricavarne il massimo, di trarne degli insegnamenti».
- E qual è linsegnamento più importante che hai tratto
da questi dieci mesi?
«Ho imparato la pazienza. Avrei voluto tornare in campo prima ma
non potevo».
- Hai ricevuto molte critiche, sportive e non: quali ti hanno
ferito di più?
«Nel mondo del calcio le critiche sono allordine del giorno.
Alcune sono costruttive ed è giusto che vengano fatte. Altre sono gratuite. Ma alla fine
la verità viene fuori: sono uscito del tutto pulito dalle accuse di doping».
- A che cosa ti sei appigliato nei momenti difficili?
«A me stesso e alle persone che mi stavano vicine. Grazie a loro ho
affrontato nel modo giusto linfortunio: mi sono messo il cuore in pace, ho accettato
di non poter giocare. Non è stato sempre facile, ho avuto alti e bassi».
- Hai avuto paura di non tornare più quello di prima?
«No, se non negli attimi immediatamente successivi
allinfortunio. Ma già quella sera i medici mi avevano garantito che sarei guarito
perfettamente...».
- Un calciatore del tuo livello è sempre in giro per il mondo.
Con che frequenza riesci a tornare a San Vendemiano (Treviso) per vedere la tua famiglia e
i tuoi amici dinfanzia?
«Due o tre volte lanno, e per pochi giorni. Per fortuna i
miei genitori, come pure mio fratello e la moglie, vengono a trovarmi a Torino. È così
da quando avevo 13 anni, ho vissuto poco a casa».
- Non credi che i giovani talenti, stretti tra tante pressioni
e stipendi da favola, rischino di essere bruciati?
«È un pericolo: è difficile non solo diventare campioni, ma
anche, semplicemente, ritagliarsi lo spazio per essere considerati una promessa».
- Nel calcio doggi ti diverti ancora?
«Certo, è la mia passione. Al di là di tutto, quando scendo in
campo sono felice».
- Che cosa fai quando non giochi a calcio?
«Ascolto musica, incontro amici. La mia è una vita normalissima,
senza pazzie».
- Pensi mai a quello che farai alla fine della carriera?
«Molto raramente. Per fortuna: perché quando cominci a pensarci
spesso, significa che è ora di smettere».
- Il calcio è la cosa più importante della tua vita?
«Di sicuro è fra le cose più importanti. Ma non lunica:
sono importanti la famiglia, la propria donna, gli amici».
- Sei bravo, ricco, famoso. Ti manca qualcosa?
«No. Soprattutto adesso che mi sono riavvicinato al calcio dopo
unassenza forzata. Faccio il lavoro che mi piace e che mi permette di vivere bene.
Che cosaltro posso chiedere?».
- Hai ottenuto un ingaggio da 10 miliardi lanno. Non ti
sembra un po poco?
(Del Piero sirrigidisce, si stringe nelle spalle e prima di
rispondere lascia passare qualche secondo). «Se una squadra ti dà tanto, significa che
ha anche certi introiti e...».
- La domanda era ironica, mi stai rispondendo come se ti avessi
detto che guadagni troppo. Evidentemente sei abituato a sentirtelo rinfacciare, quel
contratto...
«Sì... Ma quella cifra è il frutto della legge del mercato, non
bisogna meravigliarsi. Con i diritti televisivi e gli sponsor è cambiato tutto».
- Devessere una bella responsabilità essere il giocatore
più pagato del mondo. Tutti si aspetteranno un capolavoro a ogni partita...
«Accadeva già prima, le mie responsabilità sono sempre le stesse.
E poi io mi sono sempre impegnato al massimo: come lo facevo prima, così continuerò a
farlo adesso. Certo, so che è un contratto di altissimo livello, questo mi sprona ad
andare in campo e dare sempre di più».
- Come hai reagito alla frecciata di Gianni Agnelli: «Del
Piero è diventato esoso»?
«Con simpatia. LAvvocato è un personaggio di grandissima
classe, che ammiro molto. Quando viene a visitare la squadra, nellaria si respira il
suo carisma. È piacevole essere punzecchiati da lui: significa che ti tiene
docchio. E poi ha fatto capire chiaramente che voleva che restassi alla Juventus».
- La coppia Vieri-Ronaldo sembra insuperabile...
«Sono due grandissimi giocatori. LInter ha acquistato un
fortissimo attaccante, Vieri, e il portiere più forte del mondo, Peruzzi».
- Ma la coppia Vieri-Ronaldo è davvero più forte della coppia
Del Piero-Inzaghi?
«Lo sapremo solo alla fine del campionato».
«È molto competitiva. E in più ci vogliamo rifare dopo una
stagione deludente».
«Lo conoscevo già in Nazionale: è un allenatore che sa stare
molto vicino alla squadra, forse perché fino a poco tempo fa è stato lui stesso
giocatore. Comunque, stiamo ancora assimilando i suoi principi di gioco».
- Chi vincerà il campionato?
«Ci sono almeno sette candidate. È presto per fare pronostici,
sono tante, persin troppe le squadre che hanno potenzialità enormi».
Paolo Perazzolo |