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QUELLE TOGHE DA RAMMENDARE di FRANCESCO ANFOSSI |
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Per il magistrato, che
è stato anche sindaco della città ligure, occorre innanzitutto aumentare le risorse
destinate alla giustizia. Nessuno come Adriano Sansa può spiegare le due facce di Genova, la città con meno crimini dItalia e col più alto numero di errori giudiziari. Due fenomeni contrapposti, che può analizzare a fondo in virtù della sua duplice veste di presidente della Seconda sezione penale della Corte dAppello della città e del suo recentissimo passato di sindaco. Il tribunale di Genova, in fondo, può diventare lo specchio opaco della giustizia italiana: non cè molta differenza con gli altri tribunali del nostro Paese. «Vede, gli errori sono figli anche della fretta. Noi giudici, a Genova come altrove, possiamo discutere in un giorno di 30, 40 anni di reclusione da infliggere agli imputati», spiega il magistrato; «se divento frettoloso e sbaglio, faccio una cosa tremenda. Se infliggo una pena di sette anni a un innocente accusato di spaccio, commetto un danno di proporzioni tragiche, come il chirurgo che opera la gamba sbagliata». I troppi errori giudiziari sono probabilmente leffetto della mole impressionante di lavoro arretrato. «Le faccio un esempio: si è detto che con la riforma del giudice monocratico, che affida molti processi a un magistrato anziché a tre, i tribunali renderanno almeno il doppio. Peccato si siano dimenticati delle Corti dAppello, il cui personale è sempre lo stesso. Non è stato infatti previsto un corrispondente aumento di organico. E così abbiamo la matematica certezza che, se i processi di primo grado si snelliranno e diverranno più rapidi, il lavoro dei magistrati dAppello verrà raddoppiato e si arenerà. Insomma: la causa civile o penale sarà veloce in primo grado, ma si fermerà in Appello a causa della mancanza di organico nei ranghi dei giudici di queste sezioni. Possibile che il Parlamento della Repubblica e il ministro della Giustizia Diliberto non se ne siano accorti?».
«Bisogna distinguere: alcune, come la proposta di esecuzione della pena a partire dal processo di primo grado, resa pubblica per conto del Csm dal presidente del Tribunale di sorveglianza di Torino Vaudano, sono interessanti, poiché la limitano in sostanza ai casi di sanzioni diverse dalla detenzione in carcere. Altre mi paiono insidiose. Mi sembra che si intervenga un po troppo e un po confusamente su questa materia. In ogni caso si tratta di soluzioni da pronto soccorso, che non giovano alleffettiva soluzione dei mali».
«Quando cè unepidemia, non la si affronta solo ricorrendo al pronto soccorso, ma disponendo di ospedali adeguatamente attrezzati. Voglio dire che quelle che hanno caratterizzato il dibattito dei giorni scorsi sono tutte misure durgenza, che non vanno alla radice dei problemi del nostro ordinamento».
«Le risorse da investire. In Italia si spende troppo poco per la giustizia, molto meno che nel resto dEuropa. Le riforme, quelle vere, costano un sacco di soldi. Inutile sancire la distinzione tra giudice per le indagini preliminari e giudice per ludienza preliminare, se non si aumentano anche gli organici. Ma i concorsi sono sporadici e lentissimi. Al tribunale di Genova si fa fatica a far battere una lettera a macchina, mentre la malavita organizzata ormai lavora con i computer. Intendiamoci: la giustizia per me non è alla bancarotta, ma ha bisogno di serie riforme».
«Credo che sia da interpretare come la spia di un sentimento di angoscia, di impotenza. Lo stesso che pervade certi miei colleghi prossimi alla pensione, che ormai non ci credono più, convinti di non poter più smaltire larretrato. Del resto, ciò che ci rende più lontani dallEuropa è proprio il livello di illegalità, la potenza della malavita organizzata e il dissesto dellapparato giudiziario. Ormai i tempi medi di un processo civile sono di dieci anni. Non mi stupisco affatto che a Gela si dica che lo Stato non riesce a imporre le sue leggi. Ma il problema ormai non riguarda solo il Sud, anche a Nord-Est la situazione per certi aspetti non è molto diversa. Questo non è più ammissibile, anche perché il funzionamento delleconomia è condizionato dalle regole. Dopo aver battuto linflazione, il primo obiettivo devessere battere lillegalità. Io credo che sia venuto il momento di fare un vero e proprio appello sulla giustizia. Ma, ripeto, con ricette strutturali, non di emergenza. Abbiamo depenalizzato fin troppi reati, se vogliamo possiamo semplificare ancora il Codice penale, ma questa strada non ha molti altri spazi. A un certo punto bisognerà mettere mano alla riorganizzazione dellapparato giudiziario: non dimentichiamo che i più deboli (che siano imputati o parti offese) pagano molto di più la crisi della giustizia».
«Genova ha una economia stagnante e un andamento demografico discendente, e quindi ha poca attrattiva sullimmigrazione, a differenza di Milano e Torino. Per cui viene a mancare la componente malavitosa che accompagna limmigrazione tumultuosa e disordinata. Queste ragioni non sono consolanti. Però cè anche il fatto che Polizia e Carabinieri hanno lavorato molto bene per il recupero del centro storico, dove vivono genti di diverse etnie ben inserite tra la cittadinanza, purché in regola con la legge. Anche il progressivo e certo ancora incompiuto risanamento del centro storico ha contribuito molto alla tranquillità cittadina».
«Beh, i genovesi hanno belle case e le tengono con cura...». Francesco Anfossi
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