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Isernia - Nel Sud un'oasi di sicurezza.

UN SOLO SEGRETO: PREVENZIONE

di GIUSEPPE ALTAMORE
    

   Famiglia Cristiana n.34 del 29-8-1999 - Home Page Furti, rapine e scippi a livello da villaggio svizzero. Ma anche tanti controlli e posti di blocco per la città più tranquilla d’Italia.

Benvenuti a Isernia, la città più tranquilla d’Italia. In quest’oasi della sicurezza, a un’ora d’auto da Napoli, l’ultimo latitante che si ricordi è Fra’ Diavolo, il brigante ottocentesco che imperversava sui monti isernini. L’ultimo raro omicidio (motivi passionali) risale a una decina di anni fa. Furti, rapine e scippi sono a livello di un villaggio svizzero. Per questa ragione, le statistiche hanno assegnato il primo posto a Isernia nella graduatoria delle città più sicure d’Italia; dopo vengono Vercelli e Biella. Un primato che il capoluogo della giovane provincia, nata il 3 marzo del 1970, cerca di difendere a tutti i costi.

Isernia con i suoi 20.000 abitanti è un tipico paesone del Sud, con un centro storico piccolo ma ben tenuto e i quartieri nuovi sorti un po’ caoticamente negli anni Settanta. Ma le analogie si fermano qui. Nelle strette viuzze del centro sfrecciano i giovani con i loro motorini ma tutti con il casco. Altra "stranezza": è raro vedere un automobilista senza cintura di sicurezza. E ancora, pulizia e ordine ovunque. Una televisione locale apre il Tg con la sensazionale notizia di un misterioso leone che si aggira nelle campagne facendo strage di pecore. La seconda notizia: una gallina ha fatto un uovo con l’impronta del sole... Che fatica dev’essere per i cronisti locali andare a caccia di brutte notizie.

Al fragore metropolitano Isernia preferisce i ritmi lenti della campagna. Nei vicoli del centro siedono le vecchiette, che trascorrono ore e ore a chiacchierare e a ricamare il tombolo. Ma Isernia si sente un po’ come un’oasi, con i predoni che possono piombare da un momento all’altro da una delle zone limitrofe ad alta densità mafiosa. È tutto tranquillo, ma i posti di blocco di polizia, carabinieri e vigili urbani si possono incontrare più volte nella stessa giornata. «Abbiamo organizzato una fitta ragnatela con tutte le Forze dell’ordine per tenere sotto controllo il territorio», dice il tenente colonnello Franco Federici, comandante provinciale dei Carabinieri. «Non essendoci delitti possiamo concentrare le nostre forze sulla prevenzione».

Il comandante snocciola con orgoglio i dati dei primi sei mesi di attività. Sono state impiegate 7.000 pattuglie dei Carabinieri e identificate 53.000 persone. «Può capitare che un cittadino incappi nei controlli anche 4-5 volte in un giorno», aggiunge. Il bilancio dei Carabinieri è piuttosto lusinghiero. Fino al 31 luglio si sono verificati 380 episodi delittuosi in tutta la provincia, di cui 258 risolti. Ci sono state 4 rapine e 2 incendi boschivi, ma un piromane è già stato arrestato. Tuttavia i tentativi di infiltrazione camorristica ci sono. Ne parla un rapporto del Gico della Finanza. «Ma per fortuna le organizzazioni criminali non trovano appoggi locali», precisa il comandante dei Carabinieri. Insomma, gli isernini sanno difendersi e tengono a conservare la loro oasi di tranquillità. Grazie a un carattere riservato e a un senso dell’onestà innato.

Ma non vi sentite un po’ svizzeri? «Questa è la terra dei sanniti pentri», dice con l’orgoglio dello storico locale Mario Di Nezza, 80 anni, avvocato e ispiratore del progetto che ha portato all’istituzione della Provincia. «Isernia è stata distrutta 20 volte e forse la sofferenza ci ha resi buoni».

E, aggiungiamo, anche tolleranti. Qui vive un’antica comunità di Rom e, cosa non comune, alcuni lavorano nella pubblica amministrazione. Basta un piccolo elenco per avere qualche sorpresa: un vigile urbano, un bidello, un dipendente della Prefettura... Nella cittadina sannita non ci sono però immigrati, almeno non se ne incontrano, e se qualche irregolare per sbaglio arriva fioccano subito i fogli di via e le richieste di rimpatrio. Tutto è sotto controllo. Perfino nei posti di blocco i Carabinieri faticano a trovare irregolarità. Gli automobilisti fermati salutano con un sorriso e scambiano qualche battuta con l’appuntato di turno. C’è un rapporto quasi affettuoso con l’Arma. Fino al punto che gli enti locali hanno bandito un concorso artistico dal tema insolito per essere in un centro del Sud: "I Carabinieri tra la gente". Ha vinto il primo premio un adolescente, Angelo De Angelis, con una breve poesia: «Carabiniere... È un po’ come un albero: sta al suo posto saldo e maestoso; ma quando tramonta il sole e la luce comincia a cambiare, la sua ombra scura si allunga sulle cattive intenzioni e le soffoca».

«I giovani qui non hanno cattive intenzioni, ma sono tutti disoccupati e le tentazioni che arrivano da fuori possono colpire», sottolinea don Mario Lago, parroco di San Giuseppe Lavoratore. Quelle tentazioni purtroppo hanno già colpito. Nel 1998 la città è stata svegliata dalla sua tranquillità dalla morte per overdose di quattro giovani.

Giuseppe Altamore

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