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Grandi investimenti nei
Paesi dellEst, traffici criminali che superano le celle del carcere e
"cartelli" con decine di famiglie. Un omicidio ogni 3 giorni, 15 rapine e 13
scippi al giorno. Napoli ha indici da primato europeo e resta la città più pericolosa
dItalia. Ha detto allinizio dellanno Renato Golia, procuratore generale
della Repubblica: «La maggior parte del territorio vive ormai sotto il controllo militare
e finanziario dei gruppi criminali». E allora come la mettiamo con Bassolino, con
limmagine accreditata negli ultimi anni di una città rinnovata, più tranquilla,
più sicura, più europea? Lanno scorso sono state rubate 41.000 auto; sono stati
arrestati, in flagranza di reato, 10.789 delinquenti; ogni giorno 3 persone detenute agli
arresti domiciliari scappano e nei primi sei mesi dellanno ne sono state
riacciuffate 405. E poi 1.590 estorsioni, 9.300 truffe, 526 bancarotte fraudolente.
Tutto è controllato da una settantina di clan, con quasi 8.000
affiliati, che nellultimo anno hanno alzato il livello dello scontro reciproco con
sparatorie in città, autobombe, utilizzo di armi da guerra tra cui un bazooka. Come si fa
a dire che il clima è migliorato? Luigi Bobbio è uno dei 22 sostituti procuratore della
Direzione distrettuale antimafia ed è il magistrato che coordina le inchieste più
delicate sui clan: «Macché clima migliorato. Si è cercato malamente di accreditare
limmagine di una città diventata improvvisamente normale. Come quando un ospite
bussa alla porta e non si fa in tempo a raccogliere la sporcizia sul pavimento: si spazza
sotto il tappeto».
Insomma, unoperazione per nascondere la realtà? È
daccordo anche Amato Lamberti, sociologo, assessore per un certo periodo nella
Giunta del sindaco Antonio Bassolino: «Troppi soldi investiti in immagine, troppi per
concerti e cultura che saziano i giornali stranieri, e pochi investiti nel sociale per
risanare le periferie e il centro degradato. Non ci si può cullare sul fatto che a Napoli
ci siano cinque università, centri di ricerca a livello mondiale, come quelli per i
motori e le biotecnologie, né ci si può accontentare che gli imprenditori napoletani
stiano ben piazzati sui mercati internazionali. Significa dimenticare che il contrabbando
delle sigarette frutta 2.000 miliardi lanno, significa cullarsi in analisi e in
progetti sul lavoro che non cè, dimenticando che la disoccupazione non esiste
perché la camorra assicura occupazioni illegali che evitano che la città esploda».
Non si tratta di grandi stipendi: un custode darmi, cioè un
camorrista medio, riceve 2 milioni al mese, un killer arriva a 20 milioni ma deve almeno
ammazzare una decina di persone. La camorra controlla tutto il territorio. È organizzata
per famiglie, e questo spiega la grande presenza di minori nelle attività illecite. Sono
7.742 i procedimenti a carico di minori al Tribunale di Napoli; su dieci omicidi indaga la
Procura dei minori, che ha istruito 3.266 processi, autorizzato 381 arresti, 23 con
laccusa ai minori di essere piccoli camorristi.
Attualmente la guerra per il primato a Napoli sembra essere entrata
in una fase di stallo: da una parte ci sono i Licciardi, capi dellAlleanza di
Secondigliano, un cartello che raccoglie decine di famiglie in periferia e nel centro
della città; dallaltra i Mazzarella, capofila di un altro cartello. La guerra ha
provocato centinaia di morti negli ultimi due anni. Spiega Luigi Bobbio: «La criminalità
albanese ha cercato di infiltrarsi, ma ha dovuto abbandonare la piazza, incapace di
controllare la strada, cosa che sa fare solo chi è nato e cresciuto qui. Quella che la
camorra controlla e produce è uneconomia globale. Non solo assassini ma manager,
che investono e frequentano i mercati internazionali dove ripuliscono soldi e investono».
Bobbio le ha studiate bene le rotte della "Camorra spa":
«Da dieci anni vanno verso Est: Romania, Repubblica Ceca, ex Jugoslavia, che vuol dire
investimenti immobiliari, abbigliamento, controllo pressoché totale delle imprese nel
settore del legno, dellimport-export di generi alimentari, oltre che dei traffici
tradizionali, cioè sigarette, armi e droga». A uno dei numerosi fascicoli processuali è
allegato il testo di unintercettazione del 9 novembre 1989, giorno della caduta del
Muro di Berlino. Parla Giannino Tagliamento, erede di Michele Zaza, superboss storico
della camorra, che si rivolge al fratello in Germania: «Stasera buttano giù il Muro. Per
ordine di chi sai devi correre a Berlino Est e comperare tutto quello che puoi». Il
fratello, un po stupito, chiede spiegazioni: «Cosa compero?». E Giannino:
«Palazzi, negozi, garage, centri commerciali. Tutto quello che trovi». In dieci anni gli
affari sono aumentati e vanno a gonfie vele, accanto alle tradizionali rotte della Costa
Azzurra, della Spagna e del Sudamerica.
E lo Stato che fa? Servono o non servono gli aumenti di Forze
dellordine? Oggi a Napoli cè un poliziotto ogni settanta abitanti. «Lo
sforzo si vede», risponde Amato Lamberti, «ma mi sarei aspettato qualche risultato in
più».
Luigi Bobbio, invece, affronta il nodo della giustizia: «Le pene
vanno comminate ed espiate. Nessun giudice ormai condanna al massimo della pena. Segno di
debolezza. Anche lo Stato ha il diritto di difendersi, non può cedere al facile
perdonismo. Le vittime dei reati vengono dimenticate. Nel nostro Codice di procedura
penale i diritti degli imputati ormai sopravanzano i diritti delle persone offese. Ciò
non va più tollerato. Cè il capitolo delle carceri, che non interrompono i
contatti tra i delinquenti e i loro clan. Ne abbiamo arrestati a centinaia, ma le
organizzazioni criminali sono sempre pronte con le seconde o terze file a ricevere ordini.
Bisogna applicare il carcere duro, il famoso 41 bis. Gli arresti domiciliari sono un lusso
che non ci possiamo permettere, ma che invece è diventato necessario a causa del
sovraffollamento delle carceri. Infine, la lentezza e il pasticcio provocato dal nuovo
Codice di procedura penale aiutano i delinquenti. Domando: quanti sono oggi i gradi del
giudizio? I tre tradizionali oppure cinque, dieci, quindici, con il gip, i ricorsi, le
istanze, il riesame e via di seguito? Siamo troppo impegnati in dibattimento, abbiamo poco
tempo per investigare, e non abbiamo mezzi. La gente non capisce. Così si appassiona solo
al braccialetto elettronico, che è meglio di niente, ma...».
Alberto Bobbio
| Tra le pene sostitutive, quelle
pecuniarie sono scelte dal 96,93 per cento degli imputati. Non sembrano comunque una
alternativa valida o efficace, né per il reo né per le casse del Paese. Dei 2.257
miliardi che lo Stato doveva riscuotere nel 1997, infatti, solo 84 sono stati regolarmente
versati. |
Segue: Isernia - Un solo segreto: prevenzione
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