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Reggio Calabria - Il risveglio.

’NDRANGHETA IN DIFFICOLTÀ, MA...

di ROBERTO ZICHITTELLA
    

   Famiglia Cristiana n.34 del 29-8-1999 - Home Page Drasticamente calati gli omicidi, aumentati invece i sequestri di beni alla mafia locale. Il 70 per cento dei negozianti, però, paga il "pizzo".

In queste calde sere d’estate sembra che tutti gli abitanti di Reggio Calabria abbiano in testa una cosa sola: farsi una bella passeggiata in riva al mare. Così, fino alle ore piccole, migliaia di persone arrivano a piedi, in motorino o in auto nella zona del lungomare. L’aria è resa irrespirabile dai gas di scarico, la confusione è grande, ma nessuno è disposto a rinunciare alla passeggiata, al gelato, alla vista delle luci di Messina, al di là dello Stretto.

Confusione e inquinamento a parte, l’immagine è consolante. Dà l’impressione di una città viva, tranquilla, non ostaggio della paura. Una città che ritrova fiducia ed entusiasmo anche dalle piccole cose, come la promozione in Serie A della Reggina, un evento che ha prodotto un clima di festa continua. Dal punto di vista dell’ordine pubblico, le cifre sono confortanti. Dai 196 omicidi che insanguinarono Reggio e provincia nel 1990 siamo passati ai 55 del 1997 e ai 48 del 1998. Nei primi sette mesi di quest’anno i morti ammazzati sono stati 18. La ’ndrangheta negli ultimi mesi ha subìto colpi durissimi. Dall’inizio dell’anno i soli Carabinieri hanno acciuffato 27 latitanti di mafia. Tra questi un pesce grosso come Giuseppe Piromalli, uno dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia, catturato a marzo dopo una latitanza di 36 anni.

Mentre sono in corso processi con centinaia di imputati, l’offensiva delle Forze dell’ordine sta sottraendo alle cosche mafiose della Calabria non soltanto uomini, ma anche risorse di denaro. Negli ultimi sette anni i Carabinieri hanno sequestrato beni per oltre 1.300 miliardi di lire, all’inizio di agosto la Polizia ha sequestrato alla ’ndrangheta beni per un valore di circa 200 miliardi, cifra record nella lotta ai patrimoni delle organizzazioni criminali del nostro Paese. Nei giorni scorsi un terreno ed alcuni fabbricati sequestrati al clan Libri sono stati consegnati al Comune, che li utilizzerà a fini sociali.

Sono tutti dati che incoraggiano un moderato ottimismo. Il sindaco dell’Ulivo Italo Falcomatà commenta: «I progressi nella lotta alla criminalità organizzata sono evidenti per tutti. Gli stessi reggini si sono trasformati da spettatori a tifosi delle Forze dell’ordine, e ora ci godiamo questa "pax mafiosa" nella quale la mafia reggina si è inabissata in attesa di tempi migliori». Cosimo Antonio Calabrò, popolare, presidente della Provincia, concorda: «Siamo distanti anni luce rispetto al recente passato. La ’ndrangheta è in una fase difensiva, di forte difficoltà, anche se certo non è scomparsa».

Può essere ottimista anche il tenente colonnello Cosimo Fazio, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. «Le organizzazioni mafiose sono state disarticolate», spiega Fazio, «e finalmente sono arrivati gli ergastoli per chi restava impunito e sfidava lo Stato. Non c’è dubbio che rispetto al passato la città si è risvegliata, ha ritrovato fiducia, anche se c’è ancora molta strada da fare».

Su queste luci però pesano ancora molte ombre. I magistrati brindano ai successi, ma sono consapevoli che la ’ndrangheta non è stata sconfitta, e certo inquieta la bomba esplosa il 13 luglio scorso nel garage del giornalista della Gazzetta del Sud Paolo Pollichieni. Il più cauto è il procuratore aggiunto antimafia Salvatore Boemi. Prima di partire per le ferie ha dichiarato al manifesto: «La ’ndrangheta deve cicatrizzare le ferite aperte dalle iniziative dell’antimafia. In questi anni, ha dovuto riconvertire la sua economia, da bellica in economia di pace. Con la guerra di mafia investiva in armi e in logistica, con la pace può investire in alleanze politiche e imprenditoriali. Oggi la mafia calabrese sta assumendo sempre di più il volto dell’impresa».

Per recuperare i patrimoni perduti, la ’ndrangheta tira i fili delle estorsioni, dell’usura, forse di molte rapine. Secondo i dati della Confesercenti, il 70 per cento dei commercianti di Reggio Calabria è costretto a pagare il "pizzo". Il sindaco Falcomatà lancia un allarme: «In città c’è la sorprendente presenza di una microcriminalità alla quale non eravamo abituati. Così serpeggia un senso di insicurezza individuale, proprio nel momento in cui tutti quanti ci sentiamo meno oppressi dalla presenza mafiosa. A questo si aggiunge una incontenibile azione teppistica e vandalica». Infatti pochi giorni fa è stata danneggiata di notte una piscina comunale appena inaugurata.

Aggiunge il sindaco: «Le Forze dell’ordine lavorano bene e sono stimate, ma non dimentichiamo che in cinquant’anni Reggio Calabria è stata trasformata dalla ’ndrangheta in un contenitore di droga, merce di contrabbando, latitanti, illegalità, abusivismo edilizio. Abbiamo 180 mila abitanti, ma il territorio comunale ha l’estensione di Milano e controllarlo tutto non è facile. Il Comune dispone di soli 156 vigili urbani». E ai vigili di Reggio, due mesi fa, hanno rubato pure le pistole nuove. Le armi viaggiavano su un furgone, non scortato, chiuse in sedici pacchi da dieci pistole ciascuno. Rubarle è stato un gioco da ragazzi. «Nella nostra zona», dice il comandante Fazio, «i furti di armi sono molto diffusi. Un reato tipico del reggino è il furto dei fucili e delle munizioni ai cacciatori di tordi e beccacce. Questa caccia si fa isolati, e i malviventi aspettano al varco i cacciatori nella boscaglia. Così la malavita si rifornisce senza nessuna spesa».

Ad alimentare le forze della malavita contribuisce certamente il disagio sociale. Il presidente della Provincia Calabrò lamenta: «La disoccupazione è sempre altissima e il territorio si è sempre di più impoverito. Sono d’accordo che lo Stato deve tagliare le spese e razionalizzare, ma ciò ha portato a un calo netto dei flussi finanziari verso questo territorio, privo di un sistema produttivo efficiente. Così la gente si è impoverita e cerca di arrangiarsi, magari anche con le attività illecite». In città si stanno finalmente spendendo i miliardi previsti dal "decreto Reggio": si aprono cantieri, si muovono gli autotrasportatori, le manovalanze ritrovano lavoro. La scommessa è arricchire finalmente la città e non solo le casse della mafia, più che mai affamate di soldi.

Roberto Zichittella
      

La regina dei furti è Milano (8.250 ogni 100.000 abitanti), seguìta da Bologna (7.464), Firenze (6.243), Torino (5.937) e Roma (5.722). Bologna prima per le violenze sessuali (11,2 ogni 100.000 abitanti), seguìta da Milano (8,14). Palermo prima per le rapine (406 ogni 100.000 abitanti), seguìta da Napoli (359) e Milano (201). Il maggior numero di omicidi si è avuto a Napoli (4,9 ogni 100.000 abitanti), seguìta da Torino (2,18) e da Palermo (2,17).

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