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Drasticamente calati gli
omicidi, aumentati invece i sequestri di beni alla mafia locale. Il 70 per cento dei
negozianti, però, paga il "pizzo". In queste calde sere destate sembra che
tutti gli abitanti di Reggio Calabria abbiano in testa una cosa sola: farsi una bella
passeggiata in riva al mare. Così, fino alle ore piccole, migliaia di persone arrivano a
piedi, in motorino o in auto nella zona del lungomare. Laria è resa irrespirabile
dai gas di scarico, la confusione è grande, ma nessuno è disposto a rinunciare alla
passeggiata, al gelato, alla vista delle luci di Messina, al di là dello Stretto.
Confusione e inquinamento a parte, limmagine è consolante.
Dà limpressione di una città viva, tranquilla, non ostaggio della paura. Una
città che ritrova fiducia ed entusiasmo anche dalle piccole cose, come la promozione in
Serie A della Reggina, un evento che ha prodotto un clima di festa continua. Dal punto di
vista dellordine pubblico, le cifre sono confortanti. Dai 196 omicidi che
insanguinarono Reggio e provincia nel 1990 siamo passati ai 55 del 1997 e ai 48 del 1998.
Nei primi sette mesi di questanno i morti ammazzati sono stati 18. La
ndrangheta negli ultimi mesi ha subìto colpi durissimi. Dallinizio
dellanno i soli Carabinieri hanno acciuffato 27 latitanti di mafia. Tra questi un
pesce grosso come Giuseppe Piromalli, uno dei 30 latitanti più pericolosi dItalia,
catturato a marzo dopo una latitanza di 36 anni.
Mentre sono in corso processi con centinaia di imputati,
loffensiva delle Forze dellordine sta sottraendo alle cosche mafiose della
Calabria non soltanto uomini, ma anche risorse di denaro. Negli ultimi sette anni i
Carabinieri hanno sequestrato beni per oltre 1.300 miliardi di lire, allinizio di
agosto la Polizia ha sequestrato alla ndrangheta beni per un valore di circa 200
miliardi, cifra record nella lotta ai patrimoni delle organizzazioni criminali del nostro
Paese. Nei giorni scorsi un terreno ed alcuni fabbricati sequestrati al clan Libri sono
stati consegnati al Comune, che li utilizzerà a fini sociali.
Sono tutti dati che incoraggiano un moderato ottimismo. Il sindaco
dellUlivo Italo Falcomatà commenta: «I progressi nella lotta alla criminalità
organizzata sono evidenti per tutti. Gli stessi reggini si sono trasformati da spettatori
a tifosi delle Forze dellordine, e ora ci godiamo questa "pax mafiosa"
nella quale la mafia reggina si è inabissata in attesa di tempi migliori». Cosimo
Antonio Calabrò, popolare, presidente della Provincia, concorda: «Siamo distanti anni
luce rispetto al recente passato. La ndrangheta è in una fase difensiva, di forte
difficoltà, anche se certo non è scomparsa».
Può essere ottimista anche il tenente colonnello Cosimo Fazio,
comandante del Reparto operativo dei Carabinieri del Comando provinciale di Reggio
Calabria. «Le organizzazioni mafiose sono state disarticolate», spiega Fazio, «e
finalmente sono arrivati gli ergastoli per chi restava impunito e sfidava lo Stato. Non
cè dubbio che rispetto al passato la città si è risvegliata, ha ritrovato
fiducia, anche se cè ancora molta strada da fare».
Su queste luci però pesano ancora molte ombre. I magistrati
brindano ai successi, ma sono consapevoli che la ndrangheta non è stata sconfitta,
e certo inquieta la bomba esplosa il 13 luglio scorso nel garage del giornalista della Gazzetta
del Sud Paolo Pollichieni. Il più cauto è il procuratore aggiunto antimafia
Salvatore Boemi. Prima di partire per le ferie ha dichiarato al manifesto: «La
ndrangheta deve cicatrizzare le ferite aperte dalle iniziative dellantimafia.
In questi anni, ha dovuto riconvertire la sua economia, da bellica in economia di pace.
Con la guerra di mafia investiva in armi e in logistica, con la pace può investire in
alleanze politiche e imprenditoriali. Oggi la mafia calabrese sta assumendo sempre di più
il volto dellimpresa».
Per recuperare i patrimoni perduti, la ndrangheta tira i fili
delle estorsioni, dellusura, forse di molte rapine. Secondo i dati della
Confesercenti, il 70 per cento dei commercianti di Reggio Calabria è costretto a pagare
il "pizzo". Il sindaco Falcomatà lancia un allarme: «In città cè la
sorprendente presenza di una microcriminalità alla quale non eravamo abituati. Così
serpeggia un senso di insicurezza individuale, proprio nel momento in cui tutti quanti ci
sentiamo meno oppressi dalla presenza mafiosa. A questo si aggiunge una incontenibile
azione teppistica e vandalica». Infatti pochi giorni fa è stata danneggiata di notte una
piscina comunale appena inaugurata.
Aggiunge il sindaco: «Le Forze dellordine lavorano bene e
sono stimate, ma non dimentichiamo che in cinquantanni Reggio Calabria è stata
trasformata dalla ndrangheta in un contenitore di droga, merce di contrabbando,
latitanti, illegalità, abusivismo edilizio. Abbiamo 180 mila abitanti, ma il territorio
comunale ha lestensione di Milano e controllarlo tutto non è facile. Il Comune
dispone di soli 156 vigili urbani». E ai vigili di Reggio, due mesi fa, hanno rubato pure
le pistole nuove. Le armi viaggiavano su un furgone, non scortato, chiuse in sedici pacchi
da dieci pistole ciascuno. Rubarle è stato un gioco da ragazzi. «Nella nostra zona»,
dice il comandante Fazio, «i furti di armi sono molto diffusi. Un reato tipico del
reggino è il furto dei fucili e delle munizioni ai cacciatori di tordi e beccacce. Questa
caccia si fa isolati, e i malviventi aspettano al varco i cacciatori nella boscaglia.
Così la malavita si rifornisce senza nessuna spesa».
Ad alimentare le forze della malavita contribuisce certamente il
disagio sociale. Il presidente della Provincia Calabrò lamenta: «La disoccupazione è
sempre altissima e il territorio si è sempre di più impoverito. Sono daccordo che
lo Stato deve tagliare le spese e razionalizzare, ma ciò ha portato a un calo netto dei
flussi finanziari verso questo territorio, privo di un sistema produttivo efficiente.
Così la gente si è impoverita e cerca di arrangiarsi, magari anche con le attività
illecite». In città si stanno finalmente spendendo i miliardi previsti dal "decreto
Reggio": si aprono cantieri, si muovono gli autotrasportatori, le manovalanze
ritrovano lavoro. La scommessa è arricchire finalmente la città e non solo le casse
della mafia, più che mai affamate di soldi.
Roberto Zichittella
| La regina dei furti è Milano (8.250
ogni 100.000 abitanti), seguìta da Bologna (7.464), Firenze (6.243), Torino (5.937) e
Roma (5.722). Bologna prima per le violenze sessuali (11,2 ogni 100.000 abitanti),
seguìta da Milano (8,14). Palermo prima per le rapine (406 ogni 100.000 abitanti),
seguìta da Napoli (359) e Milano (201). Il maggior numero di omicidi si è avuto a Napoli
(4,9 ogni 100.000 abitanti), seguìta da Torino (2,18) e da Palermo (2,17). |
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