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Colloqui col padre
  
     
   Famiglia Cristiana n.34 del 29-8-1999 - Home Page

 

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IL MONDO DEL CALCIO
tra denaro e corruzione

Un caso di coscienza ci invita a una riflessione attenta sullo sport in genere, per capire se conserva ancora i suoi ideali etici e pedagogici.

Carissimo padre, ho pensato per tutta la notte prima di mettermi a scrivere e a raccontare tutto il peso che mi porto dentro. Volevo andare da un confessore, ma la grata non avrebbe nascosto il rossore. Poi mi sono ricordato che Famiglia Cristiana è una parrocchia di carta e allora eccomi qui. Sono un calciatore e mi sono venduto in una partita importantissima. Mi sono comportato in modo da danneggiare la mia squadra, allettato dalle promesse di un ottimo contratto; mi sono comportato male verso la mia vecchia squadra e i tifosi. Che brutto mondo, padre. Ma io non vivo più da quando ho fatto quello che le sto raccontando. Ho un peso dentro, la coscienza ferita, ho finito di essere un uomo. Nell’ambiente del calcio si fa questo e altro. Il giro dei soldi ha ucciso tutto e io ne sono rimasto vittima. La gente si allontana dal calcio, e fa bene. Forse se continua ad abbandonarci, questo sport ne trarrà giovamento e noi calciatori saremo meno vittime. So che ho falsato il campionato, ma chi mi perdonerà per quello che ho fatto?

Un calciatore
   

Per tutta l’estate siamo stati investiti dalle telenovelas sull’arrivo o meno in Italia di qualche campione, dal balletto di cifre miliardarie spese per acquistare questo o quel calciatore, si è parlato di diritti televisivi, di sponsor, di audience e di merchandising (i diversi generi di oggettistica destinata ai tifosi). Ci siamo scandalizzati o abbiamo fatto spallucce perché siamo convinti che, tanto, il mondo del pallone è fatto così. Abbiamo anche già rimosso le scene di tifo violento che hanno costellato lo scorso campionato, dentro e fuori gli stadi.

Ora, alla vigilia di una nuova stagione calcistica (vedi servizio a pag. 54), la lettera del nostro amico calciatore ci costringe a vedere il mondo del football da dietro le quinte, quando la festa è finita e si rimane soli con la propria coscienza. In altre parole, ci costringe a riflettere seriamente sul senso che abbiamo dato al "gioco più bello del mondo" e, più in generale, allo sport.

È vero, ci sono le leggi del mercato e dello spettacolo da rispettare ma, domandiamoci: sono proprio queste le uniche? Più in generale, lo sport conserva ancora i suoi ideali di crescita umana e spirituale delle persone, la sua funzione educativa di insegnare la lealtà e il coraggio, l’impegno e l’allenamento per conseguire i massimi risultati, la sua funzione di incontro tra le persone e le culture?

Forse in questi anni ci si è dimenticati che anche lo sport, anche il calcio, per non venire completamente snaturati, hanno bisogno di una base etica, di valori di riferimento, di ideali veri e grandi. La disgregazione morale della società civile, o la sua ricostruzione, comincia anche da qui. E non mi riferisco solo ai campionati professionistici, ma a tutte le categorie, partendo da quelle che vedono impegnati bambini e ragazzi. Il calcio e lo sport, infatti, possono essere una grande scuola di vita: bisogna però chiedersi che ideale di vita vogliamo che trasmettano. E ce lo dobbiamo chiedere tutti: dirigenti, tecnici, proprietari di società sportive, ma anche genitori, insegnanti, educatori, sacerdoti, e ancora appassionati, giocatori e tifosi. Nessuno escluso.

Le conseguenze negative di questa scarsa attenzione educativa, della mancata valorizzazione dello sport come palestra di vita in vista di ideali nobili e costruttivi, sono sotto gli occhi di tutti. Basta ricordare l’uso del doping per conseguire risultati al di là delle proprie possibilità, compromettendo la stessa salute; oppure la violenza negli stadi, le guerriglie tra tifosi, spesso con conseguenze drammatiche. Pensiamo all’enorme giro di miliardi per gli acquisti, gli ingaggi, mentre anche le stesse società calcistiche maggiori hanno passivi altissimi. E pensiamo, infine, ai casi di corruzione, come quello che ci ha ricordato l’autore della lettera, il quale è nello stesso tempo colpevole e vittima.

Mi rivolgo ora direttamente a te, caro amico, perché il tuo scritto non solo deve suscitare in tutti una doverosa riflessione sull’etica sportiva, ma contiene anche un caso di coscienza. «Chi mi perdonerà?», chiedi. Come puoi toglierti il peso che ti opprime, come puoi guarire la ferita che ti lacera la coscienza? Ci sono due aspetti da tener presente, come avviene sempre quando si compie del male: il pentimento (e il perdono) e la riparazione. Tu sei evidentemente pentito per quello che hai fatto, perciò non devi temere: il Signore ti perdona, perché Dio è un Padre pronto ad accogliere tra le sue braccia il figlio pentito, mettendogli l’anello al dito e la veste più bella, dandogli cioè la possibilità di rinascere come uomo e come cristiano. Ti manca solo un piccolo gesto di coraggio e umiltà: accostarti a un confessore, che ti solleverà il cuore dal peccato con il dono dell’assoluzione in nome di Dio e della Chiesa. Non avere timore, è un passo necessario, ma liberatorio.

C’è poi un secondo aspetto, quello della riparazione: il tuo comportamento ha danneggiato altri, ha avuto conseguenze negative a cui bisogna porre rimedio. Purtroppo è quasi impossibile tornare indietro, potrebbero anzi derivarne danni peggiori. La prima strada, comunque, è quella della denuncia all’autorità sportiva, perché sia fatta giustizia. Se non avrai il coraggio di farlo, considera in ogni caso che tu sei una persona ancora ricattabile da parte dei tuoi corruttori. Devi dunque cercare di liberartene appena possibile, non solo non accettando altre offerte dello stesso genere, ma allontanandoti da loro; nel frattempo, però, dovrai giocare con lealtà e con impegno.

C’è anche un’altra strada perché il torto possa essere riparato, conservando nello stesso tempo il tuo buon nome. Qual è questa strada? Forse posso spiegarmi con un’immagine: il bene e il male sono come due piatti di una bilancia. Noi credenti sappiamo che i meriti di Cristo e dei santi fanno pendere la bilancia verso il bene, nonostante il male e la corruzione presenti nel mondo. Tuttavia, poiché ogni peccato commesso aumenta il peso sul piatto del male, esiste la possibilità da parte dell’uomo di controbilanciarlo con il bene. «Non lasciarti vincere dal male», scriveva san Paolo ai Romani, «ma vinci il male con il bene».

Tu ora hai la possibilità, e il dovere, di riparare il male commesso con il bene, e questo andrà anche, indirettamente, a beneficio di coloro che hai danneggiato, perché lo Spirito Santo fa sì che la sua forza si espanda. In un suo romanzo, Dostoevskij invitava ad amare, a compiere il bene sempre «perché tutto, come l’oceano, scorre e si collega; tu tocchi in un punto e il tuo gesto si ripercuote all’estremo opposto del mondo». Caro amico, credo che non ti manchino le possibilità, economiche e morali, per riparare al male con opere concrete di bene, di aiuto, di solidarietà, con atteggiamenti di amore, di perdono, testimoniando il valore della lealtà, della giustizia, dell’onestà attraverso la tua vita, d’ora in poi.

Per tornare al discorso iniziale, c’è bisogno, nel mondo del calcio e dello sport in genere, di una maggiore sensibilità morale ed educativa, di una presa di coscienza e di un desiderio di pentimento da parte di tutti coloro che hanno svenduto i nobili ideali sportivi per denaro o per una vittoria a tutti i costi.
   

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