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alla legge? Cinque meno. La giudico decisamente insufficiente». Sergio DAntoni,
segretario generale della Cisl, boccia senza mezzi termini la riforma degli affitti. «Il
testo che sta per andare alla Camera», dice, «non ha migliorato per nulla i limiti che
avevamo evidenziato già alcuni mesi fa. Innanzitutto, la normativa non risponde
allenorme bisogno di edilizia sociale. Inoltre non cè una scelta forte per
far emergere il mercato nero degli affitti. Per ottenerlo si dovrebbe puntare molto più
decisamente sul conflitto dinteressi tra affittuario e proprietario, attraverso lo
strumento delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali. Infine, la riforma non obbliga le
parti a siglare i contratti con lassistenza delle rispettive associazioni. È un
errore. Nel momento in cui si esce da un mercato bloccato, è indispensabile assistere la
parte più debole, ossia linquilino».
- La legge, però, sblocca una situazione di paralisi che dura da ventanni...
«Sì, ma lo fa lasciando sguarnite di strumenti di tutela le componenti più deboli
della società, che non riescono a soddisfare lesigenza legittima di una casa
dignitosa o lo fa a costo di pesanti rinunce. È un vizio tipico del nostro Paese: si
passa da un estremo allaltro, dalla paralisi a un eccesso di libero mercato. Non
possiamo dimenticare che ci sono sette milioni di italiani sotto la soglia di povertà».
- Il Sunia è daccordo sul fatto che non sia obbligatoria lassistenza delle
associazioni nella stipula dei contratti. Che ne pensa?
«Le associazioni in questi anni di applicazioni dei patti in deroga hanno svolto un
ruolo di tutela socialmente ineccepibile. Non valorizzare i corpi intermedi, le forme di
aggregazione sociale, è uno sbaglio tragico. Questa considerazione non vale solo per la
questione degli affitti: laspetto associativo è essenziale in una società sempre
più frantumata. Tagliando fuori le associazioni si penalizza linquilino, il
soggetto debole».

- Che cosa manca in questa legge? Se potesse aggiungerci un articolo...
«Mancano incentivi alle forme cooperative per la gestione sia della proprietà che
dellinquilinato. Il primo articolo che scriverei sarebbe questo: introdurre elementi
sociali nel mercato, anche sul versante delledilizia sociale. Dobbiamo evitare forme
stataliste, di blocco dirigista, ma non dobbiamo ricadere in forme di liberismo
individualista che tutti gli altri Paesi europei stanno rifuggendo, perché ne hanno
compreso i limiti. Sorprende che, oggi, si faccia paladino di certe forme di liberismo
proprio la sinistra».
- Due problemi: gli sfratti e la reimmissione sul mercato dellenorme quantità di
case sfitte. La legge come affronta questi temi?
«Un grosso limite della riforma è che non parte dal presupposto di uscire in modo
graduale dalla crisi attuale. Il 70 per cento degli italiani abita in case di proprietà,
ma non vedo passi avanti nel favorire questa evidente aspirazione di possedere il proprio
tetto. Sul problema delle case sfitte lo strumento è fiscale: incentivi e agevolazioni,
che la legge prevede in forme vaghe e insufficienti».
- Si riferisce anche a un alleggerimento della tassazione sulla casa?
«Sì. Oggi il fisco pesa eccessivamente sulla casa. Una riforma complessiva del
sistema di tassazione potrebbe favorire sia i proprietari che gli inquilini».