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Sergio D'Antoni giudica negativamente la nuova legge sugli affitti

«I PIÙ DEBOLI NON SONO TUTELATI»

di LUCIANO SCALETTARI
   

   Famiglia Cristiana n.45 del 15-11-1998 - Home Page Il segretario generale della Cisl è sorpreso che oggi la sinistra faccia proprie certe forme di liberismo, che in questo caso penalizzano gli inquilini.

«Un voto alla legge? Cinque meno. La giudico decisamente insufficiente». Sergio D’Antoni, segretario generale della Cisl, boccia senza mezzi termini la riforma degli affitti. «Il testo che sta per andare alla Camera», dice, «non ha migliorato per nulla i limiti che avevamo evidenziato già alcuni mesi fa. Innanzitutto, la normativa non risponde all’enorme bisogno di edilizia sociale. Inoltre non c’è una scelta forte per far emergere il mercato nero degli affitti. Per ottenerlo si dovrebbe puntare molto più decisamente sul conflitto d’interessi tra affittuario e proprietario, attraverso lo strumento delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali. Infine, la riforma non obbliga le parti a siglare i contratti con l’assistenza delle rispettive associazioni. È un errore. Nel momento in cui si esce da un mercato bloccato, è indispensabile assistere la parte più debole, ossia l’inquilino».

  • La legge, però, sblocca una situazione di paralisi che dura da vent’anni...

«Sì, ma lo fa lasciando sguarnite di strumenti di tutela le componenti più deboli della società, che non riescono a soddisfare l’esigenza legittima di una casa dignitosa o lo fa a costo di pesanti rinunce. È un vizio tipico del nostro Paese: si passa da un estremo all’altro, dalla paralisi a un eccesso di libero mercato. Non possiamo dimenticare che ci sono sette milioni di italiani sotto la soglia di povertà».

  • Il Sunia è d’accordo sul fatto che non sia obbligatoria l’assistenza delle associazioni nella stipula dei contratti. Che ne pensa?

«Le associazioni in questi anni di applicazioni dei patti in deroga hanno svolto un ruolo di tutela socialmente ineccepibile. Non valorizzare i corpi intermedi, le forme di aggregazione sociale, è uno sbaglio tragico. Questa considerazione non vale solo per la questione degli affitti: l’aspetto associativo è essenziale in una società sempre più frantumata. Tagliando fuori le associazioni si penalizza l’inquilino, il soggetto debole».

Tabella: Le case sfitte in Italia.

  • Che cosa manca in questa legge? Se potesse aggiungerci un articolo...

«Mancano incentivi alle forme cooperative per la gestione sia della proprietà che dell’inquilinato. Il primo articolo che scriverei sarebbe questo: introdurre elementi sociali nel mercato, anche sul versante dell’edilizia sociale. Dobbiamo evitare forme stataliste, di blocco dirigista, ma non dobbiamo ricadere in forme di liberismo individualista che tutti gli altri Paesi europei stanno rifuggendo, perché ne hanno compreso i limiti. Sorprende che, oggi, si faccia paladino di certe forme di liberismo proprio la sinistra».

  • Due problemi: gli sfratti e la reimmissione sul mercato dell’enorme quantità di case sfitte. La legge come affronta questi temi?

«Un grosso limite della riforma è che non parte dal presupposto di uscire in modo graduale dalla crisi attuale. Il 70 per cento degli italiani abita in case di proprietà, ma non vedo passi avanti nel favorire questa evidente aspirazione di possedere il proprio tetto. Sul problema delle case sfitte lo strumento è fiscale: incentivi e agevolazioni, che la legge prevede in forme vaghe e insufficienti».

  • Si riferisce anche a un alleggerimento della tassazione sulla casa?

«Sì. Oggi il fisco pesa eccessivamente sulla casa. Una riforma complessiva del sistema di tassazione potrebbe favorire sia i proprietari che gli inquilini».

Luciano Scalettari

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