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Una famiglia di quattro persone cerca casa

1 MILIONE AL MESE? SOLO A NAPOLI

   

   Famiglia Cristiana n.45 del 15-11-1998 - Home Page Ci siamo messi nei panni di una famiglia che cerca casa in affitto. La ricerca è stata fatta a Napoli, Firenze, Venezia e Milano. La nostra famiglia tipo, composta da quattro persone, ha un reddito netto mensile di tre milioni. Ragionevolmente non potrebbe spendere per il canone più di un milione al mese, comprese le spese condominiali. Il risultato è deludente. Solo a Napoli è possibile trovare un modesto appartamento il cui affitto rientra nel magro bilancio. Al Centro e al Nord l’impresa si è rivelata impossibile. Le offerte sono in generale scarse. La maggioranza delle agenzie immobiliari non si occupa di locazioni. Nelle grandi città per meno di un milione al mese si trovano solo monolocali. Per il bilocale si supera già la somma a disposizione della nostra famiglia tipo. Per realizzare il sogno di un tre locali, appena sufficiente per un nucleo di quattro persone, bisogna sborsare quasi un milione e mezzo. Viene proposto il contratto "patti in deroga". Va segnalato che tre famiglie su dieci non possono permettersi di pagare l’affitto richiesto.
   

MILANO
Modesto, in periferia, e... troppo caro

La ricerca di una casa parte da una delle maggiori agenzie immobiliari. Nelle vetrine all’angolo di una via del centro, ci sono tanti cartelli "vendesi". Per quanto ci sforziamo non riusciamo a individuare la minima traccia di un "affittasi". Proviamo a chiedere all’interno. L’operatore della Gabetti sorride. «No, no... non ci occupiamo di affitti. Se vuole può provare a chiedere a questo numero, può darsi che qualche appartamento di prestigio lo possa trovare anche per 25-30 milioni all’anno...».

Agenzia Tecnocasa. Pochi passi più in là, un’altra sfilata di vetrine. Ma la storia non cambia: nessun cartello "affittasi". «Un milione al mese?», dice con un sorriso sarcastico l’agente immobiliare. «Noi non abbiamo niente in affitto, ma per quella cifra può provare fuori Milano: Rozzano, Buccinasco...». Non rimane che dare un’occhiata agli annunci di Secondamano. «Piazzale Lagosta vicinanze, trilocale mq 75, arredato, 1.400.000 lire mensili spese comprese». Troppo caro e troppo piccolo per quattro persone.

A un milione... eccolo. «Bilocale mq 50, arredato bene, spese condominiali comprese». Con qualche sacrificio forse può andare bene. Ma dove dormono i bambini? «Pronto, ho letto il vostro annuncio, posso sapere com’è la casa?». «Guardi, è un’occasione da non perdere», dice una calda voce femminile. «Entrando c’è subito una sala con cucina a vista, camera da letto, bagno senza vasca, ma la doccia è nuova». Insomma, è quasi un monolocale e i 50 mq sono comprensivi dei due balconi. La giornata alla ricerca della casa trascorre tra annunci fumosi e telefonate deludenti.

Ci spingiamo nella periferia est di Milano. C’è una piccola agenzia Tecnocasa dalle parti di piazzale Udine. «Lei è fortunato», esordisce il venditore di case, «abbiamo un appartamento di tre locali che può fare al caso suo e l’affitto tutto sommato non è caro: 1.500.000 lire, spese comprese, ma è trattabile». Appuntamento alle 17 per la visita dell’immobile. Arriviamo in un quartiere periferico non lontano dal Parco Lambro. Si alternano palazzi tristi stile anni ’60. Qualche giardinetto spelacchiato. «Guardi che l’ascensore al momento non c’è, ma non dovrebbe essere difficile costruirlo», dice il tipo dell’agenzia. Saliamo fino al terzo piano con un po’ di fiatone. «Ecco, qui c’è la cucina, a destra la sala, il bagno... Guardi che vista». Sono 80 mq (circa), il bagno, vecchio di oltre trent’anni, è stato qua e là rattoppato per riparare le fughe d’acqua. La manutenzione, mai fatta. «Se le interessa, possiamo fare un’offerta al proprietario, forse per 1.300.000 lire si accorda». E la vostra percentuale? «Il 10 per cento sul canone del primo anno». Equo canone? «Ah, non esiste più, ma le facciamo un regolare contratto "patti in deroga" e una durata di quattro anni». Non resta che rassegnarsi a fare il pendolare nell’hinterland che sfuma nella nebbia. Suggestivo, no?

Giuseppe Altamore

  

VENEZIA
Sulla Laguna, no, a Mestre invece...

Un appartamento in affitto a buon prezzo a Venezia? Meglio lasciar perdere. A Mestre? Con tanta fatica. Già sfogliando gli opuscoli specializzati, iniziano le preoccupazioni: il mercato offre poco o nulla. Sull’ultimo numero del settimanale Sottocasa, a fronte del mezzo migliaio di offerte di vendita d’immobili, abbiamo trovato solo cinque "affittasi". La conferma viene girando per le agenzie, molte delle quali non trattano nemmeno affittanze. Per Venezia al di sotto del milione d’affitto non ci sono appartamenti per quattro persone, se non qualche piano terra nelle zone periferiche.

Cambia un po’ il discorso per Mestre e la terraferma. «Se non si pretende la luna, ovvero un appartamento signorile centralissimo, a Mestre per meno di un milione al mese qualcosa si trova nell’immediata periferia», ci dicono alla "Stima", agenzia "storica" mestrina, che ci ha proposto in viale San Marco, cioè zona semicentrale, un "due camere, soggiorno, cucina e garage", in un condominio popolare, per 750 mila lire, oppure a Carpenedo, sempre zona semicentrale, uno con la stessa tipologia per 700 mila lire. Ma si parte dal milione se si vuole abitare in centro in edifici non troppo datati.

A Marghera un’altra agenzia offre un appartamento di 80 mq per 900 mila lire. «I benefici dei "patti in deroga" non ci sono stati: l’offerta di locazioni è aumentata in modo irrisorio», commenta Ivana De Rossi, segretario provinciale del Sunia, il sindacato degli inquilini. In un mercato così asfittico c’è lo spazio anche per chi con pochi scrupoli e, ovviamente, del tutto fuori dalle intermediazioni delle agenzie, offre, sì, case in affitto a buon prezzo (450 mila lire mensili per 60 mq in un vecchio condominio popolare nella periferia di Mestre), ma in cambio di cinque milioni in contanti, e, naturalmente, in nero.

Alberto Laggia

Tabella: canoni medi di affitto secondo la tipologia dell'alloggio.

FIRENZE
Per fortuna, non ci sono solo le agenzie...

Missione impossibile. A Firenze trovare casa con un affitto a buon mercato, per sistemare una famiglia di quattro persone, è un’impresa disperata. Se poi il budget di cui si dispone supera di poco il milione di lire al mese, si può pure abbandonare l’obiettivo.

«A questo prezzo in città si trova poco o niente», spiega Sandro Sansone, responsabile del settore affitti dell’Immobiliare Ricasoli. «Un appartamento di quattro stanze in una costruzione degli anni ’6070 non viene affittato a meno di 1 milione e 400 mila lire al mese, naturalmente spese di condominio escluse. A questo prezzo le posso proporre appartamenti in periferia, a Campo di Marte, Novoli o Soffiano. Le cose cambiano se si va verso l’hinterland: a Scandicci, Sesto o Calenzano, con un milione, un quattro vani si può trovarlo».

Dopo dieci telefonate alle principali agenzie, il risultato è deludente: un quattro vani, al terzo piano di una palazzina anni Sessanta senza ascensore, a 1 milione e 400 mila lire al mese, spese di condominio comprese, nella prima periferia; ottanta metri quadrati, due camere e un bagno malmesso, in una vecchia villetta, anche questa di periferia, a 1 milione e 500 mila.

All’appello mancano migliaia di appartamenti che restano sfitti. Il giorno di Capodanno il cardinale Silvano Piovanelli ha lanciato un appello severo: «Quattordicimila case sfitte a Firenze sono uno scandalo evidente della nostra civiltà».

«Su cinquantamila famiglie che vivono in affitto, circa diecimila abitano in case realizzate dalle Ater o di proprietà del Comune», spiega Terenzio Tecleme, segretario del Sunia di Firenze. «Un’altra consistente percentuale occupa immobili di compagnie assicurative, enti previdenziali o grandi aziende. In quest’ultimo caso esistono contratti di locazione collettivi che consentono di pagare, per un appartamento di quattro stanze, un fitto anche inferiore al milione».

Caterina Fanfani

  

NAPOLI
Al terzo piano di un palazzo nobiliare

Una casa per quattro persone in pieno centro storico a Napoli a 850 mila lire mensili, in un antico palazzo nobiliare, che sembra uscito da una commedia di Eduardo. Il portiere non c’è, ricorda il cartello all’entrata, datato 1968. Accanto al cartello l’edicola votiva dedicata alla Madonna con una candela accesa. L’abitazione in affitto si trova ad appena cinquanta metri in linea d’aria da Palazzo Donnaregina, dove abita il cardinale Michele Giordano, in vico Grottamarra, in pieno quartiere San Lorenzo.

Sono bastate sei telefonate ad agenzie della Tecnocasa. Tempo necessario una mattinata, nel pomeriggio era già fissato l’appuntamento per la visita. Alla quinta telefonata, in verità, un’altra agenzia aveva proposto un appartamento nel centro storico alle stesse condizioni, ma per visitarlo erano necessari un paio di giorni: mancavano ancora le chiavi.

È la signorina Giovanna, coordinatrice dei dati dell’agenzia, a rispondere alla telefonata. «Abbiamo ciò che fa per lei», dice gentilissima, «se ci conferma nel primo pomeriggio l’interessamento, alle 16.30, non un minuto in più, le facciamo vedere la casa».

Nel basso che affaccia sul cortile interno del palazzo lavorano alacremente un gruppo di signore: probabilmente è una piccola fabbrica di pelletteria. La casa è al terzo piano senza ascensore. È stata rinfrescata da poco – si sente ancora l’odore dei diluenti – e ha gli infissi in alluminio nuovi di zecca. Non c’è all’apparenza il riscaldamento: si scopre poi che c’è un solo calorifero.

Gli impianti di telefono e tv sono stati appena rifatti. Il terrazzino affaccia sul vicolo, ma è ideale per prendere il sole d’estate. La superficie è di circa novanta metri quadri, e per affittare la casa basta pagare al proprietario una mensilità d’ingresso e due di anticipo. La quota per l’agenzia è di una sola mensilità. Le spese di condominio si limitano a ventimila lire mensili. «Alle spese d’affitto», ricordano tranquilli i due funzionari dell’agenzia, «dovrà aggiungere solamente le spese per la porta blindata. Sa, è una zona tranquilla, ma l’occasione fa l’uomo ladro».

Luigi Ferraiuolo

freccia.gif (431 byte) Segue: «I più deboli non sono tutelati»

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