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INCHIESTA - Come cambia il mercato delle locazioni L'AFFITTO CHE VERRÀ di GIUSEPPE ALTAMORE e LUCIANO SCALETTARI |
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Tre milioni di persone vivono il dramma dello sfratto. Settantamila eseguiti ogni anno. Ben 675 mila cittadini vivono in coabitazione. Ancora oggi, 135 mila famiglie abitano in roulotte, container e baracche. E mezzo milione di famiglie hanno chiesto senza esito un alloggio pubblico. Tra coloro che cercano casa, il 60 per cento non può accedere alle richieste esose dei proprietari. La metà dei contratti di affitto non sono registrati, con unevasione fiscale di 1.500 miliardi. Per lIstat, in questo caso ispirato da Trilussa, il canone medio registrato nel 1997 sarebbe di 490 mila lire al mese. Per il ministero delle Finanze tocca le 510 mila lire, per la fascia bassa. Ma per le più realistiche rilevazioni dei vari borsini immobiliari si arriva a un affitto medio di circa 700 mila lire al mese. Il canone assorbe in media il 18 per cento del reddito. «Tuttavia, mai come in questo caso i valori medi forniscono una rappresentazione elusiva della realtà», sottolinea il Sunia. Infatti, 800 mila nuclei familiari con un reddito annuo inferiore a 20 milioni spendono quasi sette milioni lanno per laffitto (33 per cento). Man mano che il reddito aumenta il canone pesa, in percentuale, sempre di meno. Da segnalare, inoltre, che negli ultimi tre anni gli aumenti sono stati consistenti. Ormai nelle grandi città del Centro-Nord occorre sborsare oltre un milione al mese per un modesto appartamento di due locali in periferia. Ma trovarlo è unimpresa titanica. Molte agenzie immobiliari non trattano case in affitto. Secondo unindagine del Sunia condotta in dieci grandi città, sono più numerose al Nord le famiglie costrette a vivere in affitto. E sono i nuclei più poveri che non superano i 20 milioni lanno di reddito. Sparito lequo canone, solo il 15 per cento delle case viene offerto utilizzando la legge dei patti in deroga. Il 45 per cento dei contratti sono fuorilegge. Per il resto le formule sono le più varie: dal contratto foresteria a quello per non residenti, ai posti letto offerti a studenti ed extracomunitari. Proprietari e agenzie immobiliari fanno affari doro. Non stupisce, quindi, che 8 italiani su 19 scelgano di vivere in periferia, come risulta da una ricerca dellAssociazione nazionale comuni italiani.
Questo il quadro, per nulla confortante, che la nuova legge si appresta a regolamentare. Come sarà laffitto prossimo venturo? I giudizi sono contrastanti. Si va da «un ottimo passo avanti» del segretario generale del Sunia, Luigi Pallotta, a una promozione con riserva dellon. Gabriella Pistone, dei Comunisti italiani. Sicet (il sindacato inquilini della Cisl), Caritas, Acli e la stessa Cisl, invece, bocciano la normativa, che andrà alla Camera tra un mese per lapprovazione definitiva. «La liberalizzazione è un rischio per le categorie più deboli», dice Renato Marinaro della Caritas nazionale. «La legge avrà pesanti ripercussioni per le donne sole, i pensionati, i giovani e le famiglie con basso reddito». Ferruccio Rossini, segretario generale del Sicet, rincara la dose: «Il disegno di legge approvato dal Senato è notevolmente sbilanciato a favore della proprietà. Con labolizione dellequo canone, viene a cadere un reale deterrente al mercato nero delle locazioni. Nei contratti a mercato libero, la mancata presenza dellassistenza sindacale, al momento della stipula del contratto, metterà in seria difficoltà la parte più debole, il conduttore». Troppo libero mercato, insomma, in un mercato della casa paralizzato da un ventennio. È anche il parere dellon. Pistone: «Il vero problema», sostiene, «è dato dagli sfratti: nel 1997 le richieste esecutive sono state 60 mila. Di queste, soltanto il 3 per cento è per ragioni di necessità. Il resto è motivato dalla finita locazione e da morosità. Significa che i canoni daffitto, cresciuti notevolmente con i patti in deroga, non sono più tollerabili dalla fascia di reddito medio-bassa degli italiani. La legge, che finalmente affronta in modo organico la questione, si propone nel medio periodo di calmierare il prezzo di mercato. Il tempo gioca a favore della legge. Il guaio è che lo sfrattato non ha tempo». Nonostante i punti deboli, il Sunia invece promuove la riforma. «Per due ragioni», spiega Pallotta. «È il primo serio tentativo di utilizzare lo strumento fiscale per calmierare il mercato. Inoltre, punta a far emergere il mercato nero dellaffitto, una delle piaghe più gravi». Giuseppe AltamoreLuciano Scalettari Segue: 1 milione al mese? Solo a Napoli |
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