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Le purghe di Stalin, il
maccartismo, le guardie rosse in Cina. E per loro gli eretici erano...Si può parlare di Inquisizione nel secolo che sta finendo? Forse sì, se si
trova laccordo sulla definizione. Inquisizione non è solo lutilizzo di un
sistema rigido, arbitrario, repressivo, spietato. È lorganizzazione di una
giurisdizione speciale per valutare i rapporti tra unideologia e unistituzione
di potere, per stabilire quanto listituzione si sia allontanata da essa nella prassi
e nei comportamenti degli uomini. Insomma, per reprimere uneresia.
È dunque sbagliato ricorrere al termine Inquisizione per definire
ogni tipo di repressione. Così se accettiamo lidea della giurisdizione speciale per
combattere le deviazioni, si possono indicare tre episodi notevoli di Inquisizione nel
nostro secolo: le grandi purghe staliniane, prima e dopo la seconda guerra mondiale; il
maccartismo nellAmerica del primo dopoguerra; la rivoluzione culturale cinese tra il
1966 e il 1969.
LE PURGHE STALINIANE
È il 1936. Stalin consolida il carattere
rigidamente autoritario del potere con lattacco a ogni forma di deviazione, da lui
intesa come vera e propria eresia, dalla linea ufficiale. Ritiene per esempio che il
socialismo debba essere edificato in un solo Paese e non esportato. Ritiene che il
socialismo debba essere guidato rigidamente e con metodi dittatoriali. E individua
deviazionismi di destra e di sinistra. La copertura ideologica sono solo i suoi scritti,
soprattutto Materialismo dialettico e materialismo storico. A partire dal 1936
viene eliminato quanto restava della vecchia guardia bolscevica. Bucharin è fucilato, il
50 per cento dei quadri dellesercito finisce ammazzato o in Siberia. Le religioni
soppresse e i religiosi eliminati. Dopo la guerra, la lotta alle deviazioni viene ripresa.
È Berija, famigerato capo della polizia staliniana, a occuparsi di reprimere le tendenze
nazionalistiche, le resistenze alla collettivizzazione. Poi Stalin muore e Berija viene
giustiziato nel 1953. E forse può essere definito come un tentativo di purificazione
della memoria storica il Rapporto segreto che Krusciov legge al XX Congresso del
Pcus nel febbraio 1956, nel quale denuncia i crimini e gli errori di Stalin. Il gulag
tuttavia non chiuse, né lUrss smise i processi alle deviazioni ideologiche. E oggi
si assiste nei Paesi ex comunisti, e anche in quelli occidentali, a una sorta di rimozione
della memoria riguardo a questi fatti.
IL MACCARTISMO
UnInquisizione senza morti, che nasce dagli atti della Commissione per la
repressione delle attività antiamericane presieduta dal senatore e avvocato Joseph
McCarthy. Fanatico anticomunista, ha inquisito, schedato e boicottato. Redigeva le
"liste nere" e dentro ci infilava personalità della politica, della cultura,
dello spettacolo, dellindustria, magari solo perché avevano simpatizzato per gli
antifascisti al tempo della guerra di Spagna. Una pittura fedele della stagione del
maccartismo è il film Il Prestanome di Martin Ritt del 1976, con Woody Allen.
Anche Ritt venne proscritto come comunista e ne informa gli spettatori. Gli eccessi di
McCarthy costrinsero il presidente Eisenhower a esautorarlo nel 1954.
LA RIVOLUZIONE CULTURALE
Nel 1966 a Pechino tra i teorici della rivoluzione permanente e i
revisionisti più moderati la frattura è profonda. Nasce il movimento, puro e duro, delle
guardie rosse di Lin Piao, ministro della Difesa. Sono loro, in difesa di Mao, che danno
il via allInquisizione sulla base di accuse di deviazionismo dalla linea della
rivoluzione culturale proletaria e dalla lotta anti-burocratica. Si procedeva attraverso
il metodo dellautocritica. Gli analisti di cose cinesi dicevano: sventolare la
bandiera rossa per opporsi alla bandiera rossa. La lotta era soprattutto contro i
dirigenti degenerati e procedeva attraverso la rieducazione socialista, in appositi campi
di lavoro. Il culmine è nel 1967, quando ai militari venne ordinato di appoggiare la
sinistra e Mao ottenne la distruzione dellapparato del partito.
a.bo.
| «Non è un perdono politico»; «Gli errori degli
altri non giustificano i nostri» «Lambiguità
e il malessere spirituale sono dietro langolo. Occorre grande cautela e prudenza».
Cesare Cavalleri, direttore di Studi Cattolici,
la rivista delle edizioni Ares vicina allOpus Dei, non è perplesso circa le
richieste di perdono a nome della Chiesa: «Quello che fa e dice il Papa va sempre bene».
Piuttosto rileva che ne va spiegata la natura teologica: «Interpretare il perdono in
senso storico, sociologico o peggio ancora politico è sbagliato». Cavalleri rileva che
il Papa non chiede perdono «per la Chiesa che è santa, ma per gli uomini di Chiesa che
hanno deviato dal Vangelo».
E oltre lInquisizione il direttore di Studi
Cattolici indica anche unaltra questione sulla quale riflettere e per la quale,
dice, «forse bisognerebbe chiedere scusa: lo spontaneismo liturgico al quale abbiamo
assistito dopo il Concilio Vaticano II. È un fatto avvenuto senzaltro contro le
direttive della Chiesa. Si è trattato di unallegria liturgica che ha allontanato
dalla Chiesa in questi ultimi anni molti fedeli».
È il presidente di Napredak, lassociazione degli
intellettuali cattolici di Sarajevo. Monsignor Franjo Topic,
filosofo, membro della Commissione teologico-storica del Giubileo, con la questione del
perdono combatte tutti i giorni in Bosnia: «Lo ripetiamo dal 6 aprile 1992, giorno in cui
è scoppiata la guerra e Sarajevo è stata cinta dassedio. Le malefatte degli altri
non giustificano i nostri errori. È assai difficile spiegare ai cattolici della città
che devono perdonare chi dalle colline ha ucciso sparando per tre anni consecutivi. Anche
noi dobbiamo purificare la memoria storica. Senza dimenticare nulla, ma cercando la
verità anche sulla guerra, anche sulle responsabilità nostre e delle istituzioni».
Monsignor Topic respinge lidea della reciprocità nel
perdono e ringrazia il Papa per aver avviato loperazione della rivisitazione storica
dellantisemitismo lanno scorso, e questanno dellInquisizione:
«Non basta discutere tra teologi il significato del perdono. Il perdono va chiesto e va
dato. Bisogna fare pratica del perdono per capirlo. Anche nella Chiesa». |
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