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INQUISIZIONE La Verità di ALBERTO BOBBIO |
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«Lesame di coscienza al quale il Papa invita la Chiesa in questo scorcio di fine millennio è un vero programma penitenziale che comprende un ampio ventaglio: errori, infedeltà, incoerenze, ritardi. Sono peccati per cui il Papa domanda perdono». Parla e spiega padre Georges Cottier (nella foto), domenicano, teologo della Casa Pontificia e presidente della commissione teologico-storica del Giubileo. E dice che Giovanni Paolo II non è partito da zero: «Il numero 8 della Lumen gentium afferma che la "Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al rinnovamento". Questo è uno dei punti di partenza».
«Perché tra i peccati cè anche quello di aver difeso la Verità con mezzi di pressione o di violenza: atti compiuti dai cristiani nei secoli passati. Va fatta unopera di purificazione della memoria storica. Ma prima occorre stabilire i fatti con lealtà scientifica. Il seminario di studio sullInquisizione è stato organizzato per questo».
«La memoria non si può cancellare, possiamo modificare il rapporto con il passato. Noi abbiamo scelto di indagare nella storia della Chiesa le questioni che hanno provocato scandalo e rimangono scandalose. Il Papa arriva a parlare di controtestimonianza. Per questo domanda il perdono anche per i peccati commessi da altri».
«Certo, ma esiste anche il problema della responsabilità collettiva. Quando si tratta, per esempio, di colpe che hanno segnato la storia e non hanno trovato, nei secoli, la resistenza che la coscienza cristiana esigeva».
«Sì. Atti che la Chiesa accettava nel passato, oggi sappiamo essere in contraddizione con le esigenze evangeliche. Ciò che allora era tollerato, ora non lo è più».
«La Chiesa nel suo magistero ha lassistenza dello Spirito che va fino allinfallibilità. Il Papa non può dare una definizione di fede sbagliata. Ma nel governo pastorale della Chiesa cè unassistenza generale dello Spirito Santo che i teologi chiamano prudenziale e che non esclude che vi possano essere sbagli o deviazioni».
«No, questo è un pretesto di chi vuole continuamente far riaffiorare pregiudizi contro la Chiesa, come se essa fosse la causa di tutti i mali, e la sua storia una lunga disgrazia per lumanità. LInquisizione è un problema delicato. Nasce in una società di cristiani, come quella medioevale, dove leresia è un peccato che diventa anche crimine politico. La Chiesa oggi non può tacere sul fatto che molti sono stati fatti convertire con la forza. Così va detto che lInquisizione romana era unistituzione della Chiesa non coperta dallinfallibilità. Tutto ciò si comprende solo con un profondo esame di coscienza».
«È vero. Molti credenti possono essere turbati e hanno diritto a un chiarimento. Latto penitenziale che il Papa farà nel Duemila servirà a dare più evidenza alla santità della Chiesa, non a metterla in causa. Noi sappiamo che lInquisizione è sempre stata un ostacolo per molti ad incontrare Cristo e la Chiesa. Oggi la Chiesa pone la questione della verità e risponde: ciò che è accaduto è uno scandalo. Ecco perché ha chiesto la collaborazione degli storici. La Chiesa è santa, e la sua è una storia di santità, ma qualche debolezza cè stata. E siccome la legge morale è sovrastorica, è possibile e legittimo dare giudizi sul passato».
«Sarebbe debole, e vivrebbe dillusioni, una Chiesa che nascondesse la verità sul passato».
«Non è vero. Il problema dellInquisizione tocca tutta la Chiesa. Inoltre non va dimenticato che il Papa ha già parlato della schiavitù come scandalo per la Chiesa. Ci sono ordini religiosi, Chiese locali che si sono arricchite con gli schiavi. Lesame di coscienza va fatto per molte altre cose. La lettera del Papa sul Giubileo, Tertio millennio adveniente, è chiara circa le responsabilità dei cristiani sui mali del nostro tempo».
«Sicuramente. Noi siamo peccatori come gli altri. Noi chiediamo perdono tutte le volte che è celebrata la messa e tutte le volte che recitiamo il Padre nostro. Forse siamo poco avvertiti di ciò. E il Papa ce lo ricorda. Nelluomo cè una debolezza, che spiega la facilità con cui cade nel peccato. Luomo non è un genio né un santo. Lo può diventare con la penitenza, quando prega e chiede perdono non solo per sé, ma anche per gli altri. I santi hanno fatto penitenza dei peccati che vedevano attorno a sé».
«Sì. Sotto linfluenza della mentalità dellepoca anche i santi hanno commesso azioni che noi oggi non approviamo: fatti riprovevoli commessi in buona fede. Non vedevano il peccato. Lo scopo di san Pio V e dellInquisizione era valido in sé: difendere la fede. Ma per difendere la fede hanno usato metodi violenti».
«Non direi deviato. Piuttosto non hanno percepito il Vangelo. Vale oggi la stessa cosa per quelli che ritengono pericoloso parlare dellInquisizione, nella paura che si perdano fedeli. Io dico: predichiamo il Vangelo, spieghiamo perché il Papa chiede perdono. Non si tratta di rigettare tutto il passato, ma di giudicare alcuni atti. Il Papa ha fatto un gesto profetico e coraggioso. Il criterio di discernimento teologico è la distinzione delle diverse forme di assistenza dello Spirito Santo alla Chiesa. Non si tratta di un criterio arbitrario. Inoltre non è la prima volta che un Papa fa un gesto del genere. Paolo VI nella seconda sessione del Concilio Vaticano II ha domandato perdono ai fratelli separati e ha chiesto perdono per i torti provocati dalla Chiesa cattolica. Giovanni Paolo II ha fatto il secondo passo».
«Certo, ma non ne facciamo una questione di reciprocità. I cristiani devono sempre fare il primo passo nellambito del bene, e non tenere la contabilità di ciò che fanno gli altri». Alberto Bobbio
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