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INQUISIZIONE

La Verità
e la violenza

di ALBERTO BOBBIO
   

   Famiglia Cristiana n.45 del 15-11-1998 - Home Page
Esperti di tutto il mondo riuniti in Vaticano

La crisi era passata. Mille anni fa in Europa la popolazione cresceva, le terre venivano coltivate, si costruivano strade, chiese, villaggi. La cristianità occidentale si strutturava finalmente in società, dopo essere stata assediata dai musulmani e spezzata da Bisanzio. I seicento anni seguiti alla caduta dell’Impero romano erano stati terribili. E nasceva anche una Chiesa nuova, secondo l’idea che essa doveva trasformare il mondo e organizzarlo secondo princìpi cristiani. Così il Pontefice diventa, da Gregorio VII a Innocenzo III, cioè dopo un secolo e mezzo di lotte e di discussioni con re, principi e imperatori, un personaggio con cui tutti devono fare i conti.

Fuori da questo contesto non si comprende l’Inquisizione. Il seminario di studio in Vaticano ha ricostruito il contesto della cristianità dove l’eresia, la deviazione della dottrina era anche un crimine di carattere politico. Ha spiegato il professor Grado Giovanni Merlo, illustrando le origini dell’Inquisizione medioevale: «Trasformare l’eretico in un criminale significa, difendendo l’ordinamento ecclesiastico, difendere quello civile. E anche viceversa». E il presidente dell’Istituto italiano di studi iberici, Agostino Borromeo, ha ricordato che l’Inquisizione è stata voluta più da alcuni regnanti che dal papato, ma dai Papi è stata comunque tollerata e autorizzata in un «rigore talvolta eccessivo», che si è macchiato di gravi colpe, degenerando in «veri e propri abusi».

A porte chiuse hanno discusso i maggiori esperti mondiali, quelli che hanno studiato i processi, letto le carte, fatto i conti sulle torture e i roghi. Erano studiosi cattolici e laici e il seminario è servito per fare il punto su una storiografia che da anni, ormai, ha sfatato le leggende più cupe: la tortura fu utilizzata pochissime volte, le condanne a morte furono minime. Il seminario ha studiato l’Inquisizione nel suo complesso. Di solito si distinguono varie fasi: quella medioevale, nata nel 1199 con la procedura inquisitoriale fornita per la prima volta ai vescovi da papa Innocenzo III; quella moderna, cioè l’Inquisizione romana o universale, istituita sotto Paolo III e organizzata poi con successive costituzioni; quella successiva al Concilio di Trento nella fase della Controriforma, che agiva anche in campo civile con, per esempio, i processi contro Giordano Bruno e Galileo.

Il cardinale Etchegaray, che presiedeva il seminario di studio, ha detto che per «sgombrare il campo da possibili equivoci abbiamo deciso di usare il termine Inquisizione al singolare. Per noi è stata una sola. E il fatto che la Corona spagnola o quella portoghese potesse esercitare, nei rispettivi regni e domini d’oltremare, poteri particolari di intervento e di controllo sui tribunali inquisitoriali, non muta il carattere ecclesiastico dell’istituzione».

«L’esame di coscienza al quale il Papa invita la Chiesa in questo scorcio di fine millennio è un vero programma penitenziale che comprende un ampio ventaglio: errori, infedeltà, incoerenze, ritardi. Sono peccati per cui il Papa domanda perdono». Parla e spiega padre Georges Cottier (nella foto), domenicano, teologo della Casa Pontificia e presidente della commissione teologico-storica del Giubileo. E dice che Giovanni Paolo II non è partito da zero: «Il numero 8 della Lumen gentium afferma che la "Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al rinnovamento". Questo è uno dei punti di partenza».

  • Perché vi siete occupati dell’Inquisizione?

«Perché tra i peccati c’è anche quello di aver difeso la Verità con mezzi di pressione o di violenza: atti compiuti dai cristiani nei secoli passati. Va fatta un’opera di purificazione della memoria storica. Ma prima occorre stabilire i fatti con lealtà scientifica. Il seminario di studio sull’Inquisizione è stato organizzato per questo».

  • Che cosa significa purificare la memoria storica?

«La memoria non si può cancellare, possiamo modificare il rapporto con il passato. Noi abbiamo scelto di indagare nella storia della Chiesa le questioni che hanno provocato scandalo e rimangono scandalose. Il Papa arriva a parlare di controtestimonianza. Per questo domanda il perdono anche per i peccati commessi da altri».

  • Non è ognuno responsabile delle proprie colpe?

«Certo, ma esiste anche il problema della responsabilità collettiva. Quando si tratta, per esempio, di colpe che hanno segnato la storia e non hanno trovato, nei secoli, la resistenza che la coscienza cristiana esigeva».

  • In questi casi si può parlare di responsabilità dell’istituzione?

«Sì. Atti che la Chiesa accettava nel passato, oggi sappiamo essere in contraddizione con le esigenze evangeliche. Ciò che allora era tollerato, ora non lo è più».

  • Ma la Chiesa, che è santa, come può deviare dal Vangelo?

«La Chiesa nel suo magistero ha l’assistenza dello Spirito che va fino all’infallibilità. Il Papa non può dare una definizione di fede sbagliata. Ma nel governo pastorale della Chiesa c’è un’assistenza generale dello Spirito Santo che i teologi chiamano prudenziale e che non esclude che vi possano essere sbagli o deviazioni».

  • Occuparsi dell’Inquisizione e quindi sottolineare, secondo alcuni esageratamente, le colpe del passato, non rischia di raffreddare la percezione della santità della Chiesa da parte dei fedeli?

«No, questo è un pretesto di chi vuole continuamente far riaffiorare pregiudizi contro la Chiesa, come se essa fosse la causa di tutti i mali, e la sua storia una lunga disgrazia per l’umanità. L’Inquisizione è un problema delicato. Nasce in una società di cristiani, come quella medioevale, dove l’eresia è un peccato che diventa anche crimine politico. La Chiesa oggi non può tacere sul fatto che molti sono stati fatti convertire con la forza. Così va detto che l’Inquisizione romana era un’istituzione della Chiesa non coperta dall’infallibilità. Tutto ciò si comprende solo con un profondo esame di coscienza».

  • Che non è facile...

«È vero. Molti credenti possono essere turbati e hanno diritto a un chiarimento. L’atto penitenziale che il Papa farà nel Duemila servirà a dare più evidenza alla santità della Chiesa, non a metterla in causa. Noi sappiamo che l’Inquisizione è sempre stata un ostacolo per molti ad incontrare Cristo e la Chiesa. Oggi la Chiesa pone la questione della verità e risponde: ciò che è accaduto è uno scandalo. Ecco perché ha chiesto la collaborazione degli storici. La Chiesa è santa, e la sua è una storia di santità, ma qualche debolezza c’è stata. E siccome la legge morale è sovrastorica, è possibile e legittimo dare giudizi sul passato».

  • Un altro argomento dei critici è che così si fa crescere una Chiesa debole...

«Sarebbe debole, e vivrebbe d’illusioni, una Chiesa che nascondesse la verità sul passato».

  • Poi ci sono le critiche di alcuni vescovi del Terzo Mondo, che vedono in questo la riproposta di una Chiesa eurocentrica...

«Non è vero. Il problema dell’Inquisizione tocca tutta la Chiesa. Inoltre non va dimenticato che il Papa ha già parlato della schiavitù come scandalo per la Chiesa. Ci sono ordini religiosi, Chiese locali che si sono arricchite con gli schiavi. L’esame di coscienza va fatto per molte altre cose. La lettera del Papa sul Giubileo, Tertio millennio adveniente, è chiara circa le responsabilità dei cristiani sui mali del nostro tempo».

  • Può accadere che in futuro qualche altro Papa chieda perdono per la Chiesa di oggi?

«Sicuramente. Noi siamo peccatori come gli altri. Noi chiediamo perdono tutte le volte che è celebrata la messa e tutte le volte che recitiamo il Padre nostro. Forse siamo poco avvertiti di ciò. E il Papa ce lo ricorda. Nell’uomo c’è una debolezza, che spiega la facilità con cui cade nel peccato. L’uomo non è un genio né un santo. Lo può diventare con la penitenza, quando prega e chiede perdono non solo per sé, ma anche per gli altri. I santi hanno fatto penitenza dei peccati che vedevano attorno a sé».

  • Si può chiedere perdono per un santo? San Pio V, per esempio, era un grande inquisitore.

«Sì. Sotto l’influenza della mentalità dell’epoca anche i santi hanno commesso azioni che noi oggi non approviamo: fatti riprovevoli commessi in buona fede. Non vedevano il peccato. Lo scopo di san Pio V e dell’Inquisizione era valido in sé: difendere la fede. Ma per difendere la fede hanno usato metodi violenti».

  • Dunque hanno deviato dal Vangelo?

«Non direi deviato. Piuttosto non hanno percepito il Vangelo. Vale oggi la stessa cosa per quelli che ritengono pericoloso parlare dell’Inquisizione, nella paura che si perdano fedeli. Io dico: predichiamo il Vangelo, spieghiamo perché il Papa chiede perdono. Non si tratta di rigettare tutto il passato, ma di giudicare alcuni atti. Il Papa ha fatto un gesto profetico e coraggioso. Il criterio di discernimento teologico è la distinzione delle diverse forme di assistenza dello Spirito Santo alla Chiesa. Non si tratta di un criterio arbitrario. Inoltre non è la prima volta che un Papa fa un gesto del genere. Paolo VI nella seconda sessione del Concilio Vaticano II ha domandato perdono ai fratelli separati e ha chiesto perdono per i torti provocati dalla Chiesa cattolica. Giovanni Paolo II ha fatto il secondo passo».

  • Non solo la Chiesa, però, deve purificare la memoria storica...

«Certo, ma non ne facciamo una questione di reciprocità. I cristiani devono sempre fare il primo passo nell’ambito del bene, e non tenere la contabilità di ciò che fanno gli altri».

Alberto Bobbio
   

Quattro libri per saperne di più

Non c’è molto pubblicato in italiano sull’Inquisizione. Ma per saperne di più bastano quattro libri. Quello di Jean-Pierre Dedieu, uno degli storici che hanno partecipato al seminario di studio in Vaticano, si intitola L’Inquisizione ed è pubblicato dalla San Paolo (lire 14.000). Di Bartolomé Benassar, specialista di storia spagnola dell’Università di Tolosa, la Bur Rizzoli traduce dal francese la Storia dell’Inquisizione spagnola, lire 14.000. Per conoscere la personalità dei giudici e dei loro inquisiti va letto di John Tedeschi Il giudice e l’eretico, Vita e Pensiero, lire 60.000. Tra qualche mese verranno pubblicati dal Vaticano gli atti del seminario di studio.

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