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la notizia non cè più, e
anche il "rumore" attorno ad essa si è ormai attenuato. E dunque, lasciando
definitivamente Famiglia Cristiana
e queste pagine, mi resta solo un dovere da compiere: salutare i lettori, che in tutti
questi anni mi hanno seguito, e ringraziare in modo particolare i tantissimi fra di voi
che mi hanno voluto esprimere solidarietà, stima e affetto nelle ultime settimane. Siete
stati compagni di viaggio splendidi; le vostre lettere hanno "viaggiato" con me
Milano-Alba, Alba-Milano soprattutto per migliaia di chilometri dentro un
borsone di cuoio divenuto col tempo una sorta di naturale appendice della mia persona. Ne
sono sempre stato geloso. La loro fisicità, il loro peso, i colori, i formati, le grafie
che subito facevano indovinare letà e talvolta persino lo stato danimo del
mittente, sono stati per quasi mille settimane tuttuno con il "tormento"
di trovare la parola giusta, attenta ai principi e agli ideali condivisi, ma anche alla
concretezza delle situazioni e alla complessità dei problemi prospettati.
Mi permetto di stralciare da una delle ultime
lettere, proveniente da Bologna e firmata da tredici persone, un passo che mi ha
particolarmente colpito, e anche un po commosso: «Noi ti abbiamo conosciuto poco
alla volta, numero dopo numero, colloquio dopo colloquio, e abbiamo imparato a
confrontarci con te come ci si può confrontare con un caro vecchio amico con cui sappiamo
che continueremo a incontrarci a intervalli regolari. Nel corso dei "colloqui"
abbiamo imparato ad apprezzare la tua chiarezza e la tua tenerezza, la tua mano leggera,
il tuo saperci rimproverare quando ne avevamo bisogno, senza però mai mancare di
indirizzarci una carezza oltre al rimprovero. Abbiamo sempre trovato nelle tue risposte
una grande attenzione a considerare chi si rivolgeva a te, non semplicemente come un caso
da esaminare, ma come una persona vera, con tutte le sue contraddizioni, i suoi momenti
tristi e quelli gioiosi, con tutti diciamolo pure i suoi peccati, con la
consapevolezza della sua miseria...
Sei sempre stato molto attento a far comprendere
che, per un cristiano, il divorzio tra Verità e Amore è un errore: sono necessari
entrambi, perché luna non ha significato se viene privata dellaltro.
Daltra parte, e non da oggi, ci viene da riflettere sul fatto che, quando la Chiesa
riconosce i suoi errori del passato, fa spesso riferimento a situazioni nelle quali in
nome della Verità è stato messo da parte lAmore, mai viceversa. Di conseguenza,
lesperienza dovrebbe insegnarci che è lindurimento del cuore il rischio
maggiore che corriamo». Sono pensieri che ritornano in molti altri scritti; essi
esprimono una maturità interiore faticosamente conquistata e sono la testimonianza di un
legame profondo tra questo giornale e i suoi lettori, che va molto al di là del merito
delle mie risposte. Questo riconoscimento è un premio più che sufficiente per le mie
fatiche, e sono certo che il vostro legame con Famiglia Cristiana non si
spezzerà passando la mano al nuovo Direttore. Molti chiedono una parola chiarificatrice
sui motivi del mio distacco. Una è stata già detta e posso solo ribadirla: la rubrica
dei "Colloqui" è da sempre, per sua natura, responsabilità personale
del Direttore. Il passaggio, in questo senso, è del tutto normale. Sul resto non tocca a
me pronunciarmi. Spero che lo faccia chi di dovere, con quella "franchezza"
evangelica che dovrebbe sempre contraddistinguerci e che tanto era cara al nostro patrono
e ispiratore, san Paolo. Con affetto.
Don Leonardo Zega |