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Cari lettori,

   Famiglia Cristiana n.45 del 15-11-1998 - Home Page

la notizia non c’è più, e anche il "rumore" attorno ad essa si è ormai attenuato. E dunque, lasciando definitivamente Famiglia don Leonardo ZegaCristiana e queste pagine, mi resta solo un dovere da compiere: salutare i lettori, che in tutti questi anni mi hanno seguito, e ringraziare in modo particolare i tantissimi fra di voi che mi hanno voluto esprimere solidarietà, stima e affetto nelle ultime settimane. Siete stati compagni di viaggio splendidi; le vostre lettere hanno "viaggiato" con me – Milano-Alba, Alba-Milano soprattutto – per migliaia di chilometri dentro un borsone di cuoio divenuto col tempo una sorta di naturale appendice della mia persona. Ne sono sempre stato geloso. La loro fisicità, il loro peso, i colori, i formati, le grafie che subito facevano indovinare l’età e talvolta persino lo stato d’animo del mittente, sono stati per quasi mille settimane tutt’uno con il "tormento" di trovare la parola giusta, attenta ai principi e agli ideali condivisi, ma anche alla concretezza delle situazioni e alla complessità dei problemi prospettati.

Mi permetto di stralciare da una delle ultime lettere, proveniente da Bologna e firmata da tredici persone, un passo che mi ha particolarmente colpito, e anche un po’ commosso: «Noi ti abbiamo conosciuto poco alla volta, numero dopo numero, colloquio dopo colloquio, e abbiamo imparato a confrontarci con te come ci si può confrontare con un caro vecchio amico con cui sappiamo che continueremo a incontrarci a intervalli regolari. Nel corso dei "colloqui" abbiamo imparato ad apprezzare la tua chiarezza e la tua tenerezza, la tua mano leggera, il tuo saperci rimproverare quando ne avevamo bisogno, senza però mai mancare di indirizzarci una carezza oltre al rimprovero. Abbiamo sempre trovato nelle tue risposte una grande attenzione a considerare chi si rivolgeva a te, non semplicemente come un caso da esaminare, ma come una persona vera, con tutte le sue contraddizioni, i suoi momenti tristi e quelli gioiosi, con tutti – diciamolo pure – i suoi peccati, con la consapevolezza della sua miseria...

Sei sempre stato molto attento a far comprendere che, per un cristiano, il divorzio tra Verità e Amore è un errore: sono necessari entrambi, perché l’una non ha significato se viene privata dell’altro. D’altra parte, e non da oggi, ci viene da riflettere sul fatto che, quando la Chiesa riconosce i suoi errori del passato, fa spesso riferimento a situazioni nelle quali in nome della Verità è stato messo da parte l’Amore, mai viceversa. Di conseguenza, l’esperienza dovrebbe insegnarci che è l’indurimento del cuore il rischio maggiore che corriamo». Sono pensieri che ritornano in molti altri scritti; essi esprimono una maturità interiore faticosamente conquistata e sono la testimonianza di un legame profondo tra questo giornale e i suoi lettori, che va molto al di là del merito delle mie risposte. Questo riconoscimento è un premio più che sufficiente per le mie fatiche, e sono certo che il vostro legame con Famiglia Cristiana non si spezzerà passando la mano al nuovo Direttore. Molti chiedono una parola chiarificatrice sui motivi del mio distacco. Una è stata già detta e posso solo ribadirla: la rubrica dei "Colloqui" è da sempre, per sua natura, responsabilità personale del Direttore. Il passaggio, in questo senso, è del tutto normale. Sul resto non tocca a me pronunciarmi. Spero che lo faccia chi di dovere, con quella "franchezza" evangelica che dovrebbe sempre contraddistinguerci e che tanto era cara al nostro patrono e ispiratore, san Paolo. Con affetto.

Don Leonardo Zega

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