Quando si è chiesto ai soldati reduci da un conflitto di dire i
sentimenti, le speranze, le sofferenze provati, ne è scaturita unimmagine assai
diversa da quella basata sulle fonti ufficiali, le quali benché veritiere esprimono il
punto di vista dellautorità, dei superiori, dellosservatore esterno.
La cultura popolare non ha mai compreso le ragioni di una guerra, se non riducendole a
due essenziali: difendersi da nemici minacciosi e battersi per la propria patria, la
propria terra, la propria gente. Nelle trincee che nel 1914-18 solcarono tutta
lEuropa, si affollarono milioni di combattenti, per lo più contadini e comunque di
cultura semplice, ai quali erano ignote le motivazioni dei rispettivi Paesi, e che si
attenevano ad una morale essenziale, in certo senso tradizionale. Il senso
dellobbedienza allautorità costituita, la solidarietà con i compagni, il
principio di onore e di dovere rispetto alle proprie famiglie. Vi furono, a fronte di
enormi perdite senza risultato, episodi di ribellione, ma in genere il malcontento si
manifestò in rassegnazione. Molti pensavano che, tornati a casa, le cose sarebbero state
diverse per i meriti e i diritti acquisiti sui fronti. Il soldato combatteva per la pace
più che per la vittoria del proprio Paese.
Nella seconda guerra mondiale, dominata dai grandi spostamenti degli eserciti e
dallaviazione, il soldato fu maggiormente coinvolto nel destino e nella situazione
della popolazione civile. Lo scontro ideologico tra le potenze dellAsse la
Germania di Hitler e lItalia di Mussolini con i loro alleati e quelle
occidentali non ebbe inizialmente, nonostante le rispettive propagande, un grande effetto
sui combattenti.
Ben maggiori reazioni suscitarono i bombardamenti aerei e le occupazioni di territorio
nemico, attuati gli uni e le altre con gravi vessazioni delle popolazioni. Non ci fu più
bisogno di spiegazioni politiche perché lazione militare apparve quale coerente
risposta dellintera popolazione civile colpita. A differenza della prima guerra
mondiale, le parti in lotta non si riferivano ad una comune matrice civile, pur frazionata
dagli interessi particolari: erano piuttosto ispirate a visioni radicalmente diverse della
società e dei rapporti internazionali. Pertanto i combattenti dello schieramento
occidentale si trovarono indotti, nella seconda fase di guerra, a fare i conti con
motivazioni umane ed etiche prima sconosciute mentre altrettanto accadde pur con
minore estensione e più gravi difficoltà tra i soldati e i civili dellarea
nazista e fascista. Il semplice soldato come il cittadino dovette fare ricorso alla
propria coscienza e venne chiamato a decidere una scelta coerente. Tornava allora
lidea della pace quale vero scopo del combattente, unita però a quella della
libertà e della giustizia. La lotta di resistenza in Europa fu lattuazione di
questa istanza, che accomunò soldati e civili, con e senza le armi. Era un patriottismo
nuovo, per una nuova civiltà. Anche i milioni di soldati e di civili dellUrss, pur
diretti da un regime dittatoriale e spietato, parteciparono di questo patriottismo e di
qui vennero le radici del dissenso e dellansia di libertà nellOriente
europeo.
Le guerre del 900, pur così diverse tra loro, non sono approdate a vera pace: le
speranze dei soldati non si realizzarono; ed essi, come tutti i cittadini, dovettero
prendere altre armi, quelle del servizio allumanità, per rimediare alle ferite dei
conflitti e perseguire gli ideali sociali e civili agognati sui fronti di guerra.