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CINEMA E GUERRA - Il film di Spielberg ripropone una drammatica pagina di storia LA SPIAGGIA DEGLI EROI di BEPPE DEL COLLE |
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Lo sbarco degli
Alleati sulle coste della Normandia, il 6 giugno 1944, ha deciso le sorti della seconda
guerra mondiale e salvato la democrazia, ma è costato la vita a quasi cinquemila uomini.
L"inespugnabile" sistema difensivo tedesco crollato in poche ore anche per
ragioni grottesche. Sedici minuti dopo la mezzanotte del 6 giugno 1944 il primo aliante Horsa della Sesta divisione aviotrasportata britannica, con a bordo i ventotto uomini di un plotone del reggimento di fanteria leggera Ox and Bucks, atterrò nella Francia settentrionale occupata dai tedeschi, e precisamente lungo il canale di Caen, in Normandia. Cominciava il D-Day, il giorno scelto per dare inizio allOperazione Overlord, linvasione dellEuropa con obiettivo finale Berlino. Venti ore dopo, mentre il buio scendeva sulla costa meridionale della Manica, limmensa forza militare di terra, di mare (5.333 imbarcazioni di ogni stazza), del cielo (undicimila aerei) allestita dagli Alleati sotto il comando del cinquantatreenne generale americano Dwight D. Eisenhower era riuscita a far sbarcare lungo le spiagge del Calvados 175 mila uomini e 50 mila automezzi di tutti i tipi. In poche ore di terribili scontri e a prezzo di un tremendo massacro (erano morti circa 4.900 uomini, la cifra dei caduti Alleati nel D-Day non è mai stata resa nota ufficialmente) gli invasori erano penetrati in territorio francese da un massimo di dieci chilometri a un minimo di due, ma dappertutto avevano sfondato il Vallo Atlantico, la formidabile difesa costiera costruita dai tedeschi per evitare lapertura del "secondo fronte", da cui Hitler sapeva bene che sarebbe stata decisa la seconda guerra mondiale. Esce in questi giorni, in concomitanza con il film Salvate il soldato Ryan, un nuovo, definitivo libro su quellimpresa. Si intitola D-Day, è stato scritto dallo storico statunitense Stephen E. Ambrose; pubblicato negli Usa nel 1994, lo ha tradotto ora in italiano Rizzoli (pagg. 638, lire 35.000). Ambrose, direttore dellEisenhower Centre dellUniversità di New Orleans, per scrivere questo libro ha intervistato 1.400 veterani della grande impresa, americani, inglesi, canadesi, francesi, tedeschi, e ha consultato migliaia di documenti; Steven Spielberg ne ha voluto la collaborazione per Salvate il soldato Ryan, così come il film Il giorno più lungo di Darryl Zanuck fu ispirato nel 1962 dallomonimo best-seller di Cornelius Ryan. Sfrondato di tutta la retorica possibile, il racconto di quel giorno rappresenta una tragedia umana che ha lasciato nei suoi protagonisti una traccia indelebile. Per citarne solo uno, il soldato americano Felix Branham, del reparto più colpito da perdite fra tutti quelli impegnati nel D-Day, ha detto ad Ambrose: «Non vorrei un milione di dollari in cambio della mia esperienza, ma sicuramente non rivivrei un evento del genere neanche per quella cifra». I tedeschi avevano costruito un sistema di difesa apparentemente impossibile da superare. Lungo i novanta chilometri di spiagge e scogliere del Calvados, dalla penisola del Cotentin fino a Cabourg, dove si svolse lo sbarco alleato, il Vallo Atlantico che copriva tutta la costa settentrionale della Francia aveva allineato più linee di sbarramento, sia in mare, sia sulla battigia, sia sulla sabbia con mine di ogni tipo, filo spinato, palizzate in cemento armato, cancelli di ferro alti fino a tre metri, "ricci" di aste dacciaio lunghe due metri e saldate insieme, bunker con nidi di mitragliatrici e cannoni sulle alture immediatamente a ridosso della riva del mare.
i luoghi della battaglia di Normandia. Rommel, comandante in capo delle armate tedesche dai confini con lOlanda fino alla Bretagna, avrebbe voluto la disseminazione di undici milioni di mine antiuomo e anticarro, ne ebbe "soltanto" sei milioni e mezzo. Fecero un "buon lavoro" nelle prime ore dello sbarco, iniziato alle 6.30, dopo intensissimi bombardamenti dal cielo e dal mare, sulle cinque spiagge battezzate in codice Utah, Omaha, Juno, Gold e Sword: le prime due affidate al contingente americano e le altre a inglesi, canadesi, francesi e di altre nazionalità. Perché mai un sistema difensivo "inespugnabile" come quello, coperto alle spalle da tre divisioni corazzate scelte, pronte a intervenire, crollò nella sola prima giornata delloffensiva alleata? La Germania non aveva più forze aeree adeguate alla sfida, e difatti il 6 giugno 1944 la Luftwaffe non entrò praticamente mai in azione; non aveva più una Marina degna di questo nome, e infatti la flotta alleata, numerosa e visibilissima come le stelle in cielo, non venne nemmeno sfiorata nella traversata della Manica da un U-Boot, quei terribili sommergibili che avevano infestato per anni lAtlantico; la prima linea di difesa era costituita da reparti di soldati anziani, stanchi delle armi, molti dei quali nemmeno tedeschi ma arruolati nei Paesi conquistati o prigionieri di guerra, polacchi e russi soprattutto, dunque scarsamente motivati. Ma la causa principale della rapida disfatta, dopo poche ore di disperata resistenza che inondò di fuoco le zone di sbarco alleate, fu lassurda struttura di comando, che riservava a Hitler poteri esclusivi, superiori a quelli di tutti gli Stati maggiori. Il limite del grottesco fu toccato quando, alle prime luci dellalba, le sentinelle tedesche videro lo spettacolo dellimmensa flotta alleata e allertarono i rispettivi superiori, su su per la scala gerarchica, ma né Rommel, né von Rundstedt, comandante in capo del fronte occidentale, riuscirono a svegliare Hitler da un sonno che durò fino alle 15; il Führer aveva ordinato che nessuno muovesse le divisioni corazzate senza la sua autorizzazione. Quando la diede, era troppo tardi. Infine, non va certo dimenticato che nei mesi e nei giorni precedenti laviazione alleata aveva eseguito il cosiddetto Piano Trasporti che consisteva in bombardamenti massicci e distruttivi sul sistema ferroviario francese (sganciando 76 mila tonnellate di bombe, sette volte la potenza esplosiva dellatomica su Hiroshima, e distruggendo fra laltro tutti i ponti sulla Senna a ovest di Parigi) e la Resistenza francese aveva sabotato sistematicamente ponti, binari, locomotive ferme, treni in corsa: nei primi tre mesi del 44 gli uomini del Maquis misero fuori uso 808 locomotive e compirono coraggiose azioni di guerriglia contro gli spostamenti delle truppe tedesche sulle strade. La reazione nazista era stata furibonda: il 10 giugno la divisione Das Reich, cui la Resistenza opponeva molti ostacoli nella sua marcia verso il fronte della Normandia, compì unorrenda strage nel villaggio di Oradour, presso Limoges, trucidando seicento civili, fra cui donne e bambini, molti dei quali bruciati vivi nella chiesa. Di fronte agli errori (e alle atrocità) dei tedeschi, non tutto funzionò bene nella pur efficientissima macchina bellica degli Alleati. Quasi tutte le previsioni sulle modalità, i luoghi, i tempi, il vento e le correnti marine, il fuoco nemico, le necessità degli sbarchi si rivelarono imprecise; si dimostrò un errore linvio dei paracadutisti e degli alianti di notte, così come la calata in mare dei mezzi da sbarco pieni di uomini con molto anticipo sull"ora x", per cui molti fanti toccarono terra stremati dalla nausea, quasi incapaci di muoversi. E così via. Ma alla fine, il coraggio dei singoli, il loro addestramento, la potenza di fuoco, limponenza delle riserve e dei rifornimenti, lassoluto dominio del cielo messi in campo dalle democrazie contro la dittatura ebbero la meglio. E ancora oggi il 6 giugno 1944 ci appare il giorno più tragico, più eroico e più simbolico del ventesimo secolo. Beppe Del Colle
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