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MUSICA - Intervista con Pezzali, leader degli 883

MAX
IL MARZIANO

di GIGI VESIGNA
   

   Famiglia Cristiana n.44 del 8-11-1998 - Home Page

L’ex autista di ambulanze di Pavia è diventato famoso, leader di un popolo di giovani e adulti che condividono la sua visione, positiva e attiva, della vita. Ha ancora gli amici di prima, continua ad andare al solito bar. E ha un sogno: trovare uno struzzo maschio.

Mano a mano che chiacchiero con Max Pezzali, leader degli 883, mi convinco che sto parlando con un marziano, o comunque con un essere che arriva da una galassia diversa da quella dove vivono le star della musica pop. Massimo, 31 anni il 16 novembre, sciorina buon senso, non fa i soliti discorsi dei suoi colleghi, quelli della serie «io, io, io... e gli altri». Eppure, a modo suo, è un leader, il capopopolo di uno sterminato impero di giovanissimi, ma anche di adulti che, dopo averlo scoperto, ne hanno fatto una specie di capo carismatico. Ogni concerto è una festa con decine di migliaia di persone, ogni canzone diventa immediatamente un colossale karaoke perché tra palco e platea non c’è soluzione di continuità. E i testi delle canzoni di Max e degli 883 diventano regolarmente le parole di un dialogo, di un discorso che si dipana ormai dal 1992 quando uscì, tra lo scetticismo di quasi tutti gli addetti ai lavori, Hanno ucciso l’uomo ragno, che invece si colloca immediatamente al primo posto dell’hit parade.

  • Che ricordo hai di quei tempi?

«Confusi, bellissimi, ancora pieni di stupore e di incredulità. Sai, arrivare da Pavia, che in fondo è rimasta una cittadina a economia agricola, uscire dal microcosmo degli amici, quelli del Bar Dante, i compagni del liceo scientifico mai abbandonati, e trovarsi scaraventati in una realtà che parla diverso, usando termini come marketing, target, look, promotion, è stato uno shock, pur se piacevole...».

La carriera di Max Pezzali e del suo compagno di banco Mauro Repetto, che tre anni dopo decide di lasciare il gruppo e andare a scoprire l’America (ora vive a Los Angeles, ma mantiene contatti molto assidui con Max e gli altri), comincia quando a Claudio Cecchetto arriva un nastrino tra le centinaia che riceve ogni mese. Il complesso che suona si chiama I Pop e il brano inciso si intitola Non me la menare. Fare il talent scout è difficile soprattutto se non si ascoltano tutte o quasi le proposte che arrivano da ogni parte d’Italia, ma Cecchetto è uno che ascolta tutto. Così Non me la menare e I Pop sono iscritti di forza a Castrocaro. Ma intanto diventano gli 883, dal nome di una mitica Harley Davidson, il sogno di Max ora realizzato, visto che nella sua "scuderia" ne ha addirittura tre.

  • E da Castrocaro il grande volo...

«Non è andata male. Ma anche dopo il successo di Hanno ucciso l’uomo ragno la nostra vita non cambia. Anzi, torniamo a casa, al Bar Dante, che è una specie di rifugio dove dai nostri discorsi, che poi riguardano le persone del quartiere, la vita quotidiana, vien fuori una realtà che ci creiamo su misura e che poi diventa davvero la nostra realtà».

  • A quei tempi tu eri obiettore di coscienza ed eri stato assegnato a un servizio civile. Mi pare che guidassi un’ambulanza...

«Sì, ma nel frattempo avevamo inciso Sei un mito e poi il secondo album, Nord Sud Ovest Est, e la gente per la strada cominciava a riconoscermi. E allora mi fecero smettere».

  • In che senso?

«Nel senso letterale della parola. Un giorno ero andato a prelevare un uomo che aveva dei problemi di cuore e doveva essere ricoverato. Era in un paese vicino a Pavia e, quando scendo per prendere la barella, tutti quei curiosi che in casi come questi affollano la strada per vedere cosa è successo mi fermano, vogliono l’autografo. Mi faccio largo a fatica e porto a termine la missione. Ma immediatamente chiedo di essere esonerato. Continuando avrei provocato solo danni».

  • Max Pezzali: popolarissimo in tutta Italia non riesce a staccarsi dalla sua città, Pavia. Ci abiti ancora?

«Sì, ho preso una casetta vicina a quella dove abitano i miei, con un giardino in comune. Mio papà fa il fiorista, mia mamma gli dà una mano. Nel giardino ho tre struzzi, animali che adoro e che speravo covassero delle uova, prolificassero. Poi qualcuno s’è accorto che la mia era un’utopia. I tre struzzi erano tutte femmine...Se c’è qualcuno che ha un maschio si faccia vivo».

  • Tu sostieni che è difficile diventare adulti, sposando in fondo quella sindrome di Peter Pan che definisce chi non vuole crescere, come il personaggio dell’isola che non c’è...

«Da ragazzo il tuo sogno è evadere, vivere la tua vita. Poi cresci e ti attacchi alla casa, alle abitudini, e nel mio caso anche alla mia città. Ho compagni di scuola che ormai occupano ruoli importanti in vari contesti, ma che restano ancorati alle loro famiglie. Non riescono a vedere il tempo che passa, non se la sentono di comandare da soli la nave. Siamo tutti un po’ così, almeno dalle nostre parti».

  • Tutto il mondo è paese, Max. Allora è per questo che sei ancora single?

«Forse: una storia d’amore l’ho avuta, una bella cotta. Pensa che le ho dedicato persino una canzone, Non ti passa più. Ero, come si dice, fidanzato in casa. Andavo a cena dai futuri suoceri con tanto di camicia, cravatta e giacca. Poi lei mi ha mollato. Non mi sono arreso. Ogni giorno mettevo una rosa sul parabrezza della sua auto. Un giorno il fioraio era chiuso, così decido di lasciarle un foglio sul quale ho disegnato una rosa. Il foglio mi cade e mentre mi chino a raccoglierlo vedo lei che mi guarda con compatimento. Finisce lì. E qualche tempo dopo, quando la vedo con il figlio di un grosso industriale con barca e fuoriserie, non soffro neanche. Penso solo: come ha fatto a stare con me?».

  • Il Bar Dante somiglia un po’ a Da Mario di Ligabue, ma per niente al Roxy Bar di Vasco. Sei d’accordo?

«Assolutamente. Del resto il Liga e io abbiamo le stesse radici, viviamo una Padania sana, che non ci pensa proprio a diventare uno Stato, anche perché in qualche modo lo è già, proprio come le altre Regioni d’Italia. E poi immagino che anche per lui, come per me, gli amici siano un paracadute emotivo».

  • Ami i fumetti: Tex, l’Uomo Ragno, Dylan Dog hanno affollato i tuoi dischi. E adesso sei arrivato al cinema con Jolly Blu. Tutti sogni realizzati?

«I fumetti li ho sempre amati, e disapprovo chi li discrimina tra colti e popolari. Io credo che, se non amassi i fumetti, non saprei trasmettere quei sentimenti normali, esprimermi con parole semplici, attraverso le mie canzoni. Il cinema è stato un divertimento totale. Chissà, potrebbe anche cominciare un’altra storia. Così come il mio nuovo ruolo di presentatore di Sanremo Giovani. Comunque il Jolly Blu non è, come nel film, un bar di Pavia. È stata la prima sala giochi aperta in città: una specie di Hollywood a domicilio. E ci andavamo tutte le sere, tradendo persino il nostro bar. Perché al Jolly Blu si poteva restare ore e ore senza spendere una lira. La consumazione non era obbligatoria!».

Gigi Vesigna
   

Gli 883 in cifre

  • 1989. Partecipano al programma televisivo di Jovanotti 123 Jovanotti. Mandano a Cecchetto un nastro con la canzone Non me la menare firmandosi I Pop.
  • 1991. Si trasformano negli 883, vanno a Castrocaro, incidono il primo album, Hanno ucciso l’uomo ragno, che si piazza subito al primo posto nella hit parade.
  • 1993. È l’anno di Sei un mito, singolo che anticipa trionfalmente il secondo album, Nord Sud Ovest Est. Vendono un milione e trecentomila copie. Vincono anche il Festivalbar.
  • 1993/autunno. Partecipano con la canzone Come mai, in coppia con Fiorello, al Festivalbar italiano presentato da Mike Bongiorno e vincono.
  • 1995. Partecipano a Sanremo con Senza averti qui, anteprima del terzo album, La donna, il sogno & il grande incubo. Vincono per la seconda volta il Festivalbar.
  • 1996. Il 18 giugno esce La dura legge del gol che contiene le famose La regola dell’amico e Un giorno così.
  • 1997-98. Max scrive un libro, Stessa storia, stesso posto, stesso bar, dove racconta le sue origini con l’inconfondibile stile che lo contraddistingue. Esce Gli anni. In piazza del Duomo a Milano, il 22 luglio ’98 Max canta davanti a centomila persone. «È stata», confessa, «la più grande emozione della mia vita». Il 6 novembre uscirà il film Jolly Blu e l’11 debutterà come presentatore di Sanremo famosi.

g.v.

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