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Parla Franco Rocchetta, il "padre di tutte le Leghe"

«LOTTA DI POTERE
TRA DUE MERCENARI»


di ALBERTO LAGGIA
   

   Famiglia Cristiana n.40 del 11-10-1998 - Home Page «Comencini è servito a Bossi per addomesticare la Liga veneta, ma quando ha tentato di diventare più forte il senatur l’ha scaricato».

Su una colonna delle Procuratie nuove in piazza San Marco hanno ormai fatto corpo unico col marmo i resti di un volantino affisso da lui agli inizi degli anni ’70, che pubblicizzava Spazio veneto, una trasmissione radiofonica che conduceva in lingua veneta (vietato dire dialetto) su una delle tante radio libere d’allora. Reperto archeologico del primo "venetismo" che sarebbe sfociato nella prima Lega, la Liga. Ad attaccare quel volantino è stato Franco Rocchetta, padre di tutte le Leghe, il patriarca della Liga veneta, quella che adesso si è "slegata" da "Bossi-Pol Pot", per dirla alla Fabrizio Comencini.

Questo veneziano d’origine, trapiantato nel Trevigiano, già presidente federale della Lega Nord dal ’91 al ’94, già deputato e sottosegretario agli Esteri, già separatosi da Marilena Marin (pure lei tra i fondatori della Liga veneta) e poi nuovamente ricongiuntosi, si vanta di aver parlato di Liga per la prima volta nel lontanissimo 1968 in una chiesa di Danzica a un gruppo di polacchi. Un po’ troppo disinvolto in politica (si ricordano le sue frequentazioni che vanno dall’estrema destra di Ordine nuovo alla sinistra extraparlamentare di Lotta continua, passando per i repubblicani, fino alle simpatie per An), gli si riconosce però la fedeltà più assoluta alle idee federaliste e autonomiste, formatesi ancora quando «dirsi federalisti significava essere confusi con i fascisti per via dell’assonanza coi federali».

Rocchetta sciorina date ed eventi che sta rievocando in un libro di prossima edizione sulla vera storia della Liga: «Nel ’69 a Venezia viene inaugurato il Canale dei petroli, ovvero la quintessenza dell’uso coloniale del territorio lagunare. Con una flotta di pescherecci battenti bandiera veneziana io e altri blocchiamo il passaggio della prima petroliera». Altro che gli assalti in gommone di Greenpeace. Altro che i "serenissimi" che avrebbero dirottato, con la stessa bandiera in pugno, una semplice motonave ben trent’anni dopo. E Bossi allora portava ancora i pantaloncini corti.

«Proprio quel giovane Bossi che incontrai agli inizi degli anni ’80 girando per l’Italia a costituire Leghe regionali e che solo alla fine dell’83 sarebbe riuscito a fondare la "Lega autonomista lombarda". Erano gli anni ruggenti del leghismo, fatti di attivismo sfrenato, ad attaccare manifesti nel profondo Nord, a pitturare i muri con le scritte: "Fora i romani dal Veneto" e "Repubblica Veneta" e "Leon che magna i teron"».

Erano gli anni dell’ascesa irresistibile della Liga e della sua confluenza nella Lega Nord. Anni in cui «la mia presenza nel movimento ricordava all’Umberto che lui era venuto dopo». Fino al 1994, quando si consuma il divorzio tra il fondatore della Liga e il Carroccio. Da allora Franco Rocchetta, che federalista è rimasto e adesso si è avvicinato al Movimento del Nordest di Cacciari, non ha mai smesso di accusare il senatur di aver abdicato al federalismo e aver trasformato la Lega in un suo feudo, un partito unico che ha solo il simulacro della federazione.

  • Esiste ancora la Liga veneta dopo la defenestrazione di Comencini da parte di Bossi?

«Da almeno quattro anni la Liga era diventata la succursale della Lega lombarda in Veneto. Persino le sedi autogestite dai veneti sono diventate proprietà della Lega Nord. Tutto è gestito da via Bellerio a Milano. La trasformazione della federazione in feudo personale parte già nel ’92, quando Bossi inizia a sottrarre il corpo dei parlamentari al controllo delle strutture federali. In questo c’è molto di Napoleone, o se volete di Hitler. C’è il culto del capo, ci sono le nuove simbologie, i miti celtici, le camicie colorate. La Padania è poi un concetto del tutto aberrante, anticamera di un nuovo assolutismo e centralismo, per riaffermare l’egemonia lombarda. Il congresso federale di febbraio ha cancellato gli ultimi residui di autonomia della Liga, che è oggi guscio vuoto».

  • E lo strappo tra Liga veneta e Lega Nord?

«Una semplice lotta di potere tra mercenari. Comencini ha rappresentato il cavallo di Troia di Bossi nel ’94. Ha operato scientemente per svendere la Liga, permettendo a Bossi di addomesticarla e cloroformizzarla, come aveva già fatto per le Leghe di Friuli, Emilia-Romagna, Toscana e Val d’Aosta. Scopo: la creazione di un partito unico».

  • E allora perché la rottura tra i due?

«Perché Bossi non si è mai fidato completamente del segretario della Liga, e quando quest’ultimo ha cercato di rafforzare il suo potere in Veneto, facendo sottobanco accordi con Forza Italia in Regione, Bossi se n’è disfatto».

  • E la base leghista veneta?

«Anche se Bossi ha in mano le sedi, la gente di queste terre non lo considera come il signore assoluto, perché qui c’è la voglia quasi cromosomica di uno Stato a misura della società veneta, come è esistito per tanti secoli.

La simpatia dei veneti verso i "serenissimi" preoccupa il senatur: l’elettorato veneto che vota Lega vede nel Carroccio solo uno strumento per ottenere l’autogoverno del popolo veneto».

Alberto Laggia

 

«Bossi ha abbandonato il Veneto»

   
Quando Franco Rocchetta parlava per la prima volta di Liga nel 1968, lei doveva ancora nascere. Franca Gambato, di Mirano (Venezia), è la più giovane parlamentare d’Italia, essendo stata eletta nelle liste della Lega Nord nel ’96 a soli 26 anni. Nella Liga ha invece già una decina d’anni di militanza.
  • Che ne pensa dello scontro Bossi-Comencini?

«È una questione più ampia. Credo che abbia ragione chi difende il Veneto e la sua identità. Bossi ha fatto gravi errori, anzitutto perché ha violato lo Statuto federale commissariando senza fondamento il Consiglio nazionale veneto, poi perché ha imposto il congresso federale prima di quelli nazionali. Ora la sua marcia indietro è tardiva. Sto dalla parte del Veneto, sapendo che non può ottenere da solo le autonomie. È necessaria una battaglia comune delle regioni del Nord, però ricontrattando il patto tra Leghe, in modo che ci sia davvero federalismo interno, e non la totale dipendenza da Milano. Mi sta bene la battaglia comune, ma che si salvino le identità nazionali».

  • Ma la Liga esiste ancora?

«Sì, e il Veneto più di altre regioni ottiene consensi elettorali per il suo valore aggiunto: una identità veneta che altri non hanno».

  • Se ci fosse la conta?

«Mi schiererei dalla parte della Liga di Comencini».

  • Bossi allora è un traditore?

«Del nostro Statuto sì».

a.l.

 

Sondaggio

Ma la Padania resiste alla crisi

Il sondaggio che Famiglia Cristiana pubblica in esclusiva è stato condotto dalla Swg il 29 settembre sentendo 300 elettori della Lega residenti in Veneto, equamente suddivisi tra le diverse fasce d’età e di reddito. Come si nota dai risultati, i leghisti del Veneto tendono ad attribuire a Bossi la maggiore responsabilità della rottura tra Liga e Lega, che secondo loro andrà a profitto del Polo. Mentre l’idea della Padania sembra resistere anche a questa crisi, molti sono coloro che dicono di non capire le ragioni del conflitto tra leghisti.

       

Si è verificata la rottura tra la Lega Nord e la Liga veneta: secondo lei, chi è la causa principale di questa crisi?            %
Umberto Bossi 36,7
Fabrizio Comencini 26,2
Tutti e due 10,9
altri 1,2
non sa / non risponde 25,0
Lei ritiene che gli interessi del Veneto saranno difesi meglio dopo la rottura tra Liga e Lega o erano difesi meglio prima della rottura?
saranno difesi meglio dopo 38,7
erano difesi meglio prima 36,3
non sa / non risponde 25,0
La rottura tra Liga veneta e Lega Nord secondo lei ha come conseguenza la fine dell'idea della Padania?
36,7
no 55,6
non risponde 7,7
Da questa rottura chi può trarre maggior vantaggio?
il Polo 32,3
l'Ulivo 20,2
il movimento del Nord-Est o dei Sindaci 20,2
nessuno dei tre 6,0
non sa / non risponde 21,3

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