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ESCLUSIVO

Ecco quello che il maresciallo Aloi vide accadere in Somalia

E L’UFFICIALE DISSE:
OGGI TOCCA A TE

di BARBARA CARAZZOLO e LUCIANO SCALETTARI
    

   Famiglia Cristiana n.23 del 14-6-1998 - Home Page Violenze, stupri, rappresaglie, traffico d’armi e di scorie. E i contorni agghiaccianti della morte di Ilaria Alpi.
È tutto nel "memoriale Aloi".

Eccolo, il famoso memoriale Aloi. Per questo blocco di pagine scritte a mano, la Commissione Gallo ha prolungato i lavori per 9 mesi e una serie di procure sta indagando sugli episodi descritti. Ne pubblichiamo in esclusiva alcuni brani.

I comandanti

«Ogni sera c’è un briefing nella sala operativa al quale partecipano tutti i capi cellula e i vertici del contingente italiano per fare il punto della situazione e prendere provvedimenti adeguati».

Giochi di guerra

«Tra i carabinieri si dice che giorni addietro il tenente …, giocherellando imprudentemente con una bomba al fosforo di fabbricazione russa all’interno dei locali adibiti a ricovero del personale, ha fatto in modo che questa esplodesse accidentalmente creando scompiglio e non poca paura tra i presenti... Tuttavia con la complicità di qualche fedele "lecchino" è riuscito a coprire questo, facendo credere tempestivamente che la bomba era stata lanciata dall’esterno da alcuni somali faziosi».

Desaparecidos

«Mi è stata richiesta la scheda di un prigioniero (Aloi si occupava anche della schedatura degli arrestati, ndr) detenuto nel campo di Johar da … che è entrato nel mio ufficio e impreca "la devono finire" e ripercorrendo il corridoio inferocito si allontana verso la sala operativa. Chiedo spiegazioni: pare che il somalo ... sia deceduto a seguito di maltrattamenti pesanti subiti. (...) L’aria è pesante anche perché pare che non sia la prima volta e qualcosa mi dice che non sarà nemmeno l’ultima. Infatti scopro che quando vengono arrestate delle persone, subito viene data la notizia via radio, e non sempre. In un secondo tempo vengono trasmesse le previste schede che, però, se il prigioniero decede prima a seguito dell’interrogatorio al quale viene sottoposto, non vengono affatto compilate. Se invece la scheda è stata già trasmessa al comandante del campo ne richiede la restituzione a qualche suo collega di grado presso il comando, a mo’ di favore personale, affinché la cosa non trapeli. (…) Le cose non vanno poi esattamente così come vorrebbe il comandante responsabile dell’accaduto poiché essendo l’occorso di una certa gravità diviene oggetto di discussione al briefing soprattutto per uno sgravio di responsabilità individuale, ottenendone un commento nel consiglio se non altro a scopo di ammonimento per il futuro».

Bandiera e saluto

«Al comando c’è aria di tensione come al solito poiché pare che qualche militare si sia lamentato delle angherie subite per non aver aderito alla cerimonia dell’alzabandiera ritualizzata con l’adozione del saluto romano davanti a una delle tante pietre miliari distribuite lungo la strada Imperiale con scolpito il fascio littorio».

I budelli neri

«Sono sconvolto. Questa sera andando a trovare Ilaria (Alpi, ndr) sento degli urli, sembrano di donna. Cerco di individuarne la provenienza, trovandone poco dopo la fonte. Mi avvicino molto prudentemente con la canna lunga imbracciata e sbirciando da un pertugio nella parete di una costruzione apparentemente abbandonata, procurata sicuramente da un colpo di arma pesante, vedo all’interno del locale, nella tenue luce prodotta da una lampada a combustibile, alcuni ufficiali. (...) Il cuore mi batte forte, non per la loro presenza ma per ciò che sto vedendo. Non credo ai miei occhi. Corre voce da tempo, infatti, che molti tra i quadri permanenti si portano in posti evidentemente noti denominati "budelli neri", con chiaro riferimento ai luoghi dove le donne di colore si prostituiscono, se così si può dire. In quel Paese ormai le donne si concedono a chiunque in cambio di alimenti per nutrirsi e di quant’altro necessario per la vita quotidiana. (...) Uno di loro, che nel gioco di ombre non riesco a vedere, afferra una bottiglia e va verso una giovane ragazza che sicuramente non raggiunge la maggiore età. È sdraiata. Mi rendo conto che è legata mani e piedi con delle funicelle di paracadute. (...) Lentamente il militare appoggia il collo della bottiglia sul suo corpo nudo facendolo scivolare fino alla vagina, lì si ferma e spinge con forza la bottiglia. La bottiglia non entra, la ragazza urla. (...) Alcune donne, forse non fidandosi del comandante dei Carabinieri del Porto Vecchio, nell’immediata vicinanza del quale si vocifera avvengano parte delle violenze, si presentano all’ex ambasciata chiedendo della polizia militare. Il carabiniere di servizio alla porta, ignaro, le accompagna nel mio ufficio dove queste, terrorizzate e munite a volte di referto medico, manifestano a volte la volontà di denunciare stupri e abusi nei confronti loro e di minori da parte di militari italiani. Io informo del fatto il comandante del distaccamento dei carabinieri preposto all’MP che si identifica nel capitano ..., il quale manda puntualmente il tenente ... che, presa la denunciante per i capelli, dopo averla trascinata fuori, la malmena».

Il gioco della bottiglia

«Ci incamminiamo (Aloi e Ilaria Alpi, ndr) in silenzio, scorgiamo alcune donne somale vicine una all’altra. Sembrano terrorizzate come se sapessero che cosa le attende. C’è un gruppo cospicuo di militari, tutti ufficiali e qualche sottufficiale. (...) Uno di questi, mi sembra il tenente ..., tira fuori una bottiglia, la mette in terra e dispone le donne somale a cerchio intorno alla bottiglia strattonandole e prendendole a calci. Poi la fa ruotare. "Oggi tocca a te", dice ... rivolgendosi alla donna indicata dal collo della bottiglia che si trova sulla destra. Afferra la donna per una mano e tirandola violentemente a sé la sbatte su un vecchio tavolaccio sconquassato e mentre altri che non conosco la tengono per i polsi e le caviglie, un altro che non conosco si fa avanti dicendo che oggi tocca a lui iniziare».

La pista dei traffici

«Pare che abbia anche scoperto traffici di armi che dall’Est, passando per l’Italia attraverso un corrispondente, giungono nel Nord della Somalia, distribuendosi capillarmente in tutto il Paese. Ilaria probabilmente ha scoperto uno dei canali che vengono utilizzati per il traffico delle armi e che è lo stesso che serve a società di vari Paesi tra cui l’Italia, allo smaltimento di scorie radioattive. (…) Andando lungo la strada dei pozzi, dice, passa per i porti di Bosaso (il traffico di armi e di scorie) e di Merka. Poi con la complicità di ... che fornisce i mezzi per gli scavi, moltissimi fusti di rifiuti tossici vengono interrati. I trasporti, inoltre, avvengono su navi fornite dalla Cooperazione italiana sia per le armi che per i fusti».

Raid punitivi

«Mentre sto facendo la doccia al campo degli incursori sento parlare anonimamente e a un certo punto una voce dice testualmente: "Non basterà tutta la popolazione somala a pagare la morte di Stefano. Sarà un semplice controllo demografico della popolazione. Queste m... devono morire tutte". (...) Vedo uscire in gran fretta un blindato 6616 degli incursori. Incuriosito lo seguo a distanza e con mio grande stupore percorrendo le strade affollate di somali vedo tra la gente persone che si accasciano al suolo tra lo stupore di tutti. Perplesso cerco di capire e a un certo punto noto le canne dei fucili spuntare dalle feritoie della blindo. Sparano con fucili silenziati o cartucce subsoniche».

Barbara Carazzolo
Luciano Scalettari

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