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  IL TEOLOGO di Rinaldo Falsini
 

  
QUANDO È NATO IL CULTO
ALLA MADRE DI DIO?


   Famiglia Cristiana n.17 del 3-5-1998 - Home Page Quando e come è sorta la devozione a Maria, visto che nei Vangeli non se ne parla, anzi Gesù si rivolge a sua madre chiamandola in modo poco simpatico "donna"?

Umberto C. - Volterra
   

Giustamente il lettore vuole andare alle radici del culto di Maria. Ma un tale fenomeno, che percorre irresistibile tutti i secoli cristiani, non prende avvio da un fatto rilevabile dagli storici (forse per questo tacciono le storie della Chiesa), ma s’impone progressivamente mediante una serie di fattori non sempre presi in seria considerazione. Innanzitutto, troviamo nella Bibbia non solo i fondamenti di un atteggiamento positivo verso la Madre di Gesù, ma un incipiente culto verso di lei da parte della primitiva comunità cristiana. Infatti nel Vangelo di Luca la Vergine è salutata dall’angelo, amata da Dio, lodata da Elisabetta, benedetta da Simeone, beatificata da tutte le generazioni.

Il grido di Elisabetta

Tali espressioni elogiative di Maria – notano gli esegeti – non si sarebbero potute scrivere se l’atteggiamento dei cristiani verso di lei non fosse stato ispirato da grande stima. Il grido di Elisabetta, che proclama benedetta e beata la Madre del Signore, costituisce un avvio di quanto avverrà nella Chiesa di tutti i tempi: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48), profetizza Maria nel Magnificat. Ha pertanto avuto ragione l’esegeta F. Mussner quando nel Congresso mariologico internazionale di Lisbona (1967) ha presentato questo versetto come «testimonianza della venerazione per Maria del cristianesimo primitivo».

Non siamo ancora al culto mariano vero e proprio, che si manifesta quando si entra in contatto con la persona glorificata di Maria e si esprime mediante la preghiera. Ma già un papiro del II-III secolo, scoperto all’inizio del Novecento, ci trasmette in greco la prima preghiera a Maria da parte di una comunità egiziana in un’ora di persecuzione: «Sotto la tua misericordia ci rifugiamo, Madre di Dio, le nostre suppliche non respingere nelle necessità, ma da ogni pericolo liberaci, o sola pura, sola benedetta». Siamo probabilmente di fronte a un’antifona liturgica, concisa e scandita dal noi comunitario, che invoca Maria con il titolo Theotokos (che sarà definito nel 431 dal Concilio di Efeso) e la riconosce santa, misericordiosa e potente nel soccorrere e liberare. Qui scorgiamo una fonte importante del culto di Maria: l’esperienza del suo aiuto, che spinge a continuare a rivolgersi a lei con fiducia.

Le scoperte a Nazareth

Durante gli scavi del 1955-66 a Nazareth, l’archeologo francescano Bellarmino Bagatti ha decifrato con commozione due graffiti in greco della chiesa giudeo-cristiana sorta sulla casa dell’Annunciazione: il primo dice «Rallegrati Maria», il secondo si riferisce a una pellegrina che si prostra sul «luogo santo di M[ARIA]» e ne orna il simulacro. L’uso d’invocare la Madre di Gesù nel III secolo è testimoniato dalla giovane Giustina che, in un momento di pericolo per la sua verginità, implorò «supplice la Vergine Maria affinché le recasse aiuto». Altra fonte del culto di Maria è la liturgia, che celebrando il Natale (III secolo) e l’Avvento (IV secolo) mette di fronte ai brani evangelici in cui Madre e Figlio sono strettamente legati. Il commento dei Padri all’Annunciazione e alla Visitazione prolunga e attualizza la lode a Maria, come avviene in un’omelia attribuita a Gregorio Nisseno, dove i fedeli sono invitati a unirsi alla voce dell’angelo esclamando: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te». Un’omelia pasquale ancor più celebre, quella pronunciata verso il 165 da Melitone di Sardi, menziona Maria «la bella agnella» da cui proviene l’agnello del nostro riscatto.

Influssi mediterranei e Bibbia

Infine, contribuisce al sorgere del culto mariano anche la cultura mediterranea con il mito della Grande Madre, i cui riti, titoli e raffigurazioni passano in qualche misura nel rapporto dei cristiani con la Madre di Dio. Non si tratta certo di ripetizione e trasposizione, perché il cristianesimo ha recepito tale eredità religiosa solo a patto di un profondo cambiamento di contenuto e di significato. E i Padri, tra cui Isidoro di Pelusio (+ca. 435), non mancano di precisare che Maria è vergine perpetua e rimane una semplice creatura, quindi non ha nulla da spartire con Iside, dea tre volte miserabile. Nonostante l’influsso culturale, la venerazione (non l’adorazione, che è riservata a Dio) affonda le sue radici nella Parola di Dio, secondo cui ogni generazione benedirà Maria per le «grandi cose» che Dio ha operato in lei, cioè per la sua maternità verginale e per la fede con cui lei ha risposto alla proposta divina. Anche Lutero è convinto su questa base biblica che occorre venerare Maria, poiché «ogni lode di Maria porta alla lode di Dio».

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