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MUSICA

ELISA AMA I FIORI

di GIGI VESIGNA
    

   Famiglia Cristiana n.15 del 19-4-1998 - Home Page L’ultima scoperta di Caterina Caselli, premiata come rivelazione dell’anno, canta in inglese, non rifiuta la tecnologia ma sta dalla parte della natura: «È la nostra casa, rovinarla è follia».

Uno scricciolo, una ragazzetta tutta nervi che non dimostra i vent’anni compiuti il 19 dicembre scorso, e una voce incredibile, capace dei più arditi virtuosismi, quasi come un’acrobata sul trapezio del pentagramma: questa è la prima impressione che ho avuto quando ho incontrato Elisa Toffoli, la rivelazione femminile dell’anno, un altro bel regalo che Caterina Caselli, dopo Andrea Bocelli, ha fatto al mondo della musica. Prima di incontrarla, la Caselli mi aveva messo in guardia: «Elisa scrive e canta le sue canzoni in un inglese perfetto, tanto che ha ingannato persino i discografici americani che sono venuti ad ascoltarla». Quando l’ho sentita ho avuto il dubbio che Elisa non fosse italiana, ma un’americana verace.

  • Come sei riuscita a impadronirti della lingua inglese in modo così perfetto? Hai studiato molto?

«Sono autodidatta. L’inglese l’ho imparato leggendo le parole, sarebbe meglio definirle poesie, di Jim Morrison e i libri di Rudjard Kipling. Evidentemente qualcosa è scattato nel mio cervello e a un certo punto mi sono trovata persino a pensare in inglese».

  • È vero che gli americani ti hanno scambiata per una di loro?

«Sì, quando registravo Pipes & flowers a San Francisco nei prestigiosi Studios, nel campus della Berkeley School, nessuno dei musicisti aveva il minimo dubbio sulla mia nazionalità, solo che non riuscivano a capire da che parte degli Stati Uniti arrivassi».

  • Duecentomila copie vendute del tuo primo album, il riconoscimento di rivelazione dell’anno al Premio italiano della Musica, un tour in questi giorni e in maggio la tua prima tournée in Italia da sola e in settembre insieme a Eros Ramazzotti, in giro per l’Europa. Niente male per una ragazza che un anno fa era sconosciuta: ma da piccola volevi fare la cantante?

«Sì, anche se mi piaceva molto giocare al pallone e avevo sempre le ginocchia sbucciate, ma anche dipingere le pietre che raccoglievo durante le mie passeggiate sul Carso. Lo faccio ancora e poi mi diverto a disegnare. Mi piacerebbe che uno dei miei schizzi diventasse la scenografia della mia tournée. Come cantante ho scritto la mia prima canzone quando avevo dieci anni. Si chiamava Antea e parlava del legame meraviglioso che lega una madre a una figlia. Conoscevo solo tre accordi e usai quelli. Mi auguro che un giorno riesca a pubblicare questa canzone che ha un significato particolare per tutta la mia famiglia. Mia sorella Silvia e suo marito Roberto hanno chiamato così la loro bambina. Antea vuol dire portatrice di parole buone. Qualche tempo dopo mi sono divertita a cantare il cover di New York, New York imitando Liza Minnelli, poi sono passata a Madonna».

  • Pipes & flowers significa tubi e fiori: vuoi spiegarcene il senso?

«La musica è natura, ma anche tecnologia. Il significato del disco è tutto qui».

  • Elisa è più tecnologia o più natura?

«La tecnologia ci aiuta a crescere, ma la natura è l’origine della nostra vita. In questo momento l’unico vero male lo individuo nello scarso rispetto degli uomini verso la natura».

Elisa vive alle porte di Monfalcone, in provincia di Gorizia, ma è nata a Staranzano, un paesino dei dintorni. La sua casa è una villetta semplice in campagna: sulla terrazza ci sono fiori e panni stesi, sembra di stare fuori dal mondo. Nella sua stanza ci sono una serie di gufi in cartapesta e un cane di legno.

«Non appartengono alla mia infanzia», spiega, «ma li ho salvati quando la padrona di casa stava liberando la soffitta e voleva buttarli via. Adesso fanno parte della mia vita». Un cappello da folletto, una sveglia a forma di pesce, un televisore di fronte al letto completano l’arredamento.

«La Tv mi serve per addormentarmi. La trasmissione che non perdo mai è Striscia la notizia».

A Monfalcone, prima di diventare una cantante di successo, Elisa faceva la parrucchiera nel salone di proprietà di sua madre e di sua zia.

«Un mestiere ce l’ho, così il futuro non mi spaventa!».

  • Hai un ragazzo?

«Sì, si chiama Andrea, ha ventisette anni ed è il percussionista del mio gruppo. Di lui mi hanno conquistato l’imprevedibilità, il senso dell’umorismo e la curiosità, sembra un elfo».

  • L’elfo è un piccolo genio della mitologia nordica. La tua cantante preferita è Bjork, anche lei "nordica". È una coincidenza?

«A dir la verità non ci ho mai pensato, comunque Bjork è un genio. Pensa che per andare ad ascoltarla a Firenze ho affrontato un viaggio pazzesco. Un tempo orribile, un guasto alla macchina. Sembrava che non potessi arrivare in tempo per il concerto, poi, invece, ci sono riuscita e mi hanno portata nel suo camerino. È stato uno dei momenti più esaltanti della mia vita».

  • Non hai mai cantato in italiano?

«Ho fatto qualche provino e poi ho cantato una canzone di Caterina Caselli in Qualcuno mi può giudicare, la trasmissione televisiva dedicata a Casco d’Oro».

  • Ecco, Caterina Caselli: come ti ha scoperta?

«È stato tutto come un bel sogno. So soltanto che un giorno mi sono trovata a Milano nel teatrino della Sugar a cantare le mie canzoni. Dovresti chiederlo a Caterina come mi ha trovata».

La Caselli soddisfa volentieri la mia curiosità. «Un giorno del settembre 1996», racconta, «mi telefona Lucio Quarantotto, un cantautore che aveva inciso per la mia etichetta e che ha scritto il testo di Con te partirò di Bocelli. Lucio mi racconta che un suo cugino ha scoperto una giovane cantante che secondo lui ha delle grandi doti. Gli chiedo di mandarmi una videocassetta e quando la vedo capisco subito che quella ragazza ha talento da vendere. Così la convochiamo a Milano insieme ad altri due giovani da provinare e dopo l’audizione non abbiamo più dubbi. La faccio ascoltare a Corrado Rustici, il produttore di Zucchero, che attualmente sta realizzando il nuovo disco di Claudio Baglioni. Anche lui è d’accordo e decide di diventare il produttore di Elisa e poi succede quello che si sa».

  • Caterina, tu che la conosci bene, come giudichi Elisa, non solo dal punto di vista musicale?

«È una ragazza straordinaria, con tante doti umane. Possiede un rigore che ho trovato solo nei grandi della musica. Quando canta è un’esplosione. Non mi meraviglierei che, per la prima volta, una cantante italiana cantando in inglese conquistasse gli inaccessibili mercati nordamericani».

Gigi Vesignai

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