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Confermato
limpegno politico e umanitario italiano nella
ricostruzione della Somalia. «Aderendo alle richieste dei principali leader
somali, lItalia si sta impegnando per favorire il
processo di riconciliazione nazionale, premessa
indispensabile per qualsiasi futura ipotesi di
sviluppo».
Il senatore Rino Serri è il
sottosegretario agli Esteri con la delega ai problemi
africani. Nel tentativo di trovare una soluzione che
metta fine alla guerra civile sè recato a
Mogadiscio, dove il 30 luglio scorso ha presieduto un
summit cui hanno partecipato le principali fazioni.
Spiega: «Dallagosto 1996 lItalia è
lunico Paese occidentale ad avere in Somalia un
diplomatico operativo e dal novembre 96 il nostro
Paese presiede il cosiddetto Igad partners forum,
ovvero il gruppo delle nazioni (una ventina, tra cui Usa,
Canada, Giappone, Svizzera, diversi Stati europei e
qualche Stato africano) che più si sono distinte
nellaiutare lAfrica centro-orientale, Somalia
in testa».
Nel 1997 la pacificazione della
Somalia sembrava vicina. Intese tra clan erano state
siglate in gennaio a Sodoré (Etiopia), in maggio a
Sanaa (Yemen) e in dicembre al Cairo (Egitto).
«Tanti accordi, forse troppi».
- E oggi invece comè
la situazione?
«È in continua evoluzione. Il 16
marzo, ad esempio, lex presidente ad interim Ali
Mahdi Mohammed ha dichiarato che laccordo del Cairo
era "paralizzato" a causa di "gravi errori
politici" commessi a suo dire da Hussein Mohamed
Aidid, figlio ed erede politico dello scomparso generale
Mohamed Farah Aidid, capo di unaltra fazione
politica. Una manciata di giorni dopo, Ali Mahdi e
Hussein Aidid hanno inviato messaggi alla Lega Araba e al
ministro degli Esteri egiziano per confermare il proprio
impegno ad applicare quanto stabilito al Cairo e per far
svolgere il 31 marzo la prevista conferenza di
riconciliazione nazionale a Baidoa, in Somalia. Occorre
risolvere un problema di fondo...».
«I leader delle diverse parti in
lotta devono capire che la ricostruzione politica,
economica e sociale della Somalia rimane una
responsabilità loro, prima ancora che dellIgad o
dellIgad partners forum».
«È lInter governmental
authority on development, cioè lAutorità
intergovernativa per lo sviluppo composta da Kenya,
Gibuti, Etiopia, Eritrea, Uganda e Sudan. Per quanto
riguarda invece lIgad partners forum, dopo
lincontro svoltosi a Roma il 19 e il 20 gennaio
1998, presieduto dal ministro degli Esteri Lamberto Dini,
lItalia ha deciso di convocare a Roma unaltra
riunione per cercare una soluzione alla crisi somala.
Sarà invitato anche lEgitto. Si cercherà di
elaborare una linea comune tra tutti i Paesi interessati,
cominciando da Italia, Egitto, Etiopia».
- Dopo gli scandali del
recente passato, la Cooperazione italiana allo
sviluppo finanzia ancora progetti in Somalia?
«Sì. Sosteniamo iniziative di
organizzazioni non governative italiane e di organismi
internazionali come lUnicef, il Pam (sul finire del
1996 abbiamo stanziato un miliardo di aiuti alimentari) e
lAlto commissariato dellOnu per i rifugiati.
Nel settore socio-sanitario la Direzione generale per la
cooperazione allo sviluppo ha avviato a fine febbraio un
intervento di emergenza (700 milioni) destinato ai
profughi somali scappati a Gibuti. In seguito alle
recenti inondazioni, abbiamo stanziato 220 milioni
serviti a caricare di cibo un aereo da trasporto».
- È storia recente: diversi
interventi della Cooperazione sono finiti nel
mirino di alcune Procure...
«Abbiamo assicurato e assicuriamo
piena collaborazione con i magistrati che indagano. Le
cose sono però cambiate. Ci muoviamo ispirati dai
principi della trasparenza e dellefficienza. La
Corte dei Conti ha già registrato un netto miglioramento
delle procedure, delle azioni e dei controlli della
Cooperazione italiana relativi agli anni 95 e
96. Sono certo che sarà così anche per il
97, quando lo prenderà in esame».
Barbara Carazzolo,
Alberto Chiara e Luciano Scalettari
(Ha collaborato Elisabetta Jancovich)
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