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SOMALIA

Parla il sottosegretario agli Esteri, Rino Serri

«LI AIUTEREMO ANCORA»

di BARBARA CARAZZOLO, ALBERTO CHIARA e LUCIANO SCALETTARI
  

   Famiglia Cristiana n.13 del 8-4-1998 - Home Page Confermato l’impegno politico e umanitario italiano nella ricostruzione della Somalia.

«Aderendo alle richieste dei principali leader somali, l’Italia si sta impegnando per favorire il processo di riconciliazione nazionale, premessa indispensabile per qualsiasi futura ipotesi di sviluppo».

Il senatore Rino Serri è il sottosegretario agli Esteri con la delega ai problemi africani. Nel tentativo di trovare una soluzione che metta fine alla guerra civile s’è recato a Mogadiscio, dove il 30 luglio scorso ha presieduto un summit cui hanno partecipato le principali fazioni. Spiega: «Dall’agosto 1996 l’Italia è l’unico Paese occidentale ad avere in Somalia un diplomatico operativo e dal novembre ’96 il nostro Paese presiede il cosiddetto Igad partners forum, ovvero il gruppo delle nazioni (una ventina, tra cui Usa, Canada, Giappone, Svizzera, diversi Stati europei e qualche Stato africano) che più si sono distinte nell’aiutare l’Africa centro-orientale, Somalia in testa».

Nel 1997 la pacificazione della Somalia sembrava vicina. Intese tra clan erano state siglate in gennaio a Sodoré (Etiopia), in maggio a Sana’a (Yemen) e in dicembre al Cairo (Egitto). «Tanti accordi, forse troppi».

  • E oggi invece com’è la situazione?

«È in continua evoluzione. Il 16 marzo, ad esempio, l’ex presidente ad interim Ali Mahdi Mohammed ha dichiarato che l’accordo del Cairo era "paralizzato" a causa di "gravi errori politici" commessi a suo dire da Hussein Mohamed Aidid, figlio ed erede politico dello scomparso generale Mohamed Farah Aidid, capo di un’altra fazione politica. Una manciata di giorni dopo, Ali Mahdi e Hussein Aidid hanno inviato messaggi alla Lega Araba e al ministro degli Esteri egiziano per confermare il proprio impegno ad applicare quanto stabilito al Cairo e per far svolgere il 31 marzo la prevista conferenza di riconciliazione nazionale a Baidoa, in Somalia. Occorre risolvere un problema di fondo...».

  • Quale?

«I leader delle diverse parti in lotta devono capire che la ricostruzione politica, economica e sociale della Somalia rimane una responsabilità loro, prima ancora che dell’Igad o dell’Igad partners forum».

  • Che cos’è l’Igad?

«È l’Inter governmental authority on development, cioè l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo composta da Kenya, Gibuti, Etiopia, Eritrea, Uganda e Sudan. Per quanto riguarda invece l’Igad partners forum, dopo l’incontro svoltosi a Roma il 19 e il 20 gennaio 1998, presieduto dal ministro degli Esteri Lamberto Dini, l’Italia ha deciso di convocare a Roma un’altra riunione per cercare una soluzione alla crisi somala. Sarà invitato anche l’Egitto. Si cercherà di elaborare una linea comune tra tutti i Paesi interessati, cominciando da Italia, Egitto, Etiopia».

  • Dopo gli scandali del recente passato, la Cooperazione italiana allo sviluppo finanzia ancora progetti in Somalia?

«Sì. Sosteniamo iniziative di organizzazioni non governative italiane e di organismi internazionali come l’Unicef, il Pam (sul finire del 1996 abbiamo stanziato un miliardo di aiuti alimentari) e l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati. Nel settore socio-sanitario la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo ha avviato a fine febbraio un intervento di emergenza (700 milioni) destinato ai profughi somali scappati a Gibuti. In seguito alle recenti inondazioni, abbiamo stanziato 220 milioni serviti a caricare di cibo un aereo da trasporto».

  • È storia recente: diversi interventi della Cooperazione sono finiti nel mirino di alcune Procure...

«Abbiamo assicurato e assicuriamo piena collaborazione con i magistrati che indagano. Le cose sono però cambiate. Ci muoviamo ispirati dai principi della trasparenza e dell’efficienza. La Corte dei Conti ha già registrato un netto miglioramento delle procedure, delle azioni e dei controlli della Cooperazione italiana relativi agli anni ’95 e ’96. Sono certo che sarà così anche per il ’97, quando lo prenderà in esame».

Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari
(Ha collaborato Elisabetta Jancovich)

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