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Secondo un sondaggio del mensile
Segno nel mondo 7, ai giovani dellAzione cattolica
non piace Striscia la notizia. Sorge una domanda: i
cattolici sono dotati di senso dellumorismo? In una
parola: sanno ridere? Rispondono monsignor Gianfranco Ravasi, biblista, e lo
scrittore Vittorio Messori. RAVASI
«È
scomparso totalmente il senso dellumorismo»
- Monsignor Ravasi, riso e
cristianesimo si conciliano?
«Cè un famoso asserto
riferito alla figura del Cristo nei Vangeli: "Leggo
che ha pianto, ma che abbia riso, mai". Se stiamo a
Cristo in quanto tale effettivamente è così. Però Luca
nel Vangelo usa ben quattro termini diversi per esprimere
la felicità. Ciò significa che esisteva il senso
gioioso della Buona Novella. Paolo ai Filippesi
raccomanda: "Siate sempre allegri nel Signore. Ve lo
ripeto: siate allegri". Le radici cristiane
conoscono la gioia e la felicità. Una gioia che rasenta
lallegria e perfino la scurrilità. Come nel Risus
paschalis: il giorno di Pasqua, per rappresentare la
Risurrezione, ci si abbandonava a lazzi di ogni genere,
alcune volte anche di cattivo gusto».
- E oggi? Lallegria
circola tra i cattolici?
«Oggi avverto tra i cattolici due
correnti antitetiche rispetto alla gioia: da una parte
una grande banalità e superficialità. Dallaltra
una seriosità che è quasi la reazione
allottusità del nostro mondo nei confronti dei
valori. Il che non è certo esaltante. Anche perché al
senso dellumorismo giova lintensità
dellesperienza cristiana vissuta dai credenti
autentici: la solidarietà, lamore, le grandi
partecipazioni corali. I cattolici doggi poi sono
sprovvisti di humour, quello che aveva Chesterton, per
capirci. Ed è drammatico, perché lumorismo vero
è intelligenza. È saper andare al di là delle cose,
trovando il limite, ma senza morire sul limite. Jonesco
scriveva: dove non cè umorismo, cè il campo
di concentramento».
- Le viene in mente un
personaggio del mondo ecclesiale con uno spiccato
senso dellhumour?
«Mah, il cardinale di Bologna
Biffi, non a caso grande lettore di Chesterton. Poi il
vescovo di Ivrea Bettazzi. Tra i laici penso a Santucci,
che ha ereditato lironia manzoniana. A fatica
riesco a trovarne altri».
- E, parlando più in
generale, chi la fa più ridere?
«Le vignette di Giannelli, sul Corriere
della Sera. Oppure le strips del Giornalino.
In particolare quelle degli Antenati e dellorso
Yoghi».
- Difficile immaginare il
biblista Ravasi immerso nelle strips degli
Antenati...
«E perché no? Anchio sento
il bisogno di distrarmi e di rallegrarmi. Concludo con
una preghiera di santa Teresa DAvila: "O
Signore, liberami dalle sciocche devozioni dei santi
dalla faccia triste"».
MESSORI
«Il
cristiano deve affrontare la vita con un sorriso»
- Messori, è lecito
lumorismo per un cattolico?
«Per ogni cattolico dovrebbe
sempre valere la regola dellet, et, cioè
del "sia questo sia quello". Cè un tempo
per ridere e uno per piangere, si legge ad esempio
nellEcclesiaste».
- Questo non sembra valere
per Gesù, stando al Nuovo Testamento...
«Ci siamo sempre soffermati sulla
figura del Cristo penitente. Tralasciando il fatto che in
fondo Gesù doveva essere anche un grande mangiatore e un
grande bevitore. Prendiamo il suo primo miracolo, quello
delle nozze di Cana. Gesù tramuta lacqua in vino
non per aumentare la penitenza, ma per aumentare la
baldoria, perché anchegli amava i banchetti.
Chissà quante volte avrà riso anche lui a crepapelle.
Per poi trascorrere in penitenza quaranta giorni nel
deserto».
- E oggi, i cattolici
rispettano questa regola?
«Mah, penso alla cupezza di un
certo cattolicesimo progressista che ti parla solo di
fame nel mondo e buco dellozono, magari mentre sei
a una cenetta tra amici. E, allopposto, alla
cupezza dei clerico-reazionari che pensano solo ai
complotti giudaico-massonici e allabbandono del
latino nella liturgia. Nessuna delle due categorie segue
la regola dellet, et. Perché essere
cattolici significa mettere insieme le due dimensioni
della vita».
- Quella tragica e quella
comica, insomma...
«Non proprio. Il cattolico non
deve essere né tetro né ridanciano. In realtà la sua
virtù per eccellenza, da aggiungere a quelle
dellelenco ufficiale, è quella dello humour.
Dovrebbe prendere tutto sul serio e niente sul tragico.
Guardare il mondo con una bonaria ironia. Il cristiano sa
che tutto finirà bene, che cè una prospettiva di
vita eterna. In questa prospettiva, se cè uno che
si può permettere di affrontare la vita con un sorriso,
beh, questi è proprio il cristiano».
- Cè un personaggio
che incarna questa visione?
«Il Manzoni, che è anche
autoironico: saper ridere significa ridere pure di sé
stessi. Penso a don Bosco, che era severo ma si
arrabbiava se i suoi ragazzi nella ricreazione non
facevano abbastanza chiasso».
- Di cosa ride soprattutto
Vittorio Messori?
«Degli editorialisti, degli
elzeviristi e di tutti i tromboni che si prendono troppo
sul serio. E naturalmente anche di me stesso».
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