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  Sanremo (1)

UN SIGNORE A SANREMO
Raimondo Vianello racconta il suo Festival

di GIGI VESIGNA
    

   Famiglia Cristiana n.8 del 4-3-1998 - Home Page Accettando di condurre la manifestazione, il "presentatore gentiluomo" per la prima volta tradisce la filosofia che ha caratterizzato la sua lunga vita professionale: niente prime pagine. Questa volta in prima pagina c’è arrivato, ma lo stile rimane quello di sempre, lo stesso che gli ha permesso di attraversare brillantemente oltre 40 anni della nostra Tv.

Da una vita è l’amico di tutti: i più grandi l’hanno visto recitare a teatro sin dall’immediato dopoguerra, in molti hanno visto almeno uno dei numerosi film interpretati, spesso a fianco di Ugo Tognazzi. Poi, con la Tv, è diventato popolarissimo visto che la frequenta, quasi regolarmente, dal 1954: eppure Raimondo Vianello, il "presentatore gentiluomo", tutto doveva fare meno che il protagonista del mondo dello spettacolo.

Suo padre Guido era ammiraglio e aveva deciso che Raimondo, e non i suoi tre fratelli Giorgio, Lanfranco e Roberto, seguisse le sue orme, diventando militare di carriera. I suoi fratelli sognavano di formare una squadra di calcio della quale Raimondo, abilissimo centravanti di sfondamento, sarebbe diventato il capitano. E non c’era giorno che, con grande scandalo, la "banda Vianello" non organizzasse una partita di pallone proprio nel cortile dell’Ammiragliato di Pola, dove da Roma, città in cui Raimondo è nato, il padre era stato trasferito. A Raimondo l’idea di giocare al calcio non dispiaceva, della carriera militare, invece, non ne voleva sapere. Però, terminato il liceo, per temporeggiare, si iscrisse all’università, ma senza nessuna particolare vocazione. Intanto la famiglia era di nuovo tornata a Roma, e proprio un amico di papà, Guglielmo Barnabò, un attore che chi ha i capelli bianchi ricorda con nostalgia, gli disse: «Sai che potresti fare l’attore? Perché non ci provi, posso raccomandarti...».

«Un colpo di fulmine», ricorda Raimondo, «ma il problema era come dirlo a papà. Ci pensai su, poi un giorno, a tavola, dissi semplicemente che me ne andavo via di casa per diventare attore. Per mio padre fu come se gli avessero affondato la flotta...».

Così, con la "raccomandazione" di Barnabò, Raimondo Vianello, allampanato, magrissimo, già con un inizio di calvizie, con il cognome accorciato in Viani, per precisa e inderogabile richiesta del padre, debuttò nella prima rivista satirica del dopoguerra, Cantachiaro. Era il 1945 e mezza Italia, quella del Nord, non era ancora stata liberata.

«Ero povero in canna, guadagnavo 200 lire al giorno e alla borsa nera un panino imbottito costava più o meno quella cifra. Così quando Anna Magnani, uno dei grandi nomi, con Gino Cervi, mi invitava: "A Raimò, famose un panino", io rispondevo con tutta la serietà che mi era possibile: "No, grazie, non mangio mai fuori pasto". Il bello è che non mangiavo nemmeno ai pasti!».

La carriera di Raimondo si impenna di colpo: passa nella compagnia di Wanda Osiris, la più grande soubrette del teatro di rivista di quei tempi, poi incontra Ugo Tognazzi e nasce quel sodalizio che li farà diventare la coppia più popolare della neonata Tv degli anni Cinquanta. Un po’ di cinema, molto teatro e tanta Tv. Proprio sul palcoscenico di rivista, in Sayonara Butterfly, conosce Sandra Mondaini che sposa nel 1962. Da allora sono diventati la coppia più esemplare del mondo dello spettacolo.

«Quando ci sposammo», racconta Raimondo, «annunciai a Sandra che la domenica avrei continuato a giocare al pallone. Lei mi disse che non se ne parlava proprio. Allora mi inventai che un gruppo di ragazzi romani aveva deciso di chiamare la loro squadra "Sa.Mo.", cioè con le sue iniziali. Sandra si commosse: "Che carini questi ragazzi". Sì, risposi io, ma vogliono che io faccia il giocatore-allenatore-presidente. Da allora ho praticamente giocato ogni settimana sino a pochi anni fa!».

Il momento peggiore della sua vita, una vita che Raimondo considera fortunata come quella di pochi, lo passò nel 1972. «Mi scoprirono un tumore al rene. Furono momenti difficili. Io cercavo di essere disinvolto, allegro, ma quando mi svegliavo, nel cuore della notte, vedevo il viso di Sandra che mi scrutava, con gli occhi pieni di lacrime... Non so come, ma sono riuscito a debellare quel terribile male, all’ultimo minuto. Ringrazio la Provvidenza, ogni giorno!».

Sette anni fa, finalmente, Raimondo corona il suo sogno di sempre: condurre una trasmissione sportiva. Si chiama Pressing, e grazie a Vianello il mondo del calcio, irrequieto, violento, viene sdrammatizzato.

E adesso è Sanremo. Raimondo Vianello è in prima pagina. Accettando di presentare per la prima volta il Festival, infatti, il "presentatore gentiluomo" ha in un certo senso rinnegato la filosofia di una vita professionale che dura da oltre cinquant’anni. «Io credo», ha sempre sostenuto Raimondo, «che il segreto della mia lunga carriera sia stato, come per Corrado, quello di non essere mai in prima pagina, niente fuochi d’artificio mondani, niente paparazzi alle costole».

Gigi Vesigna

Segue: «Ci fosse la moviola...»

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