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  La riforma che cambierà il commercio

I punti principali della riforma

di GIUSEPPE ALTAMORE
   

   Famiglia Cristiana n.4 del 4 febbraio 1998 - Home Page

Lo schema del decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei ministri venerdì 16 gennaio, è destinato a rivoluzionare il commercio. In una trentina di articoli sono disciplinati i molteplici aspetti del settore: dalla liberalizzazione delle tabelle merceologiche fino all’abolizione delle licenze.

Licenze. Per aprire negozi fino a 300 metri quadrati basterà la comunicazione al sindaco. Sarà abolito il Registro esercenti presso la Camera di commercio. Non sarà più necessario esibire un contratto di compravendita della licenza per negozi fino a 300 metri quadrati.

Tabelle merceologiche. La riforma abolirà le 14 categorie merceologiche esistenti. I negozi saranno suddivisi in alimentari e non alimentari.

Nuovi orari. Il negoziante potrà stabilire i propri orari tra le 7 e le 22. Ci sarà maggiore flessibilità nelle città d’arte e turistiche, soprattutto per l’apertura domenicale.

I compiti di Comuni e Regioni. I Comuni potranno autorizzare l’apertura di esercizi commerciali fino a duemila metri quadrati. Alle Regioni spetterà l’autorizzazione per le aperture oltre i duemila metri quadrati e l’emanazione dei regolamenti e dei piani relativi alla rete distributiva.

Supermercati e ipermercati. È sospesa l’apertura di nuove grandi strutture fino all’approvazione dei regolamenti e dei piani regionali.

Le garanzie per i consumatori. La riforma abolisce le aste televisive. Sono previste più tutele in occasione di saldi, liquidazioni e vendite per corrispondenza. Sorgeranno anche "empori polifunzionali" con annessi servizi come la posta o la banca.

g.a.
   

È finito il boom dei discount
   

Il boom degli hard discount è finito. Nel 1997 hanno dovuto combattere per non chiudere i battenti. Finita l’euforia dei primi tempi, i consumatori sono diventati più attenti alla qualità e ai prezzi. Una parte della responsabilità va addebitata anche alla crisi dei consumi alimentari, che ha toccato il picco negativo dell’1 per cento nel giugno del 1997. Anche i supermercati registrano qualche difficoltà con riflessi negativi sull’occupazione. Secondo il Centro studi della Confcommercio è «allarmante» il calo degli addetti nelle grandi imprese, che si riflette negativamente sui consumi.

Intanto, nel panorama della grande distribuzione (supermercati e ipermercati), è da registrare la massiccia calata degli stranieri. Torino è un caso emblematico. La catena francese DìxDì del gruppo Promodès ha ormai invaso la città con duecento punti vendita, dopo aver conquistato la maggioranza del gruppo torinese Garosci. Oltre a Promodès, da qualche anno conquista sempre più nuove posizioni la Carrefour, che cinque anni fa ha rilevato la catena Gran Sole e oggi fattura complessivamente circa 600 miliardi.

Prosegue dunque la crescita degli ipermercati, un fenomeno tipico degli anni ’90, parallelamente alla chiusura di oltre 250.000 piccoli negozi. Secondo la Confesercenti, all’assunzione di un addetto nella grande distribuzione corrisponde l’espulsione di quattro nel piccolo commercio. L’associazione denuncia anche i rischi insiti nella concentrazione di tipo oligopolistico simile a quanto si è verificato in Finlandia, dove tre grandi gruppi della distribuzione alimentare controllano l’80 per cento del mercato.

g.a.

Segue: «Giù le mani dalle botteghe»

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