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  Dai nostri inviati a Cuba

ll ricordo di padre Varela,
l’eroe dell’indipendenza

di RENZO GIACOMELLI - foto di GIANCARLO GIULIANI / AP
    

   Famiglia Cristiana n.4 del 4 febbraio 1998 - Home Page Il Papa in preghiera davanti alla tomba del padre Félix Varela (nella foto, sotto). La tomba si trova non in una chiesa o in un cimitero, ma nell’aula magna dell’Università de L’Avana. Perché Félix Varela, prete della prima metà del secolo scorso, quando Cuba era ancora colonia spagnola, è uno dei grandi della cultura di questo Paese. È anzi considerato, per il suo grande impulso al rinnovamento pedagogico, «colui che insegnò ai cubani a pensare». Filosofo, prete esemplare, patriota insigne, fu deputato di Cuba alla corte di Spagna, dove si battè per la liberazione degli schiavi nelle colonie latino-americane, e questo sessant’anni prima dell’abolizione della schiavitù. Infaticabile fautore dell’indipendenza di Cuba, per sfuggire alla persecuzione del potere spagnolo, che lo condannò a morte, fuggì negli Stati Uniti dove morì nel 1853. Durante il trentennale esilio, fu parroco a New York, impegnatissimo nella pastorale per gli immigrati, per i quali aprì scuole, ospedali, asili. Nel 1985 è stata introdotta la causa di beatificazione del padre Varela.Il Papa in preghiera davanti alla tomba del padre Félix Varela.

Dopo la preghiera sulla tomba del grande patriota, il Pontefice ne ricorda l’impegno politico, con chiari riferimenti alla realtà attuale di Cuba. Il padre Varela, dice il Papa, «è stato il primo a parlare di indipendenza in queste terre. Ha parlato anche di democrazia, considerandola il progetto politico più consono con la natura umana». Varela cercava Dio in tutto e soprattutto. «Ciò lo portò a credere nella forza di quel che è piccolo, nella efficacia dei semi di verità, nella convinzione che i cambiamenti devono avvenire con la dovuta gradualità verso le grandi e autentiche riforme». Riforme che portino «ad una società più giusta, più libera, più umana e più solidale».

Il Papa ricorda poi un altro "padre della patria", lo scrittore e poeta José Martí, continuatore delle idee di Varela, e afferma: «Sono convinto che questo popolo ha ereditato le virtù umane, di matrice cristiana, di questi due uomini». Perciò è necessario continuare nel «dialogo culturale fecondo».

Il Papa conclude esprimendo la fiducia che «in futuro, i cubani raggiungano una civiltà della giustizia e della solidarietà, della libertà e della verità, una civiltà dell’amore e della pace». A sorpresa, ad ascoltare il Pontefice è venuto anche Fidel Castro. E pure lui applaude a lungo e con calore l’augurio di una società cubana più giusta e più libera. Nel futuro.

r.g.

   

Una corona per la Patrona di Cuba
   

Ogni discorso del Papa in terra cubana è terminato con l’invocazione alla Virgen de la Caridad del Cobre. È la patrona di Cuba, venerata fin dall’inizio del secolo XVII. Il santuario che le è dedicato sorge su una collina in un’area un tempo ricca di rame (cobre), a 25 chilometri da Santiago de Cuba, nella parte orientale dell’Isola. Questo luogo di pellegrinaggi, alle pendici della Sierra Maestra (dove incominciò la guerriglia di Fidel Castro e di Che Guevara), è intimamente legato alla storia patria: qui pregò e si impegnò per l’indipendenza di Cuba il "padre della patria", Carlos Manuel de Céspedes; qui, nel luglio di cent’anni fa, fu celebrata la messa di ringraziamento per la fine della colonizzazione. Giovanni Paolo II non è salito al celebre santuario, per ragioni logistiche e di tempo, ma ha incoronato la piccola statua della Madonna "meticcia" (nella foto) durante la messa celebrata la mattina del 24 gennaio a Santiago.Giovanni Paolo II incorona la piccola statua della Madonna "meticcia".

Con la Madonna sono scesi a Santiago gli abitanti del villaggio di El Cobre, guidati dal parroco, padre Jorge Palma, che è anche rettore del santuario. «Al Cobre si tocca con mano, forse più che altrove, la grande crescita della religiosità negli ultimi anni a Cuba», dice il parroco. «Ogni domenica vengono al santuario dai 3 ai 4 mila pellegrini. L’8 settembre, festa della Virgen del Cobre, i pellegrini sono decine di migliaia: circa 60 mila se è giorno lavorativo, il triplo se è festivo. Chiedono di tutto: la guarigione dalle malattie, la pace in famiglia, il miglioramento del loro lavoro. Anche dalla visita del Papa il popolo si attende miracoli. Spera che ne segua maggiore benessere e che cadano molte barriere tra i cubani. Io spero che si proceda nella strada di maggiore tolleranza e rispetto per la religione intrapresa qualche anno fa e percorsa a grandi passi in occasione della visita del Santo Padre. Come ha detto il Papa, i credenti non chiedono privilegi. Chiedono di poter partecipare attivamente alla costruzione della nostra società».

r.g.

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