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  IL TEOLOGO di Giordano Muraro
 

  
UNA COSA È L’INFORMAZIONE
E UN’ALTRA L’EDUCAZIONE SESSUALE


   Famiglia Cristiana n.4 del 4 febbraio 1998 - Home Page Di fronte a tanta violenza non sarebbe il caso di prevedere un’educazione sessuale per aiutare i più giovani a difendersi da pericoli e mali che possono segnarli per la vita?

Antonia P. Pesaro
   

Quando esplodono casi di violenza tutti si indignano e invocano provvedimenti. Sembriamo il coro che canta «Partiam, partiam...», ma muoviamo solo la bocca e restiamo fermi sulla scena. Per partire dobbiamo sapere dove andare e cosa fare. E qui cominciano le difficoltà e le divisioni tra coloro che sono disponibili a svolgere un’educazione sessuale. Perché l’educazione è diversa secondo la concezione che si ha della sessualità, dell’uomo, e della relazione che la sessualità ha con la vita dell’uomo.
  

Che cos’è la sessualità?

Di qui la prima domanda: che cosa sono la sessualità e l’educazione sessuale? Un tempo si pensava che l’educazione consistesse nel portare a scuola delle tavole anatomo-fisiologiche e spiegare gli organi genitali nella struttura, nel loro meccanismo e nelle conseguenze che derivano dall’uso. Poi si è capito che la sessualità è molto più, e si è cercato di illustrarne gli aspetti psico-affettivi. Si è capito che la sessualità permea la totalità della persona e la caratterizza come uomo e donna in tutti i suoi comportamenti, e si è cercato di coglierne i significati umani. Infine, si è capito che la sessualità è una realtà complessa (coincide con l’essere uomo o donna, segnando tutti gli aspetti della vita) e in continua evoluzione (è presente con modalità, esigenze e domande diverse, secondo le stagioni della vita). È fisicità che produce l’orgasmo e crea la vita; è relazionalità che genera la gioia dell’incontro (che è più del piacere) e dà origine a un rapporto umano; è spiritualità che lega la coppia in una comunione di vita che si prolunga nella creazione di vita nuova. Queste espressioni sono legate tra loro, anche se si manifestano in tempi diversi; e ogni espressione chiede di essere vissuta in modo da non compromettere il successivo sviluppo.

Ecco allora la seconda domanda: chi deve fare educazione sessuale? Ovviamente chi è in grado di seguire la persona nella sua evoluzione e sa dare una risposta proporzionata alla domanda sessuale che si manifesta in "quel" tempo della vita. Ed è fuori dubbio che la famiglia è in primo piano, perché solo la famiglia è in grado di seguire lo sviluppo del figlio e di misurare la risposta sulla domanda. Il che non esclude che altre agenzie educative possano integrare l’azione della famiglia, avendo consapevolezza del limite di un’azione rivolta in modo indifferenziato a un gruppo. L’educazione vera è sempre personale e personalizzata.
  

Preparare genitori ed educatori

Ma quali famiglie sono preparate a svolgere quest’azione educativa? E quali educatori sono preparati a integrarla? La risposta è ancor oggi deludente. Mancano gli educatori e manca un’intesa su quello che si deve intendere per educazione sessuale. I fatti di violenza che accadono dimostrano che occorre agire in fretta. In attesa di avere educatori preparati nell’ambito della famiglia, della scuola, dell’associazionismo, possiamo iniziare dall’informazione, senza pretendere di fare una vera educazione. Per rimediare ai mali della violenza sui minori, dello stupro, dell’Aids, delle malattie veneree, delle gravidanze indesiderate, un primo passo (primo, perché non è il livello dell’educazione) può essere quello dell’informazione, anche se è un’azione incompleta e rischiosa.
  

Il limite della scuola

Sopprimiamo allora l’espressione "educazione sessuale" e diciamo che si tratta di informazione. Si dica con altrettanta chiarezza che l’informazione si propone lo scopo modesto (ma importante) di far evitare i mali legati all’uso scriteriato e violento della sessualità genitale (violenza, stupri, malattie, gravidanze). Si riconosca che l’educazione è ben altra cosa e deve essere realizzata attraverso un rapporto il più personale possibile, che non può essere attuato nell’anonimato di una scolaresca fatta di ragazzi diversi per sensibilità, maturità, sviluppo raggiunto nel contesto familiare. E soprattutto si resti in questi limiti, senza pretendere di entrare nella dimensione educativa che richiede delle persone, un contesto e un tipo di rapporto diverso da quello scolastico.

Accanto all’azione informativa indirizzata ai giovani è indispensabile un’azione di formazione rivolta ai genitori e agli educatori, perché ognuno intervenga e dia il suo contributo nel modo proporzionato alla sua presenza e al tipo di presenza che ha nella vita dei giovani. Né si può dimenticare che disponiamo di strumenti validi per la formazione degli educatori. Ricordo solo il documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia del 1995: Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia.

Inviare le vostre domande a Famiglia Cristiana, "Risponde il teologo" - Via Giotto 36 - 20145 Milano. La Direzione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere che vengono pubblicate.

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