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UNA GRANDE INIZIATIVA DI FAMIGLIA CRISTIANA

  
Gli scrittori del ’900 europeo
Franz Kafka
LA METAMORFOSI
E ALTRI RACCONTI

a cura di FRANCESCO LICINIO GALATI
   Famiglia Cristiana n.4 del 4 febbraio 1998 - Home Page Se è vero che per ogni scrittore esiste un rapporto tra la vita e le opere, ciò vale in modo del tutto speciale per Franz Kafka, di cui Famiglia Cristiana, con il numero 5, proporrà La metamorfosi e altri racconti. Alla ricerca della verità dell’uomo e dell’universo, Kafka ha tentato di farsene scrupoloso annotatore, divenendone purtroppo vittima, nel senso che, essendo assolutamente impossibile «in questo mondo di menzogne» raggiungere la verità, è stato fatale per lui riconoscere la propria sconfitta. Tutti gli scritti denunciano questo senso di frustrazione e disinganno.

Donde le inquietudini che sono così tipiche dell’uomo contemporaneo. Eppure i romanzi e i racconti di Kafka non sono soltanto spaccati dell’irrazionalità del mondo, ma impulso a una ricerca ulteriore attraverso cui approdare a quell’Assoluto dove è possibile intravedere la luce. Risposta religiosa quella di Kafka? Noi lo pensiamo, anche se l’analisi critica preferisce indugiare sui risvolti dell’inconscio e del processo psicologico, supporto dei romanzi e dei racconti. Si è parlato spesso di approccio alla tecnica del romanzo oggettivo: tutto vero, purché nei personaggi di Kafka si vedano soltanto le controfigure dell’uomo della quotidianità che, dibattendosi nelle nebbie dell’assurdo, cerca disperatamente un varco per giungere alla verità.

Nato a Praga il 3 luglio 1883 da una famiglia ebrea di lingua tedesca, Franz Kafka vive in totale isolamento, tra boemi dominati dagli austro-ungarici, una difficile adolescenza a causa dell’opprimente presenza del padre. A trentasei anni, metterà a nudo, nella famosissima Lettera al padre, i guasti operati da un’educazione che l’aveva indotto a sentirsi radicalmente colpevole, «deplorevole» dinanzi al mondo, così come lo era dinanzi al genitore. Costretto a intraprendere studi giuridici, avvertirà come una maledizione la laurea in legge; una maledizione sarà per lui, a causa della sua inadattabilità, anche l’impossibilità di trovare nel matrimonio la soluzione ai suoi problemi interiori. Soluzione che, a suo avviso, potrebbe venire soltanto dalla creazione letteraria. Ma, ritenendo la scrittura «una forma di preghiera» e non volendo degradarla a mezzo di sussistenza, Kafka s’impiega dapprima alle "Assicurazioni Generali" e poi all’"Istituto di assicurazioni contro gli infortuni dei lavoratori per il regno di Boemia", dove lavora dal 1908 al 1923. La decisione si rivela deprimente. Eppure, proprio a quella esperienza dobbiamo il simbolismo dell’assurdo presente nei romanzi Il processo e Il castello. Comunque, allorché la «soluzione divina» della scrittura gli consente l’«ingresso reale nella vita», riesce ad assaporare la gioia dell’appagamento e della quiete.

Quiete che non porta di certo il nome di Felice Bauer, con la quale si è fidanzato tre volte e tre volte ha rotto il fidanzamento, o di Milena Jesenska (due anni di relazione) o di Dora Dymant. Condannato al celibato dal suo odio per il matrimonio, e all’emarginazione dalla famiglia e dalla comunità ebraica, trova nella solitudine «un potere infallibile» e, soprattutto a partire dal 1912, la forza di scrivere libri indimenticabili, sempre confortato dall’amicizia di Oskar Pollak, di Franz Werfel e soprattutto di Max Brod, il quale pubblicherà, subito dopo la sua morte, i tre grandi romanzi, America, Il processo e Il castello,e si occuperà dell’edizione completa delle opere. Nel 1917 si ammala di tubercolosi. Il 3 giugno 1924 si spegne nel sanatorio di Kierling presso Vienna.
  

UNA VENTINA DI CAPOLAVORI
Dall’uomo che si sveglia trasformato in scarafaggio
alla scimmia che studia per recitare in teatro
    

La metamorfosi (1915) è la storia di Gregorio Samsa che un mattino si scopre trasformato in scarafaggio. Commesso viaggiatore, unico sostegno della famiglia, più che pensare alla propria disgrazia, si preoccupa di come far comprendere al responsabile della ditta in cui lavora l’impossibilità di contattare i clienti. In ogni caso Gregorio cerca di rendersi completamente autonomo e fa di tutto per vivere la triste disavventura come un fatto normale, al contrario della famiglia che, non riuscendo a nascondere la propria ripugnanza, l’abbandona alla sporcizia, nutrendolo di rifiuti.

Soltanto la sorella provvede a lui con affetto, ma poi anche lei si stanca, e si associa all’ostilità del padre e della madre, ostilità che esplode il giorno in cui Gregorio si azzarda ad entrare nel salotto per ascoltare la sorella che suona il violino. Tutti insorgono inorriditi colpendolo violentemente e lo rinchiudono nella sua stanza dove muore solo e affamato. «Possiamo ringraziare il cielo», esclama il padre, mentre la fantesca di lì a poco verrà a dire: «Dunque, per quel che riguarda la maniera di portare via quell’affare là non c’è bisogno che si preoccupino. È già tutto fatto». Lo spessore realistico e la livida atmosfera di tristezza con cui l’assurda vicenda è costruita – testimonianza esemplare dell’espressionismo tedesco –, anziché impedire, favorisce la lettura dei suoi significati profondi, soprattutto quello dell’Io che, scoprendo sé stesso nella propria realtà senza maschere, trova giusto che la vita l’emargini.

Si tratta della critica filosofico-religiosa dell’esistenza, cui si aggiunge l’interpretazione psicanalitica che vede nello svolgersi dei fatti il simbolismo dei rapporti conflittuali tra Gregorio e la famiglia. Altra interpretazione quella allegorico-religiosa in cui la morte di Gregorio, che si sacrifica per restituire la serenità alla famiglia, viene paragonata a quella di Cristo che s’immola per la salvezza dell’umanità. Non mancano altre letture ognuna delle quali ha validi motivi di credibilità.

Gli altri racconti. Rispetto ai 75 scritti da Kafka, i racconti presentati da Famiglia Cristiana, assieme a La metamorfosi, costituiscono una selezione assai utile per la conoscenza dello scrittore. Si parte da La condanna – scritto nella notte fra il 22 e il 23 settembre 1912, dalle 10 di sera alle 6 del mattino, e pubblicato nel 1913 – che narra di un padre, vecchio e ammalato, che, nel constatare come la propria autorità venga messa in discussione, lancia al figlio, smanioso di vivere autonomamente, la condanna di morire annegato. Vengono poi i racconti della serie Un medico di campagna (1918), tra i quali Davanti alla legge e Un messaggero dell’imperatore anticipano i temi dei romanzi Il processo e Il castello, volti a dimostrare l’impossibilità da parte dell’uomo di raggiungere i propri fini. Così ne Il prossimo villaggio viene affermata l’irrazionalità di chi si prefigge di raggiungere a cavallo il villaggio vicino, perché non può sapere se ne avrà il tempo. Oppressione e incubo costituiscono l’atmosfera di Un sogno, che racconta di Joseph K. il quale, passeggiando nel cimitero, si accorge che il marmista sta scrivendo il suo nome sulla lapide di una tomba vuota. Stesso clima nel racconto che dà il titolo al ciclo Un medico di campagna, il cui protagonista, in una situazione allucinante, lamenta che «basta dare ascolto una volta al suono ingannevole del campanello notturno e tutto è perduto». Una relazione per un’Accademia è attraversata da toni umoristici: una scimmia diventa uomo e studia come imitare gli uomini onde sfuggire allo zoo e potersi dare al teatro. Nella colonia penale (1919) ritorna il motivo dell’assurdità e dell’inappellabilità della Legge. Ultimi racconti: La tana, tratto da Durante la costruzione della muraglia cinese, simbolo, come Il castello, dell’edificio in cui l’uomo cerca di realizzare sé stesso, e Un digiunatore, tratto dall’omonima raccolta.

COMINCIA COSÌ. . .

Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta da letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichìo dinanzi ai suoi occhi.
     

CINEMA E TEATRO AI SUOI PIEDI
   

A partire dal 1912 Kafka comincia a scrivere le grandi opere: Il disperso, o America, che uscirà postumo nel 1927, Il processo, scritto nel 1914-1915, che vedrà la luce nel 1925, Il castello, composto nel 1921-1922, che sarà pubblicato nel 1926. Di questi romanzi, come di quasi tutte le opere kafkiane, esistono eccellenti traduzioni italiane. Ricordiamo quelle raccolte nei Meridiani mondadoriani: Romanzi (1969), Racconti (1970), Confessioni e Diari (1972), Lettere a Felice (1972) e Lettere (1988). Quanto ai film, segnaliamo quelli tratti da Il processo: per la regia di Orson Welles nel 1962; di Luigi Di Gianni nel 1978; di David Jones nel 1992; Il castello, per la regia di Rudolf Noelte nel 1968; Rapporti di clan, per la regia di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet nel 1984. Ricordiamo infine L’amante, regista Vera Belmont, del 1990, in cui Valérie Kaprisky interpreta la figura di Milena Jesenska fino al giorno del suo arresto avvenuto nel 1939. Del Processo si sono avute diverse edizioni teatrali. Il racconto Nella colonia penale è stato rielaborato per la scena da Steven Berkoff, autore anche dell’adattamento scenico di La metamorfosi, con Roman Polanski, a Parigi.

GIUDIZI FAMOSI

Pietro Citati
«Dovette attraversare dei momenti di totale allucinazione e di delirio, perdendo completamente la dimensione umana; e concepì un breve racconto, un racconto che si allargava da tutte le parti, e comprendeva la fantastica complessità della sua vita e quella di tutti gli uomini; e avrebbe voluto avere davanti a sé una notte interminabile, in cui stenderlo tutto intero, e poi dormire per sempre. Lo terminò il 7 dicembre. Era
La metamorfosi».

Albert Camus
«Kafka rifiuta al suo dio la grandezza morale, l’evidenza, la bontà, la coerenza, ma solo per meglio gettarsi tra le sue braccia. L’assurdo è riconosciuto, accettato, l’uomo vi si rassegna...».

Milan Kundera
«Seguendo l’esempio di Brod, la kafkologia rimuove... Kafka dalla sfera estetica: vuoi come "pensatore religioso", vuoi, a sinistra, come contestatore dell’arte . Non è mai stanca di esaminare i suoi rapporti con Kierkegaard, Nietzsche, i teologi...».

Max Brod
«Questo "Castello" al quale Kafka non ottiene l’accesso, al quale, incomprensibilmente, non riesce nemmeno ad avvicinarsi davvero, è precisamente quello che i teologi chiamano "Grazia", il divino governo del destino umano (del villaggio), l’efficacia del caso, le decisioni, le doti e le minorazioni misteriose, ciò che non si può meritare né acquistare».

Copertina di Le metamorfosi e altri racconti di Franz Kafka.

La prossima settimana,
Famiglia Cristiana
più
"La Metamorfosi e altri racconti"
a sole £. 6.000

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