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UNA NOTTE CON I VOLONTARI

GLI ANGELI SOPRA MILANO

di FRANCESCO ANFOSSI - foto di Albino Scalcione     
   

Famiglia Cristiana n. 52 del 31 dicembre 1997 - Home Page Tra i disperati della Stazione Centrale con i "City angels", i boy-scout metropolitani che aiutano gli emarginati e gli extracomunitari. Una città nella città, che al calare delle tenebre si trasforma in una bolgia dantesca.

La grata è a pochi passi dal maestoso Grand Hotel Gallia, l’albergo più lussuoso di Milano. Un gruppo di extracomunitari tossicodipendenti sfrutta la corrente d’aria calda della metropolitana. Il Comune, nel tentativo inutile di impedire bivacchi, ha fatto mettere degli archetti sulle griglie. Ma i disperati non rinunciano a quel tepore artificiale. I corpi sono aggrovigliati, una scultura vivente del dolore e della sofferenza: uomini e donne stretti l’uno con l’altro, incastrati tra i tubi in una posizione innaturale, disumana, come marionette dai fili tagliati. Carne, nervi e muscoli tesi nel tentativo impossibile di resistere e di riposarsi allo stesso tempo, la siringa ancora infilata nel braccio, i vestiti laceri e macchiati di vino. La ronda degli angeli senza ali si ferma, uno dei disperati si alza di scatto con la siringa in mano: ha visto la macchina fotografica, non vuole essere ripreso. Un volontario si stacca dal plotone, lo afferra al polso, lo rassicura con parole ferme e dolci allo stesso tempo.

Il fondatore Mario Furlan con un gruppo di volontari.
Il fondatore Mario Furlan con un gruppo di volontari.

È una notte come le altre, in piazza Duca D’Aosta, fredda e luminosa per la luna piena, con un cielo che sembra di vetro. Siamo al seguito dei "City angels", i volontari della Stazione Centrale. Questa zona è una città nella città, il ricovero fisso dei disperati che cercano un rifugio tra i marmi gelidi degli atrii, la piazza a buon prezzo dei dannati devastati da anni di eroina, l’approdo di migliaia di clandestini extracomunitari in cerca di fortuna.

«Quello del contatto è uno dei momenti più difficili», ci dice Mario Furlan, il giovane fondatore dei "City", che ci guida in questa ronda notturna. «Bisogna infilarsi i guanti di lattice e stare attenti alle siringhe. Sono il nostro incubo: qui l’Aids galoppa. Ma bisogna aspettarsi anche reazioni violente. Possono essere armati di coltello o di lametta. I nigeriani la nascondono in bocca, sotto la lingua o appoggiata all’interno di una guancia. La tirano fuori in un attimo e ti tagliano in due la faccia». Anche Furlan, come tutti questi boy scout metropolitani, ha un nome in codice. Il suo è "Stone", pietra. Glielo affibiò un "Guardian angel" di Londra, il gruppo dei volontari a cui si è ispirato. Solo che i "Guardian angels", nati nella periferia di New York alzano le mani più facilmente, a volte sono ex pregiudicati o ex picchiatori. Qui Rambo non ce ne sono, anche se si allenano due volte alla settimana in palestra all’uso di tecniche da difesa personale. «Abbiamo fini diversi. Il primo è la solidarietà. Se c’è una rissa la segnaliamo agli agenti della Polfer: noi cerchiamo solo di pacificare. Siamo qui dal 4 febbraio del ’95 e ormai ci siamo guadagnati la fiducia di questa gente».

Prima di aggregarci a una delle pattuglie abbiamo assistito alla distribuzione dei pasti. L’orologio luminoso sopra il gabbiotto dei City, omaggio delle ferrovie, segnava le 21.20. Una fila silenziosa di giubbotti rossi sfiora le scatole di cartone in cui dormono i barboni, attraversa la folla di passeggeri, tossici, extracomunitari e raggiunge i giardinetti di piazza Luigi di Savoia. Il popolo della notte che abita la Centrale è come un microcosmo, i passeggeri scivolano via quasi ignari, ma basta fermarsi un attimo per accorgersi di questo formicaio di razze che lotta per la sopravvivenza. La mappa di questa umanità è molto composita. Gli ospiti fissi sono i barboni. Il mito del clochard che vive la sua indigenza come libertà estrema è finito per sempre, forse non c’è mai stato. «Sono tutti molto giovani», ci dice Furlan, «spesso sono cacciati dalle stesse famiglie, indifesi e incapaci di affrontare la vita». Non che sia facile, vivere alla Centrale. Ogni centimetro quadrato è controllato dai clan etnici.

Fratel Ettore il camilliano in prima linea nell'assistenza ai diseredati della zona, con Angela la coordinatrice dei "City angels" di Brescia. Fratel Ettore, il camilliano
in prima linea nell'assistenza
ai diseredati della zona,
con Angela,
la coordinatrice dei "City angels"
di Brescia.

C’è la zona dei marocchini, quella dei nigeriani, quella degli slavi e degli albanesi, i più feroci. Molti di loro si dedicano anche al piccolo spaccio, smistando la droga che arriva dai clan calabresi e siciliani. «L’anno scorso», ricorda Lion, uno dei capipattuglia più esperti, «abbiamo regalato delle coperte. Il giorno seguente ne erano sparite a decine. Appena chiudono occhio gliele strappano di dosso». Così col tempo si sono affinate le tecniche: molti barboni dormono con un lembo della coperta tra i denti.

In stazione ci sono almeno dieci scippi al giorno denunciati. i borsaioli di solito agiscono lungo la corsia dei taxi o davanti alle cabine telefoniche (le vittime preferite sono i giapponesi). All’interno, negli enormi atrii in stile littorio, un esercito di tossici si ingegna per raggranellare i soldi della dose. L’eroina costa pochissimo, anche ventimila lire, roba supertagliata che li fa morire come mosche. La richiesta dei soldi del biglietto per raggiungere la madre in treno è un classico. Solo che quel treno non parte mai. Al massimo viene usato come dormitorio. Spesso, a notte inoltrata, si scorgono le colonne dei disperati scendere tra i binari e avviarsi verso l’area del deposito, che è a due chilometri dalle volte della stazione. Vanno verso l’"Hotel Voghera", l’"Hotel Bordeaux", gli ultimi treni della notte arrivati al capolinea, ancora caldi per un paio d’ore.

Vittorina, 70 anni, la decana dei City, distribuisce ai giardinetti pane, latte, salumi, yogurt, budini. Stasera c’è anche il panettone. L’acqua gelida della fontana tracima sul selciato e arriva fino alle aiuole, sottraendo terreno prezioso a chi vuole accamparsi. Due marocchini urlano, c’è un principio di rissa. I dannati della Centrale, quasi sempre ubriachi, si accendono come fiammiferi. I giardinetti sono il porto di mare di Milano. Le corriere arrivano dal Sud e dal Medioriente, cariche di sogni e speranze. Sono le 22, sta partendo quella per Pescara. È il primo approdo degli extracomunitari, degli albanesi venuti in Italia in cerca di lavoro.

«Qui capita spesso di trovare persone scomparse», prosegue Furlan, «il nostro gabbiotto è pieno di foto segnaletiche. Una sera ci ha fermato una ragazza in lacrime. Era di Sondrio, aveva litigato con i genitori ed era fuggita. Se non c’eravamo noi finiva preda di qualche albanese che l’avviava alla prostituzione».

I "City angels" si fanno chiamare con nomi di battaglia, che hanno impressi sul braccio. Sono la loro debole corazza per evitare guai. Si chiamano Indio, Iron, Gold, Duke. Più soavi quelli delle ragazze: Magda, Bambi, Moon. Sono molte le donne nei "City". Cascate di capelli biondi spuntano dai baschi troppo piccoli. La loro femminilità, il loro coraggio, la loro dolcezza, spesso valgono più dei muscoli.

Angela ha due figli che la aspettano a Brescia, la sua città. Stanotte è in trasferta a Milano. Si fa chiamare Ripley, l’eroina del film Alien. «Ho fatto volontariato per anni al Telefono Azzurro e a quello Rosa. Poi mi sono stufata di entrare in azione quando le cose erano già accadute. Qui la parola d’ordine è prevenzione. Diamo un senso di sicurezza. La divisa è certamente un deterrente». Ci sono anche degli stranieri, come Dan Florin, 19 anni, rumeno, ancora in cerca di lavoro, come i suoi connazionali.

A Brescia, ci spiega Angela, i rapporti con l’amministrazione sono buoni. A Milano semplicemente non esistono. «Abbiamo chiesto da tempo una sede che funzioni come centro di prima accoglienza», dice scoraggiato Furlan. «Ma dal Comune è arrivata solo una lettera di encomio di Albertini: sono onorato di essere sindaco di una città in cui sono nati i "City angels". Punto».

L’assetto delle ronde non è mai casuale. Quando girano per le zone attigue alla stazione sembrano muoversi su un campo di Marte come una falange. Gli ultimi due, ad esempio, si girano immediatamente quando il plotone si ferma per coprire le spalle. I "City" hanno anche un linguaggio di gesti. Quando gettano in aria il cappello, ad esempio, lanciano l’Sos.

Due extracomunitari ai giardinetti di piazza Luigi di Savoia
Due extracomunitari ai giardinetti di piazza Luigi di Savoia,
accanto alla Stazione Centrale dove approdano le corriere
provenienti dal Sud e dal Medioriente.

Rientriamo al gabbiotto in tempo per assistere alla medicazione di un ferito ubriaco. Ha battutto la testa cadendo a peso morto contro uno degli spigoli di marmo. Davanti al gabbiotto si era fatto vedere anche Fratel Ettore. Sul tetto della sua Ritmo scassata ha issato una statua della Vergine e ha legato un registratore Sanyo che trasmette il rosario. Fratel Ettore, classe 1928, camilliano, infaticabile gestore di dormitori, è un altro angelo della Centrale.

Ha celebrato la prima messa qui nel ’77, nel salone di III classe. «Questo posto è la vergogna di Milano. Noi dobbiamo portarli via di qua. I posti letti ci sono, con docce e pasti caldi disponibili. Ma loro si incollano come patelle, non vogliono andarsene. E noi ce ne andremo via da qui solo quando non rimarrà più nessuno».

Francesco Anfossi

Volontari a tutto campo
   

«Il volontariato City angel è un volontariato open, a tutto campo, un volontariato non monotematico e non settoriale. Noi ci occupiamo di prevenzione del crimine, di ecologia, di assistenza agli anziani e ai tossici, di appoggio agli extracomunitari; sventiamo scippi, asisstiamo le vittime degli incidenti, prestiamo soccorso ovunque, diamo aiuto agli emarginati e creiamo dialogo».

Così Mario Furlan, 33 anni, giornalista e docente universitario, cintura nera di karate, definisce i "City angels", il corpo di volontari metropolitani da lui fondato a Milano il 29 settembre 1994, nel suo libro Angeli di strada (Edizioni paoline, lire 18.000, il ricavato in beneficenza). Col tempo gli angeli si sono moltiplicati. L’iniziativa, partita dalla città madre, ha preso piede anche a Roma, Brescia, Padova e Pescara. I gruppi sono in stretto contatto tra loro, c’è anche un raduno nazionale che si tiene a Bedonia, in provincia di Piacenza, presso il seminario vescovile. I City angels sono aconfessionali e apartitici ma il cinquanta per cento si professa cattolico praticante. Chi desiderasse ulteriori informazioni può rivolgersi al numero della sede di Milano: 02-66982735.

  
   
      

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