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Tra i disperati della Stazione
Centrale con i "City angels", i boy-scout
metropolitani che aiutano gli emarginati e gli
extracomunitari. Una città nella città, che al calare
delle tenebre si trasforma in una bolgia dantesca. La grata è a pochi passi dal maestoso Grand
Hotel Gallia, lalbergo più lussuoso di Milano. Un
gruppo di extracomunitari tossicodipendenti sfrutta la
corrente daria calda della metropolitana. Il
Comune, nel tentativo inutile di impedire bivacchi, ha
fatto mettere degli archetti sulle griglie. Ma i
disperati non rinunciano a quel tepore artificiale. I
corpi sono aggrovigliati, una scultura vivente del dolore
e della sofferenza: uomini e donne stretti luno con
laltro, incastrati tra i tubi in una posizione
innaturale, disumana, come marionette dai fili tagliati.
Carne, nervi e muscoli tesi nel tentativo impossibile di
resistere e di riposarsi allo stesso tempo, la siringa
ancora infilata nel braccio, i vestiti laceri e macchiati
di vino. La ronda degli angeli senza ali si ferma, uno
dei disperati si alza di scatto con la siringa in mano:
ha visto la macchina fotografica, non vuole essere
ripreso. Un volontario si stacca dal plotone, lo afferra
al polso, lo rassicura con parole ferme e dolci allo
stesso tempo.
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| Il
fondatore Mario Furlan con un gruppo di
volontari. |
È una notte come le
altre, in piazza Duca DAosta, fredda e luminosa per
la luna piena, con un cielo che sembra di vetro. Siamo al
seguito dei "City angels", i volontari della
Stazione Centrale. Questa zona è una città nella
città, il ricovero fisso dei disperati che cercano un
rifugio tra i marmi gelidi degli atrii, la piazza a buon
prezzo dei dannati devastati da anni di eroina,
lapprodo di migliaia di clandestini extracomunitari
in cerca di fortuna.
«Quello del contatto è uno dei
momenti più difficili», ci dice Mario Furlan, il
giovane fondatore dei "City", che ci guida in
questa ronda notturna. «Bisogna infilarsi i guanti di
lattice e stare attenti alle siringhe. Sono il nostro
incubo: qui lAids galoppa. Ma bisogna aspettarsi
anche reazioni violente. Possono essere armati di
coltello o di lametta. I nigeriani la nascondono in
bocca, sotto la lingua o appoggiata allinterno di
una guancia. La tirano fuori in un attimo e ti tagliano
in due la faccia». Anche Furlan, come tutti questi boy
scout metropolitani, ha un nome in codice. Il suo è
"Stone", pietra. Glielo affibiò un
"Guardian angel" di Londra, il gruppo dei
volontari a cui si è ispirato. Solo che i "Guardian
angels", nati nella periferia di New York alzano le
mani più facilmente, a volte sono ex pregiudicati o ex
picchiatori. Qui Rambo non ce ne sono, anche se si
allenano due volte alla settimana in palestra
alluso di tecniche da difesa personale. «Abbiamo
fini diversi. Il primo è la solidarietà. Se cè
una rissa la segnaliamo agli agenti della Polfer: noi
cerchiamo solo di pacificare. Siamo qui dal 4 febbraio
del 95 e ormai ci siamo guadagnati la fiducia di
questa gente».
Prima di aggregarci a una delle
pattuglie abbiamo assistito alla distribuzione dei pasti.
Lorologio luminoso sopra il gabbiotto dei City,
omaggio delle ferrovie, segnava le 21.20. Una fila
silenziosa di giubbotti rossi sfiora le scatole di
cartone in cui dormono i barboni, attraversa la folla di
passeggeri, tossici, extracomunitari e raggiunge i
giardinetti di piazza Luigi di Savoia. Il popolo della
notte che abita la Centrale è come un microcosmo, i
passeggeri scivolano via quasi ignari, ma basta fermarsi
un attimo per accorgersi di questo formicaio di razze che
lotta per la sopravvivenza. La mappa di questa umanità
è molto composita. Gli ospiti fissi sono i barboni. Il
mito del clochard che vive la sua indigenza come
libertà estrema è finito per sempre, forse non
cè mai stato. «Sono tutti molto giovani», ci
dice Furlan, «spesso sono cacciati dalle stesse
famiglie, indifesi e incapaci di affrontare la vita».
Non che sia facile, vivere alla Centrale. Ogni centimetro
quadrato è controllato dai clan etnici.
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Fratel Ettore, il
camilliano
in prima linea nell'assistenza
ai diseredati della zona,
con Angela,
la coordinatrice dei "City angels"
di Brescia. |
Cè la zona
dei marocchini, quella dei nigeriani, quella degli slavi
e degli albanesi, i più feroci. Molti di loro si
dedicano anche al piccolo spaccio, smistando la droga che
arriva dai clan calabresi e siciliani. «Lanno
scorso», ricorda Lion, uno dei capipattuglia più
esperti, «abbiamo regalato delle coperte. Il giorno
seguente ne erano sparite a decine. Appena chiudono
occhio gliele strappano di dosso». Così col tempo si
sono affinate le tecniche: molti barboni dormono con un
lembo della coperta tra i denti.
In stazione ci sono almeno dieci
scippi al giorno denunciati. i borsaioli di solito
agiscono lungo la corsia dei taxi o davanti alle cabine
telefoniche (le vittime preferite sono i giapponesi).
Allinterno, negli enormi atrii in stile littorio,
un esercito di tossici si ingegna per raggranellare i
soldi della dose. Leroina costa pochissimo, anche
ventimila lire, roba supertagliata che li fa morire come
mosche. La richiesta dei soldi del biglietto per
raggiungere la madre in treno è un classico. Solo che
quel treno non parte mai. Al massimo viene usato come
dormitorio. Spesso, a notte inoltrata, si scorgono le
colonne dei disperati scendere tra i binari e avviarsi
verso larea del deposito, che è a due chilometri
dalle volte della stazione. Vanno verso
l"Hotel Voghera", l"Hotel
Bordeaux", gli ultimi treni della notte arrivati al
capolinea, ancora caldi per un paio dore.
Vittorina, 70 anni, la decana dei
City, distribuisce ai giardinetti pane, latte, salumi,
yogurt, budini. Stasera cè anche il panettone.
Lacqua gelida della fontana tracima sul selciato e
arriva fino alle aiuole, sottraendo terreno prezioso a
chi vuole accamparsi. Due marocchini urlano, cè un
principio di rissa. I dannati della Centrale, quasi
sempre ubriachi, si accendono come fiammiferi. I
giardinetti sono il porto di mare di Milano. Le corriere
arrivano dal Sud e dal Medioriente, cariche di sogni e
speranze. Sono le 22, sta partendo quella per Pescara. È
il primo approdo degli extracomunitari, degli albanesi
venuti in Italia in cerca di lavoro.
«Qui capita spesso di trovare
persone scomparse», prosegue Furlan, «il nostro
gabbiotto è pieno di foto segnaletiche. Una sera ci ha
fermato una ragazza in lacrime. Era di Sondrio, aveva
litigato con i genitori ed era fuggita. Se non
ceravamo noi finiva preda di qualche albanese che
lavviava alla prostituzione».
I "City angels" si fanno
chiamare con nomi di battaglia, che hanno impressi sul
braccio. Sono la loro debole corazza per evitare guai. Si
chiamano Indio, Iron, Gold, Duke. Più soavi quelli delle
ragazze: Magda, Bambi, Moon. Sono molte le donne nei
"City". Cascate di capelli biondi spuntano dai
baschi troppo piccoli. La loro femminilità, il loro
coraggio, la loro dolcezza, spesso valgono più dei
muscoli.
Angela ha due figli che la
aspettano a Brescia, la sua città. Stanotte è in
trasferta a Milano. Si fa chiamare Ripley, leroina
del film Alien. «Ho fatto volontariato per anni al
Telefono Azzurro e a quello Rosa. Poi mi sono stufata di
entrare in azione quando le cose erano già accadute. Qui
la parola dordine è prevenzione. Diamo un senso di
sicurezza. La divisa è certamente un deterrente». Ci
sono anche degli stranieri, come Dan Florin, 19 anni,
rumeno, ancora in cerca di lavoro, come i suoi
connazionali.
A Brescia, ci spiega Angela, i
rapporti con lamministrazione sono buoni. A Milano
semplicemente non esistono. «Abbiamo chiesto da tempo
una sede che funzioni come centro di prima accoglienza»,
dice scoraggiato Furlan. «Ma dal Comune è arrivata solo
una lettera di encomio di Albertini: sono onorato di
essere sindaco di una città in cui sono nati i
"City angels". Punto».
Lassetto delle ronde non è
mai casuale. Quando girano per le zone attigue alla
stazione sembrano muoversi su un campo di Marte come una
falange. Gli ultimi due, ad esempio, si girano
immediatamente quando il plotone si ferma per coprire le
spalle. I "City" hanno anche un linguaggio di
gesti. Quando gettano in aria il cappello, ad esempio,
lanciano lSos.
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Due
extracomunitari ai giardinetti di piazza Luigi di
Savoia,
accanto alla Stazione Centrale dove approdano le
corriere
provenienti dal Sud e dal Medioriente. |
Rientriamo al
gabbiotto in tempo per assistere alla medicazione di un
ferito ubriaco. Ha battutto la testa cadendo a peso morto
contro uno degli spigoli di marmo. Davanti al gabbiotto
si era fatto vedere anche Fratel Ettore. Sul tetto della
sua Ritmo scassata ha issato una statua della Vergine e
ha legato un registratore Sanyo che trasmette il rosario.
Fratel Ettore, classe 1928, camilliano, infaticabile
gestore di dormitori, è un altro angelo della Centrale.
Ha celebrato la prima messa qui nel
77, nel salone di III classe. «Questo posto è la
vergogna di Milano. Noi dobbiamo portarli via di qua. I
posti letti ci sono, con docce e pasti caldi disponibili.
Ma loro si incollano come patelle, non vogliono
andarsene. E noi ce ne andremo via da qui solo quando non
rimarrà più nessuno».
Francesco
Anfossi
| Volontari a tutto campo |
| «Il
volontariato City angel è un volontariato open,
a tutto campo, un volontariato non
monotematico e non settoriale. Noi ci occupiamo
di prevenzione del crimine, di ecologia, di
assistenza agli anziani e ai tossici, di appoggio
agli extracomunitari; sventiamo scippi,
asisstiamo le vittime degli incidenti, prestiamo
soccorso ovunque, diamo aiuto agli emarginati e
creiamo dialogo».
Così Mario Furlan, 33
anni, giornalista e docente universitario,
cintura nera di karate, definisce i "City
angels", il corpo di volontari metropolitani
da lui fondato a Milano il 29 settembre 1994, nel
suo libro Angeli di strada (Edizioni
paoline, lire 18.000, il ricavato in
beneficenza). Col tempo gli angeli si sono
moltiplicati. Liniziativa, partita dalla
città madre, ha preso piede anche a Roma,
Brescia, Padova e Pescara. I gruppi sono in
stretto contatto tra loro, cè anche un
raduno nazionale che si tiene a Bedonia, in
provincia di Piacenza, presso il seminario
vescovile. I City angels sono aconfessionali e
apartitici ma il cinquanta per cento si professa
cattolico praticante. Chi desiderasse ulteriori
informazioni può rivolgersi al numero della sede
di Milano: 02-66982735.
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