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SPECIALE

Padre Pio
IL SUO SPIRITO OLTRE IL MITO

di ALBERTO BOBBIO
    

Famiglia Cristiana n. 52 del 31 dicembre 1997 - Home Page Esercitò «in grado eroico le virtù e ciò fin dai primi anni del suo ministero sacerdotale». Questa la conclusione cui sono giunti gli esperti della Commissione della Congregazione vaticana delle cause dei santi, che apre la via alla beatificazione del frate di Pietrelcina. Una grande figura da riscoprire.

Si chiamava Francesco Forgione, nato a Pietrelcina, paesino del Sannio a tredici chilometri da Benevento, terra aspra e rocciosa, quarto di sette fratelli. La famiglia di padre Pio era talmente povera che per due volte il padre Orazio fu costretto a emigrare in America. Entrò nel seminario dei Cappuccini a Morcone il 6 gennaio 1903. Il 10 agosto 1910, dopo aver ottenuto una dispensa di nove mesi, venne ordinato sacerdote. Il 28 luglio 1916 fu inviato al convento di San Giovanni Rotondo. È qui che riceve le stimmate, il 20 settembre 1920. Aveva 31 anni. Era nato il 25 febbraio 1887.

Centodieci anni dopo, il 13 gennaio 1997, una commissione di nove teologi, esperti della Congregazione vaticana delle cause dei santi, all’unanimità ha dichiarato che egli ha esercitato «in grado eroico le virtù e ciò fin dai primi anni del suo ministero sacerdotale». Il cammino verso gli altari di padre Pio ha avuto uno slancio quest’anno e probabilmente a fine settembre dell’anno prossimo, nel trentesimo anniversario della morte, avverrà la beatificazione. Il Papa potrebbe così di nuovo tornare a San Giovanni Rotondo, dove era già stato il 23 maggio 1987, pregando per dieci minuti nella cripta della chiesa sulla tomba di granito nero di padre Pio.

Alla Congregazione delle cause dei santi l’attenzione è ora concentrata su una guarigione inspiegabile avvenuta a Salerno. Il riconoscimento di un miracolo, infatti, è indispensabile per la beatificazione.

La fama di padre Pio si diffonde nel 1919 quando sul Giornale d’Italia appare un articolo intitolato "I miracoli di un cappuccino a San Giovanni Rotondo". Il Sant’Uffizio cominciò allora ad interessarsi di padre Pio. Lo fece in seguito ad alcune lettere di fedeli che attribuivano al frate fatti miracolosi, al punto che essi lo consideravano santo. Da allora si susseguirono decine e decine di visite canoniche. Si è parlato di persecuzione nei confronti del frate. In effetti si è trattato di grande prudenza della Chiesa, che ha esaminato tutti i fatti legati alla vita del frate. I provvedimenti nei confronti di padre Pio sono quelli applicati normalmente anche in altri casi.

I primi atti ufficiali del Sant’Uffizio sono del 1923. Al dicastero vaticano «non constava» della soprannaturalità dei fenomeni attribuiti a padre Pio, e i fedeli venivano diffidati dal propagandarli. Per anni in Vaticano si discusse se trasferire altrove il frate. Non si fece mai nulla anche per paura di sollevazioni popolari a San Giovanni Rotondo.

I primi provvedimenti sono del 1931: chiusura del collegio dei probandi a San Giovanni Rotondo e impedimento a padre Pio di celebrare la messa in pubblico. La devozione verso il frate si attenua, anche a causa della guerra, mentre continuano le visite di inviati vaticani. Saranno una ventina fino al 1951, quando improvvisamente torna a crescere l’attenzione popolare.

Padre Pio non si oppose mai ai decreti del Vaticano. Quando gli imposero di celebrare solo nella cappella della clausura, disse al suo superiore generale «Sia fatta la volontà di Dio», e si ritirò a pregare in coro per tutta la notte. Il provvedimento rimase in vigore per due anni. Il 16 luglio 1933 una folla immensa assediò la piccola chiesa del convento dove padre Pio era tornato a celebrare messa in pubblico.

Le controversie tuttavia cominciano prima. Una delle più importanti, allora, riguarda le stimmate e coinvolge anche padre Agostino Gemelli, psicologo, frate minore francescano e fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il 19 aprile 1920 inviò al Sant’Uffizio la relazione di una sua visita a San Giovanni Rotondo, visita privata che fece incuriosito da quanto si leggeva sui giornali del frate. Padre Gemelli non parlò con padre Pio, né vide le stimmate. Nel memoriale c’era qualche preoccupazione, che Gemelli ribadì sei anni dopo, proponendo l’isolamento di padre Pio e la costituzione di una commissione di medici e teologi.

Una polemica scientifica

Le critiche, durissime, riguardano uno scritto apologetico sulle stimmate del frate redatto dal dottor Giorgio Festa nel 1933. È una polemica sul piano scientifico. Gemelli venne incaricato dal Sant’Uffizio di indagare sullo scritto del medico. La questione delle stimmate è importante. È l’eroicità delle virtù che potrebbe orientare alla considerazione soprannaturale del fenomeno e non viceversa. Ciò è avvenuto nel corso del processo per cui oggi sono definitivamente sfatate le accuse di autolesionismo, prodotte con acido fenico, ripetute da Agostino Gemelli.

La maggior parte dei problemi a padre Pio li hanno provocati persone che stavano intorno a lui. Nel 1920 monsignor Gagliardi, vescovo di Manfredonia, la diocesi pugliese dove si trova San Giovanni Rotondo, rimproverava ad alcuni religiosi del convento di fare di padre Pio un fenomeno pilotato. Sono sempre i frati, insieme ad altri, a spiare con microspie e registratori i colloqui privati, financo nel confessionale, di padre Pio.

Lui sapeva e sopportava. Tuttavia è stata sempre attribuita alla Santa Sede l’attività di spionaggio. Il processo ha stabilito l’assoluta falsità delle accuse. È vero che la Santa Sede ebbe copia delle registrazioni e che le valutò attentamente. Oggi quei testi, per un periodo conservati nell’Archivio segretissimo del Sant’Uffizio, non esistono più. Sono stati bruciati. Anche sulle accuse di immoralità rivolte a padre Pio, vere calunnie, è stata ormai fatta piena luce. Il vescovo Maccari durante la visita canonica del 1960 aveva raccolto voci di presunte relazioni sessuali di padre Pio con devote che salivano di notte al convento. Le testimonianze processuali hanno chiarito che si è trattato di espressioni isteriche di fanatismo di alcune donne. Le due visite canoniche di monsignor Paolo Philippe (1961 e 1969) riequilibrano le valutazioni di Maccari.

Così come padre Pio viene completamente scagionato da accuse di dolo o raggiro circa l’amministrazione delle offerte cospicue dei fedeli. Le carte processuali confermano che vi sono stati disguidi, polemiche e conflittualità, ma che esse riguardano il comportamento di alcuni altri cappuccini e non di padre Pio. Questi fatti, tuttavia, sbarrarono la via del processo di beatificazione. La Postulazione cappuccina il 23 aprile 1979 si rivolse direttamente al Papa, il quale dopo tre anni di attenta analisi sui carteggi esistenti in Vaticano rilasciò il nulla osta, e la causa partì nella diocesi di Manfredonia. Sono stati ascoltati 74 testimoni e redatti 104 volumi. La Congregazione delle cause dei santi fa osservare che la santità di vita di padre Pio dovuta ad un amore intenso per la Chiesa, messo a dura prova dall’interno della stessa Chiesa, costituisce un modello straordinario di identificazione con Cristo morto e risorto.

Alberto Bobbio
    

IL BANCHIERE E IL CAPPELLANO
   

C’è anche un cappellano militare, don Secondo Pollo, prete degli Alpini, tra i dieci nuovi venerabili. Giovanni Paolo II ha anche firmato i decreti relativi a cinque miracoli attribuiti a quattro religiosi e a un laico, Giuseppe Antonio Tovini, fondatore di varie istituzioni cattoliche e di due banche, la San Paolo di Brescia e il Banco Ambrosiano.

Don Secondo Pollo morì il giorno di Santo Stefano del 1941 in Montenegro durante la battaglia nella piana di Dragali. Sentì il grido di un ferito. Andò di corsa, ma fu colpito anche lui. Quando lo raccolsero stringeva tra le mani il rosario e la teca dell’Eucarestia.

Sono state riconosciute anche le virtù eroiche di padre Ave Maria, sacerdote orionino cieco per una fucilata ricevuta a 12 anni. A vent’anni andò da don Orione, che gli chiese di pregare per la Chiesa. Trascorse la vita in preghiera nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio vicino a Pavia.

Segue: «La sua vita? Un mistero che commuove»
       

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