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Esercitò «in grado eroico le
virtù e ciò fin dai primi anni del suo ministero
sacerdotale». Questa la conclusione cui sono giunti gli
esperti della Commissione della Congregazione vaticana
delle cause dei santi, che apre la via alla
beatificazione del frate di Pietrelcina. Una grande
figura da riscoprire. Si chiamava Francesco Forgione, nato a
Pietrelcina, paesino del Sannio a tredici chilometri da
Benevento, terra aspra e rocciosa, quarto di sette
fratelli. La famiglia di padre Pio era talmente povera
che per due volte il padre Orazio fu costretto a emigrare
in America. Entrò nel seminario dei Cappuccini a Morcone
il 6 gennaio 1903. Il 10 agosto 1910, dopo aver ottenuto
una dispensa di nove mesi, venne ordinato sacerdote. Il
28 luglio 1916 fu inviato al convento di San Giovanni
Rotondo. È qui che riceve le stimmate, il 20 settembre
1920. Aveva 31 anni. Era nato il 25 febbraio 1887.
Centodieci anni dopo, il 13 gennaio
1997, una commissione di nove teologi, esperti della
Congregazione vaticana delle cause dei santi,
allunanimità ha dichiarato che egli ha esercitato
«in grado eroico le virtù e ciò fin dai primi anni del
suo ministero sacerdotale». Il cammino verso gli altari
di padre Pio ha avuto uno slancio questanno e
probabilmente a fine settembre dellanno prossimo,
nel trentesimo anniversario della morte, avverrà la
beatificazione. Il Papa potrebbe così di nuovo tornare a San Giovanni Rotondo,
dove era già stato il 23 maggio 1987, pregando per dieci
minuti nella cripta della chiesa sulla tomba di granito
nero di padre Pio.
Alla Congregazione delle cause dei
santi lattenzione è ora concentrata su una
guarigione inspiegabile avvenuta a Salerno. Il
riconoscimento di un miracolo, infatti, è indispensabile
per la beatificazione.
La fama di padre Pio si diffonde
nel 1919 quando sul Giornale dItalia appare
un articolo intitolato "I miracoli di un cappuccino
a San Giovanni Rotondo". Il SantUffizio
cominciò allora ad interessarsi di padre Pio. Lo fece in
seguito ad alcune lettere di fedeli che attribuivano al
frate fatti miracolosi, al punto che essi lo
consideravano santo. Da allora si susseguirono decine e
decine di visite canoniche. Si è parlato di persecuzione
nei confronti del frate. In effetti si è trattato di
grande prudenza della Chiesa, che ha esaminato tutti i
fatti legati alla vita del frate. I provvedimenti nei
confronti di padre Pio sono quelli applicati normalmente
anche in altri casi.
I primi atti ufficiali del
SantUffizio sono del 1923. Al dicastero vaticano
«non constava» della soprannaturalità dei fenomeni
attribuiti a padre Pio, e i fedeli venivano diffidati dal
propagandarli. Per anni in Vaticano si discusse se
trasferire altrove il frate. Non si fece mai nulla anche
per paura di sollevazioni popolari a San Giovanni
Rotondo.
I primi provvedimenti sono del
1931: chiusura del collegio dei probandi a San Giovanni
Rotondo e impedimento a padre Pio di celebrare la messa
in pubblico. La devozione verso il frate si attenua,
anche a causa della guerra, mentre continuano le visite
di inviati vaticani. Saranno una ventina fino al 1951,
quando improvvisamente torna a crescere lattenzione
popolare.
Padre Pio non si oppose mai ai
decreti del Vaticano. Quando gli imposero di celebrare
solo nella cappella della clausura, disse al suo
superiore generale «Sia fatta la volontà di Dio», e si
ritirò a pregare in coro per tutta la notte. Il
provvedimento rimase in vigore per due anni. Il 16 luglio
1933 una folla immensa assediò la piccola chiesa del
convento dove padre Pio era tornato a celebrare messa in
pubblico.
Le controversie
tuttavia cominciano prima. Una delle più importanti,
allora, riguarda le stimmate e coinvolge anche padre
Agostino Gemelli, psicologo, frate minore francescano e
fondatore dellUniversità Cattolica del Sacro
Cuore. Il 19 aprile 1920 inviò al SantUffizio la
relazione di una sua visita a San Giovanni Rotondo,
visita privata che fece incuriosito da quanto si leggeva
sui giornali del frate. Padre Gemelli non parlò con
padre Pio, né vide le stimmate. Nel memoriale cera
qualche preoccupazione, che Gemelli ribadì sei anni
dopo, proponendo lisolamento di padre Pio e la
costituzione di una commissione di medici e teologi.
Una
polemica scientifica
Le critiche, durissime, riguardano
uno scritto apologetico sulle stimmate del frate redatto
dal dottor Giorgio Festa nel 1933. È una polemica sul
piano scientifico. Gemelli venne incaricato dal
SantUffizio di indagare sullo scritto del medico.
La questione delle stimmate è importante. È
leroicità delle virtù che potrebbe orientare alla
considerazione soprannaturale del fenomeno e non
viceversa. Ciò è avvenuto nel corso del processo per
cui oggi sono definitivamente sfatate le accuse di
autolesionismo, prodotte con acido fenico, ripetute da
Agostino Gemelli.
La maggior parte dei problemi a
padre Pio li hanno provocati persone che stavano intorno a lui. Nel 1920 monsignor Gagliardi,
vescovo di Manfredonia, la diocesi pugliese dove si trova
San Giovanni Rotondo, rimproverava ad alcuni religiosi
del convento di fare di padre Pio un fenomeno pilotato.
Sono sempre i frati, insieme ad altri, a spiare con
microspie e registratori i colloqui privati, financo nel
confessionale, di padre Pio.
Lui sapeva e sopportava. Tuttavia
è stata sempre attribuita alla Santa Sede
lattività di spionaggio. Il processo ha stabilito
lassoluta falsità delle accuse. È vero che la
Santa Sede ebbe copia delle registrazioni e che le
valutò attentamente. Oggi quei testi, per un periodo
conservati nellArchivio segretissimo del
SantUffizio, non esistono più. Sono stati
bruciati. Anche sulle accuse di immoralità rivolte a
padre Pio, vere calunnie, è stata ormai fatta piena
luce. Il vescovo Maccari durante la visita canonica del
1960 aveva raccolto voci di presunte relazioni sessuali
di padre Pio con devote che salivano di notte al
convento. Le testimonianze processuali hanno chiarito che
si è trattato di espressioni isteriche di fanatismo di
alcune donne. Le due visite canoniche di monsignor Paolo
Philippe (1961 e 1969) riequilibrano le valutazioni di Maccari.
Così come padre Pio
viene completamente scagionato da accuse di dolo o
raggiro circa lamministrazione delle offerte
cospicue dei fedeli. Le carte processuali confermano che
vi sono stati disguidi, polemiche e conflittualità, ma
che esse riguardano il comportamento di alcuni altri
cappuccini e non di padre Pio. Questi fatti, tuttavia,
sbarrarono la via del processo di beatificazione. La
Postulazione cappuccina il 23 aprile 1979 si rivolse
direttamente al Papa, il quale dopo tre anni di attenta
analisi sui carteggi esistenti in Vaticano rilasciò il
nulla osta, e la causa partì nella diocesi di
Manfredonia. Sono stati ascoltati 74 testimoni e redatti
104 volumi. La Congregazione delle cause dei santi fa
osservare che la santità di vita di padre Pio dovuta ad
un amore intenso per la Chiesa, messo a dura prova
dallinterno della stessa Chiesa, costituisce un
modello straordinario di identificazione con Cristo morto
e risorto.
Alberto
Bobbio
| IL BANCHIERE E IL CAPPELLANO |
| Cè
anche un cappellano militare, don Secondo Pollo,
prete degli Alpini, tra i dieci nuovi venerabili.
Giovanni Paolo II ha anche firmato i decreti
relativi a cinque miracoli attribuiti a quattro
religiosi e a un laico, Giuseppe Antonio Tovini,
fondatore di varie istituzioni cattoliche e di
due banche, la San Paolo di Brescia e il Banco
Ambrosiano.
Don Secondo Pollo morì il
giorno di Santo Stefano del 1941 in Montenegro
durante la battaglia nella piana di Dragali.
Sentì il grido di un ferito. Andò di corsa, ma
fu colpito anche lui. Quando lo raccolsero
stringeva tra le mani il rosario e la teca
dellEucarestia.
Sono state riconosciute
anche le virtù eroiche di padre Ave Maria,
sacerdote orionino cieco per una fucilata
ricevuta a 12 anni. A ventanni andò da don
Orione, che gli chiese di pregare per la Chiesa.
Trascorse la vita in preghiera nelleremo di
SantAlberto di Butrio vicino a Pavia.
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Segue: «La sua
vita? Un mistero che commuove»
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