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Il messaggio del
Papa per la Giornata mondiale della pace LA PACE
NASCE DALLA GIUSTIZIA
Un messaggio coraggioso
e concreto in cui tutti i temi caldi della società
doggi, a livello mondiale, vengono passati al
vaglio alla luce del Vangelo: dal rispetto dei
diritti umani alla solidarietà internazionale, al
debito dei Paesi poveri, allo sfruttamento dei
deboli, alla pedofilia. Le parole del Santo Padre, a
cavallo dellanno che finisce e il nuovo che
nasce, sono senza dubbio il viatico più appropriato
per il nostro cammino sulle strade della verità,
della giustizia, della concordia e della carità
fraterna (d.l.).
1 La
giustizia cammina con la pace e sta con essa in relazione
costante e dinamica. Giustizia e pace mirano al bene di
ciascuno e di tutti, per questo esigono ordine e verità.
Quando una è minacciata, entrambe vacillano; quando si
offende la giustizia, si mette a repentaglio anche la
pace.
Esiste una stretta relazione tra la
giustizia di ciascuno e la pace di tutti, ed è per
questo che, con il presente Messaggio per la Giornata
mondiale della pace, vorrei rivolgermi anzitutto ai Capi
di Stato, avendo ben presente che il mondo di oggi, pur
segnato in molte regioni da tensioni, violenze e
conflitti, è alla ricerca di nuovi assetti e di più
stabili equilibri, in vista di una pace vera e duratura
per lintera umanità.
Giustizia e pace non sono concetti
astratti o ideali lontani; sono valori insiti, come
patrimonio comune, nel cuore di ogni persona. Individui,
famiglie, comunità, nazioni, tutti sono chiamati a
vivere nella giustizia e ad operare per la pace. Nessuno
può dispensarsi da questa responsabilità.
Il mio pensiero va, in questo
momento, sia a quanti si trovano coinvolti, loro
malgrado, in dolorosi conflitti, sia agli emarginati, ai
poveri, alle vittime di ogni genere di sfruttamento: sono
persone che sperimentano nella loro carne lassenza
della pace e gli effetti strazianti
dellingiustizia. Chi potrebbe restare indifferente
di fronte al loro anelito verso una vita radicata nella
giustizia e nella pace autentica? È responsabilità di
tutti fare in modo che ciò sia loro concesso: giustizia
piena non si ha se non quando a tutti è dato di poterne
ugualmente usufruire.
La giustizia è, allo stesso tempo,
virtù morale e concetto legale. Talvolta la si
rappresenta con gli occhi bendati; in realtà, è proprio
della giustizia essere attenta e vigile
nellassicurare lequilibrio tra diritti e
doveri, nonché nel promuovere lequa condivisione
dei costi e dei benefici. La giustizia restaura, non
distrugge; riconcilia, piuttosto che spingere alla
vendetta.
La sua ultima radice, a ben
guardare, è situata nellamore, che ha la sua
espressione più significativa nella misericordia. La
giustizia, pertanto, staccata dallamore
misericordioso, diventa fredda e lacerante.
La
giustizia si fonda sul rispetto dei diritti umani
La giustizia è virtù dinamica e
viva: difende e promuove linestimabile dignità
della persona e si fa carico del bene comune, essendo
custode delle relazioni tra le persone ed i popoli.
Luomo non vive da solo, ma fin dal primo momento
della sua esistenza è in rapporto con gli altri, così
che il bene suo, come individuo, e quello della società
procedono di pari passo: tra i due aspetti sussiste un
delicato equilibrio.
2 La
persona è per natura dotata di diritti universali,
inviolabili, inalienabili. Questi, tuttavia, non
sussistono da soli. Al riguardo, il mio venerato
Predecessore, Papa Giovanni XXIII, insegnava che la
persona «possiede sia diritti che doveri derivanti
immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa
natura». Sul corretto fondamento antropologico di tali
diritti e doveri, nonché sulla loro intrinseca
correlazione, poggia lautentico bastione della
pace. (...)
Cinquantanni
fa, dopo una guerra segnata dalla negazione del diritto
persino di esistere per certi popoli, lAssemblea
generale delle Nazioni Unite ha promulgato la
Dichiarazione universale dei Diritti delluomo. Si
è trattato dun atto solenne, a cui si è giunti,
dopo la triste esperienza della guerra, mossi dalla
volontà di riconoscere in maniera formale gli stessi
diritti a tutte le persone e a tutti i popoli. In
tale documento si legge la seguente affermazione, che ha
resistito alla prova del tempo: «Il riconoscimento della
dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e
dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il
fondamento della libertà, della giustizia e della pace
nel mondo». Non minore attenzione meritano le parole con
cui il documento si chiude: «Nulla nella presente
Dichiarazione può essere interpretato nel senso di
implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o
persona di esercitare unattività o di compiere un
atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e
delle libertà in essa enunciati».
È drammatico che, ancora ai nostri
giorni, tale disposizione sia palesemente violata
mediante loppressione, i conflitti, la corruzione
o, in modo più subdolo, mediante il tentativo di
reinterpretare, magari distorcendone deliberatamente il
senso, le stesse definizioni contenute nella
Dichiarazione universale. Essa va osservata
integralmente, nello spirito come nella lettera. Essa
rimane come ebbe a dire il Papa Paolo VI di
venerata memoria uno dei più grandi titoli di
gloria delle Nazioni Unite, «specialmente quando si
pensa allimportanza che le è attribuita come
cammino sicuro verso la pace». (...)
3 I
vasti mutamenti geopolitici succedutisi dopo il 1989 sono
stati accompagnati da vere rivoluzioni nel campo sociale
ed economico. La globalizzazione delleconomia e
della finanza è ormai una realtà e sempre più
chiaramente si vanno raccogliendo gli effetti dei rapidi
progressi legati alle tecnologie informatiche. Siamo alle
soglie di una nuova era, che porta con sé grandi
speranze ed inquietanti interrogativi. Quali saranno le
conseguenze dei cambiamenti in atto? Potranno tutti trarre
vantaggio da un mercato globale? Avranno finalmente tutti
la possibilità di godere della pace? Le relazioni
tra gli Stati saranno più eque, oppure le competizioni
economiche e le rivalità tra popoli e nazioni
condurranno lumanità verso una situazione di
instabilità ancora maggiore?
Per una società più equa, per una
pace più stabile in un mondo in cammino sulla strada
della globalizzazione, è compito urgente delle
organizzazioni internazionali contribuire a promuovere il
senso di responsabilità per il bene comune. Ma per
giungere a ciò è necessario non perdere mai di vista la
persona umana, che deve essere posta al centro di ogni
progetto sociale. (...) La sfida insomma è quella di
assicurare una globalizzazione nella solidarietà,
una globalizzazione senza marginalizzazione. Ecco
un evidente dovere di giustizia, che comporta notevoli
implicazioni morali nellorganizzazione della vita
economica, sociale, culturale e politica delle Nazioni.
(...)
Il
pesante fardello del debito estero
4 Il
mio pensiero va qui ad una delle maggiori difficoltà a
cui le Nazioni più povere devono oggi far fronte.
Intendo riferirmi al pesante fardello del debito
estero, che compromette le economie di Popoli interi,
frenando il loro progresso sociale e politico. Al
riguardo, recenti iniziative delle istituzioni
finanziarie internazionali hanno posto in essere un
importante tentativo di coordinata riduzione di tale
debito.
Auspico di cuore che si continui ad
avanzare su questo cammino, applicando con flessibilità
le condizioni previste, in modo che tutte le Nazioni
aventi diritto possano trarne vantaggio prima
dellanno 2000. Molto potranno fare in tal senso i
Paesi più ricchi, offrendo il loro sostegno
nellattuazione delle iniziative menzionate.
La questione del debito fa parte di
un problema più vasto: quello del persistere della
povertà, talvolta anche estrema, e dellemergere di
nuove disuguaglianze che accompagnano il processo di
globalizzazione. Se lobiettivo è una
globalizzazione senza marginalizzazione, non si
può più tollerare un mondo in cui vivono a fianco a
fianco straricchi e miserabili, nullatenenti privi
persino dellessenziale e gente che sciupa senza
ritegno ciò di cui altri hanno disperato bisogno. Simili
contrasti sono un affronto alla dignità della persona
umana. (...)
5 E
che dire delle gravi ineguaglianze esistenti allinterno
delle Nazioni? Situazioni di povertà estrema,
dovunque si manifestino, costituiscono la prima
ingiustizia. Eliminarle deve rappresentare per tutti una
priorità sia a livello nazionale che internazionale.
Non si può, poi, sottacere il vizio
della corruzione, che mina lo sviluppo sociale e
politico di tanti popoli. È un fenomeno crescente, che
si insinua insidiosamente in molti settori della
società, beffandosi della legge ed ignorando le norme di
giustizia e di verità. La corruzione è difficile da
contrastare, perché assume molteplici forme: soffocata
in unarea, rinasce talora in unaltra. Occorre
coraggio anche solo per denunciarla. Per stroncarla poi
si richiede, insieme con la volontà tenace delle
Autorità, il sostegno generoso di tutti i cittadini,
sorretti da una forte coscienza morale.
Una grande responsabilità in
questa battaglia ricade sulle persone che hanno cariche
pubbliche. È loro compito impegnarsi per lequa
applicazione della legge e la trasparenza in tutti gli
atti della pubblica amministrazione. Posto al servizio
dei cittadini, lo Stato è il gestore dei beni del
popolo, che deve amministrare in vista del bene comune.
(...)
Luso fraudolento del denaro
pubblico penalizza soprattutto i poveri, che sono i primi
a subire la privazione dei servizi di base indispensabili
per lo sviluppo della persona. Quando poi la corruzione
si infiltra nellamministrazione della giustizia,
sono ancora i poveri a portarne più pesantemente le
conseguenze: ritardi, inefficienze, carenze strutturali,
assenza di unadeguata difesa. Sovente ad essi non
resta altra via che subire il sopruso.
6 Vi
sono altre forme di ingiustizia che mettono a rischio la
pace. Desidero ricordarne qui due: innanzitutto lassenza
di mezzi per accedere equamente al credito. I poveri
sono tante volte costretti a restare fuori dai normali
circuiti economici o a mettersi nelle mani di trafficanti
di denaro senza scrupoli che esigono interessi
esorbitanti, con il risultato finale del peggioramento di
una situazione già di per sé precaria. Per questo, è
dovere di tutti impegnarsi perché ad essi sia reso
possibile laccesso al credito in termini equi e con
interessi favorevoli. Per la verità, in diverse parti
del mondo già esistono istituzioni finanziarie che
praticano il microcredito a condizioni di favore per chi
ne ha bisogno. Sono iniziative da incoraggiare, perché
è su questa strada che si può giungere a stroncare alle
radici la vergognosa piaga dellusura, facendo in
modo che i mezzi economici necessari per lo sviluppo
dignitoso delle famiglie e delle comunità siano
accessibili a tutti.
E che dire
dellaumento della violenza nei confronti delle
donne, delle bambine e dei bambini? Oggi è una delle
più diffuse violazioni dei diritti umani, divenuta
tragicamente uno strumento di terrore: donne prese in
ostaggio, minori barbaramente massacrati. A ciò si
aggiunge la violenza della prostituzione forzata e della
pornografia infantile, come pure dello sfruttamento
lavorativo dei minori in condizioni di vera schiavitù.
Per contribuire a fermare il dilagare di queste forme di
violenza occorrono concrete iniziative, in particolare
misure legali appropriate a livello sia nazionale che
internazionale. Simpone altresì un arduo lavoro
educativo e di promozione culturale, affinché, come
sovente ho ricordato in precedenti Messaggi, si riconosca
e si rispetti la dignità dogni persona. Una
componente, infatti, non può assolutamente mancare nel
patrimonio etico-culturale dellintera umanità e di
ogni singola persona: la consapevolezza che gli esseri
umani sono tutti uguali in dignità, meritano il medesimo
rispetto e sono soggetti degli stessi diritti e doveri.
7 La
pace per tutti nasce dalla giustizia di ciascuno. Nessuno
può sottrarsi ad un impegno di così decisiva importanza
per lumanità. Esso chiama in causa ogni uomo ed
ogni donna, secondo le proprie competenze e
responsabilità.
Faccio appello innanzitutto a voi, Capi
di Stato e Responsabili delle Nazioni, ai quali è
affidata la suprema vigilanza sullo stato di diritto nei
rispettivi Paesi. Assolvere a tale alto incarico è
certamente non facile, ma costituisce uno dei vostri
compiti prioritari. Possano gli ordinamenti degli Stati a
cui servite costituire per le popolazioni garanzia di
giustizia e stimolo ad una costante crescita della
coscienza civile.
Costruire la pace nella giustizia
esige, inoltre, lapporto di ogni categoria
sociale, ciascuna nel proprio ambito ed in sinergia
con le altre componenti della comunità. In particolare,
incoraggio voi, insegnanti, impegnati a tutti i
livelli nellistruzione e nelleducazione delle
nuove generazioni: formatele ai valori morali e civili,
instillando in esse uno spiccato senso dei diritti e dei
doveri, a partire dallambito stesso della comunità
scolastica. Educare alla giustizia per educare alla pace:
questo è uno dei vostri compiti primari.
La
famiglia, prima scuola di moralità e di pace
Nel cammino educativo è
insostituibile la famiglia, che rimane
lambiente privilegiato per la formazione umana
delle nuove generazioni. Dal vostro esempio, cari genitori,
dipende in gran parte la fisionomia morale dei vostri
figli: essi la assimilano dallo stile di rapporti che voi
impostate allinterno ed allesterno del nucleo
familiare. La famiglia è la prima scuola di vita e
limpronta ricevuta in essa è decisiva per i futuri
sviluppi della persona.
A voi infine, giovani del
mondo intero, che spontaneamente aspirate alla giustizia
ed alla pace, dico: tenete sempre viva la tensione verso
questi ideali, ed abbiate la pazienza e la tenacia di
perseguirli nelle concrete condizioni in cui vi trovate a
vivere. Siate pronti a respingere le tentazioni di
scorciatoie illegali verso falsi miraggi di successo o di
ricchezza; abbiate invece il gusto di ciò che è giusto
e vero, anche quando attenersi a questa linea richiede
sacrificio ed impegna ad andare controcorrente. È in
questo modo che «dalla giustizia di ciascuno nasce la
pace per tutti».
8 S'avvicina
a grandi passi il Giubileo dellAnno 2000, un tempo
per i credenti dedicato in modo speciale a Dio, Signore
della Storia, un richiamo per tutti circa la radicale
dipendenza della creatura dal Creatore. Ma nella
tradizione della Bibbia, esso era anche il tempo della
liberazione degli schiavi, della restituzione della terra
al legittimo proprietario, del condono dei debiti e della
conseguente restaurazione di forme di uguaglianza tra
tutti i membri del popolo. È pertanto un tempo
privilegiato per perseguire quella giustizia che conduce
alla pace.
In forza della fede in Dio-amore e
della partecipazione alluniversale redenzione di
Cristo, i cristiani sono chiamati a comportarsi secondo
giustizia e a vivere in pace con tutti, perché «Gesù
non ci ha dato semplicemente la pace. Ci ha dato la sua
pace, accompagnata dalla sua giustizia.
Poiché Egli è pace e giustizia, può divenire nostra
pace e nostra giustizia». Ho pronunciato
queste parole quasi ventanni fa, ma
nellorizzonte dei cambiamenti radicali in atto,
esse acquistano ora un senso ancora più concreto e vivo.
(...)
9 E'
iniziato, con la prima domenica di Avvento, il secondo
anno di preparazione immediata al Grande Giubileo del
2000, dedicato allo Spirito Santo. Lo Spirito della
speranza è allopera nel mondo. È presente nel
servizio disinteressato di chi lavora accanto agli
emarginati ed ai sofferenti, di chi accoglie gli
immigrati ed i rifugiati, di chi con coraggio rifiuta di
respingere una persona o un intero gruppo per motivi
etnici, culturali e religiosi; è presente, in
particolare, nellazione generosa di quanti con
pazienza e costanza continuano a promuovere la pace e la
riconciliazione tra coloro che erano un tempo avversari e
nemici. Ecco, sono questi altrettanti segni di speranza
che incoraggiano a ricercare la giustizia che conduce
alla pace.
Il cuore del messaggio evangelico
è Cristo, pace e riconciliazione per tutti. Possa il suo
volto illuminare il cammino dellumanità, che si
appresta a varcare la soglia del terzo millennio.
Diventino doni per tutti, senza distinzione alcuna, la
sua giustizia e la sua pace! «Allora il deserto
diventerà un giardino e il giardino sarà considerato
una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la
giustizia regnerà nel giardino. Effetto della giustizia
sarà la pace, frutto del diritto una perenne sicurezza»
(Is 32,1517).
Dal Vaticano, 8
dicembre dellanno 1997.
I "Colloqui col
padre" riprenderanno regolarmente dal prossimo
numero.
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