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Colloqui / in famiglia

  VIENI E PARLACI DI TE,
O SANTO SPIRITO
 

    

Famiglia Cristiana n. 52 del 31 dicembre 1997 - Home Page Nel cammino verso il Grande Giubileo del Duemila, il 1998 è l’Anno dello Spirito Santo. Allegata ad ogni copia di questo numero, i lettori troveranno la preghiera scritta appositamente dal Santo Padre. Di seguito, anche come auspicio e augurio per l’Anno Nuovo, pubblichiamo una intensa meditazione sulla Terza Persona della Trinità, dettata da monsignor Bruno Forte.

All’inizio di quest’anno a te dedicato, vorrei parlare di te, Spirito Santo, in modo da farmi capire da tutti. Devo ammettere che non è facile, anche perché sembra che tu abbia fatto di tutto per rimanere nascosto: la stessa parola che usiamo per nominarti richiama la leggerezza del soffio, la libertà del vento, qualcosa di inafferrabile e sottile. Se poi ricorriamo alle figure con cui ti sei manifestato – l’ombra che copre Maria, la colomba che scende dal cielo, le lingue di fuoco che si posano sugli Apostoli nel Cenacolo – non ne ricaviamo che sprazzi di luce su ciò che fai, ma non una comprensione adeguata di chi tu sei.

Eppure, la tua venuta fra noi è così importante che Gesù arriva a dire di te parole forti come queste: «È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò» (Gv 16,7). Chi sei, dunque? Te lo chiedo con le parole di una grande mistica del nostro tempo, Edith Stein: «Chi sei, luce che mi inondi e rischiari la notte del mio cuore?... Tu, più vicino a me di me stesso, più intimo a me dell’anima mia?».

Per tentare di dire qualcosa di te comincio da quanto Gesù ci ha rivelato di Dio: «Dio è Amore» (1 Gv 4,8.16). Dio non è Amore in un senso generico, astratto: Dio è il Padre di Gesù, che si è rivelato come amore proprio perché non ha esitato a consegnare suo Figlio alla morte per noi. Dio è Colui che ama da sempre e per sempre, l’eterno Amante, che non è mai stanco di cominciare ad amare. Amando da sempre, prima che il mondo fosse, Dio ha da sempre un Altro da amare, eterno come lui: l’eterno Amato, il Figlio. In Dio dunque c’è chi da sempre comincia ad amare, il Padre, sorgente inesauribile di amore, e c’è chi da sempre accoglie l’amore, il Figlio, gratitudine infinita.

E tu, Spirito dell’Uno e dell’Altro? Fra l’Amante e l’Amato tu sei il vincolo della loro unità, la loro pace, l’amore che ciascuno dei due riceve e dona. Tu sei l’Amore in persona: perciò, quando entri nei nostri cuori, tu li trasformi da cuori di pietra in cuori di carne e ci contagi la capacità di amare come mai avremmo potuto.

Per mezzo tuo «l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori» (Rm 5,5). E questo è un dono di cui abbiamo immensamente bisogno: in una società come la nostra dove c’è tanta solitudine e dove l’indifferenza crea barriere che sembrano insormontabili anche fra gente che vive gomito a gomito, tu sei il Maestro interiore che può produrre il miracolo dell’amore, e trasformare il deserto delle solitudini nel giardino di un incontro possibile con gli altri.

C’è però anche un altro aspetto che la rivelazione del Dio amore ci fa intuire di te: tu sei il "terzo" nell’amore. Tu spezzi il cerchio di ogni amore che sia chiuso: tu ci fai capire che «l’amore non è stare a guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa mèta» (Antoine de Saint-Exupéry). E questo sin nelle profondità di Dio: il Padre e il Figlio amandoti escono da sé, vanno verso l’Altro, sono liberi nell’amare. È in questa generosità del loro amore che c’è spazio per la creazione del mondo e per la nostra salvezza.

Ogni volta che Dio esce da sé lo fa in te, Spirito di vita: tu aleggiavi sulle acque della prima creazione, tu scendi sui profeti, tu copri la Vergine Maria all’inizio della nuova creazione, tu riempi il cuore dei discepoli e formi la Chiesa nel giorno di Pentecoste. Tu sei la libertà con cui l’amore divino esce da sé per donarsi a tutte le creature.

Tu ci contagi la libertà di amare, rompendo le difese che le nostre angosce tendono a costruire sempre di nuovo. Di questa libertà tutti abbiamo bisogno per uscire dalle nostre chiusure e scoprire che l’altro non è il nemico da combattere, ma il dono da ricevere. Crescere nell’unità con tutti e nella libertà del cuore, oltre le lacerazioni e le solitudini, le prigioni e le paure, che ci frenano, mi sembra allora il senso profondo di un anno a te consacrato.

Vieni, dunque, Spirito Santo, e fa’ che in ciascuno di noi, nella Chiesa che amiamo, nel tempo complesso che abitiamo, si realizzi la parola che di te dice l’Apostolo: «Dov’è lo Spirito del Signore, c’è la libertà» (2Cor 3,17).

Bruno Forte
   

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