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PAROLE MAGICHE
NELLA TEMPESTA
Nel suo libro di
ricordi, Via privata,
Valentino Bompiani, leditore che ha lanciato
Cronin in Italia, scrive: «La popolarità di Cronin
non ha riscontro, almeno in Italia, con
nessunaltra che io abbia potuto misurare. Una
volta arrivò a Genova, e proprio il giorno
dellattentato a Togliatti. Come è noto, a
Genova scoppiò una vera rivoluzione. Noi eravamo a
colazione sul grattacielo. Tolta la corrente,
dovevamo scendere a piedi le centinaia di gradini per
sbucare tra manipoli che sbarravano la strada. Mentre
tutti gli altri venivano trattenuti, noi riusciamo a
passare con la parola dordine: E le stelle
stanno a guardare. Le automobili non potevano
circolare, alla stazione i treni erano bloccati.
Cronin smaniava, non capiva, continuava a ripetere
che doveva essere a Milano in serata. Alla fine il
capostazione ci trovò quattro posti...».
La settimana prossima (numero 52) Famiglia
Cristiana proporrà Le chiavi del Regno di
Archibald Joseph Cronin, il celeberrimo scrittore
britannico da sempre considerato un fuorigioco della
letteratura, uno di quegli autori da cui i critici
prendono le distanze. Evidentemente il successo di questo
"romanziere popolare" che, venuto alla ribalta
tra il primo e il secondo conflitto mondiale, lasciava
nellombra qualsiasi altro scrittore inglese, andava
a cozzare contro i moduli coi quali la nuova letteratura
intendeva proporsi. Erano i tempi, quelli, di Aldous
Huxley e di David Herbert Lawrence. Il primo romanzo di
Cronin, Il castello del cappellaio, uscì nel
1931; nel 1935 venne pubblicato E le stelle stanno a
guardare. La critica al momento fu benevola, ma in
seguito il giudizio si fece più rigoroso quasi che
Cronin, con la sua scrittura di avvincente scorrevolezza,
una scrittura che andava direttamente al cuore della
gente, abbassasse il livello di una narrativa più
ambiziosa. La forza di attrazione era nella natura stessa
dei racconti che trattavano della quotidianità dei
problemi, vissuti con il peso dellesperienza.
E cera il prevalere dei
sentimenti, anima della narrativa popolare, che mettendo
a tacere intellettualismi e cerebralismi esasperati,
invitava alla speranza e alla fiducia, suggerite
dallurgenza religiosa di cui è impossibile non si
faccia carico chiunque veda nella professione medica una
missione. Questo il caso del medico Cronin che diventa
scrittore per denunciare le sofferenze dei minatori e di
altre classi sociali. Ma la sua denuncia ha ancora un
altro risvolto: far capire che luomo è sempre una
persona da rispettare ed amare e che deve esserci
collaborazione tra le classi, per impedire il reciproco
dilaniamento. Scrittore per caso, Cronin ha risposto
allimprovvisa vocazione secondo la vecchia maniera,
quella che privilegia la formula del romanzo di
carattere, il fluire dellazione e, nella
schematizzazione della lotta tra Bene e Male,
linseguirsi dei quadri.
Archibald Joseph Cronin, nato il 19
luglio 1896 a Cardross in Scozia, morto il 6 gennaio 1981
a La Tour-de-Peilz, località svizzera presso Montreux,
ha scritto una autobiografia, Viviamo ancora, del
53. Dal 1914 al 1919, studia medicina a Glasgow,
nel 1919 simbarca come medico su un transatlantico
diretto in India. Rientrato, nel 1921 sposa Agnes Mary
Gibson, anche lei medico. Dopo avere esercitato la
professione, a Glasgow e nel Galles meridionale, viene
nominato nel 1924 ispettore sanitario delle miniere.
Ammalatosi nel 1930, durante la convalescenza comincia a
scrivere Il castello del cappellaio che,
pubblicato nel 1931, ottiene una straordinaria
accoglienza e viene subito tradotto in cinque lingue. Il
successo eccezionale è determinante per la svolta
professionale di Cronin che, abbandonata la medicina, si
dà esclusivamente alla letteratura per rispondere meglio
allurgenza interiore di svolgere un servizio morale
nei confronti del prossimo. I fatti confermeranno la
validità della sua scelta, come attesta la fortuna dei
suoi romanzi, grazie ai congegni narrativi di cui si
avvalgono.
| IL ROMANZO / Umiltà, carità,
tolleranza: ecco il segreto del coraggioso padre
Chisholm |
| Le
chiavi del Regno. Dopo la pesante e livida
atmosfera di E le stelle stanno a guardare e,
soprattutto, di La cittadella, non era
prevedibile una così accentuata esaltazione, da
parte di Cronin, di un sacerdote cattolico che,
nelleroico esercizio della carità, diventa
strumento di salvezza. Intendiamoci: non sono
poche, dal punto di vista teologico, le
smagliature nella figura di padre Francis
Chisholm, protagonista di Le chiavi del Regno (1942),
ma indubbio è il fascino della sua
testimonianza. Il sacerdote scozzese Francis
Chisholm, ribelle per natura e insofferente di
qualsiasi formalismo, spesso viene a trovarsi in
contrasto con i suoi superiori e, pertanto,
accetta linvito del suo vescovo che, al
fine di allontanarlo dalla parrocchia dove esercita,
lo destina a una sperduta missione in Cina. Qui,
superando difficoltà dogni genere, padre
Chisholm ha modo di mettere in luce tutto lo
spessore del suo zelo apostolico, senza mai
tirarsi indietro di fronte alle sconfitte.
Ricostruisce per ben due volte la chiesetta
distrutta dalle alluvioni, fonda un orfanotrofio,
testimonia le sue virtù cristiane specialmente
allorché unepidemia miete vittime tra la
popolazione, portandogli via anche il suo amico
ateo, il medico Willie Tulloch.
Altro dramma, la guerra
civile che provoca distruzione, carestia e morte.
Infine la prigionia presso lo spietato brigante
Usi Ciù, da cui riesce a liberarsi con una
spericolata fuga. Trascorsi trentacinque anni di
missione, padre Chisholm ritorna in patria dove
il vescovo, il suo vecchio compagno e
concittadino Mealey, gli affida la cura della
parrocchia natìa.
Questa la trama. Ma, al di
là dei fatti, è affascinante la singolare, a
volte spregiudicata figura di padre Chisholm,
sempre intento allessenzialità del
Vangelo. Convinto che prima legge del
cristianesimo è l«universale
tolleranza», si comporta di conseguenza nei
confronti degli increduli e dei fedeli di altre
religioni: «Dio è giudice non soltanto per
quanto crediamo... ma per i nostri atti».
Umiltà, carità, tolleranza: sono queste le
«chiavi del Regno», e chiunque le possegga
ecco la tesi di Cronin è in grado
di guidare gli altri verso la salvezza.
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COMINCIA COSÌ.
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In un tardo pomeriggio di settembre
del 1938 il vecchio padre Francesco Chisholm saliva
zoppicando lerto sentiero che dalla chiesa di San
Colombano conduce alla sua casa sul colle. Nonostante gli
acciacchi preferiva quella strada alla meno disagevole
salita di Mercat Wynd. Raggiunta che ebbe la stretta
porticciola del muro di cinta del giardino sostò con una
specie di ingenuo trionfo, ripigliando fiato mentre
contemplava il panorama che aveva sempre prediletto.
| LA
FORTUNA IN LIBRERIA, AL CINEMA E IN TV |
| La
decisione di Cronin di darsi alla letteratura è
stata molto proficua. Dopo il romanzo di esordio,
Il castello del cappellaio, esce Tre
amori (1932) che si snoda sul
racconto dei tre diversissimi amori di Lucy: per
il marito, il figlio, Dio. Nel 1935 vede la luce E
le stelle stanno a guardare,
romanzo-denuncia sulle tristissime condizioni dei
minatori, il cui titolo è diventato una sorta di
slogan per indicare la generale indifferenza nei
confronti delle sofferenze umane.
Verranno poi Caleidoscopio
(1936) e soprattutto La cittadella,
storia di un medico in lotta contro corruzione e
degrado. Tra gli altri romanzi: La signora
con garofani (1939), Anni
verdi (1944), Angeli nella
notte (1944), La valigetta
del dottore (1946), La via
di Shannon (1948), Gli
anni che contano (1950), La
bellezza non svanirà (1956), Il
medico dellisola (1959), Lalbero
di Giuda (1960), La canzone
da sei soldi (1964), Uno
strano amore (1969), Ma il
cielo non risponde (1975).
È stato
detto che i romanzi di Cronin sembrano scritti
per il cinema. La prima verifica si è avuta con La
cittadella, nel 1938, per la regia di King
Vidor e linterpretazione di Robert Donat e
Rosalind Russell. Le chiavi del Regno è
stato tradotto in film nel 1944, col titolo Le
chiavi del Paradiso, da John M.
Stahl, con Gregory Peck,
Thomas Mitchell, Vincent Price. Anche la Tv si è
interessata a Cronin. Nel 1964 la Rai ha
trasmesso La cittadella, regista Majano,
interpreti Alberto Lupo, Anna Maria Guarnieri e
la Rossi Drago (ma esiste anche la versione tv
britannica, 1983, registi Jeffries e Voroy). È
del 71 lo sceneggiato Rai E le stelle
stanno a guardare, sempre per la regia di
Majano, con Giancarlo Giannini, la Guarnieri e
Guerrini.
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La prossima settimana,
Famiglia Cristiana
più "Le chiavi del regno"
a sole £. 6.000
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