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UNA GRANDE INIZIATIVA DI FAMIGLIA CRISTIANA

  
Gli scrittori del ’900 europeo
Archibald Joseph Cronin
LE CHIAVI DEL REGNO
   

  a cura di FRANCESCO LICINIO GALATI
Famiglia Cristiana n. 51 del 24 dicembre 1997 - Home Page

 

PAROLE MAGICHE NELLA TEMPESTA

Nel suo libro di ricordi, Via privata, Valentino Bompiani, l’editore che ha lanciato Cronin in Italia, scrive: «La popolarità di Cronin non ha riscontro, almeno in Italia, con nessun’altra che io abbia potuto misurare. Una volta arrivò a Genova, e proprio il giorno dell’attentato a Togliatti. Come è noto, a Genova scoppiò una vera rivoluzione. Noi eravamo a colazione sul grattacielo. Tolta la corrente, dovevamo scendere a piedi le centinaia di gradini per sbucare tra manipoli che sbarravano la strada. Mentre tutti gli altri venivano trattenuti, noi riusciamo a passare con la parola d’ordine: E le stelle stanno a guardare. Le automobili non potevano circolare, alla stazione i treni erano bloccati. Cronin smaniava, non capiva, continuava a ripetere che doveva essere a Milano in serata. Alla fine il capostazione ci trovò quattro posti...».

La settimana prossima (numero 52) Famiglia Cristiana proporrà Le chiavi del Regno di Archibald Joseph Cronin, il celeberrimo scrittore britannico da sempre considerato un fuorigioco della letteratura, uno di quegli autori da cui i critici prendono le distanze. Evidentemente il successo di questo "romanziere popolare" che, venuto alla ribalta tra il primo e il secondo conflitto mondiale, lasciava nell’ombra qualsiasi altro scrittore inglese, andava a cozzare contro i moduli coi quali la nuova letteratura intendeva proporsi. Erano i tempi, quelli, di Aldous Huxley e di David Herbert Lawrence. Il primo romanzo di Cronin, Il castello del cappellaio, uscì nel 1931; nel 1935 venne pubblicato E le stelle stanno a guardare. La critica al momento fu benevola, ma in seguito il giudizio si fece più rigoroso quasi che Cronin, con la sua scrittura di avvincente scorrevolezza, una scrittura che andava direttamente al cuore della gente, abbassasse il livello di una narrativa più ambiziosa. La forza di attrazione era nella natura stessa dei racconti che trattavano della quotidianità dei problemi, vissuti con il peso dell’esperienza.

E c’era il prevalere dei sentimenti, anima della narrativa popolare, che mettendo a tacere intellettualismi e cerebralismi esasperati, invitava alla speranza e alla fiducia, suggerite dall’urgenza religiosa di cui è impossibile non si faccia carico chiunque veda nella professione medica una missione. Questo il caso del medico Cronin che diventa scrittore per denunciare le sofferenze dei minatori e di altre classi sociali. Ma la sua denuncia ha ancora un altro risvolto: far capire che l’uomo è sempre una persona da rispettare ed amare e che deve esserci collaborazione tra le classi, per impedire il reciproco dilaniamento. Scrittore per caso, Cronin ha risposto all’improvvisa vocazione secondo la vecchia maniera, quella che privilegia la formula del romanzo di carattere, il fluire dell’azione e, nella schematizzazione della lotta tra Bene e Male, l’inseguirsi dei quadri.

Archibald Joseph Cronin, nato il 19 luglio 1896 a Cardross in Scozia, morto il 6 gennaio 1981 a La Tour-de-Peilz, località svizzera presso Montreux, ha scritto una autobiografia, Viviamo ancora, del ’53. Dal 1914 al 1919, studia medicina a Glasgow, nel 1919 s’imbarca come medico su un transatlantico diretto in India. Rientrato, nel 1921 sposa Agnes Mary Gibson, anche lei medico. Dopo avere esercitato la professione, a Glasgow e nel Galles meridionale, viene nominato nel 1924 ispettore sanitario delle miniere. Ammalatosi nel 1930, durante la convalescenza comincia a scrivere Il castello del cappellaio che, pubblicato nel 1931, ottiene una straordinaria accoglienza e viene subito tradotto in cinque lingue. Il successo eccezionale è determinante per la svolta professionale di Cronin che, abbandonata la medicina, si dà esclusivamente alla letteratura per rispondere meglio all’urgenza interiore di svolgere un servizio morale nei confronti del prossimo. I fatti confermeranno la validità della sua scelta, come attesta la fortuna dei suoi romanzi, grazie ai congegni narrativi di cui si avvalgono.

IL ROMANZO / Umiltà, carità, tolleranza: ecco il segreto del coraggioso padre Chisholm
  

Le chiavi del Regno. Dopo la pesante e livida atmosfera di E le stelle stanno a guardare e, soprattutto, di La cittadella, non era prevedibile una così accentuata esaltazione, da parte di Cronin, di un sacerdote cattolico che, nell’eroico esercizio della carità, diventa strumento di salvezza. Intendiamoci: non sono poche, dal punto di vista teologico, le smagliature nella figura di padre Francis Chisholm, protagonista di Le chiavi del Regno (1942), ma indubbio è il fascino della sua testimonianza. Il sacerdote scozzese Francis Chisholm, ribelle per natura e insofferente di qualsiasi formalismo, spesso viene a trovarsi in contrasto con i suoi superiori e, pertanto, accetta l’invito del suo vescovo che, al fine di allontanarlo dalla parrocchia dove copertina de: "Le chiavi del regno"esercita, lo destina a una sperduta missione in Cina. Qui, superando difficoltà d’ogni genere, padre Chisholm ha modo di mettere in luce tutto lo spessore del suo zelo apostolico, senza mai tirarsi indietro di fronte alle sconfitte. Ricostruisce per ben due volte la chiesetta distrutta dalle alluvioni, fonda un orfanotrofio, testimonia le sue virtù cristiane specialmente allorché un’epidemia miete vittime tra la popolazione, portandogli via anche il suo amico ateo, il medico Willie Tulloch.

Altro dramma, la guerra civile che provoca distruzione, carestia e morte. Infine la prigionia presso lo spietato brigante Usi Ciù, da cui riesce a liberarsi con una spericolata fuga. Trascorsi trentacinque anni di missione, padre Chisholm ritorna in patria dove il vescovo, il suo vecchio compagno e concittadino Mealey, gli affida la cura della parrocchia natìa.

Questa la trama. Ma, al di là dei fatti, è affascinante la singolare, a volte spregiudicata figura di padre Chisholm, sempre intento all’essenzialità del Vangelo. Convinto che prima legge del cristianesimo è l’«universale tolleranza», si comporta di conseguenza nei confronti degli increduli e dei fedeli di altre religioni: «Dio è giudice non soltanto per quanto crediamo... ma per i nostri atti». Umiltà, carità, tolleranza: sono queste le «chiavi del Regno», e chiunque le possegga – ecco la tesi di Cronin – è in grado di guidare gli altri verso la salvezza.

   

COMINCIA COSÌ. . .

In un tardo pomeriggio di settembre del 1938 il vecchio padre Francesco Chisholm saliva zoppicando l’erto sentiero che dalla chiesa di San Colombano conduce alla sua casa sul colle. Nonostante gli acciacchi preferiva quella strada alla meno disagevole salita di Mercat Wynd. Raggiunta che ebbe la stretta porticciola del muro di cinta del giardino sostò con una specie di ingenuo trionfo, ripigliando fiato mentre contemplava il panorama che aveva sempre prediletto.

  

LA FORTUNA IN LIBRERIA, AL CINEMA E IN TV
   

La decisione di Cronin di darsi alla letteratura è stata molto proficua. Dopo il romanzo di esordio, Il castello del cappellaio, esce Tre amori (1932) che si snoda sul racconto dei tre diversissimi amori di Lucy: per il marito, il figlio, Dio. Nel 1935 vede la luce E le stelle stanno a guardare, romanzo-denuncia sulle tristissime condizioni dei minatori, il cui titolo è diventato una sorta di slogan per indicare la generale indifferenza nei confronti delle sofferenze umane.

Verranno poi Caleidoscopio (1936) e soprattutto La cittadella, storia di un medico in lotta contro corruzione e degrado. Tra gli altri romanzi: La signora con garofani (1939), Anni verdi (1944), Angeli nella notte (1944), La valigetta del dottore (1946), La via di Shannon (1948), Gli anni che contano (1950), La bellezza non svanirà (1956), Il medico dell’isola (1959), L’albero di Giuda (1960), La canzone da sei soldi (1964), Uno strano amore (1969), Ma il cielo non risponde (1975).

È stato detto che i romanzi di Cronin sembrano scritti per il cinema. La prima verifica si è avuta con La cittadella, nel 1938, per la regia di King Vidor e l’interpretazione di Robert Donat e Rosalind Russell. Le chiavi del Regno è stato tradotto in film nel 1944, col titolo Le chiavi del Paradiso, da John M.

Stahl, con Gregory Peck, Thomas Mitchell, Vincent Price. Anche la Tv si è interessata a Cronin. Nel 1964 la Rai ha trasmesso La cittadella, regista Majano, interpreti Alberto Lupo, Anna Maria Guarnieri e la Rossi Drago (ma esiste anche la versione tv britannica, 1983, registi Jeffries e Voroy). È del ’71 lo sceneggiato Rai E le stelle stanno a guardare, sempre per la regia di Majano, con Giancarlo Giannini, la Guarnieri e Guerrini.

La prossima settimana,
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"Le chiavi del regno"
a sole £. 6.000
   

         
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