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OSCAR LUIGI SCALFARO


Il Presidente in Famiglia

di FRANCA ZAMBONINI
    

Famiglia Cristiana n. 47 del 26 novembre 1997 - Home Page «Il concorso letterario di Famiglia Cristiana, quest’anno sul tema "Noi due", ha avuto la conclusione più prestigiosa: il Capo dello Stato ha premiato i vincitori. Commenti e auguri del Presidente.

La terza edizione del premio letterario di Famiglia Cristiana ha avuto la più prestigiosa delle conclusioni: i premi ai vincitori sono stati consegnati dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, domenica 16, a Milano, nella sede della "Fondazione Stelline", durante una manifestazione presentata da Daria Bignardi.

Il tema di quest’anno era: "Noi due". Il Presidente l’ha ripreso, rivolgendosi ai vincitori: «Anche qui siamo noi due, voi che scrivete, noi che leggiamo. Non si scrive senza amare. Dunque vi ringrazio, con umiltà e con una certa tenerezza, perché scrivendo avete amato anche me».

Prima della premiazione, Scalfaro, che era accompagnato dalla figlia Marianna, si è intrattenuto con i responsabili delle otto testate della Periodici San Paolo, e ha ricordato episodi della sua vita, conoscenze comuni, difficoltà della carica, con la confidenza di chi si sente "in famiglia": «Quando ci si incontra, si cerca qualche aggancio di parentela, un legame nei ricordi e negli affetti. Io ho conosciuto il vostro fondatore don Giacomo Alberione, la fondatrice Madre Teresa Merlo e in seguito ho avuto dimestichezza con Maestra Ignazia che ne è stata l’erede. A Novara, prima di andare in tribunale, incontravo amici e conoscenti, tra di essi c’erano dei paolini. Alla stazione, era usuale vedere le suore paoline, incaricate di diffondere le pubblicazioni, piegate dal peso di borse piene di libri. . . ».

Rispondendo a don Silvio Pignotti, il superiore generale della San Paolo, che ha annunciato l’impegnativa impresa della traduzione della Bibbia anche in cinese, oltre che in altre nove lingue, ha detto: «Nostro Signore non ha scritto nulla, ma ha dato molto peso alle parole. Non ha scritto nulla, tranne le due parole tracciate per terra quando si è alzato a difendere l’adultera. Due parole sole, cancellate dai passi. . . ah, se ci fossero state tramandate. Noi siamo stati chiamati per fare la volontà divina, che ha questa caratteristica: non abbiamo il diritto di conoscerla, ma abbiamo il dovere di attuarla, creati come siamo non per capire ma per amare. Possiamo versare solo una goccia nel mare. Ma saremo giudicati per quella nostra goccia».

Due realtà angosciano il Presidente: «Una diffusa voglia di riaccendere la guerra tra ricchi e poveri. Si apre così di nuovo un divario che dobbiamo evitare ascoltando tutte le forze in campo, senza escluderne nessuna». La seconda, ancora più intollerabile, sta nei titoli di prima pagina che offuscano questa pur luminosa domenica novembrina: un bambino e un ragazzo sono stati assassinati per i motivi più abietti, un tentativo di estorsione e un atto di pedofilia. Scalfaro definisce queste infamie «lo strazio degli innocenti». Più tardi, la scrittrice Gina Lagorio, una dei giurati del nostro premio letterario, dirà pubblicamente e senza mezzi termini che «di fronte a questi abomini, io perdo ogni mio garantismo e invoco per i colpevoli la punizione più spietata».

Il Presidente ci ha confidato che quando si sveglia ascolta le notizie alla radio, ma non legge i commenti dei giornali «per non caricarmi di veleni fin dal primo mattino». «In questi cinque anni e mezzo della mia presidenza», ha aggiunto, «è capitato di tutto, al punto che ho la sensazione che siano trascorsi non cinque anni e mezzo, ma trentacinque anni e mezzo. Quando c’è stata l’ultima crisi, qualcuno ha parlato di un governo tecnico. . .Ho pensato che un governo tecnico ci avrebbe fatto tornare al 1992, con una marcia indietro dolorosissima a cinque anni-luce fa».

L’impegno a servizio del Paese caratterizza la presidenza Scalfaro nonostante "i veleni". Come ha detto don Leonardo Zega, direttore di Famiglia Cristiana: «Non viviamo tempi facili e a volte ci siamo sorpresi a dire: "Meno male che c’è il Presidente". Per questo le diciamo adesso: "Tenga duro, signor Presidente, abbiamo bisogno della sua saggezza e della sua ostinata pazienza».

Il romanzo che la giuria (presieduta da don Zega, composta dagli scrittori Carlo Castellaneta, Liliana Cavani, Cristina Comencini, Andrea De Carlo, Gina Lagorio, Susanna Tamaro) ha premiato al primo posto con la pubblicazione negli Oscar Mondadori, ha un titolo singolare, Il parroco scrive lettere d’amore, ed è la storia di un amore impossibile. L’autore è Pietro Mazzamuto, 77 anni, già professore di Letteratura italiana alla facoltà di Lettere dell’Università di Palermo. Il libro, scritto anni fa, è stato tirato fuori dal cassetto per merito di uno dei quattro figli del professore (tre sono docenti universitari, l’altro è magistrato), che aveva letto sul nostro giornale l’annuncio del concorso.

«Alla mia età non sono certo un debuttante», ci dice il professore. «Ma di solito un siciliano che resta in Sicilia è morto, come stava succedendo a me. Però c’è anche un vantaggio ad essere siciliani, e sta nel retaggio artistico. Da noi, chi scrive poesie si sente figlio di Quasimodo, chi scrive in prosa si sente figlio di Verga e Pirandello, fino a Sciascia e Bufalino».

Gli abbiamo chiesto quale paternità rivendica per sé stesso, e la risposta è: «Tutte». Osserva Carlo Castellaneta che l’ironia sta nei cromosomi dei siciliani come qualità umana prima che di scrittura, l’ironia di un Brancati o di un Tomasi di Lampedusa. C’è invece magia, la magia friulana, nel libro di Francesco Boni de Nobili, Ilia e le aquile, che ha vinto il secondo premio. E c’è tenerezza nell’opera, arrivata terza, di Paola Ciccioli e Barbara Ulisse, Io sto bene e tu? Scrivimi, uno scambio di lettere per raccontare un’amicizia.

Franca Zambonini
  
               

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