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IL 9 NOVEMBRE PROCLAMATO BEATO SCALABRINI di BEPPE
DEL COLLE |
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Padre degli emigranti ma anche
apostolo della carità e del catechismo, prima da
sacerdote e poi da vescovo, seppe trovare soluzioni
concrete e profondamente ispirate al Vangelo ai problemi
del suo tempo, soprattutto a quelli dei poveri. E scosse
la Chiesa esortandola a «uscire dal tempio». Indiscutibilmente: padre degli emigranti. Però anche (altrettanto indiscutibilmente): apostolo del catechismo e della carità; vescovo infaticabile; riformatore del clero; consigliere di tre Papi; amico di santi e beati come don Bosco, madre Cabrini, don Orione, don Guanella; oratore seducente, capace di tenere 340 discorsi in 100 giorni; brillante scrittore e polemista, autore di 60 lettere pastorali e di dirompenti opuscoli di carattere sociale (un quotidiano lo ha addirittura definito in questi giorni «precursore della moderna sociologia»). E, ancora, promotore delliniziativa politica dei cattolici e acuto mediatore dei conflitti nella Chiesa italiana al tempo della Questione romana (tomisti contro rosminiani, intransigenti contro conciliatoristi). Come non bastasse, suscitatore di iniziative a favore delle mondariso, dei sordomuti, dei terremotati, degli operai, dei carcerati; pronto a vendere anche la camicia letteralmente, dovettero chiudergli a chiave larmadio pur di aiutare le vittime di una carestia, comprese, in gran segreto, le famiglie dei nobili decaduti; decorato di medaglia al valor civile per essersi prodigato di persona nella cura dei colerosi... Il 9 novembre questuomo ben difficile da chiudere in una biografia Giovanni Battista Scalabrini viene proclamato beato in San Pietro. Il Decreto con cui il 16 marzo del 1986 la Congregazione per le cause dei santi riconobbe leroicità delle sue virtù così riassume lorigine religiosa della sua opera: «La sua spiritualità consistette nel voler riprodurre in sé limmagine di Cristo (...) secondo il principio teologico di san Paolo: "Sono crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20)». Questo va detto subito, per evitare che passi limmagine di uno Scalabrini semplice per quanto efficientissimo filantropo, figlio naturale di un tempo in cui la filantropia era letichetta, sia pur nobile, con cui il positivismo, il socialismo, lidea del Progresso incontenibile dellUomo si piegavano sulla sorte dei poveri, della classe operaia, dei contadini vittime delle gigantesche trasformazioni sociali, a cui tutti costoro cercavano di sfuggire lasciando lEuropa per le Americhe. Scalabrini fu la risposta intimamente, totalmente cristiana ai mali del suo tempo. Senza limmedesimazione nel Cristo crocifisso le sue opere e i suoi giorni sarebbero del tutto inspiegabili, poiché davvero egli sembra aver vissuto molte vite in una. Nato l8 luglio 1839 a Fino Mornasco, sulla strada fra Milano e Como, terzo di otto figli di una coppia di negozianti di vini, frequentò il ginnasio-liceo Volta di Como e a diciotto anni sentì la vocazione al sacerdozio. Entrò nel seminario minore di SantAbbondio e vi divenne facilmente un leader, negli studi come nelle amicizie. Ordinato sacerdote il 30 maggio 1863, chiese al vescovo Marzorati di poter entrare nei missionari del Pime, ma il presule gli rispose: «Le vostre Indie sono lItalia», e lo nominò vicerettore (e quattro anni più tardi rettore) del seminario. Il 12 maggio 1870 (lanno della "presa di Roma") don Scalabrini viene nominato parroco di San Bartolomeo in Como e comincia per lui la grande stagione delle opere, spirituali e materiali. Si dedica innanzitutto alla diffusione della Parola di Dio dal pulpito e con la catechesi dei bambini. Fonda un asilo, che affida alla sorella Luisa (rimasta vedova), e un oratorio per i ragazzi; compone un Piccolo catechismo che gli vale linvito da parte del vescovo a stendere un «progetto per limpianto delle scuole della Dottrina cristiana nella diocesi di Como». Diventa popolare fra i parrocchiani perché gira per il quartiere operaio, va a conoscere direttamente la loro vita di tessitori di seta, soffre con loro le perdite del lavoro nei tempi di crisi. Nello stesso tempo studia la vita della Chiesa, medita sul Concilio Vaticano interrotto dalla "usurpazione" del papato da parte del Regno dItalia, e il vescovo gli chiede nel 1872 di tenere undici conferenze nel Duomo comasco sui risultati del Concilio che aveva appena definito il dogma dellinfallibilità. La fama si sparge, le conferenze vengono stampate lanno dopo, una copia arriva sullo scrittoio di Pio IX, contemporaneamente a due "raccomandazioni": don Bosco e il vescovo di Pavia, Parocchi, suggeriscono al Papa di nominare quel giovane prete vescovo di Piacenza. È così che a 36 anni Giovanni Battista Scalabrini si vede affidare un compito al quale è preparato. Lo si capisce dalla prima lettera pastorale, nella quale dichiara il suo programma: «Quanto a me, debitore a tutti, secondo le mie forze, tutti abbraccerò col mio ministero facendomi servo di tutti per levangelio, e inviato in prima ai poveri e ai più infelici che traggono miseramente la vita nella desolazione, soffrirò con essi, dando lopera soprattutto a sovvenire ed evangelizzare i poveri». La diocesi conta 365 parrocchie e il nuovo vescovo comincia a visitarle tutte, sullesempio di san Carlo Borromeo. Lo farà ben cinque volte in trentanni, fino alla vigilia della morte. Dal punto di vista religioso, si rende conto che le cose non vanno bene, né fra i preti, né fra i laici. Per i primi, aggiorna il corso degli studi, detta regole più severe per la selezione dei seminaristi, reintroduce lobbligo degli esercizi spirituali annuali e gli incontri periodici sulla morale. Indìce fra il 79 e il 99 tre Sinodi diocesani (sulla riforma della vita diocesana, la catechesi e la predicazione, lEucaristia). Per i laici organizza una vera e propria rivoluzione nel metodo e negli strumenti della catechesi. Chiede che in ogni parrocchia nasca una Compagnia della Dottrina cristiana, pubblica nel 1876 la prima rivista catechistica italiana (il Catechista cattolico) e nel 1877 il volume Il catechismo cattolico. Considerazioni, che riceve lelogio del nuovo Papa, Leone XIII. Nel 1889 convoca a Piacenza il primo Congresso catechistico nazionale, con ladesione di 10 cardinali, 25 arcivescovi e 84 vescovi, fra i quali Giuseppe Sarto, futuro Pio X. Ma dove le cose vanno decisamente male è sul piano sociale. Visitando le sue parrocchie, che si trovano in maggioranza sulle montagne dellAppennino, il vescovo Scalabrini scopre che lundici per cento della popolazione è emigrato, soprattutto nelle Americhe. Negli ultimi decenni dellOttocento lItalia unita è un Paese in preda a una gravissima crisi produttiva. Il Governo non bada che allequilibrio del bilancio e da un lato è ben contento che la gente senza lavoro emigri, dal laltro non fa nulla per migliorare la condizione di quanti se ne vanno, per non esasperare i proprietari terrieri i quali nellemigrazione non sanno vedere nientaltro che la fuga di braccia. Scalabrini si batte perché la Chiesa scenda sul terreno sociale e scrive ai suoi preti: «Un cattolicesimo speculativo e neutrale, mentre in seno alla società si agitano e si dibattono con calore le più vitali questioni, è un assurdo, una specie di tradimento. Ai nostri giorni è quasi impossibile ricondurre la classe operaia alla Chiesa, se non manteniamo con essa una relazione continua fuori della Chiesa. Dobbiamo uscire dal tempio...». Allo spirare del secolo, dopo le tragiche giornate del 1898 a Milano e un po dappertutto, pubblica Il Socialismo e lazione del clero, in cui polemizza lucidamente con le teorie di sinistra, a cominciare dal marxismo che mostra di conoscere bene, ma dichiara che bisogna «combattere il socialismo con un altro socialismo», una grande apertura della Chiesa sul piano sociale, secondo le indicazioni della Rerum novarum di Leone XIII. Un giorno, alla stazione di Milano, assiste alla partenza di alcune centinaia di emigranti. Ne rimane sconvolto. Conosce i termini del problema: in un opuscolo pubblicato nel 1887 con il titolo Lemigrazione italiana in America. Osservazioni, pubblica i dati governativi da cui risulta che negli ultimi undici anni sono partiti dallItalia un milione e mezzo di persone. Lemigrazione non è, in sé, un male. Scalabrini la situa in unottica biblica, la vede come una parte del disegno di Dio volto a creare sulla Terra una sola, grande famiglia umana. Ma non si inganna sulla realtà: denuncia le condizioni disumane in cui si svolge, indica le pesanti responsabilità dei «sensali di carne umana», nuovi schiavisti che la legge considera «agenti di emigrazione» e non ostacola, mentre, secondo il vescovo, lo Stato dovrebbe tutelare «la libertà di emigrare, non di far emigrare». Riesce infine, nel 1901, a ottenere una legge sullemigrazione che corrisponde ai suoi desideri. Sul piano religioso, egli osserva quanto facilmente e quanto presto, non per colpa loro, gli emigrati perdano ogni contatto con la Chiesa. Questa preoccupazione diventa in lui assillante e angosciosa. Ma non lo paralizza. Come è nella sua natura, Scalabrini reagisce con le opere: nel 1887 dà vita alla Congregazione dei Missionari di San Carlo (poi chiamati "scalabriniani") composta di sacerdoti impegnati con un giuramento al servizio degli emigranti; negli anni successivi, mentre la Congregazione cresce fra molte difficoltà negli Stati Uniti e in Brasile, egli chiederà e otterrà dalla Santa Sede per i suoi preti una consacrazione religiosa definitiva, mediante i voti perpetui. Nell89 crea la "Società San Raffaele", composta prevalentemente di laici, per lassistenza agli emigranti nei porti di partenza e di arrivo; e nel 95 fonda il ramo femminile della Congregazione, della cui prima superiora generale, madre Assunta Marchetti, è stata introdotta la causa di beatificazione. Nel frattempo gira in lungo e in largo lItalia per tenere conferenze, suscitare energie. Nel 1901 visita i suoi missionari negli Stati Uniti, sparsi ormai in decine di case, e si fa ricevere dal presidente americano Theodore Roosevelt; tre anni dopo compie un viaggio analogo in Brasile. Quando rientra in Italia è stremato dalla stanchezza ( «sono stanco fino a morirne», dirà a un amico). Nonostante questo propone con un "memoriale" alla Santa Sede il progetto di una Commissione centrale per gli emigrati cattolici non solo italiani, e prepara una sesta visita pastorale alla diocesi. Non ci riuscirà. Muore il 1° giugno del 1905, giovedì dellAscensione di nostro Signore. Nellestrema agonia lo sentiranno gridare: «I miei preti, dove sono i miei preti? Lasciateli entrare». Beppe Del Colle Vedi anche Il vescovo degli immigrati sul n. 11 di Jesus. |
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