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A TUTTO DEBITO

Troppe famiglie risparmiano meno
e spendono più di prima.
E per soddisfare i bisogni e i desideri
ricorrono alle rate


   
di GIUSEPPE ALTAMORE  

          
Famiglia Cristiana n.29 del 16 luglio 1997 - Home Page E' scoppiata la febbre dei prestiti. Nei primi mesi di quest'anno la richiesta di crediti ha subìto un'impennata. Ma non è sempre la necessità che spinge a firmare cambiali. E molti non riescono poi a pagare. Ecco come scatta la trappola degli usurai nascosti negli annunci di false finanziarie.

Di tutto di più, e a rate. E non è sempre la necessità che spinge a firmare cambiali o compilare bollettini postali. Le famiglie si indebitano per pagare le vacanze alle Maldive e perfino per riempire il carrello della spesa. Le grandi catene di ipermercati hanno creato una fidelity card che consente la rateizzazione dello scontrino fiscale. Basta dimenticare l’esiguo conto in banca e riempire i sempre più capaci carrelli degli iper.

All’insegna del compro oggi e pago domani, il mercato degli acquisti rateali sta crescendo del 25 per cento. Solo nei primi tre mesi di quest’anno la corsa ai pagamenti dilazionati è salita del 35 per cento. Secondo le stime dell’Assofin, l’associazione che raggruppa 36 società di credito al consumo, per il 35 per cento gli acquisti interessano prodotti che non sono le classiche automobili.

Si spende di più, talvolta anche molto oltre le proprie possibilità, e si risparmia sempre meno. La media del risparmio delle famiglie, che nel 1990 aveva toccato l’11,5 per cento delle entrate, nel 1996 è scesa fino all’8,5 per cento. Gli italiani sembrano dunque subire una strana metamorfosi: da rinomate formiche che erano a cicale. Dai dati dell’Osservatorio credito e risparmio dell’Adiconsum (associazione dei consumatori promossa dalla Cisl; telefono 06/44.17.021), elaborati sulla base dei bollettini statistici della Banca d’Italia, risulta che il solo credito al consumo, erogato da banche e finanziarie, nel 1996 è aumentato del 12 per cento, per un totale di 39.625 miliardi di lire.

Ma la corsa all’indebitamento coincide, purtroppo, con una continua crescita delle sofferenze (i debiti non saldati), passate dall’11 per cento del 1993 al 16,9 per cento del 1996. Secondo l’Adiconsum, nel caso delle famiglie la percentuale sale al 30 per cento, in pratica una famiglia su tre (questo dato include le piccole imprese, spesso a gestione familiare).

Sono diverse le forme di ricorso al credito. La cambiale sembra in declino mentre tende ad affermarsi l’uso della carta di credito, in linea con quanto già accaduto in altri Paesi industrializzati. Quasi una famiglia su tre possiede la "magica" tesserina di plastica che crea l’illusione di non sborsare quattrini. La carta viene utilizzata soprattutto per acquistare vestiti (15,74 per cento), nelle stazioni di servizio (11,80 per cento), negli alberghi (10,90 per cento) e nei supermercati (10,80 per cento). L’uso di questo tesserino, visto il costo oneroso dell’addebito posticipato, è nei fatti una forma di indebitamento a breve termine. Per molti è ormai una abitudine sconfinare oltre il limite di spesa assegnato.

«Ma non c’è solo il debito legato al soddisfacimento delle esigenze essenziali come la casa», dice Romano Guerinoni, segretario milanese della Cisl, che con l’Adiconsum sta studiando il fenomeno della crisi finanziaria delle famiglie. «Abbiamo riscontrato una particolare tendenza al debito per mantenere un livello di benessere sempre più minacciato dalla crisi occupazionale. Basti pensare che il 60 per cento degli avviamenti al lavoro della provincia di Milano è costituito da contratti a termine».

Stipendi erosi dai prestiti

A fronte del progressivo indebitamento delle famiglie va registrata anche una contrazione dei consumi. Ma il Rapporto Italia ’97 dell’Eurispes pone l’accento su una curiosa tendenza: aumenta la spesa per consumi non alimentari, passati dal 64,06 per cento del 1970 all’82,38 per cento del 1995. Inoltre, si spende di più per i beni non durevoli (una crescita del 30,87 per cento) e per i servizi (40,2). Nel complesso, però, il tenore di vita sembra diminuito e non solo nelle aree tradizionalmente depresse. Da un recente sondaggio sulle famiglie italiane, condotto dall’Eurispes, risulta che quasi un terzo degli italiani nel 1996 ha subìto un peggioramento delle proprie condizioni economiche, e che la maggioranza esprime un senso di sfiducia e incertezza per il futuro.

«Con questo quadro della crisi economica le famiglie con i redditi più bassi spesso piombano in situazioni di indebitamento e di sovraindebitamento, con l’impossibilità per molti di far fronte agli impegni assunti», dice Donata Monti dell’Adiconsum. «Molti si rivolgono a noi quando ormai è troppo tardi. Recentemente all’associazione è stata consegnata, tra le altre, una busta paga mensile con un importo riconosciuto a un dipendente comunale di 183.000 lire, il resto dello stipendio era stato rosicchiato dalle "cessioni del quinto" e da altri prestiti».

I molti trucchi dei "cravattai"

In queste condizioni il rischio di finire tra le braccia degli usurai è molto alto, anche attraverso canali apparentemente leciti. L’aumento dell’attività dei "cravattai" è segnalato anche nelle città del Nord. Inquietanti segnali giungono dallo sportello antiusura della Cariplo e dall’Osservatorio istituito presso la Camera di commercio di Milano. Secondo gli esperti, molti prestiti usurai vengono concessi quasi alla luce del sole. Assillate dai debiti, e incapaci di superare certe rigidità delle banche, le famiglie si lasciano facilmente incantare da astuti annunci pubblicati sui giornali d’inserzioni gratuite o dai volantini appesi al tergicristallo della macchina. «Prestiti personali anche per telefono: chiama subito... da 3 a 15 milioni entro 24 ore». Gli avvisi sono tutti più o meno di questo tenore.

«Chi bussa a queste porte», avvertono all’Unione nazionale consumatori (telefono 06/39.73.7021), «entra in un meccanismo perverso. Il poveretto pieno di debiti firma un mandato per il reperimento del finanziamento, pagando una somma per "gestione pratica" variabile dalle 50.000 alle 300.000 lire, non si sa in base a quale criterio, poiché non dipende dall’entità della cifra richiesta in prestito, ma forse dalla faccia di chi si presenta. Fin qui tutto bene, la cifra è contenuta e dopo soli due giorni il cliente viene avvertito che il prestito è possibile. Bisogna solo versare altre 860.000 lire per un non meglio precisato "contratto di assicurazione del finanziamento", somma che, come sta scritto sullo stesso contratto, verrà restituita se il finanziamento andrà a buon fine. Il cliente paga e torna a casa, aspettando il tanto atteso prestito. Ma passano i giorni, poi i mesi nessuno si fa vivo. Il cliente telefona e riceve sempre risposte evasive...».

Sui bisogni delle famiglie prosperano in questo modo migliaia di false finanziarie di mediatori senza scrupoli, vere anticamere degli usurai. Queste società possono esistere grazie a un clamoroso buco normativo e alla carenza di controlli. «Di fatto l’elenco dei mediatori finanziari ci dovrebbe essere», dice Maria Antonietta Ialongo dell’Ufficio italiano cambi (Uic), «manca però il regolamento di attuazione previsto dalla recente legge sull’usura». E allora, a fronte di circa 1.500 finanziarie legali e autorizzate dall’Uic, pullula una miriade di società truffaldine. Come difendersi?

«Le famiglie dovrebbero imparare a gestire meglio il bilancio domestico, cercando di indebitarsi il meno possibile», consigliano gli esperti dell’Adusdef (telefono 06/48.18.632), l’associazione dei consumatori specializzata nei prodotti finanziari. «Se poi è proprio indispensabile chiedere un prestito, ci sono le banche e le finanziarie autorizzate. Nel dubbio si possono chiedere informazioni all’Uic (telefono 06/46.631), che può controllare in un apposito elenco. Se, dopo aver fornito il nome e la sede della società che promette prestiti facili e rapidi, all’Uic rispondono che non risulta alcuna autorizzazione, è prudente cambiare strada».
      

QUANDO SCATTA L'USURA

Cambiano i limiti dei tassi di interesse e sui prestiti, mutui, leasing, eccetera, oltre ai quali scatta il reato di usura previsto dalla legge n. 108/1996. Quelli nuovi sono stati stabiliti da un decreto del ministro del Tesoro pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 30 giugno scorso. Nella tabella sono indicate le varie operazioni creditizie che riguardano più direttamente i consumatori con i relativi importi, il tasso medio rilevato dal ministro del Tesoro e quello consderato "usurario" perché superiore del 50 per cento.

OPERAZIONI IMPORTO
(milioni)
TASSO MEDIO TASSO USURARIO
Aperture di credito in conto corrente fino a 10
oltre 10
15,90
13,12
23,86
19,69
Crediti personali e altri finanziamenti bancari - 15,25 22,88
Altri crediti e finanziamenti non bancari alle famiglie fino a 10
oltre 10
29,08
24,28
43,63
36,43
Leasing fino a 10
da 10 a 50
oltre 50
oltre 100
25,56
16,15
13,87
11,52
38,35
24,23
20,81
17,29
Credito finalizzato all'acquisto rateale fino a 2,5
da 2,5 a 10
oltre 10
31,55
23,70
17,17
47,33
35,56
26,76
Mutui - 10,28 15,43
Fonte: Elaborazione dell'Unione nazionale consumatori

Giuseppe Altamore

Segue: Taeg e Tan, le trappole delle vendite a rate

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