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EDITORIALE


PER LA SCUOLA PRIVATA
È IN ARRIVO LA PARITÀ.MA QUALE?

   

Famiglia Cristiana n.29 del 16 luglio 1997 - Home Page La "bozza Berlinguer" segna un’importante svolta politica dopo cinquant’anni di polemiche. Ma restano molte ambiguità, e veri e propri rischi minacciano ancora la "piena libertà" che l’articolo 33 della Costituzione pur garantisce a tutte le scuole private.

Il disegno di legge, che il Governo sta preparando per attuare dopo cinquant’anni la parità scolastica, è noto per ora soltanto attraverso indiscrezioni giornalistiche e nelle sue linee generali. Però un punto fermo è assodato: qualunque sia la sorte del progetto ministeriale, d’ora in poi sarà difficile tornare indietro, alle vecchie dispute di carattere ideologico. Infatti la "bozza Berlinguer" appare intesa a dare attuazione finalmente piena al dettato costituzionale, senza intaccare in nulla i princìpi che in esso sono stabiliti, compreso quello, molto discusso, che concede a enti e privati il diritto di "istituire" (che non significa ovviamente "gestire") scuole e istituti di educazione "senza oneri per lo Stato". Infatti, il paragrafo 4 dell’art. 33 dice espressamente che lo Stato "deve assicurare" agli alunni delle scuole non statali un trattamento scolastico "equipollente" a quello degli alunni delle scuole statali. Una "equipollenza" anche economica.

La "bozza Berlinguer" affronta per la prima volta in una sede governativa, cioè decisionale, uno dei due grandi problemi connessi con l’effettiva parità: quello relativo al finanziamento degli studi nella scuola non statale (del secondo grande problema parleremo più avanti). Il Governo intenderebbe risolvere la questione attraverso «un mix di misure mirate al sostegno alle famiglie: dalle borse di studio, alla detrazione fiscale delle spese per i libri, fino a un contributo del 35 per cento sulla spesa media per alunno», come ha detto la sottosegretaria, on. Soliani.

Come si vede, in questo "mix" manca quella proposta di istituire un "bonus" a disposizione delle famiglie che, secondo gli esperti del Polo e anche di alcune associazioni cattoliche di genitori e di istituti, sarebbe la soluzione migliore, perché darebbe consistenza diretta alla libertà di scelta scolastica delle famiglie. Il finanziamento del 35 per cento del costo di gestione degli istituti andrebbe invece direttamente alle scuole, e farebbe comunque parte integrante di un sistema di "convenzione" in cui potrebbero entrare elementi di ambiguità e di vero e proprio rischio ai danni di quella "piena libertà" che, sempre in forza dell’art. 33 della Costituzione, deve assicurare alla scuola non statale.

E qui si entra nel secondo grande problema connesso con la parità scolastica: il reclutamento degli insegnanti. Di questo non si parla, finora, nella "bozza Berlinguer". E forse non se ne parla perché è di soluzione politica molto più difficile di quella del finanziamento.

La posizione della Chiesa italiana su questo delicato argomento è stata formulata anche recentemente da Ennio Antonelli, segretario della Cei: «L’assunzione deve avvenire per chiamata, per non distruggere la specificità di una scuola che deve poter dare una sua impronta con coerenza». Naturalmente si devono rispettare quei criteri di competenza e di abilitazione compresi nelle "norme generali sull’istruzione" di cui parla la Costituzione; così come tocca allo Stato il controllo finale sulla preparazione degli allievi e quello sui bilanci che le scuole non statali dovrebbero presentare in regime di "convenzione".

Ma è proprio il regime di "convenzione" quello sul quale occorrerà che il dibattito, prima nel Governo e poi in Parlamento, sia chiaro, trasparente e non ideologico. Quando si dice che l’Italia è il solo degli Stati dell’Unione europea nel quale manchi il riconoscimento della parità scolastica anche in termini economici, occorre verificare la validità delle esperienze altrui per quanto riguarda l’autonomia e la "piena libertà" delle scuole.

In molti casi, infatti, come in Francia e in Belgio, è vero che lo Stato paga direttamente gli insegnanti delle scuole non statali, come se fossero suoi dipendenti, ma conserva una potestà e una discrezionalità molto ampia nell’autorizzare l’assunzione del personale da parte degli istituti; mentre a questi ultimi, naturalmente, interessa molto che agli alunni sia assicurata la formazione coerente con i princìpi cristiani che le famiglie desiderano.

Diverso il caso dell’Olanda, dove la Costituzione stabilisce esplicitamente «la libertà di nominare gli insegnanti e di scegliere i metodi didattici. L’autorità competente di una scuola è quindi autonoma nell’assunzione dei docenti, alla sola condizione che questi siano in grado di produrre un attestato di buona condotta e un certificato di abilitazione all’insegnamento».

La citazione è tratta da un articolo del gesuita Mario Reguzzoni su Aggiornamenti sociali. Il padre Reguzzoni è stato uno degli otto membri della commissione nominata dal ministro Berlinguer con il compito di formulare un’ipotesi di parità scolastica. A lui si deve un’interessante ipotesi alternativa a quelle finora in campo: «Le scuole non statali, per conservare piena libertà di scelta degli insegnanti, dovrebbero rinunciare a chiedere la parità, ma puntare invece a ottenere che venga loro riconosciuta la natura di "servizio privato di interesse pubblico", facendo rientrare le attività educative non statali tra quelle del "terzo settore", cioè tra quelle che, pur essendo necessarie per la realizzazione del bene comune, non sono tali da dover essere gestite direttamente dallo Stato».

In tal caso potrebbero esigere contributi dallo Stato, in obbedienza al principio di sussidiarietà: lo Stato finanzi, risparmiando sulla propria spesa, le attività che le entità inferiori possono svolgere con altrettanta efficacia, minori costi e maggiore libertà per i cittadini.

   Beppe Del Colle

             

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