IL TEOLOGO

di Giordano Muraro  

      
   
Famiglia Cristiana n.29 del 16 luglio 1997 - Home Page
LA COPPIA NON SI FERMA AL PIACERE
MA E' APERTA ALLA PROCREAZIONE

Riprendiamo il discorso sul piacere sessuale e metodi contraccettivi in risposta alle lettere pervenute dopo che il Teologo aveva trattato l'argomento.
   

In questa rubrica avevamo affrontato il tema del piacere sessuale e della procreazione (FC 47), cui sono seguite diverse richieste di chiarimenti che proponiamo sintetizzate sotto forma di domande.

  • È lecita tra i coniugi la ricerca del piacere sessuale?

Certo, a condizione che il gesto dell’intimità venga vissuto in un contesto di amore. Cosa significa? Il gesto dell’intimità fisica può essere vissuto in molti modi. Diventa umano e umanizzante quando non si esaurisce in una pura ricerca del piacere, ma diventa un modo di esprimere e alimentare l’unione tra i coniugi. Ci sono molti modi per dire alla persona amata «Ti amo»: l’intimità fisica è uno dei modi più originali e intensi. Il corpo allora non è solo il luogo dell’orgasmo, ma diventa il luogo dell’incontro e della comunicazione amorosa. L’amore si nutre di tenerezza, di affetto, di presenza, di dono e perdono, di pazienza. Si nutre anche di incontro fisico. Il corpo allora diventa "parola dello spirito". Se non è vissuto in questo modo può scadere in occasione di avvilimento della persona, perché la ricerca del solo piacere porta a considerare la persona come un oggetto da cui spremere piacere. Dopo l’incontro la persona è più povera e più sola. Gli antichi dicevano: «Omne animal post coitum triste» per esprimere il vuoto in cui si cade dopo un gesto che sembrava promettere grandi cose. Di fatto può produrre grandi cose, cioè amore, piacevolezza, tenerezza, unione più profonda, e può rendere le persone più appagate come persone quando è vissuto come gesto di amore; mentre può lasciare un grande vuoto quando si riduce a gesto di semplice sfogo fisico.

  • È lecito vivere il gesto dell’intimità in modo contraccettivo?

La risposta è "no". Però è necessario spiegare questo "no". Partiamo dalla constatazione che il gesto dell’intimità dà origine a più effetti: unisce, fa gioire, procrea. Ora, mentre l’unione e il piacere possono essere sempre presenti, la procreazione è presente solo in alcuni giorni del mese, e precisamente per il tempo in cui la donna ovula e l’ovulo vive. In questo tempo e solo in esso la coppia è capace di procreare. In quei giorni la coppia porta in sé un potere nuovo che normalmente non ha e che la rende più simile a Dio, perché partecipa in qualche modo del potere creatore di Dio.

  • Cosa provoca di fatto la contraccezione?

Elimina questo potere creativo. Impoverisce la coppia e rende ambiguo il gesto dell’intimità. I gesti dell’amore non solo rispettano la persona e le qualità della persona, ma producono una crescita di vita. Ora il gesto contraccettivo, anche se ricercato e vissuto come gesto di amore, di fatto produce l’eliminazione del potere procreativo. È fuori dubbio che è molto diverso il gesto contraccettivo in cui il coniuge viene "cosificato" per il piacere, e il gesto contraccettivo che ha all’origine una volontà di amore e di unione amorosa; ma l’intenzione buona non rende onesto il gesto. In altri termini: la coppia intende crescere con un gesto di amore, ma questo gesto di amore in realtà sacrifica una ricchezza della coppia.

  • Dove stanno dunque la contraddizione e la colpa per una coppia cristiana?

Nell’esortazione apostolica Familiaris consortio si parla di atto "contraddittorio", perché il gesto dell’intimità dovrebbe essere un gesto di amore, e quindi di accoglienza piena dell’amato; ma in quanto contraccettivo è accoglienza riduttiva dell’amato perché elimina in lui il potere procreativo. Ed è proprio questa contraddizione che deve indurre la coppia a gesti di amore alternativi ai gesti contraccettivi. Se poi ci chiediamo quale sia il grado di colpevolezza del gesto contraccettivo (grave, leggero, mortale, veniale?), sappiamo con certezza che la Chiesa lo giudica intrinsecamente disonesto (il che non equivale a massimamente grave!) ma non ha mai detto in modo esplicito se sia mortale o veniale; anche se alcuni autori ritengono che dal contesto e dal modo con cui si parla di questo problema si deve concludere che sia un fatto grave, che può trasformarsi in leggero a livello soggettivo, in base alle circostanze.

  • Quale differenza tra i metodi contraccettivi e quelli naturali?

Entrambi hanno come scopo di vivere il gesto dell’intimità senza procreare, per cui il fine è uguale; ma i mezzi per raggiungerlo sono diversi. E se un mezzo è illecito, non viene giustificato dal fine. Ora, il gesto contraccettivo non è moralmente lecito perché elimina – anche se episodicamente – il potere procreativo; al contrario il gesto dell’intimità vissuto nei tempi naturalmente infecondi è lecito perché si inserisce nel piano di Dio, e non elimina nulla. Il male non è nell’intenzione di escludere in modo responsabile (e non per egoismo) la prole, ma nel mezzo con cui l’intenzione viene realizzata.

     

Inviare le vostre domande a Famiglia Cristiana, "Risponde il teologo" - Via Giotto 36 - 20145 Milano. La Direzione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere che vengono pubblicate.

         

   

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