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Vita Pastorale

Vita Pastorale n. 7 - luglio 1997 - Editoriale

CARO DON LAMERA...
una commossa testimonianza

Due lettori, Maria e Claudio, hanno inviato una testimonianza a memoria di don Stefano Lamera, il sacerdote paolino morto lo scorso giugno. «Ho scelto lei come destinatario», scrive la signora Maria, perché don Lamera, delegato nazionale dell’Istituto "Santa Famiglia" di cui mio marito ed io facciamo parte, è stato suo predecessore nella rubrica "Colloqui col Padre" che continuo a leggere e a prediligere». Aderisco volentieri alla richiesta, sia per debito di riconoscenza nei confronti di don Lamera sia per l’affetto che mi lega a tanti membri dell’Istituto "Santa Famiglia". La testimonianza è in forma di lettera e così la pubblico in questa pagina che è stata anche "sua". (d.l.)

Caro don Lamera, non sapevo di volerti tanto bene... L’ho capito domenica sera 1° giugno quando mi è giunta la notizia della tua morte. Al telefono sono rimasta senza parole, un nodo ha stretto la mia gola. Ho preso per mano Stefano, il mio bimbo più piccolo che si chiama come te, e sono uscita per partecipare alla processione del Corpus Domini.

Nascosta tra la gente, ricacciando indietro le lacrime che mi pungevano gli occhi, chiedevo al Signore: «Perché hai permesso che succedesse? Perché ce l’hai tolto? Adesso da chi andremo? Chi ci parlerà più di te come solo lui sapeva fare?».

Cercavo con fatica in me il coraggio di avvertire della tua dipartita mio marito Claudio, anche lui legato a te da grande affetto fin dal primo giorno che ti ha conosciuto. Ci avevi promesso che saresti rimasto ancora a lungo tra noi, avevi chiesto al Signore di non affrettarsi a prepararti il "posto", volevi vedere il trionfo del Cuore Immacolato di Maria sulla terra, e invece...

Pur avendo saputo dell’incidente, eravamo certi che non ci avresti lasciato così in fretta. Tu eri per me, e penso per tutti i membri dell’Istituto "Santa Famiglia", il padre e l’amico insostituibile. Per consolarmi sono andata col pensiero al nostro ultimo incontro dell’11 maggio a Canneto. Era la solennità dell’Ascensione e la festa della Mamma, una combinazione felice che tenesti a sottolineare. Tu sei volato al cielo, dopo tre giorni di "Via Crucis", in una notte di simile combinazione felice: tra la festa della Visitazione e la solennità del Corpus Domini, tra la Mamma e il Fi glio, tra gli Istituti "Santa Famiglia" e "Gesù Sacerdote" a te carissimi.

Quel giorno, col tuo stile incisivo, ci raccomandasti la novena allo Spirito Santo, di pregarlo incessantemente perché guidasse le scelte dei nostri figli, di chiedere sempre al Signore il suo aiuto e se non l’avessimo ottenuto, di dirlo a te. «Signore... non farmi fare brutte figure...», gli avresti detto. Eri lieto, luminoso, trasparente; i tuoi grandi e vivacissimi occhi, specchio della tua anima, comunicavano la tua gioia interiore.

Ti parlai di un malato terminale e mentre ti informavi del suo stato, ben due volte lo benedicesti e mi dicesti di stare serena: il Signore avrebbe provveduto. Ti ringraziai per la speranza che avevi messo quel giorno nel mio cuore, ti raccomandai di pregare per i nostri figli.

Dopo l’adorazione eucaristica, fatta con don Francesco, sei venuto a salutarci in quel bellissimo prato, sotto gli alberi, tra il canto degli uccelli. Oggi ricordo, perché me lo sono tenuto ben stretto nella mente e nel cuore, che dicesti più o meno così: «Io sicuramente andrò "su" per primo, ma voi state tranquilli... quando busserete verrò io ad aprirvi, personalmente, con san Pietro... Vi ospiterò io – e non vi sto raccontando favole – nelle ville delle mie dieci città che il Signore mi darà per tutti voi...». Ti ho visto andar via sottobraccio al responsabile nazionale, sempre più curvo. Ed è stata l’ultima volta che ti ho visto su questa terra.

Quando siamo giunti nel Santuario della "Regina Apostolorum" per i tuoi funerali, la bara era già chiusa, la ricopriva la cotta, la stola, la mantellina con la quale lo scorso anno ti avevano insignito dell’onorificenza di Cappellano delle Basiliche di Lourdes. Ai piedi della tua salma sono state poste, per tuo volere, le Costituzioni della Società San Paolo, sotto il capo il Vangelo, sul cuore il Crocifisso, nelle mani la corona del Rosario e la penna stilografica: tutta la tua vita.

Dopo la celebrazione della Santa Messa, insieme ai sacerdoti e alle suore, abbiamo preso d’assalto la tua bara per baciarla come facevamo con te alla fine dei nostri esercizi spirituali. Ti abbiamo salutato con un lungo applauso, al canto di Andrò a vederla un dì, la canzoncina mariana che a te piaceva tanto.

Ti immaginiamo già in paradiso con don Alberione a trafficare grazie per la nostra cara e grande famiglia paolina. Dà un grande abbraccio da parte nostra a Gesù, alla Madonna e a san Giuseppe e con loro benedici ogni giorno i nostri figli, come eri solito fare durante i nostri incontri quando essi, rincorrendosi tra i tavoli, approdavano al tuo per rubarti un bacio, una carezza, un cioccolatino o un grissino. Perdonaci per quante volte ti abbiamo deluso, come qualche volta fanno con noi i nostri figlioli.

Caro don Lamera, è la prima volta che ti scrivo, ho amato più leggerti nelle nostre circolarine e ancor prima nelle risposte che padre Atanasio dava ai lettori di Famiglia Cristiana, quando vennero raccolte e pubblicate in due volumi. Mi piacevano quelle risposte, ma chissà perché pensavo che padre Atanasio fosse già morto.

Grande perciò fu la mia sorpresa e la mia gioia una volta ad Ariccia quando scoprii che padre Atanasio era lo pseudonimo che tu, don Lamera, usavi per firmare i tuoi scritti. Mi congratulai con te perché ritrovavo viva una persona che credevo morta; mentre Mariagrazia, quella della Sardegna, ti chiedeva scherzando: «Ma, don Lamera, dopo morto con quale nome la dovremo invocare: sant’Atanasio o santo Stefano?».

Non ricordo la tua risposta, ricordo però il tuo sorriso divertito e compiaciuto, che sicuramente avrai anche oggi in cielo nel vedermi scrivere questa lettera. Caro don Lamera, nel ringraziare Dio per aver avuto la gioia, l’onore e la grazia di averti incontrato sul nostro cammino, con la certezza di riabbracciarti in paradiso, chiediamo la tua benedizione.

Maria e Claudio

          

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